Pagine

Visualizzazione post con etichetta doddore meloni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta doddore meloni. Mostra tutti i post

domenica 1 luglio 2012

Doddore Meloni a Porto Torres Continua marcia per l'indipendenza

Beniamino Scarpa incontra Doddore Meloni (foto: Ufficio stampa Comune di Porto Torres)
Beniamino Scarpa incontra Doddore Meloni 
(foto: Ufficio stampa Comune di Porto Torres)
 
 
PORTO TORRES. La “marcia per l’indipendentismo” promossa da Doddore Meloni, responsabile del movimento Paris – Malu Entu, ha fatto tappa questa mattina a Porto Torres. Doddore Meloni, accompagnato da Pino Giordo e Sandro Mascia, ha incontrato il sindaco Beniamino Scarpa nel Palazzo del Marchese, sede istituzionale del Comune di Porto Torres. Meloni ha illustrato al primo cittadino l’attività di sensibilizzazione svolta in queste settimane in diversi Comuni della Sardegna per difendere la legittimità della consultazione sull'indipendenza del popolo sardo, promossa dal movimento e bocciata dall’Ufficio regionale per il referendum. Il sindaco e il rappresentante indipendentista hanno convenuto sulla necessità che venga garantito ai cittadini il diritto a esprimersi. Doddore Meloni ha annunciato che la marcia per l’indipendentismo proseguirà domani a Sassari e toccherà nei prossimi giorni anche altri centri del Nord Sardegna. 
 

sabato 23 giugno 2012

POLITICI SARDI "ITALIOTI", non contestano all'Italia il mancato versamento dei tributi, ma hanno il tempo per contestare Doddore

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno sabato 23 giugno 2012 alle ore 19.59 ·



ANTONIO PIU (La Destra): OFFENSIVI IL RISALTO MEDIATICO E POLITICO A DODDORE MELONI

Segnala "Il risalto mediatico e il riconoscimento politico dati a Doddore Meloni, autoproclamatosi Presidente della Repubblica di Malu Entu, sono un insulto alla politica e ai partiti che con fatica cercano quotidianamente di portare all'attenzione della stampa e delle istituzioni proposte politiche serie e in linea con i valori della Costituzione.
Qualche decennio fa le sortite di questi movimenti indipendentisti, a meta' strada tra il folklore e l'illegalita', sarebbero state relegate alla pagina della satira e invece campeggiano a tutta pagina tra gli altri articoli di politica regionale.
Ci tocca persino vedere il Presidente Cappellacci ricevere in dono e accogliere con simpatia le banconote di questa fantomatica nuova Repubblica.

Siamo sicuri che ci sia così tanto da essere allegri e prendere sottogamba questo fenomeno da baraccone?
I messaggi di indipendenza, di occupazione abusiva e di vilipendio di Stato e Istituzioni costituzionalmente sancite, stridono con i costanti richiami all'unita' del Presidente Napolitano e con la necessita' di coesione del popolo italiano, specie in un momento di grave crisi come quella che attraversa l'Italia in questo momento. Una cosa sono le doverose battaglie per il riconoscimento della nostra specificita', altro sono gli attacchi alla Nazione e allo Stato.

Rammarica il fatto che a dare cittadinanza a queste spinte secessionistiche sia proprio quel Presidente della Regione, fino a qualche mese fa attento interprete dei valori unitari, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni. Una pagina di storia unitaria e nazionale evidentemente voltata troppo in fretta"

Cosi' in una nota, il Segretario regionale de La Destra, Antonio Piu.
==================================

Da: http://www.ladestranews.it/vita-da-partito/piu-offensivi-il-risalto-mediatico-e-politico-a-doddore-meloni.html
del 23 giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

DODDORE MELONI CON LE PROVINCE: UN'ALLEANZA SUI REFERENDUM

La marcia di Doddore Meloni per deifendere il suo referendum sull'indipendenza è arrivata a Cagliari. Per un incontro con i presidenti delle province riuniti al palazzo regio 

 

GUARDA IL VIDEO ... 

Documento. Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu (Mlns) denuncia l’Italia all’Onu

Cagliari, 04 giugno 2012

Spett. le Onu
Director General
Mr. Kassym-Jomart Tokayev
Palais des Nations
Avenue de la Paix 8-14
1211 Geneva 10
Switzerland

Oggetto: Denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione della Nazione Sarda da parte dello Stato straniero italiano. Rivendicazione di sovranità del Popolo Sardo
Con il presente documento il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu (Movimento di Liberazione Nazionale Sardo) rivendica la sovranità del Popolo Sardo ed esige la liberazione della Nazione Sarda dall’occupazione illecita e illegittima dello stato straniero italiano. Alla Nazione Sarda ed al suo Popolo, storicamente indipendente dal IX al XV secolo d.c., è impedito l’esercizio del legittimo diritto alla sovranità nel proprio territorio a causa dell’occupazione italiana, uno stato straniero colonialista e razzista.
Storicamente la Nazione Sarda dal 1409 ha subito l’occupazione della Corona d’Aragona, nel 1718 dell’Austria e dal 1720 dei Savoia; dal 1861 vi è poi “de jure e de facto” l’illegittima, illecita, nonché violenta e repressiva occupazione, anche militare, dello stato straniero italiano.

Ciò premesso
Codesta Organizzazione delle Nazioni Unite si attivi, unitamente e d’intesa con questo Movimentu de LiberatzioniI Natzionali Sardu per garantire l’immediata cessazione dell’illegittima ed illecita occupazione dello stato straniero italiano dal territorio della Nazione Sarda. 

Assicuri l’immediato effettivo ritiro dello stato occupante, con le sue istituzioni e le sue forze armate, dal territorio della Nazione Sarda 

Garantisca la necessaria istituzione della Polizia Sarda e la affianchi con l’invio di proprie forze di interposizione ai confini territoriali e con l’invio di propri Osservatori onde consentire le libere elezioni dei nuovi Organi Istituzionali del Popolo Sardo.
Sostenga, anche con finanziamento ad hoc il processo di ripristino e di ricostruzione della Nazione Sarda

Condanni lo stato straniero italiano al risarcimento di tutti i danni da occupazione, comprensivo dei danni di guerra per i passati conflitti mondiali e colonialisti e dall’illegittimo prelievo fiscale dal 1861 alla data dell’effettiva cessazione della suddetta occupazione

Prenda atto
- del costituitosi presente Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu, nato al solo e imprescindibile scopo di liberare il Popolo Sardo dall’occupazione, dalla dominazione e dalla colonizzazione posta in essere dallo stato straniero italiano
- della legittimazione di questo Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu ad agire in nome del Popolo Sardo sul piano internazionale attraverso il proprio apparato istituzionale ai sensi e per gli effetti dell’art. 96.3 del Primo Protocollo di Ginevra del 1977.
- Dell’elevato valore e del vitale interesse per il Popolo Sardo che ha questo documento e che esso sia recepito nel suo più alto significato anche se in difetto, senza fraintendimenti e senza sollevare eccezione alcuna e tanto meno eccezione che possa comportarne il rigetto.
Gli eventuali allegati verranno prodotti alla bisogna.

Per il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu
Il Presidente – Sergio Pes


LA MARCIA PER L'INDIPENDENTISMO: «I SARDI ALZINO LA TESTA»

Prosegue nel Medio Campidano la marcia di Doddore Meloni per l'indipendentismo.
Fausto Orrù.

GUARDA IL VIDEO

STRANI QUESTI SARDI...

...NESSUNO E' SCESO IN STRADA PER LA BOCCIATURA DEL REFERENDUM SULL'INDIPENDENZA, INVECE PER GLI STIPENDI DEI CONSIGLIERI REGIONALI ...

http://www.videolina.it/view/servizi/28072.html

venerdì 15 giugno 2012

TERESA PANI, sindaco di Villacidro, chiama i carabinieri e si rifiuta di ricevere Doddore Meloni

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 15 giugno 2012 alle ore 0.14
 ·



Prosegue "Sa passillada longa", la lunga passeggiata degli indipendentisti sardi di Par.i.s.-Malu Entu, guidati dal leader Doddore Meloni, per visitare paesi e municipi della Sardegna e protestare contro l'inammissibilita' del referendum sull'indipendenza dell'isola, decretato dalla Regione sarda, sul quesito 'Sei d'accordo, in base al diritto internazionale delle nazioni unite, al raggiungimento della liberta' del popolo sardo, con l'indipendenza?".

Oggi gli indipendentisti sono partiti da Siliqua, "dove siamo stati ricevuti dal neo eletto sindaco Andrea Busia. Poi - spiega Doddore Meloni - abbiamo proseguito verso Vallermosa dove anche qui siamo stati ricevuti dal neo sindaco che si e' associato alla dichiarazione di Busia nel prendere posizione contro la negazione del diritto universale del voto sul referendum per l'indipendenza".

Ma la solidarieta' si e' fermata all'ingresso della provincia del Medio campidano, nel capoluogo, Villacidro, "dove - spiega Meloni - il sindaco Teresa Pani si e' rifiutata di riceverci per mancanza di tempo con la scusante di essere in altre faccende".
Quindi c'e' stata "una temporanea occupazione, con l'arrivo dei carabinieri, chiamati dall'amministrazione comunale, ma tutto si e' risolto con l'intervento del Segretario comunale e del vice sindaco. Dopo una lunga diatriba sulle leggi internazionali - spiega Meloni - si rendevano conto ed approvavano che il concetto del diritto universale del voto comprendeva anche i sardi! Promettendo che avrebbero redatto un documento di solidarieta' a che il referendum avesse luogo".

Da Villacidro gli indipendentisti di Malu Entu sono andati a San Gavino, "dove il Sindaco ci ricevera' domattina alle 10", poi sara' fatta tappa a Sanluri e proseguira' per Lunamatrona.

Da L.Q.it del 14 giugno 2012

REFERENDUM INDIPENDENZA - Bustianu Cumpostu: «Non era il momento giusto»


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno domenica 10 giugno 2012 alle ore 0.11 ·
 


Per il leader di Sni, Bustianu Cumpostu, l'iniziativa referendaria era prematura Ma per Sardigna Natzione è l'ennesimo sopruso ai sardi
«L'indipendentismo sta diventando un concetto collettivo, un qualcosa di accettabile. Ora è il momento di fare un salto in avanti e farlo diventare un concetto delegabile, la vera alternativa ai partiti italiani». Bustianu Cumpostu ha appena lasciato la scuola nuorese dove insegna ed era impegnato nei primi scrutini di fine anno ma si ferma senza indugio a parlare di Sardegna, indipendentismo, zona franca e della dichiarazione di non ammissibilità della proposta di referendum della Repubblica di Malu Entu da parte dell'ufficio regionale.

«Noi non eravamo d'accordo con Doddore Meloni -dice il leader di Sardigna Natzione - non nella sostanza naturalmente ma perché non era il momento per proporre il quesito referendario. L'indipendenza è un lavoro collettivo, dove è necessario il coinvolgimento di tutto il popolo sardo. L'iniziativa di Doddore ci è sembrata pericolosa per l'indipendentismo, sbagliata nella forma e nei tempi».

Quindi alla fine è meglio che l'iniziativa non sia andata avanti...
«Non dico questo. Dico solo che oggi non si poteva aspirare a raggiungere il risultato sperato che è poi quello di allargare la schiera di coloro che ci credono. Ciò non toglie che la mancata ammissibilità del referendum sia l'ennesimo sopruso dello stato italiano nei confronti del popolo sardo che non è nemmeno libero di esprimere un parere su un tema così importante».

Come è possibile oggi immaginare di conquistare per la Sardegna l'indipendenza dall'Italia?
«È possibile solo attraverso quella grande invenzione che si chiama Europa. I sardi non devono trattare con l'Italia, ma porsi come interlocutori delle altre nazioni europee. Tutto ciò che un tempo era guerra oggi è politica. Tutto ciò che prima si conquistava in battaglia oggi si conquista attraverso la possibilità data al popolo di esprimersi tramite i suoi rappresentanti nelle istituzioni. La Sardegna è più Europa che non Italia. L'Italia è per noi una gabbia che ci separa dall'Europa e dal Mondo. L'indipendenza della Sardegna non arriverà da una contrattazione con l'Italia. L'Europa deve portare la questione delle nazioni senza stato sullo stesso tavolo dove si risolvono pacificamente le questioni tra stati-nazione».
«Se si vuole costruire un'Europa moderna» riprende Cumpostu, «basata sulla libera adesione e condivisione dei popoli che ne fanno parte sarà necessario riconoscere le rivendicazioni d'indipendenza delle nazioni senza stato e riconoscere loro una soggettività indipendente».

Ma se la politica non è stata capace nemmeno di mettere in piedi un modello di zona franca o di vantaggi fiscali per la Sardegna come è possibile che ora possa favorire una spinta indipendentista?
«Guardi, io penso che un modello tradizionale di zona franca applicato dallo stato italiano alla Sardegna possa essere addirittura improduttivo per il nostro popolo. Noi siamo più per un sistema misto di zona franca e punti franchi attraverso il quale possano essere superate le molte disparità che esistono fra la Sardegna e l'Italia e fra le diverse zone della Sardegna. Un punto franco in una zona agricola dell'interno porterebbe una fiscalità di vantaggio enorme. Pensate se potesse produrre esclusivamente per l'industria turistica costiera. Quel poco di ricchezza che esiste nell'isola è concentrato vicino al mare. Le zone dell'interno devono quindi essere aiutate a superare questo gap con l'introduzione di uno strumento come il punto franco».

Una battaglia per la quale l'appoggio del Consiglio regionale e della Giunta sarebbe indispensabile.
«Sì. Ma non ci possiamo contare troppo. Noi con la Regione abbiamo solo rapporti di carattere istituzionale. Abbiamo avuto piacere che il presidente Cappellacci abbia condiviso con noi la battaglia per il referendum sul nucleare ma per il resto non ci sentiamo coinvolti. Per noi che alla guida della Regione ci sia il centro destra o il centro sinistra è assolutamente indifferente. L'indipendentismo non può essere che laico, qualsiasi forma di indipendentismo confessionale è incompatibile con gli interessi della nazione che dell'indipendentismo vuole fare strumento di liberazione nazionale».

Di conseguenza siete anche indifferenti al dibattito di questi giorni in Consiglio regionale che vede duramente contrapposte le diverse anime del Pdl ed il Presidente Cappellacci?
«È un teatrino. Tentano di far cadere la giunta Cappellacci per poter votare ancora con la legge elettorale in vigore, in modo da non perdere nessuno dei privilegi legati al vecchio schema a cominciare dalla spartizione delle poltrone».
Bepi Anziani

Da L'Unione Sarda del 9 giugno 2012 

INDIPENDENZA: SI VA AVANTI, ORA O MAI PIU' !

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 8 giugno 2012 alle ore 10.39 ·
 



«È una decisione politica e anticostituzionale contro la quale ricorreremo in tutte le sedi. Non solo: faremo comunque un referendum informale girando la Sardegna in lungo e in largo per chiedere ai sardi che cosa vogliono fare.
Spero abbiano un moto d'orgoglio e si ribellino allo Stato arrogante e tiranno».

Doddore Meloni ha appena ritirato la copia della delibera dell'Ufficio regionale del referendum che mercoledì ha dichiarato non ammissibile il quesito consultivo proposto dal suo movimento che chiedeva ai sardi se volessero l'indipendenza. Dopo aver letto le motivazioni, il leader di Malu Entu è ancora più convinto della battaglia che ha intrapreso.

Secondo Giangiacolo Pisotti, Vincenzo Amato, Tito Aru, Antonio Contu e Gabriella Massidda «la materia...non può essere oggetto di referendum consultivo» perché «...contrasta con l'ordinamento generale e i principi fondanti della Repubblica» e «...con l'articolo 5 della Costituzione in cui si afferma che la Repubblica è una e indivisibile». Inoltre, sostiene l'Ufficio, «...non è consentito sollecitare il corpo elettorale regionale a farsi portatore di modifiche costituzionali...».

Si aspettava la bocciatura?
«No, perché si tratta di un referendum consultivo in cui chiediamo ai sardi che cosa sperano per il loro futuro. L'ufficio elettorale ha preso una decisione politica».

Eppure nella motivazione della decisione è chiaro il riferimento alla Costituzione?
«Le valutazioni in materia di costituzionalità non dovevano nemmeno essere fatte. La legge regionale sul referendum all'articolo 7 stabilisce che l'ufficio deve verificare se le firme sono in regola e svolgere una funzione neutrale prescindendo da qualunque considerazione politica».

Quindi a suo avviso l'ufficio è andato oltre le sue competenze?
«Certo, noi chiedevamo solo un parere. Se ritengono incostituzionale il quesito si rivolgano alla Corte costituzionale».

Lei sa bene che la Repubblica Italiana è una e indivisibile.
«Sì, anche se non capisco, visto che siamo un'isola separata dall'Italia da acque internazionali. In ogni caso noi facciamo riferimento alla legge di ratifica della Carta delle Nazioni Unite del '57 e al Patto di New York del '66 che sanciscono il diritto di autodeterminazione dei popoli».

Ma prima c'è la Costituzione.
«L'articolo 80 della Costituzione dice che le Camere devono recepire i trattati ratificati anche se comportano variazioni territoriali».

Alle Carte da lei citate ha fatto riferimento la Catalonia?
«Esatto. Di recente il Parlamento europeo ha deciso che la Catalonia ha diritto all'indipendenza, che avrà anche la Scozia dal 2014. I Fiamminghi in Belgio hanno votato per la loro indipendenza, Malta, Cipro, la Slovenia, il Montenegro l'hanno ottenuta. Potrei citare molti altri esempi, dal Quebec alle tribù pellerossa che quattro mesi fa hanno ottenuto dalla Corte suprema degli Usa la restituzione delle loro terre e una provvisionale di 3,5 miliardi di dollari. L'ultimo caso è quello della Groenlandia che a metà 2011 ha ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca».

Ora che cosa farete?
«Innanzitutto ricorreremo al tribunale internazionale per i diritti dell'uomo e al tribunale civile contro un arbitrio dello Stato italiano contro il popolo sardo».

Poi?
«Faremo comunque una consultazione raccogliendo pareri in tutti i Comuni della Sardegna, non abbiamo bisogno di nessuna autorizzazione. Poi da martedì ci metteremo in marcia partendo da Carbonia, una delle zone più disastrate della Sardegna e considereremo virtualmente indipendenti tutti i luoghi dove passeremo».

Sente anche lei spirare un vento indipendentista?
«Sì, e penso che se questa volta i sardi non si muovono rischiamo di retrocedere verso il quinto mondo».

E i politici?
«Il Consiglio regionale deve insorgere e Cappellacci si deve dimettere».

Perché?
«Perché è stato lui a nominare i membri dell'ufficio elettorale che hanno bocciato il referendum facendo valutazioni politiche anziché limitarsi a verificare la correttezza formale delle firme».

Secondo lei il Consiglio, da cui emerge una sempre più diffusa insofferenza verso i soprusi dello Stato, la sosterrà?
«Una presa di posizione politica forte sarebbe importantissima. Spero che si mettano d'impegno per legiferare in materia. Non vedo perché possiamo farci una nostra legge elettorale e non possiamo esprimerci su questo referendum».

I sardi la sosterranno? «Spero che abbiamo un moto d'orgoglio. Combatto da trent'anni per l'indipendenza e mi sembra che non ci siano stati momenti più propizi per tirare fuori la testa. Ora o mai più».
Fabio Manca

Da L'Unione Sarda del 8 giugno 2012

Referendum: Psd'az, assordante silenzio Consiglio regionale -Per Cumpostu (Sni) bocciatura consultazione indigna popolo sardo


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 8 giugno 2012 alle ore 0.47 ·
 


La dichiarazione di inammissibilita' del quesito sull'indipendenza, da parte dell'Ufficio regionale del referendum "dovrebbe impegnare il dibattito politico sardo", ha detto il segretario Psd'Az, Giovanni Angelo Colli, per il quale il Consiglio regionale rispetto a "una nutrita polemica sull'assenza del presidente Cappellacci" ha mostrato invece "completa mancanza di reazioni per la bocciatura della consultazione".
Mentre il coordinatore di Sardigna Natzione (Sni), Bustianu Cumpostu, benchè non abbia condinviso l'iniziativa del referendum, ha detto che la sua non ammissibilita' indigna i sardi "prigionieri dell'Italia".

Da Ansa del 7 giugno 2012

LA RABBIA DI DODDORE MELONI - VIDEO

 Per la Regione è inammissibile il referendum consultivo sull'indipendenza. Marco Lai ha raccolto le reazioni del proponente, Doddore Meloni.
 
GUARDA IL VDEO ...

ISOLA INDIPENDENTE? BOCCIATO IL REFERENDUM


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 7 giugno 2012 alle ore 23.43 ·
 



«Un furto di democrazia nei confronti di tutta l'Isola: se i sardi avessero sangue nelle vene scenderebbero in piazza e chiederebbero a gran voce le dimissioni della Giunta regionale e dell'ufficio del referendum».

Doddore Meloni non si aspettava una risposta in tempi così brevi e, soprattutto, una bocciatura così sonora. Per questo ieri notte, quando è arrivata la notizia dell'inammissibilità del quesito consultivo sull'indipendenza proposto da Malu Entu, Meloni ha reagito d'istinto, rimandando a oggi nuovi e più articolati commenti. Nelle scorse settimane aveva depositato 12999 firme («più la mia, che non conta, per via della condanna passata in giudicato per separatismo») a sostegno del quesito sull'indipendenza dell'Isola,

LA NOTIZIA È affidata a uno scarno comunicato dell'Ufficio regionale del referendum: «Il quesito («sei d'accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite, al raggiungimento della libertà del popolo sardo, con l'indipendenza?») è stato ritenuto illegittimo in quanto la materia su cui verte non può costituire oggetto di referendum consultivo, che pur non essendo vincolante, appare tale da prospettare modifiche normative in termini inammissibili sull'ordine costituzionale e politico del Paese».

LE MOTIVAZIONI L'Ufficio presieduto dal magistrato Gian Giacomo Pisotta ha ritenuto che la richiesta violasse manifestamente i limiti previsti dalla legge e, specificamente, contrastasse con l'ordinamento generale e i principi fondanti la Repubblica, di cui la Sardegna è parte integrante, alla luce dell'interesse esclusivo dello Stato, tutelato costituzionalmente, essendo rivolta a discuterne il carattere unitario e indivisibile: «Tale principio è sancito nell'articolo 5 della Costituzione e dall'articolo 1 dello Statuto speciale per la Sardegna».

DODDORE Il commento del leader indipendentista, a fine serata, è sarcastico: «Per qualcuno forse questa sarà una bella notizia, ma forse scordiamo che nei giorni scorsi dall'Europa è arrivato un sostanziale via libera all'indipendenza della Catalogna. I sardi sono un'etnia garantita dalle norme da noi richiamavamo nel quesito bocciato, che ricordo era consultivo. Il popolo sardo non esiste: se esistesse sarebbe già in piazza a protestare per la democrazia negata».

Da L'Unione Sarda del 7 giugno 2012

giovedì 7 giugno 2012

Referendum sull’indipendenza incostituzionale? Niente lingua, niente ONU




Non può definirsi “Popolo” una collettività che non esercita i propri diritti.
Sfido chiunque a dimostrare il contrario.
Le nazioni si affacciano nella storia in base ad elementi concreti o immaginari, ma quando una collettività non utilizza quelli concreti di cui dispone, può solo rifugiarsi nel mito o nell’economicismo. Un po come i leghisti padani. Eppure la Sardegna ha una sua lingua, una sua cultura e delle peculiarità storiche uniche. Sul fatto che le faccia (politicamente) valere si potrebbe stendere un velo pietoso.
Come si giustifica l’incostituzionalità con cui un ufficio regionale ha bocciato la possibilità di indire una consultazione sull’indipendenza dell’isola?
Il 6 giugno è stata annunciata l’inammissibilità del referendum consultivo in base ad un principio:
Tale principio è sancito nell’art. 5 della Costituzione Italiana (“la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”) nonché nello Statuto speciale per la Sardegna il cui art. 1 afferma che “La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma fornita di personalità giuridica entro l’unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione e secondo il presente Statuto”.
Si tratta di una decisione scontata, se non fosse che la stessa Repubblica è inserita a pieno titolo nei canoni del Diritto Internazionale, il quale legittima la libertà di autodeterminazione dei Popoli rispetto allo Stato di appartenenza (basti ricordare il precedente giuridico del Kosovo a cui si oppose inefficacemente il diritto serbo).
La solitaria decisione del nostro umile ufficio regionale ha inoltre dimostrato l’obsolescenza della nostra architettura istituzionale. L’aspetto curioso è che -nelle democrazie occidentali- le repubbliche degli stati-nazione sono più illiberali delle monarchie. In Scozia infatti il referendum sull’autodeterminazione dal Regno Unito sarà tenuto con il consenso della Regina Elisabetta II.
In Sardegna si potrebbe fare ricorso, anche in sede UE. Peccato che l’indipendentismo Sardo si trovi nell’imbarazzante posizione di non aver mai fatto valere con convinzione la sua condizione di minoranza linguistica (elemento chiave con cui ancorarsi ad una discriminazione collettiva sui propri diritti) e che la sua frammentazione e la sua inconsistenza presso il Popolo Sardo non lo abbiano mai portato a sviluppare una qualsivoglia forma di “corpo diplomatico” con cui instaurare convergenze internazionali. E sapete perché? Perché sul piano geopolitico, come negli affari, non basta una proclamazione unilaterale dei propri diritti (o dell’indipendenza), ma serve il formale riconoscimento di terzi Stati affinché si abbiano le necessarie tutele nel quadro degli organismi sovranazionali (tra cui l’ONU). Il Diritto Internazionale è dunque suscettibile di discrezione politica, e la sua pratica applicazione in casi come questo è subordinata all’effettivo spiegamento di forze che vanno ben oltre il singolo soggetto che rivendica un legittimo diritto.
Non ci sarà nessun Alex Salmond a parlare in nostro favore a Bruxelles, a limite la singola buona volontà di qualche eurodeputato sollecitato da amici locali a toccare la questione, senza produrre concreti riflessi nella politica italiana.
Lo sa bene anche il Comitadu pro sa Limba Sarda, da sempre in cerca di sponde politiche che non arrivano neppure dall’indipendentismo Sardo.
E l’ONU come potrebbe tutelare una minoranza nazionale quando i suoi stessi rappresentanti (cioè gli indipendentisti) non godono di consenso popolare essendosi occupati solo di fare testimonianza piuttosto che amministrazione e riforme? Non a caso la legge regionale n. 26/97, che riconosce formalmente la lingua Sarda, sul piano politico è lettera morta in Sardegna prima che in ogni altro luogo (come ad esempio presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo o della Corte di Giustizia UE).
Per farvi capire i ritardi politici sulla nostra lingua, ricordiamoci in parallelo il caso Sardo e il caso Altoatesino: nel secondo dopoguerra, mentre a Cagliari si ignorava persino l’esistenza al diritto ad una toponomastica bilingue, Roma veniva ripresa da due risoluzioni ONU per il mancato rispetto dei diritti linguistici della minoranza tedesca e ladina in nord Italia.
Nessuno potrà negare che il movimento PAR.I.S., promoter della raccolta firme per indire questo tipo di referendum in Sardegna (che noi tuttavia consideriamo prematuro), si è sempre interessato alla tutela linguistica, ma nel suo complesso il nazionalismo Sardo è sottoposto ad un autocolonialismo culturale italiano che ha di fatto svuotato il riconoscimento dei nostri diritti, privandolo di un formidabile potere politico capace di oltrepassare il diritto italiano. Inoltre a livello teorico non è detto che un referendum consultivo possa valere a priori, od ogni giorno sarebbe possibile chiedere conto ai cittadini sui temi più disparati, anche oltre la rispettiva giurisdizione territoriale. Ad esempio: “Sareste favorevoli all’abolizione della caccia nel Regno Unito?”
La realtà del nostro contesto è stata ben rappresentata dalle parole dell’ex Questore Antonio Pitea, che dopo aver lasciato la poltrona di consigliere regionale del PDL ha così dichiarato:
“Provo a indovinare: la legislatura regionale prosegue certamente sino alle elezioni politiche. Dall’incertezza sulla base di quei risultati emergeranno ripensamenti e autocritiche con la nascita, e la riesumazione, di nuovi e vecchi schieramenti. Di riforme non se ne parla e si voterà con la vecchia legge sia regionale che nazionale per premiare gli allineati. Poi con tanta armonia si troveranno coalizioni, oggi insospettabili, per tentare di governare questo Paese o di traghettarlo verso l’ignoto.
Incertezza del futuro”.

In seguito mi rispondeva che sperava in qualcosa di diverso. Ma come dargli torto?
Mentre qui una minoranza, come noi, auspica la costruzione di basi culturali ed economiche per l’indipendenza, la vecchia classe politica tira a campare sui soliti vizi: un altro mondo!
L’aspetto grottesco è che l’indipendentismo Sardo si trova addirittura indietro al centralismo italiano, sia sotto il profilo linguistico che economicistico. Cappellacci nei confronti dell’esecutivo Monti ha dimostrato la possibilità di usare una comunicazione bilingue mentre Mauro Pili (PDL) è stato il primo ad avviare una battaglia per l’incostituzionalità dell’IMU nelle Regioni a statuto speciale, in quanto munite di una propria regolamentazione finanziaria.
Non mancano naturalmente i centralisti classici, sempre più in ritardo di tutti. Pensiamo al segretario del PD Silvio Lai che ha definito “iniziativa folclorica” la comunicazione bilingue di Cappellacci. Secondo l’esponente di un Popolo che rappresenta una minoranza linguistica, rispettarla sarebbe “folclorismo”.
Quantomeno i sardisti si sono accorti che se passare alla sovranità formale è giuridicamente e politicamente difficile, occorre partire da quella esercitata. Bisogna cioè porre le istituzioni e la politica centralista di fronte al fatto compiuto. Sia utilizzando la lingua Sarda, sia imponendo il nostro diritto all’autonomia fiscale. Non esiste infatti una sovranità ma tante forme di sovranità. Sotto il profilo dell’autonomia fiscale, l’Unione dei Comuni del Marghine ha sottoscritto un documento che contempla lo sforamento del Patto di Stabilità italiano (una misura che non consente alle nostre amministrazioni di liberare liquidità per poterla destinare allo sviluppo, incatenando le nostre comunità locali). Questa mozione può rappresentare una solida base di partenza per metterla in discussione.
Eppure la situazione rimane grave. In conclusione, se l’indipendentismo intende seriamente porsi come alternativa di governo del territorio per contribuire al benessere collettivo, prima di ingaggiare battaglie sull’indipendenza in solitaria dovrebbe innanzitutto capire qual è la sfera dei diritti che intende promuovere nella sua azione politica. E sostenerli in modo netto e compatto.
Di Adriano Bomboi.

http://www.sanatzione.eu/2012/06/referendum-sullindipendenza-incostituzionale-niente-lingua-niente-onu/ 

LA REGIONE SARDA BOCCIA IL REFERENDUM DI MALU ENTU SULL’INDIPENDENZA SARDA


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno mercoledì 6 giugno 2012 alle ore 21.28 ·



"L'Ufficio regionale del referendum ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum popolare regionale consultivo sull'indipendenza presentato dal movimento Malu Entu".

Lo comunica l'ufficio stampa della presidenza della Regione Sardegna in merito al referendum presentato da Doddore Meloni, al secolo Salvatore, il 10 maggio scorso, che ha consegnato in Corte d'Appello 12.999 firme per il referendum sull'indipendenza della Sardegna.
Il quesito era: 'Sei d'accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite, al raggiungimento della liberta del popolo sardo, con l'indipendenza?". Per ottenere il referenudum bastavano 10mila firme, gli Indipendentisti ne hanno raccolte ben 27.347.

Il quesito e' stato ritenuto illegittimo in quanto "la materia su cui verte non puo' costituire oggetto di referendum consultivo, che pur non essendo vincolante, appare tale da prospettare modifiche normative in termini inammissibili sull'ordine costituzionale e politico del Paese".

L'Ufficio del referendum, presieduto dal direttore generale della Presidenza, Gabriella Massidda, ha ritenuto "che la richiesta violasse manifestamente i limiti previsti dalla legge e, specificamente, contrastasse con l'ordinamento generale e i principi fondanti la Repubblica italiana, di cui la Regione Sardegna e' parte integrante, alla luce dell'interesse esclusivo dello Stato, tutelato costituzionalmente, essendo rivolta a discuterne il carattere unitario e indivisibile".

"Tale principio - prosegue la nota della la presidenza della Regione sarda - e' sancito nell'articolo 5 della Costituzione" che recita: 'la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali', nonche' nello Statuto speciale per la Sardegna il cui articolo 1 afferma che 'La Sardegna con le sue isole e' costituita in Regione autonoma fornita di personalita' giuridica entro l'unita' politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione e secondo il presente Statuto' .

Da L.Q.it del 6 giugno 2012

mercoledì 23 maggio 2012

DODDORE MELONI: GRAVI RITARDI SULLA VERIFICA DELLE FIRME «Boicottano il mio quesito»


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 22 maggio 2012 alle ore 23.50 ·



Il leader di Malu Entu ha promosso una consultazione sull'indipendenza

Il 25 maggio, fra tre giorni, scade il termine per terminare la verifica delle firme raccolte dagli indipendentisti della repubblica di Malu Entu per promuovere una consultazione popolare sull'indipendenza della Sardegna. Ma l'Ufficio regionale del referendum, denuncia il leader del movimento, Doddore Meloni, «non ha nemmeno avviato il lavoro».

«Negli ultimi giorni sono andato più volte dalla responsabile del servizio per chiedere spiegazioni», racconta, «e sono stato trattato come un disturbatore. Una volta mi hanno tenuto per un sacco di tempo fuori dalla porta, un'altra mi hanno invitato a scrivere una lettera in cui avrei dovuto indicare le norme di legge a cui facevo riferimento per chiedere l'urgenza. Si rende conto? Hanno chiesto a me, cittadino che rappresenta oltre 27 mila persone che hanno firmato la richiesta di referendum, di indicare leggi che loro, dirigenti della pubblica amministrazione, dovrebbero conoscere benissimo».

La norma a cui fa riferimento Meloni è l'articolo 7 della legge regionale numero 20 del '57 che disciplina il referendum popolare regionale. «Se è stato raggiunto il numero di richiedenti prescritto, l'Ufficio procede immediatamente alla verifica delle firme e dei verbali di dichiarazione di volontà...Le operazioni di verifica devono essere ultimate entro 15 giorni...» .

Meloni il 10 maggio scorso ha presentato parte delle firme raccolte, 12.999 più la sua (che non vale visto che Meloni è stato interdetto dai pubblici uffici). Circa tremila più delle 10 mila necessarie. Da allora il leader di Malu Entu attende segnali. «Ho cercato di parlare con il presidente della Regione o con qualcuno del suo staff, l'unica cosa che mi è stata detta è di presentare un sollecito. Siamo all'assurdo: forse dimenticano di essere al servizio dei cittadini e non viceversa».

Questo il quesito referendario proposto da Meloni: «Sei d'accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite, al raggiungimento della libertà del popolo sardo, con l'Indipendenza ?».  (f.ma.)

Tratto da L'Unione Sarda del 22 maggio 2012

LO STATO ITALIANO CONTRO L'INDIPENDENTISTA DODDORE MELONI: I magistrati sperano di riuscire a spaventarmi


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 22 maggio 2012 alle ore 23.24 ·



«Con questa indagine lo Stato italiano mi vuole intimidire. I magistrati sperano di riuscire a spaventarmi mandando i finanzieri a perquisire la mia casa: sappiano che non mi fermeranno. La battaglia per la libertà dei sardi e per l'indipendenza della Sardegna non si fermerà neanche se continuano ad aprire inchieste contro di me».

La notizia è proprio questa: la Procura della Repubblica di Oristano ha avviato un'altra indagine sull'impresa che Doddore Meloni gestisce a Terralba. L'abitazione del leader del partito indipendentista “Par.is” ieri mattina è stata perquisita da otto finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Oristano, incaricati dalla Procura della Repubblica di Oristano di portare avanti un accertamento fiscale sulle società delle famiglia Meloni. Gli uomini della Fiamme gialle si sono presentati con un'ordinanza di perquisizione firmata dal sostituto procuratore Paolo De Falco: hanno portato via un malloppo di documenti fiscali e dopo il blitz nella casa di Doddore si sono spostati nel market aperto da gennaio dalla figlia del fondatore della Repubblica di Malu Entu.

Lui, ovviamente, non ha firmato i verbali di perquisizione e ha colto l'occasione per denunciare quella che ai suoi occhi appare come una sorta di complotto per fermare la battaglia indipendentista. «Le date non sono coincidenze - attacca Doddore Meloni - Il 10 maggio ho presentato tutte le firme necessarie per promuovere il referendum sull'indipendenza della Sardegna, il 14 sono stato intervista dal quotidiano La Padania e, guarda caso, il 17 è stato firmato l'ordine di perquisizione della mia casa, della mia auto e del negozietto di mia figlia.

Queste intimidazioni organizzate dalle istituzioni italiane ottengono solo un risultato: produrre più coraggio per portare avanti la battaglia per la libertà. Comunque, sono contento dell'importanza che la Procura di Oristano rivolge verso di me e sono soddisfatto che il mio impegno indipendentista produca una grande mole di lavoro magistratura italiana. Questo accanimento dimostra che il nostro impegno politico sta provocando molta paura alle istituzioni italiane». ( np )

Da L'Unione Sarda del 22 maggio 2012

giovedì 17 maggio 2012

REFERENDUM INDIPENDENZA - DODDORE MELONI: Il referendum e' l'essenza della volonta' popolare

·



Doddore Meloni, storico indipendentista sardo, la scorsa settimana ha depositato alla Corte d'Appello di Cagliari oltre 13mila firme per il referendum regionale consultivo per chiedere ai cittadini se sono d'accordo sul distacco dallo Stato italiano e sulla costituzione della Sardegna come Stato sovrano. Meloni spiega in un'intervista a 'La Padania' che mentre "molti sardi non danno fiducia al movimento indipendentista perche' si dividono politicamente tra loro", invece "questa iniziativa nasce al centro, al di sopra delle divisioni ideologiche ed e' solo per l'indipendenza della Sardegna".

"Tra l'altro chi mi ha autenticato le firme e' il presidente della provincia del Medio Campidano - spiega - Anche il capogruppo del Pd di Oristano me le ha autenticate. Stessa cosa ad Olbia il capogruppo del Pdl. Nel Sulcis Iglesiente, ad autenticare le firme e' stato addirittura un esponente dell'Idv.
Ho creato una rete trasversale".

Sulla legittimita' del referendum Doddore Meloni aggiunge: "Il referendum e' gia' legittimo cosi'. La legge regionale sarda lo prevede, dopo la raccolta di 10mila firme. Noi ne abbiamo raccolte gia' 27mila e trecento, e stiamo continuando a raccoglierle. Molte le hanno mandate gli emigrati sardi nel mondo. Il referendum dovra' essere ammesso. E se non dovesse passare, ci regalerebbero altre motivazioni per la nostra lotta.
Ma di che cosa hanno paura? Il referendum e' l'essenza della volonta' popolare".

Da L.Q.it del 15 maggio 2012

SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK

lunedì 14 maggio 2012

Comunali, c’è anche Progres «Da noi proposte credibili»: Intervista a Salvatore Acampora

Il segretario Acampora: incentivare le produzioni locali
Comunali, c’è anche Progres «Da noi proposte credibili»

Unione Sarda, 11 maggio 2012
Vorrebbero essere come il sale della terra. Che non è cosa da nulla, ma a quelli di ProgReS non ha mai fatto difetto l’ambizione di pensare in grande. In fondo, hanno tutta la vita davanti. Nato un anno fa dalla scissione di Irs, Progetu Republica non parteciperà con liste proprie alle amministrative sarde di giugno: «Ma saremo presenti in molte competizioni, coi nostri esponenti», spiega il segretario Salvatore Acampora.
A destra o a sinistra?
«Partecipiamo a progetti civici. Per esempio a Lanusei io e altri siamo in una lista a sostegno di un candidato sindaco fuori dai cliché: 37 anni, leader della Con findustria ogliastrina. Siamo in liste civiche anche altrove, come a Palau».
C’è pure qualche aspirante sindaco indipendentista.
«Pierluigi Annis, a Oristano. Aristanis Noa: non è una lista di Progres ma è dichiaratamente indipendentista, e noi siamo lì».
A Terralba state col Pd.
«Ci sono anche Psd’Az e Fortza Paris, un’intesa basata su competenze e progetti seri. Ma in ogni centro i nostri candidati porteranno tratti distintivi comuni».

RADIO INDIPENDENTZIA: INTERVISTA A DODDORE MELONI



AUDIZIONE DI DODDORE MELONI

venerdì 11 maggio 2012

INDIPENDENTISMO: «Lotta nelle urne per liberare l'Isola»




Referendum, consegnate le firme Salvatore Meloni: Sardegna senza padroni con il diritto internazionale
Se non il paradiso terrestre, qualcosa di molto simile, la Sardegna indipendente immaginata da Salvatore, Doddore, Meloni. Un'isola padrona di se stessa, libera da vincoli con il resto d'Italia, a cominciare da quelli fiscali.

Dove tutto andrà bene e tutti staranno meglio. Per riuscire a centrare l'obiettivo, il presidente della Repubblica di Malu Entu (l'isola di Mal di ventre) indica un percorso nuovo che guarda a ovest invece che ad est: non a Roma, allo Stato, ma a New York, all'Organizzazione delle Nazioni Unite. Ieri mattina, ha depositato alla Regione le firme per richiedere il referendum della liberazione. Un solo quesito, semplicissimo e scontato, almeno apparentemente: “Sei d'accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite, al raggiungimento della libertà del popolo sardo, con l'indipendenza?”. Prima di recarsi in viale Trento, Doddore e i suoi hanno fatto tappa a Palazzo di Giustizia per la certificazione in Corte d'appello. «Presenteremo - ha spiegato Meloni in una conferenza stampa - 12.999 firme, più la mia, non valida perché lo Stato italiano mi ha condannato all'interdizione perpetua dal diritto di voto».

Questa sorta di ergastolo elettorale non gli è stato inflitto per le sue idee, non per il pensiero ma per l'azione: il 18 maggio del 1985 venne condannato in Assise a nove anni di carcere per quello che fu definito il complotto separatista. Per la sentenza, poi diventata definitiva, lui, ed altri, avevano organizzato un tentativo, seppur rimasto alla fase embrionale, di cospirazione politica che non escludeva il ricorso alla violenza. Storia del secolo scorso. Meloni si è fatto la galera ma negava e nega di aver mai avuto intenzione di ricorrere alle armi.  

L'indipendenza, invece, la voleva e la vuole ancora. E spera di ottenerla in tempi brevi. «Il referendum si terrà entro la fine dell'anno, o all'inizio del 2013. Per la prima volta, i sardi potranno decidere cosa vogliono fare da grandi.

Se dipendere da Roma o diventare finalmente padroni in casa propria». Resta da capire cosa accadrà dopo il voto. Nel caso venga raggiunto il quorum e con il sì prevalente nelle urne, non è che al Palazzo di Vetro voteranno per inviare i caschi blu a liberare la Sardegna dall'oppressione italiana. «Succederà invece - prevede Salvatore Meloni - che i sardi, tutti quelli che vogliono l'indipendenza e oggi militano in altre forze politiche, non ritenendo affidabili i movimenti indipendentisti, daranno vita al partito referendario di chi vuole una Sardegna libera. Stravincerà alle regionali e dal Consiglio scompariranno tutti quei gruppi e gruppetti che sono lì per questioni di poltrone e pensano solo agli affari loro».

Dopo di che non ci saranno più ostacoli alla nascita della Repubblica dei Quattro Mori?
«Nessuno, lo dicono le Nazioni Unite. Siamo una minoranza etnica e linguistica e non abbiamo niente a che fare con l'Italia. Da cui, fino a prova contraria ci separano le acque internazionali». Tutto ciò, a suo parere, dovrebbe bastare all'applicazione del diritto all'autodeterminazione dei popoli sancito dalla carta delle Nazioni Unite recepita dallo stato italiano. Doddore non vede difficoltà alcuna a cominciare dal fatto che l'Onu intende tutelare, almeno in teoria e non sempre in pratica, minoranze oppresse o pesantemente discriminate.

In questi casi la comunità internazionale ritiene prevalente il principio della tutela dei diritti umani rispetto a quello della non ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano. E interviene, come avvenuto in Kossovo nel 1999 o, recentemente in Libia. Niente ha fatto invece l'Onu per i Paesi Baschi o altre minoranze che rivendicano l'indipendenza. Qualche difficoltà, per Doddore, si pone anche in casa nostra. Giorgio Napolitano ha ricordato a Bossi e compagni che «non esiste una via democratica ad uno stato lombardo-veneto». Contemporaneamente ha lanciato un monito alle camice e cravatte verdi dentro e fuori dal Parlamento: «Se gli slogan della Lega dovessero diventare altro, lo Stato non esiterebbe a intervenire come già fece, agli albori della democrazia, nei confronti dell'indipendentismo siciliano».

Il messaggio del Quirinale non turba comunque l'autoproclamato presidente di Malu Entu. «Bossi parla di Padania, noi di Sardegna. Tutti si dimenticano un piccolo particolare: nel 1297, il 4 aprile, Bonifacio VIII, fece il regno sardo corso e lo diede a Giacomo II di Aragona. Sapete come? In vassallaggio perpetuo. In teoria, quindi, noi e la Corsica dipendiamo sempre dal Vaticano». Mentre immagina un popolo sardo libero che vive nel benessere e nella concordia, Doddore non cede alla tentazione di lanciare una frecciatina contro altri cugini indipendentisti.

«Abbiamo raccolto 27.347 firme ma ne presentiamo 12.999 e tra queste neanche una delle 541 autenticate da Gavino Sale nel suo ruolo di consigliere provinciale. Visto che lui non ha aderito personalmente, non parteciperà all'attuazione del referendum. È una questione di coerenza».
(Stefano Lenza)

Da L'Unione sarda del 11 maggio 2012

SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK