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venerdì 15 giugno 2012

NINO FANCELLO, blitz nel Poligono italiano di Teulada, reato prescritto per indipendentista


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 11 giugno 2012 alle ore 15.12 ·
 



Non luogo a procedere perché il reato è prescritto. Questa la sentenza pronunciata questa mattina dal giudice del Tribunale di Cagliari nei confronti del fotografo indipendentista Nino Fancello, di 54 anni, di Olbia, accusato di aver partecipato assieme ad altri militanti di Sardigna Natzione al blitz nel Poligono di Capo Teulada nel 2005.

Mentre il giudice pronunciava la sentenza un gruppo di indipendentisti e di aderenti a forze antimilitariste hanno manifestato con un sit-in davanti al Palazzo di Giustizia. Con gommoni gli indipendentisti erano entrati nell'area militare per documentare l'attività d'addestramento. "Non sono soddisfatto - ha dichiarato a caldo Fancello, difeso dall'avvocato Francesco Paolini - una vicenda tutta sarda è stata affrontata nella maniera italiana".

Pronti a presentare ricorso contro la sentenza, che verrà depositata entro 45 giorni, i militanti di Sardigna Natzione: "vogliamo l'assoluzione - ha ripetuto il leader Bustianu Cumpostu - ma soprattutto che venga riconosciuto il diritto per i sardi alla guardiania del proprio territorio. In quell'area abbiamo trovato bombe esplose e inesplose".

Da L'Unione Sarda del 11 giugno 2012

REFERENDUM INDIPENDENZA - Bustianu Cumpostu: «Non era il momento giusto»


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno domenica 10 giugno 2012 alle ore 0.11 ·
 


Per il leader di Sni, Bustianu Cumpostu, l'iniziativa referendaria era prematura Ma per Sardigna Natzione è l'ennesimo sopruso ai sardi
«L'indipendentismo sta diventando un concetto collettivo, un qualcosa di accettabile. Ora è il momento di fare un salto in avanti e farlo diventare un concetto delegabile, la vera alternativa ai partiti italiani». Bustianu Cumpostu ha appena lasciato la scuola nuorese dove insegna ed era impegnato nei primi scrutini di fine anno ma si ferma senza indugio a parlare di Sardegna, indipendentismo, zona franca e della dichiarazione di non ammissibilità della proposta di referendum della Repubblica di Malu Entu da parte dell'ufficio regionale.

«Noi non eravamo d'accordo con Doddore Meloni -dice il leader di Sardigna Natzione - non nella sostanza naturalmente ma perché non era il momento per proporre il quesito referendario. L'indipendenza è un lavoro collettivo, dove è necessario il coinvolgimento di tutto il popolo sardo. L'iniziativa di Doddore ci è sembrata pericolosa per l'indipendentismo, sbagliata nella forma e nei tempi».

Quindi alla fine è meglio che l'iniziativa non sia andata avanti...
«Non dico questo. Dico solo che oggi non si poteva aspirare a raggiungere il risultato sperato che è poi quello di allargare la schiera di coloro che ci credono. Ciò non toglie che la mancata ammissibilità del referendum sia l'ennesimo sopruso dello stato italiano nei confronti del popolo sardo che non è nemmeno libero di esprimere un parere su un tema così importante».

Come è possibile oggi immaginare di conquistare per la Sardegna l'indipendenza dall'Italia?
«È possibile solo attraverso quella grande invenzione che si chiama Europa. I sardi non devono trattare con l'Italia, ma porsi come interlocutori delle altre nazioni europee. Tutto ciò che un tempo era guerra oggi è politica. Tutto ciò che prima si conquistava in battaglia oggi si conquista attraverso la possibilità data al popolo di esprimersi tramite i suoi rappresentanti nelle istituzioni. La Sardegna è più Europa che non Italia. L'Italia è per noi una gabbia che ci separa dall'Europa e dal Mondo. L'indipendenza della Sardegna non arriverà da una contrattazione con l'Italia. L'Europa deve portare la questione delle nazioni senza stato sullo stesso tavolo dove si risolvono pacificamente le questioni tra stati-nazione».
«Se si vuole costruire un'Europa moderna» riprende Cumpostu, «basata sulla libera adesione e condivisione dei popoli che ne fanno parte sarà necessario riconoscere le rivendicazioni d'indipendenza delle nazioni senza stato e riconoscere loro una soggettività indipendente».

Ma se la politica non è stata capace nemmeno di mettere in piedi un modello di zona franca o di vantaggi fiscali per la Sardegna come è possibile che ora possa favorire una spinta indipendentista?
«Guardi, io penso che un modello tradizionale di zona franca applicato dallo stato italiano alla Sardegna possa essere addirittura improduttivo per il nostro popolo. Noi siamo più per un sistema misto di zona franca e punti franchi attraverso il quale possano essere superate le molte disparità che esistono fra la Sardegna e l'Italia e fra le diverse zone della Sardegna. Un punto franco in una zona agricola dell'interno porterebbe una fiscalità di vantaggio enorme. Pensate se potesse produrre esclusivamente per l'industria turistica costiera. Quel poco di ricchezza che esiste nell'isola è concentrato vicino al mare. Le zone dell'interno devono quindi essere aiutate a superare questo gap con l'introduzione di uno strumento come il punto franco».

Una battaglia per la quale l'appoggio del Consiglio regionale e della Giunta sarebbe indispensabile.
«Sì. Ma non ci possiamo contare troppo. Noi con la Regione abbiamo solo rapporti di carattere istituzionale. Abbiamo avuto piacere che il presidente Cappellacci abbia condiviso con noi la battaglia per il referendum sul nucleare ma per il resto non ci sentiamo coinvolti. Per noi che alla guida della Regione ci sia il centro destra o il centro sinistra è assolutamente indifferente. L'indipendentismo non può essere che laico, qualsiasi forma di indipendentismo confessionale è incompatibile con gli interessi della nazione che dell'indipendentismo vuole fare strumento di liberazione nazionale».

Di conseguenza siete anche indifferenti al dibattito di questi giorni in Consiglio regionale che vede duramente contrapposte le diverse anime del Pdl ed il Presidente Cappellacci?
«È un teatrino. Tentano di far cadere la giunta Cappellacci per poter votare ancora con la legge elettorale in vigore, in modo da non perdere nessuno dei privilegi legati al vecchio schema a cominciare dalla spartizione delle poltrone».
Bepi Anziani

Da L'Unione Sarda del 9 giugno 2012 

Intervista del TG3 a Bustianu Cumpostu leader SNI e Giacomo Meloni della CSS

 Consultazione Galsi promossa da Sardigna Natzione e CSS
intervista del TG3 a Bustianu Cumpostu leader SNI e Giacomo Meloni della Confederazione Sindacale Sarda

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Referendum: Psd'az, assordante silenzio Consiglio regionale -Per Cumpostu (Sni) bocciatura consultazione indigna popolo sardo


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 8 giugno 2012 alle ore 0.47 ·
 


La dichiarazione di inammissibilita' del quesito sull'indipendenza, da parte dell'Ufficio regionale del referendum "dovrebbe impegnare il dibattito politico sardo", ha detto il segretario Psd'Az, Giovanni Angelo Colli, per il quale il Consiglio regionale rispetto a "una nutrita polemica sull'assenza del presidente Cappellacci" ha mostrato invece "completa mancanza di reazioni per la bocciatura della consultazione".
Mentre il coordinatore di Sardigna Natzione (Sni), Bustianu Cumpostu, benchè non abbia condinviso l'iniziativa del referendum, ha detto che la sua non ammissibilita' indigna i sardi "prigionieri dell'Italia".

Da Ansa del 7 giugno 2012

SNI SOSTIENE LA LISTA ARISTANIS NOA

SNI SUSTENIT SA LISTA ARISTANIS NOA IN SAS ELETZIONES DE ARISTANIS

pubblicata da Sardigna Natzione Indipendentzia (Ufitziale/Official) il giorno giovedì 7 giugno 2012 alle ore 20.22 ·
COMUNICATO STAMPA                             

NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI ORISTANO

SNI SOSTIENE SENZA RISERVE
LA LISTA ARISTANIS NOA
E IL CANDIDATO A SINDACO PIERLUIGI ANNIS


Sostegno senza riserve alla lista Aristanis Noa , che rientra pienamente nel progetto politico di Sardigna Natzione Indipendentzia perché unisce nel fare e nello stare assieme tutto l’indipendentismo sardo senza mettere in evidenza primogeniture o leadership liederistiche o di partito..

Sostegno al candidato a sindaco Pierluigi Annis , che si è assunto l’onere di rappresentare una sintesi della galassia indipendentista impegnandosi a rappresentarla in consiglio comunale, insieme agli altri consiglieri che verranno eletti nella lista Aristanis Noa.

SNI sosterrà invita i propri militanti e simpatizzanti a votare e far votare la lista, e a continuare nella propaganda elettorale per sensibilizzare gli oristanesi e far capire loro che la vera alternativa non è tra poli di centrodestra e centrosinistra ma tra chi è asservito alle centrali romane o arcorensi e chi è figlio diretto della collettività oristanese.

Da Oristano può partire l’avvio della nuova fase indipendentista, quella che porterà l’indipendentismo dall’essere credibile all’essere delegabile.

Nugoro 07/06/12    anno 151°   D.I.               COORDINATORE NATZIONALE
                                                                                    Bustianu Cumpostu  


I sardi non possono neanche esprimere un parere di libertà, le chiavi della gabbia italiana le possiede solo l’Italia

BOTZADU SU REFERENDUM PRO S'INDIPENDENTZIA - SOS SARDOS NON POTENT MANCU PESSARE A SA LIBERTADE

pubblicata da Sardigna Natzione Indipendentzia (Ufitziale/Official) il giorno giovedì 7 giugno 2012 alle ore 19.18 ·
 BOCCIATO IL REFERENDUM SULL’INDIPENDENZA

LA GABBIA ITALIANA NON SI PUÒ APRIRE I SARDI SONO PRIGIONIERI DELL’ITALIA E NON POSSONO NEANCHE DESIDERARE LA LIBERTA’

L’Italia e una e indivisibile, lo ripete il pistolotto quotidiano del presidente italiano Napolitano ma lo ribadisce anche l’Ufficio Regionale del Referendum  che ha dichiarato illegittimo il referendum consultivo,  sull’indipendenza della Sardegna,  proposto da Doddore Meloni.

I sardi non possono neanche esprimere un parere di libertà, le chiavi della gabbia italiana le possiede solo l’Italia, sono l’art. 5 della Costituzione Italiana e l’imposto art 1 dello statuto sardo.

Il popolo sardo è forzatamente popolo e nazione italiana, alla fusione politica del 1847, chiesta unilateralmente dai sardi e dunque da essi stessi unilateralmente scioglibile,  è seguita  la fusione nazionale, senza saperlo e senza volerlo ci hanno imposto di essere nazione italiana.

Scontata e doverosa la posizione di SNI, siamo e rimarremo indipendentisti, non pensiamo che la storia del nostro popolo si cristallizzerà nell’italianità, prima o poi anche questa fase storica passerà dal presente al passato e l’Italia si aggiungerà all’elenco dei dominatori della nostra terra. Non saranno certo gli articoli della costituzione italiana o dello statuto coloniale sardo a fermare la il nostro impegno nel cammino che porta all’indipendenza.

Altro risultato se si fossero aspettati i giusti tempi ed i giusti coinvolgimenti, si sarebbe avuto. SNI che non ha condiviso l’iniziativa di Doddore perché l’ha ritenuta pericolosa per l’indipendentismo nei possibili risultati, sbagliata nei tempi, sbagliata nella forma da bliz isolato e nei mancati coinvolgimenti, esprime indignazione e ribellione verso l’atto d’illegittimazione del referendum.

 L’indipendenza è un lavoro collettivo, da formiche, non isolato, da grilli sardi e tantomeno italiani, solo, come si è fatto contro il nucleare, coinvolgendo tutto il popolo sardo ed in particolare tutti i nazionalisti sardi si potrà dare energia sufficiente all’individuo Sardegna per uscire dalla gabbia tricolore ed essere sovrano sul proprio territorio e sul proprio futuro.

 SNI è disponibile ad un lavoro da formiche per costruire le condizioni dell’indipendenza, in ambito indipendentista, in ambito nazionalista ed in ambito nazionale.

SNI non è disponibile a fare da puntello a partiti italiani già radicati o in fase di arrembaggio, con qualsiasi forma o ideologia essi si presentino per mascherare la loro funzione di intermediatori della sudditanza sarda verso l’Italia. Un movimento indipendentista non può favorire il radicamento o lo sbarco di un partito di genesi e motivazione italiana, neanche se ne trae vantaggi come organizzazione o come apparato dirigente.

Stiamo attenti al teatrino del consiglio regionale, faranno cadere la giunta Cappellacci per andare a votare con la vecchia legge elettorale, non in nome della democrazia di rappresentanza politica e territoriale ma per avere più poltrone da dividere ( 85 invece che 60) all’interno delle sacrestie partitiche che a causa delle mutate condizioni elettorali vedono la loro speranza matematica vistosamente ridotta.

Nugoro 07/06/12    anno 151°   D.I.               COORDINATORE NATZIONALE
                                                                                    Bustianu Cumpostu  

giovedì 7 giugno 2012

SERVITU' MILITARI: Protesta di indipendentisti a Cagliari - In occasione del processo a Nino Fancello

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 4 giugno 2012 alle ore 17.23 ·
 
 


Manifestanti indipendentisti hanno effettuato un sit-in davanti al palazzo di Giustizia, dove si svolge l'udienza nei confronti del fotografo indipendentista Nino Fancello, a giudizio per esser entrato nel 2005 nell'area del poligono militare di Capo Teulada assieme ad altri militanti di Sardigna Natzione. Il fotografo e' stato l'unico ad essere chiamato in giudizio dopo il blitz degli indipendentisti. Al sit-in presenti militanti di Sardigna Natzione e altre formazioni autonomiste e ambientaliste che chiedono la chiusura delle servitu' militari.

Da ansa del 4 giugno 2012
Foto di Samuele Carlini

sabato 2 giugno 2012

APROVADA SA PROPOSTA SCANU SUPRA SOS POLIGONOS DE TZERACHIA ITALIANA


pubblicata da Bustianu Cumpostu il giorno mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 21.45 ·
APROVADA CHIN VOTU UNANIME SA PROPOSTA SCANO SUPRA SOS POLIGONOS DE QUIRRA- TEULADA E CAPOFRASCA - COMO EST ORA DE LOS TANCARE MA TOCAT A NOIS SA VARDIANIA CA SU COLONIALISMU CAMBIAT DE  PILU MA NON DE INTRAGNAS.
Ammrntu de sa proposta - Il senatore del Partito democratico non ha dubbi. «In Sardegna si trova l'80 per cento delle aree di tutta Italia sottoposte a servitù militari - spiega -. Una situazione inaccettabile. 35mila ettari della nostra isola sono off-limits e utilizzati come poligoni dalle forze armate. Una sproporzione che trova le sue origini in un mondo che non c'è più. La guerra fredda è finita con la caduta del muro di Berlino. Nell'isola tutto è rimasto fermo agli anni '50. La mozione, che ha già trovato sostegno bipartisan, chiede al Governo di chiudere entro tre mesi due poligoni, Teulada e Capo Frasca. Chiediamo di lasciare aperto Quirra perché noi non ci vogliamo collocare in un filone antagonista e ribellista. Siamo per il dialogo. Vogliamo aprire una mediazione e siamo sicuri che il territorio del Salto di Quirra possa essere riconvertito. Una parte va bonificato con un lavoro accurato. Ma siamo convinti che la base possa essere riconvertita. Per l'addestramento degli uomini della Protezione civile, per attività di ricerca aerospaziale, robotica, microelettronica».


…PER NOI INDIPENDENTISTI LA SOVRANITÀ È SOLO L’INDIPENDENZA



La visione indipendentista di Sardigna Natzione  

Intervista a Bustianu Cumpostu, coordinatore di SNI

 

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Bustianu Cumpostu, coordinatore di Sardigna Natzione Indipendentzia, per approfondire gli argomenti centrali dell’indipendentismo in Sardegna.

Si parte dai concetti basilari di sardismo, indipendentismo, separatismo, nazionalismo e sovranismo, si passa per la questione fondamentale dell’unità del popolo sardo e si approda infine alle tematiche riguardanti l’assemblea costituente, il ruolo della nostra isola in Europa e, ovviamente, la posizione di Sardegna Natzione nel dibattito indipendentista.


Nel mondo indipendentista c’è chi si dichiara non nazionalista e chi chiama separatisti gli indipendentisti, vogliamo chiarire questi concetti?

Se non vogliamo continuare a parlare usando contenitori  piuttosto che contenuti è necessario che, specialmente gli indipendentisti, chiariscano cosa intendono quando usano in positivo o in negativo parole e concetti chiave dell’indipendentismo, come sardismo, indipendentismo, separatismo, nazionalismo e anche sovranismo.

Cerco di essere il più sintetico possibile:

Sardismo; Antonio Simon Mossa, riferendosi alle lotte dei popoli: basco, irlandese, corso, curdo, palestinese e altri, in un discorso del 1969 a Strasburgo, parlando delle nazioni senza stato disse: “ Se anch’essi avvertono questo anelito di libertà che noi chiamiamo Sardismo vuol dire che il Sardismo è idealità universale e non fatto e fenomeno provinciale come i proconsoli e i servitori del potere statuale si compiacciono di affermare”.  Sardismo non è da intendersi dunque come l’azione politica e culturale di un partito, del PSd’Az, ma il movimento di pensiero che con diversi gradi di permeazione e consapevolezza è condiviso e vissuto dai sardi che intendono battersi per i propri diritti nazionali. Esso è un anelito di libertà che ha valore universale.

Indipendentismo; è la parte più consapevole del Sardismo che ha capito che non ci può essere nessun riscatto dei propri diritti nazionali se non si consegue la piena e totale indipendenza dallo stato oppressore e dalla nazione che lo esprime. Intuizione sempre presente nei padri del sardismo, ma esplicita specialmente nei discorsi di A. Simon Mossa e di Angelo Caria, codificata negli statuti dei movimenti o partiti politici che attualmente si dichiarano indipendentisti: Sardigna Natzione Indipendentzia, PSd’Az, IRS, AMPI, PARIS, PROGRESS e Sardigna Libera. Sardismo e indipendentismo non sono due categorie di pensiero che si escludono a vicenda ma piuttosto due livelli di consapevolezza dello stesso pensiero.

Separatismo; coincide con secessionismo ed è l’azione e l’aspirazione di chi, facente parte di una nazione unica, intende separarsi da essa e costituire un’altra entità nazionale e organizzarsi in un altro stato. La lotta della nazione sarda non è separatismo ma liberazione, in quanto mai essa ha fatto parte della nazione italiana ma è stata invece, da quest’ultima, assoggettata, colonizzata e tenuta prigioniera. L’essere separatista è di fatto un’ammissione di unicità della nazione sarda con quella italiana.

Nazionalismo; è la consapevolezza e la certezza di appartenere a una nazione che, anche se non è stato, esiste e ha il diritto alla propria indipendenza e dunque al proprio stato. Essere nazionalisti significa fare la scelta di militare nella lotta di liberazione nazionale, per porre fine alla sudditanza imposta al proprio popolo da uno stato extranazionale. E’ la consapevolezza del nazionalismo che porta all’indipendentismo. L’indipendentismo è lo strumento del nazionalismo e non l’artefice. La nazione sarda esiste e ha bisogno dell’indipendentismo per liberarla e non per costruirla. La nazione sarda non ha bisogno di novelli costruttori, è nata dalla resistenza del nostro popolo al susseguirsi degli invasori, dalla propria lingua, dalla propria cultura, dalla scelta del tipo di vita e di economia e dalla volontà di essere sovrani del proprio territorio e del proprio destino. La nazione è una nazione storica e non di volontà. L’indipendentismo non è lo strumento per costruire la volontà di esistere come nazione ma lo strumento per conquistare il diritto di esistere come stato.


Sovranismo; è una riproposizione in chiave moderna dell’autonomismo ed è la posizione di chi crede che si possano acquisire maggiori spazi di sovranità e  apportare miglioramenti alla condizione dei sardi e quindi avere la possibilità di un riscatto del popolo sardo pur rimanendo nella condizione di non libero e di dipendente. Non è quindi un andare oltre l’indipendentismo ma un rinunciare all’indipendenza e dunque al diritto a una propria soggettività politica statuale totalmente indipendente da quella dello stato attore della sudditanza. L’indipendenza non è una sommatoria di sovranità, è una condizione posseduta, non concessa.


Essere indipendentisti significa essere di sinistra?


Una risposta positiva implicherebbe automaticamente che la lotta di liberazione nazionale sia un sottoinsieme della lotta di classe e che l’indipendenza di una nazione non avrebbe valore se a governarne lo stato fosse la destra o il centro e non la sinistra. Per i fautori di questa tesi non cambia niente se a governare la Sardegna è il capitalista sardo o quello italiano.

Significherebbe, anche, che:

1) una lotta di liberazione nazionale non può essere di tutto il popolo ma necessariamente solo di una parte di esso che poi la impone all’altra parte che, se anche fosse d’accordo, non può essere componente attiva solo perché non è di sinistra;
2) un popolo oppresso nel quale prevale la componente non di sinistra perde il suo diritto all’indipendenza e lo riacquista solo nel momento in cui si decide di diventare di sinistra;
3) all’interno di un ordinamento capitalista non si possono interrompere i rapporti di sudditanza e non ha senso né giustificazione una lotta di liberazione nazionale.


Tutto assolutamente non condivisibile: una lotta di liberazione nazionale non solo deve coinvolgere tutti gli strati sociali del popolo oppresso, ma solo se ciò avviene può essere vincente.
Nella questione indipendenza, lo scontro non è tra classi sociali ma tra un popolo oppresso e uno stato oppressore o, se vogliamo, tra due popoli dei quali quello italiano ha conquistato l’indipendenza e si è dato uno stato mentre quello sardo è in sudditanza e impedito di darsi un proprio stato.

Lo stato italiano e i suoi apparati politici e militari sono lo strumento per mantenere la Sardegna in sudditanza, chi decide è il governo dello STATO su delega e mandato del popolo italiano, di quasi tutto il popolo italiano di qualunque fede politica, sia di destra che di sinistra. Anche se il singolo cittadino italiano non è direttamente responsabile della negata indipendenza della Sardegna lo è tuttavia in quanto componente del popolo che ha espresso lo stato oppressore.

Se gli italiani lo volessero la Sardegna potrebbe avere l’indipendenza ma, per quanto ci risulta, così non è, non solo non lo vogliono gli italiani ma neanche i sardi che rappresentano i loro interessi nell’isola (partiti politici e sindacati italiani). Anche la sudditanza è subita dal cittadino sardo, non in quanto appartenente a una classe o ceto sociale ma in quanto sardo, quel suo stato di discriminazione è dovuto unicamente  alla sua appartenenza a una nazione oppressa.

A questo stato di oppressione consegue una giusta reazione di ribellione del cittadino sardo, reazione dovuta al mancato riconoscimento dei diritti del suo popolo e non della sua classe sociale. In questo scontro è dunque doveroso raccogliere tutta la ribellione del popolo sardo, mantenere viva la dialettica di classe, ma non perdere di vista il primo obiettivo, quello dell’indipendenza.


Tutto questo cosa presuppone?


Presuppone che bisogna distinguere le dinamiche interne alla nazione da quelle in cui la nazione è un’entità unica. La lotta di classe o meglio il confronto tra classi che contrappone “operai sardi” a “capitalisti sardi” e il confronto politico  tra  “partiti di sinistra sardi” a “partiti di destra sardi” è una dinamica interna alla nazione in cui la nazione è collettività, la lotta di liberazione nazionale è una dinamica esterna in cui la nazione è individuo, entità unica. Il mondo indipendentista deve capire che se è giusto non trascurare le dinamiche di classe interne alla nazione oppressa è ancora più giusto evitare che ciò sia motivo di indebolimento dell’individuo – nazione nello scontro con chi gli nega i diritti fondamentali.
Bisogna stabilire delle priorità, la lotta di liberazione nazionale deve avere assoluta priorità rispetto alla lotta di classe o comunque la lotta di classe non deve in nessun caso impedire che la collettività della nazione dominata sia unita e possa affrontare le dinamiche esterne utilizzando l’unica forza che possiede, quella del suo popolo unito.


La lotta di liberazione nazionale non può non essere interclassista, deve coinvolgere necessariamente tutte le classi sociali della nazione, pena il fallimento della lotta o la nascita di uno stato debole e costretto a subire pesanti influenze da parte di altri stati.
L’indipendentismo, infatti, è un figlio della nazione oppressa, di tutta la nazione e tutta la nazione si deve coinvolgere nella lotta contro chi la opprime.


Dunque, l’indipendentismo non può essere che laico, qualsiasi forma di indipendentismo confessionale è incompatibile con gli interessi della nazione che dell’indipendentismo vuole fare strumento di liberazione nazionale.
L’indipendentismo laico è condivisione, è unione e dà forza alla lotta di liberazione nazionale. L’indipendentismo di classe, solo di sinistra o comunista, è confessionale non riconosce la forza della propria cultura,  punta ad asservirla all’ideologia e spezza uno spazio fondamentale di condivisione. L’indipendentismo confessionale è divisione e indebolisce la lotta di liberazione nazionale.


Se i sardi fossero uniti la nazione sarda sarebbe più forte?


Non ci sono dubbi e ne abbiamo avuto una prova certa nel referendum contro il nucleare, in quella occasione il popolo sardo ha vinto perché i sardi sono usciti dalle diverse gabbie dei partiti e hanno rivendicato ed esercitato la sovranità sentendosi ognuno parte indispensabile della propria nazione, la nazione sarda.


La nazione è condivisione, se si vuole conseguire l’indipendenza di una nazione oppressa bisogna rafforzare gli spazi di condivisione esistenti, crearne nuovi e principalmente evitare motivi di divisione.
Chi toglie spazzi di condivisione indebolisce la nazione.  Indebolisce la nazione chi introduce divisioni in ambito linguistico e ammantandosi di falsa democrazia linguistica ostacola il normale processo di adozione di un’unica lingua nazionale sarda ufficiale, da introdurre, in regime di bilinguismo, mentre oggi a essere ufficiale è solo l’italiano.
Indebolisce la nazione chi impone altre bandiere nazionali sarde oltre quella dei quattro mori, non capendo che la bandiere nazionale di un popolo non è figlia di una ricerca storica relativistica e opinabile, ma è una figlia culturale della nazione, è unu sentidu e non il risultato di un’equazione storica addomesticata.
Non si possono classificare e metabolizzare concetti organici alla nazione sarda con categorie indotte dalla sudditanza intellettuale, per quanto supportate da profondi studi nelle università italiane.


Si parla di assemblea costituente per riscrivere lo statuto sardo, cosa ne pensi?


Posto subito in chiaro che i sardi non possono rinunciare al loro essere nazione e che tale carattere è indisponibile anche alla generazione sarda vivente, riaffermo che per  noi  indipendentisti la sovranità è solo l’indipendenza, e nessuna riscrittura di statuto potrà da noi essere accettata e sottoscritta.


Se sarà il Consiglio Regionale della Sardegna a riscrivere il nuovo statuto, la contrattazione sarà tutta interna allo stato italiano e alle sue componenti politiche e non potrà essere che una riverniciatura, probabilmente in peggio, dell’attuale statuto di sudditanza.
In quanto all’assemblea costituente è interessante in quanto la sua elezione è un evidente esercizio di sovranità da parte della nazione sarda che, pur essendo costretta all’interno di uno stato straniero, chiama il suo popolo a eleggere un’assemblea per compiere atti che solo gli stati costituiti o costituendi possono compiere.
Neanche l’assemblea costituente, comunque,  potrà cambiare il rapporto di sudditanza che c’è tra la Nazione Sarda e l’Italia, e se vorrà fare un’opera degna, tre strade sono possibili:
1) Si chiede lo scioglimento della fusione perfetta contrattata nel 1847 tra gli stamenti sardi e il re, perché non si sono verificate le condizioni che i sardi speravano si verificassero con la fusione della Sardegna con l’Italia.


2) Si rivendica la sovranità piena e il diritto all’indipendenza, si chiede il riconoscimento della temporaneità, della contingenza e della costrizione  dell’appartenenza all’Italia e si apre una contrattazione con lo stato italiano e la Comunità Europea per dare alla Sardegna una forma di soggettività politica indipendente dall’Italia.


3) Uno statuto di resa e di sudditanza, dove sia chiaro che la Sardegna accetta lo statuto coloniale perché in condizione di sudditanza imposta da un dominatore più forte e le è impedito, al momento, conquistare la propria indipendenza statuale, alla quale comunque aspira.


Perché chiamare in ballo l’Europa?


La Sardegna è più Europa che non Italia.
L’Italia è per noi una gabbia che ci separa dall’Europa e dal Mondo. L’indipendenza della Sardegna non arriverà da una contrattazione con l’Italia, come quella di Euskadi non arriverà da una contrattazione con la Spagna, bisogna prendere atto che rispetto al 1847 (anno della fusione perfetta) c’è una novità, esiste l’Europa la quale deve prendersi le sue responsabilità permettendo di portare la questione delle nazioni senza stato sullo stesso tavolo dove si risolvono pacificamente le questioni tra stati-nazione.
Se si vuole costruire un’Europa moderna, basata sulla libera adesione e condivisione dei popoli che ne fanno parte sarà necessario riconoscere le rivendicazioni d’indipendenza delle nazioni senza stato e riconoscere loro una soggettività indipendente.


In questo contesto, come intende muoversi Sardigna Natzione Indipendentzia?


SNI intende muoversi, come ha sempre fatto, cercando la condivisione e individuando e distinguendo tra ambiti nei quali operare; l’ambito o logu indipendentista, quello nazionalista e quello nazionale.


Nell’ambito o logu  indipendentista,  SNI sta insieme e fa insieme, con forme da stabilire, ad altre forze chiaramente indipendentiste serie, individuando e praticando punti di rottura con lo stato coloniale.


Nell’ambito o logu nazionalista, che non è altro che la Casa Comune dei Sardi progettata dal padre della Patria Angelo Caria, saremo insieme a tutte quelle realtà che hanno genesi e organicità chiaramente ed esclusivamente sarda e che non hanno nessuna dipendenza da organizzazioni omologhe presenti in Italia.


Nell’ambito o logu nazionale, che è costituito da tutta la nazione sarda senza nessuna discriminante ideologica o confessionale, ci muoveremo come promotori e attori di iniziative che chiamino tutti i sardi a esercitare sovranità collettiva in quanto parte di un’unica entità nazionale che ha il diritto di sovranità sul proprio territorio, sul proprio  vivere e sul proprio futuro.


E’ questo modo di fare che, in occasione del referendum contro il nucleare, ha permesso a SNI, mediante il comitato SINONUCLE, di portare, per la prima volta nella storia del popolo sardo, tutta la nazione a esercitare un chiaro atto di sovranità sul proprio territorio nazionale e sul proprio futuro.

Sab 2/6/20121 5:59

sabato 26 maggio 2012

TAVOLA ROTONDA, DAL TITOLO: "IL METANODOTTO CHE FARE? L'ENIGMA GALSI"

L'Idv ha organizzato per sabato
un incontro sul metanodotto Galsi


 (foto: http://www.unitipersangemini.com/wordpress/convenzione-enel-gas)
(foto: http://www.unitipersangemini.com/wordpress/convenzione-enel-gas)
SASSARI. Il Galsi, la scelta del Consiglio regionale della Sardegna  di cofinanziare e consentire la realizzazione di un lungo metanodotto che dall'Algeria passa per la Sardegna sino alla Penisola,  i pareri differenti, i dubbi, le speranze, i pareri negativi. Questi sono i temi proposti nell'incontro organizzato per sabato prossimo alle 17,30 dal coordinamento cittadino dell'Italia dei Valori nella sala conferenze del Comando dei Vigili Urbani di Sassari in Via Carlo Felice.
La tavola rotonda, dal titolo: "Il metanodotto che fare? L'enigma Galsi", vede la partecipazione: dell'Associazione Gruppo Intervento Giuridico, il Comitato Pro-Sardegna No-gasdotto, la Presidenza della Provincia di Sassari, l'assessore Provinciale all’Ambiente, il Capogruppo consiglio comunale Italia dei Valori i Rappresentanti di Sardinia Natzione, Irs, Pd, Sel, Federazione della. Sinistra, Verdi, Legambiente, Cgil Cisl, Uil, Assessorato regionale all’Industria, Assessorato regionale all’Ambiente e l'europarlamentare Giommaria Uggias.
 

Aurora Pigliapochi su Monitor "Fratelli D'Equitalia"

GUARDA IL VIDEO

mercoledì 23 maggio 2012

Processo a Nino Fancello per il bliz nel poligono di Teulada.

“L’azione di Sni, aveva un obiettivo preciso, riaffermare l’esclusiva sovranità dei sardi”

(IlMinuto) – Cagliari, 10 maggio – Martedì 15 maggio, alle ore 9.00, nei locali del Tribunale di Cagliari si aprirà il processo a Nino Fancello, militante dell’organizzazione indipendentista Sni. Fancello andrà a processo per aver partecipato, il 25 ottobre 2005, a un bliz nel Poligono di Teulada al grido di “Invasores a foras!” L’operazione fu organizzata da un comando di Sardigna Natzione Indipedentzia che occupò il poligono militare. Arrivati via mare a bordo di tre gommoni i militanti di Sni proclamarono la sovranità esclusiva del popolo sardo su quel territorio, issando la bandiera nazionale sarda e quella del loro movimento.

venerdì 11 maggio 2012

Processo a Nino Fancello per il bliz nel poligono di Teulada. “L’azione di Sni, aveva un obiettivo preciso, riaffermare l’esclusiva sovranità dei sardi”

IlMinuto) – Cagliari, 10 maggio – Martedì 15 maggio, alle ore 9.00, nei locali del Tribunale di Cagliari si aprirà il processo a Nino Fancello, militante dell’organizzazione indipendentista Sni. Fancello andrà a processo per aver partecipato, il 25 ottobre 2005, a un bliz nel Poligono di Teulada al grido di “Invasores a foras!” L’operazione fu organizzata da un comando di Sardigna Natzione Indipedentzia che occupò il poligono militare.

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