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venerdì 15 giugno 2012

SCONTRO TRA STATO ITALIANO E REGIONE SUI POLIGONI E SUI PROGETTI DELLA DIFESA: «Stop alle esercitazioni»


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 8 giugno 2012 alle ore 0.39 ·
 



Il Comipa: no all'impianto fotovoltaico a Teulada
Ieri i rappresentanti della Regione nel Comipa hanno fatto saltare la riunione che avrebbe dovuto approvare il programma delle esercitazioni militari sino a dicembre.

«Stop con le esercitazioni e basta con le servitù militari». Ieri i rappresentanti civili del Comipa (il Comitato misto paritetico Stato-Regione sulle servitù militari - hanno fatto mancare il numero legale nella riunione ufficiale durante la quale si sarebbe dovuto discutere il programma delle esercitazioni per il secondo semestre del 2012 nei poligoni sardi di Quirra, Teulada e Capo Frasca.

Ma è guerriglia dal 22 maggio, quando per la prima volta Tore Mocci, Gianni Aramu, Gianuario Fiori, Antonello Tanas, Saverio Orrù, Diego Fronterè e Roberto Cherchi avevano rifiutato di sedersi allo stesso tavolo con gli ufficiali indicati dallo Stato maggiore della Difesa.

I CASI Una precisa scelta politica legata a due fatti molto importanti: innanzitutto la relazione della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito ha dipinti un quadro a tinte fosche sulla situazione ambientale nelle aree utilizzate per guerre più o meno simulate e per i test delle armi dal 1956 a oggi. «Da una parte- spiega Mocci - ci sono i senatori che sollecitano il Governo ad avviare al più presto il risanamento ambientale di zone mai bonificate in tempi stretti, preannunciando una riconversione delle attività e una graduale dismissione delle aree militari. Dall'altra si presenta un programma di esercitazioni che prevede altro inquinamento».

FOTOVOLTAICO L'altro motivo del contendere è ugualmente importante: la società Difesa spa, braccio operativo del Ministero voluto dall'ex titolare del Dicastero, Ignazio La Russa, ha avviato una procedura per realizzare un mega impianto fotovoltaico a Teulada. «Sarebbe un'ulteriore servitù - hanno detto i rappresentanti civili nominati dalla Regione nel Comipa - e quindi è doveroso discuterne prima con noi e poi con la Regione. L'indicazione è per un “no” assoluto anche perché, nell'ottica di una futura dismissione di Capo Teulada, le aree bonificate dovrebbero essere cedute per Statuto alla Regione».

IL PROGETTO La situazione è molto complessa. Posto che a Teulada lo stesso Comune ha preteso di essere coinvolto in questa decisione che riguarda una fetta importante di territorio, la Difesa spa sta dribblando una serie di vincoli regionali adducendo come motivazione il fatto che si tratti di un impianto necessario per le esigenze del Ministero. «Viceversa- commenta Tore Mocci - quando si tratta di discuterne con il Comipa, allora lo Stato maggiore sostiene che è un passaggio non necessario perché si tratta di una infrastruttura di valenza civile realizzata in accordo con l'Enel. Un giochino subdolo - prosegue Mocci - organizzato con un solo scopo: aggirare le disposizioni regionali e realizzare un'altra servitù in un territorio militare per oltre 25 anni. E noi non ci stiamo».
Il Comipa dovrà riunirsi entro 20 giorni. Il programma delle guerre simulate resta sospeso in attesa del parere del Ministero.
Paolo Carta

Da L'Unione Sarda del 7 giugno 2012

giovedì 7 giugno 2012

Chiusura dei poligoni militari in Sardegna? E dove sta scritto?

La Commissione senatoriale d’inchiesta sull’uranio impoverito avrebbe sentenziato nei giorni scorsi la chiusura dei poligoni militari di Capo Teulada e di Capo Frasca, nonché la riconversione immediata di quello del Salto di Quirra, dove indaga la magistratura per ipotesi di reato ambientale e ai danni della salute pubblica.  Così raccontano i mass media e dichiara il sen. Gianpiero Scanu (P.D.), componente della Commissione e relatore. Il sindaco di Teulada Gianni Albai già auspica “attività turistiche ricettive”. E abbiamo già visto a Tuerredda e dintorni di che son capaci.
Ma è vero?  E dove sta scritto?
Qui la RELAZIONE DI MEDIO TERMINE SULLA SITUAZIONE DEI POLIGONI DI TIRO, approvata il 30 maggio 2012.  Di seguito le conclusioni della “relazione”. Da nessuna parte c’è scritto che i poligoni militari di Teulada e Capo Frasca saranno chiusi.
“In sintesi, la Commissione formula le seguenti proposte ed indicazioni:
per quanto riguarda l’area di Salto di Quirra:
• procedere al definitivo divieto di tutte le attività suscettibili di produrre grave pregiudizio alla salute e all’ambiente;

• avviare, senza alcun ulteriore indugio, l’opera di bonifica radicale, coerentemente con le indicazioni sulla criticità della condizione ambientale, delle zone emerse dai progetti di caratterizzazione condotti e dall’indagine della Procura della Repubblica di Lanusei;
• concludere in tempi brevi l’indagine epidemiologica ad hoc e al tempo stesso intraprendere le iniziative necessarie per il conseguimento della certificazione ISO 14001 del PISQ e l’attivazione del sistema informativo ambientale finalizzato al monitoraggio delle condizioni ambientali del territorio anche accessibili in tempo reale agli organi istituzionali di controllo;
• riqualificare l’intera area attualmente soggetta a servitù militare, pervenendo anche ad una suo ridimensionamento e destinando le aree non più soggette a vincolo ad usi civili o di tipo duale, con particolare riferimento allo sviluppo di attività attinenti alla protezione civile, alla ricerca scientifica e tecnologica in settori innovativi, ivi compresa l’elettronica, alla sperimentazione di aerei UAV, alla ricerca per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei militari impegnati nelle missioni internazionali, alla tutela delle iniziative imprenditoriali e delle competenze tecniche e professionali sviluppati nei territori interessati;
per quanto riguarda più in generale il sistema dei poligoni di tiro:
• ripensare il ruolo e la funzione strategica di un sistema progettato ed attuato oltre cinquant’anni fa, in un contesto geopolitico del tutto diverso da quello attuale, e, alla luce della generale esigenza di snellimento e razionalizzazione degli apparati pubblici, procedere alla ridimensionamento delle servitù militari in Sardegna, anche mediante la progressiva riduzione dei Poligoni di Capo Frasca e di Capo Teulada e la concentrazione di tutte le attività sostenibili nel Poligono Interforze di Salto di Quirra, secondo le modalità sopra indicate;
• individuare, nell’ambito dello Stato maggiore della Difesa ed eventualmente degli Stati Maggiori di Arma, le funzioni preposte alla programmazione, al coordinamento ed all’attuazione delle bonifiche dei poligoni di tiro, in tutta Italia, procedendo ad una ricognizione a carattere nazionale sulla situazione ambientale delle aree dove sono insediate tali installazioni, anche utilizzando il modello offerto dal progetto di caratterizzazione ambientale di Salto di Quirra;
• potenziare, soprattutto con riferimento ai poligoni, le funzioni centrali di indirizzo, coordinamento e programmazione presso l’amministrazione della Difesa rivolte a rafforzare le attività finalizzate a realizzare una completa ed aggiornata valutazione dei rischi e a rendere più efficienti i servizi di prevenzione e protezione, eventualmente attraverso la formulazione da parte del Ministero della difesa, di un piano nazionale di intervento;
• assicurare, anche attraverso il coordinamento con le altre amministrazioni, con le Regioni e con gli enti locali, il pieno mantenimento dei livelli occupazionali presenti nelle aree e nelle zone limitrofe ai poligoni interessati a forme di riconversione o di ristrutturazione;
• impegnare il Governo all’inserimento, a partire dalla prossima Legge di Stabilità 2013, di un congruo ed adeguato finanziamento pluriennale dedicato alle opere di bonifica dei poligoni militari;
Sull’attuazione delle predette indicazioni, il Governo riferisce, una prima volta, entro il 30 settembre 2012, e successivamente con periodicità annuale, mediante una relazione al Parlamento.”
Pie intenzioni, il resto è tutto da vedere.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

QUIRRA: Si studieranno nuovi sistemi di armi

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 5 giugno 2012 alle ore 12.36 ·
 



Approvata all’unanimità nella tarda serata di ieri la relazione del senatore Pd Scanu: il poligono verrà riconvertito in un polo di la ricerca “anche” per nuovi sistemi d’arma. Probabile, nei prossimi cinque anni, la chiusura di Capo Frasca e Capo Teulada

Dopo alcuni slittamenti, la decisione della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito finalmente è arrivata e la Sardegna adesso spera di esultare. Nella tarda serata di ieri la Commissione del Senato ha approvato all’unanimità la relazione redatta dal democratico Gian Piero Scanu.

In sostanza, dice il testo i poligoni di Capo Teulada (CA) e di Capo Frasca (OR) vanno chiusi e quello di Perdasdefogu-Salto di Quirra (tra la Provincia di Ogliastra e quella di Cagliari) riconvertito.

Dieci giorni fa, come ultimo atto di approfondimento e conoscenza, l’audizione del generale Maurizio Lodovisi, comandante logistico dell’Aeronautica Militare, che sta coordinando le bonifiche nell’area oggetto dell’inchiesta della Procura di Lanusei e che nei mesi scorsi ha seguito il recupero dei rottami di missili rimasti nei fondali di capo San Lorenzo. Nel suo intervento davanti ai senatori però il militare, più che sulla questione dei veleni, si era “concentrato”sull’ottimo rapporto che legherebbe i militari al territorio; nonché sulle ripercussioni che la chiusura del poligono di Quirra avrebbe sull’economia dell’Isola, con una perdita fino a 150 milioni di euro.

Tutto vero, ma le domande rivoltegli dalla commissione erano altre: “Quali bonifiche sono state fatte? Quante se ne devono ancora fare? Quanti soldi verranno impiegati per farle?”.

Di diverso tono era stato l’intervento del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Quattro ore, durante le quali il magistrato aveva raccontato – carte, fotografie e grafici alla mano – ai commissari parlamentari cosa avviene in quelle zone. Dove si sperimentano armi e si esercitano forze armate della NATO, si smaltiscono bombe delle due guerre mondiali. Dove la popolazione (i pastori in primis) si ammalano di tumore e i bambini e gli agnelli nascono malformati.

La situazione è allarmante anche a Capo Teulada, dove le esercitazioni militari, iniziate nel ’56, non si sono mai fermate: i terreni del poligono Delta – una penisola di 400 ettari – e i fondali davanti sono tanto inquinati e colmi di proiettili (all’uranio?) da essere interdetti anche al personale della base e giudicati non bonificabili dalle autorità militari. Sul secondo poligono d’Italia – il primo d’Italia e d’Europa è Quirra – avevano indagato negli anni precedenti già altre due commissioni, ma le sentenze, grazie alle autocertificazioni prodotte dai militari, dissero che era tutto pulito.

Non è da meno Capo Frasca. Qui sono morti due giovani avieri impiegati nella raccolta a mani nude degli ordigni sganciati dagli aerei durante le esercitazioni militari. Uccisi secondo il presidente dell’Anavafaf, l’Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, dall’U 238 (uranio impoverito).

Questo in parte il contenuto del documento redatto dal senatore Scanu – già primo firmatario di una mozione presentata più di due mesi fa – su incarico conferitogli dal presidente della stessa Commissione, Giorgio Rosario Costa, e votato ieri sera. Un’approvazione all’unanimità che per il senatore sardo ha un “valore storico”. E’ la prima volta infatti che il Senato “ammette” la pericolosità di certe attività militari. “Le commissioni d’inchiesta – ricorda Scanu – hanno gli stessi poteri della magistratura. Il Governo e gli enti preposti dovranno dunque prendere atto del voto espresso e attenersi a quanto prescritto nella relazione”.

Di certo una decisione importante per la Sardegna, che da sola ospita l’80 per cento delle aree di tutta Italia sottoposte a servitù militari, ma non si può parlare comunque di uno smantellamento immediato.

“Le basi di Capo Frasca e Capo Teulada – come spiega Scanu al fattoquotidiano.it – verranno progressivamente ridotte. La relazione intermedia, cioè l’atto deliberativo della commissione – prosegue l’esponente del Pd – prevede che il Governo ci proponga, entro i prossimi quattro mesi, la propria tempistica, per le procedure di bonifica e la definitiva chiusura. Secondo me – conclude – se facessimo questa operazione nei prossimi cinque anni sarebbe un eccellente risultato”. Né può essere considerato un smantellamento totale. Perché è vero che Quirra cesserà di essere un poligono, ma verrà convertito in un polo di ricerca scientifica e tecnologica, “anche di interesse della Difesa”, ammette Scanu.

Si studieranno insomma “anche” nuovi sistemi d’arma. E comunque nella terra dei quattro mori, rimarranno altre servitù militari (Decimomannu, Torre Poglina, La Maddalena, Sella del diavolo, S’ Ena Ruggia, Cala Andreani ecc..).
Gabriele Paglino

Da ilFatto del 31 maggio 2012

Quirra, il poligono della morte non chiuderà

Il poligono militare sardo verrà bonificato, ma i test proseguiranno. E i soldi per la riqualificazione dell'area non ci sono

Scritto da il 1 giugno 2012 
quirra 2 500x333 Quirra, il poligono della morte non chiuderà
Il poligono militare di Salto di Quirra, in Sardegna, non chiuderà. Lo ha deciso la Commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito, che da vent’anni uccide di tumore ai polmoni i militari e i cittadini che lavorano e vivono nei pressi della base. Il relatore Scanu (Pdl) annuncia una “radicale riconversione, ben più di una grattatina del terreno”, per “tutelare i posti di lavoro della base”. Ma non si parla di scadenze o di cifre.
Quirra non s’ha da chiudere. A differenza di Capo Teulada e Capo Frasca, gli altri due poligoni militari del sud-est sardo, che “verranno smantellati”. La decisione della Commissione del Senato, presieduta da Giampiero Scanu (Pdl) , sarà anche storica, ma non è completa. Lasciare i poligoni in funzione, nelle stesse zone dove per vent’anni hanno macinato vittime e causato deformazioni a uomini e animali, significa nascondere il problema. La bonifica partirà, assicura Scanu, e sarà radicale: ma i soldi dovrà metterli lo Stato e la Regione, ed entrambe piangono miseria. Nessun vincolo temporale impegna il Governo a tirarli
fuori.
Tanto più che, lasciando in funzione il Salto di Quirra, l’inquinamento continuerà anche dopo la bonifica. I missili all’uranio impoverito continuano ad essere utilizzati nei test della base, e sulla relazione della Commissione non c’è alcun obbligo di interruzione di questi test. Nei prossimi anni, potremo tornare a vedere i caccia israeliani in volo sulla Sardegna, impegnati a testare i missili terra-aria all’uranio impoverito sull’isola. O forse prima, se altri paesi offriranno denaro a Roma per usufruire di un così comodo – e discreto – parco giochi militare.

http://www.dirittodicritica.com/2012/06/01/quirra-uranio-vittime-98112/

sabato 2 giugno 2012

NON HO SENTITO NESSUN TG ITALIANO COMMENTARE LA NOTIZIA

 IL SENATO:Subito le bonifiche perchè la situazione ambientale nel poligono di Quirra allarmante. Ci sono zone altamente inquinate, che mettono potenzialmente a rischio la salute. E morti sospette tra militari e civili. Colpa delle guerre simulate e dei test di armi effettuati senza gli accorgimenti di legge. Non più il tempo di controllare acqua, suoli e terra. Si sa già molto, quasi tutto. urgente intervenire. Vietando le attività più nocive per ambiente e salute. Subito. Sollecitando la conclusione dell'indagine avviata dall'Istituto superiore della Sanità sull'incidenza dei tumori a ridosso delle aree militari. E avviare la chiusura dei poligoni di Teulada e Capo Frasca, nell'ottica di un risparmio dei costi per lo Stato in un clima di politica internazionale profondamente mutato.
Tratto dal quotidiano l'Unione Sarda del 31/05/2012
Video TG Regione Sardegna h 14.00

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STOP ALLE BASI MILITARI IN SARDEGNA

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 31 maggio 2012 alle ore 23.33 ·
 



Dal Senato arriva la sentenza per le basi militari della Sardegna: chiusura per i dei poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca e la riconversione del poligono interforze sperimentale di Quirra. Così ha deciso all’unanimità la Commissione parlamentare d’inchiesta sull'uranio impoverito, che ieri a tarda sera ha approvato con il voto favorevole di tutti i presenti la relazione preparata dal senatore sardo Gian Piero Scanu (Pd), già primo firmatario di una mozione sostenuta da 120 parlamentari con cui si chiede appunto la chiusura dei poligoni militari sardi.

ADDIO STELLETTE E ALTERAZIONI
La relazione Scanu prevede la cessazione di ogni possibile fonte di inquinamento o danni all’ambiente alla popolazione di Quirra, con la riconversione del poligono in un centro polivalente internazionale tecnologico- scientifico. é stata presentata ieri nel primo pomeriggio alla Commissione parlamentare d’inchiesta, nel corso di una prima seduta di lavori. La commissione è stata poi riconvocata alle 20 per una seconda riunione e per la votazione del documento. «Questa approvazione ha un valore storico», ha commentato Scanu, «Le commissioni d’inchiesta hanno gli stessi poteri della magistratura.

Ora il Governo e gli enti preposti dovranno prendere atto del voto espresso e attenersi a quanto prescritto nella relazione». Chiusura delle basi, e mai più marcia indietro, quindi. A sollecitare la risoluzione votata ieri dalla Commissione d’inchiesta, era stato lo stesso presidente dell’organismo parlamentare, Giorgio Rosario Costa, dopo l’audizione del generale Maurizio Lodovisi, responsabile logistico dell’Aeronautica Militare, sulle bonifiche svolte o ancora da svolgere nell’area oggetto dell’inchiesta della Procura di Lanusei per le morti sospette di militari e pastori. In precedenza era stato il procuratore, Domenico Fiordalisi, a raccontare ai senatori della Commissione quanto accaduto in questi anni nella zona del salto di Quirra, dove si sono registrati diversi casi di tumore tra la popolazione e di malformazione negli animali.

LE RIVELAZIONI CHOC
Nel corso della sua audizione, Fiordalisi aveva descritto nei dettagli ai parlamentari le inquietanti scoperte della inchiesta da lui condotta sull’inquinamento ambientale nei terreni del poligono e nelle aree circostanti. Il procuratore aveva esibito dati, tabelle, analisi scientifiche e filmati che documentano un disastro ambientale senza precedenti.

Secondo la deposizione del procuratore del tribunale di Lanusei, a Quirra, in 24 anni di esplosioni di bombe e munizioni residuate dagli arsenali dell’Aeronautica militare di tutta Italia, si sarebbero liberate nell’ambiente sostanze killer sia per la salute umana e animale, sia per il delicato ecosistema della zona.

Uranio impoverito, torio 232, altre polveri di metalli pesanti, e perfino il sospetto che negli oltre 12 mila ettari che si estendono sul territorio di una dozzina di Comuni possano essere stati sepolti negli anni chissà quanti fusti pieni di napalm. «Ho letto documenti dell’amministrazione militare che indicano il Poligono, quest’area di terra, come luogo ove sotterrare dei fusti al napalm, che l’amministrazione militare non sapeva come smaltire, e vista la loro pericolosità nel caso si fosse incendiato, era stata data l’indicazione di metterlo nei fusti e sotterrarlo nel poligono di Perdasdefogu », aveva spiegato Fiordalsi ai senatori. «Che sia stato fatto, non ne ho la prova, non sono state fatte ricerche apposite, perché ci sono solo questi documenti.

Questi sono dati che si aggiungono per valutare la pericolosità del sito». Se la presenza del napalm resta un sospetto, Fiordalisi aveva parlato invece con certezza delle esercitazioni militari fasulle. Esplosioni su esplosioni fatte con il solo scopo di smaltire gli ordigni e le munizioni non più utili all’Aeronautica. Quelle operazioni provocavano delle colonne di fumo e polveri che hanno avvelenato i campi, le sorgenti di acqua che servono Quirra ed Escalaplano, e secondo la tesi della Procura anche le vite di decine di pastori morti per tumore.

Da Sardegna Quotidiano del 31 maggio 2012

Poligoni in Sardegna sotto accusa.Raccolta delle testimonianze degli ex militari


pubblicata da GlobalInfoAction SARDEGNA il giorno mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 10.28 ·


Abbiamo voluto raccogliere in questa nota le testimonianze di chi per la prima volta, rompendo il muro del silenzio, rivela ciò che avviene in terra Sarda all'interno dei Poligoni .Piccoli tasselli, fondamentali per ricostruire il quadro. Decenni di esplosioni e bombardamenti in terra e mare hanno prodotto un risultato ormai sotto gli occhi di tutti, troppe vittime civili e militari e vaste aree della Sardegna contaminate,alcune irrimediabilmente perse PER SEMPRE.
La terra di Sardegna continua ancora oggi ad essere sacrificata in nome di una "Difesa Natzionale".




L'ex aviere: a Capo Frasca senza protezioni «Mi sono ammalato nella base»

Ignazio Porcedda ha chiesto i danni in base alla legge che parifica i poligoni sardi come Capo Frasca, Quirra e Teulada alle zone di guerra dove la Nato ha ammesso di aver usato armi all'uranio impoverito. Diagnosi: leucemia linfatica cronica. Certe volte il referto dei medici lascia senza parole. E il pensiero corre a cercare di capire come ci si possa essere ammalati. Ignazio Porcedda, 56 anni, cagliaritano, non ne ha le prove, ma è convinto che sia tutta colpa del periodo di leva trascorso a Capo Frasca, nel 1975 e 1976. «È vero, è trascorso tanto tempo, ma io stavo male da parecchio e soltanto quattro anni fa, dopo una lunga malattia di mia moglie, mi sono deciso a un check up, ad accurati controlli medici». Poligono sotto accusa: perché? «Perché noi giovani avieri eravamo utilizzati senza alcuna protezione per i compiti più pericolosi». Per esempio? «Io avevo la qualifica di autista e ogni giorno venivo impiegato al termine delle esercitazioni per la bonifica del poligono». In che modo? «Gli aerei degli americani, dei tedeschi, dei francesi, dei canadesi, di tutte le forze Nato, partivano da Decimomannu e prendevano di mira i bersagli sistemati a Capo Frasca. Sparavano con le armi usate poi nel resto del mondo». Il suo compito? «I tiri a fuoco cominciavano alle otto del mattino e finivano alle cinque del pomeriggio. C'era un'area grande come un campo da calcio, con la sabbia, dove erano sistemati i bersagli. A fine giornata, per due ore, con un camion dotato di elettrocalamita, dovevamo raccogliere proiettili e i bossoli, esplosi oppure ancora attivi». Mezzi di sicurezza? «Nessuno. D'estate faceva caldo, non c'era alcun controllo, lavoravo sul camion a torso nudo». Lei è convinto di essersi ammalato a Capo Frasca? «Sì. Sono uno dei tanti che ha chiesto il risarcimento dei danni in base al nuovo decreto legge che parifica poligoni di tiro sardi ai teatri di guerra del Kosovo, dell'Iraq, della Somalia e dell'Afghanistan, dove la Nato ha ammesso di aver usato armi all'uranio impoverito». A che punto è la pratica? «La sta seguendo il patronato Inca della Cgil. Ho già sostenuto le visite mediche presso una struttura militare. Siamo in tanti. Molti arrivano dalla zona di Quirra, altri da Teulada». Il decreto impone limiti di residenza (entro un chilometro e mezzo dalle basi militari) contestati dai civili che abitano a Villaputzu, Teulada e Arbus. «Per me il caso è diverso visto che ho prestato servizio militare nel poligono. Comunque mi sono deciso a rilasciare questa testimonianza anche per dare forza e sostegno ai tanti malati che non hanno ancora trovato il coraggio per intentare la causa di risarcimento alla Difesa. Nel caso si dovesse arrivare a mandare avanti un'azione risarcitoria collettiva, è giusto coinvolgere il maggior numero possibile di persone che possono aver contratto linfomi e leucemie a causa delle guerre simulate ospitate da cinquant'anni in Sardegna». A dare sostegno morale a Ignazio Porcedda c'è Bettina Pitzurra, attivista dell'Irs e componente del Comitato per la Salvaguardia ambientale del Sarrabus. «Da quando la Procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta sull'alta incidenza dei tumori nella zona attorno al poligono di Quirra e Perdasdefogu, tante persone finalmente hanno trovato il coraggio di denunciare pubblicamente la loro malattia. Tanti casi, prima sconosciuti, stanno venendo alla luce. E lo stesso è giusto che accada per Teulada e Capo Frasca: per tanti anni la Sardegna è stata teatro di test bellici dove neppure i militari italiani sapevano veramente quel che stava accadendo. E purtroppo temiamo che i dati delle Asl sui casi di tumore nella zona attorno al poligono di Quirra (10 pastori malati su 18) siano al ribasso. È ora che il popolo sardo si mobiliti chiedendo la chiusura delle basi causa di tante morti e la bonifica. Anche del mare». PAOLO CARTA
http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=491&s=159400&v=2&c=1489&t=1&aclang=it-it%2Cit%3Bq%3D0.8%2Cen-us%3Bq%3D0.5%2Cen%3Bq%3D0.

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«Quirra, veleni nell'acqua»Il superteste: 800 quintali di esplosivi al giorno
  "non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca"

«Così per anni e anni abbiamo fatto esplodere 800 chili di esplosivo al giorno nel poligono di Perdasdefogu, dopo aver scavato buche larghe trenta metri e profonde anche venti. Brillamenti capaci di sprigionare nubi nere e bianche, che raggiungevano Quirra o Escalaplano a seconda del vento. In quelle buche poi si raccoglieva l'acqua delle piogge, si abbeverava il bestiame, e poi i veleni filtravano nelle falde sotterranee». IL TESTE C'è un nuovo supertestimone nel procedimento giudiziario aperto dalla procura di Lanusei sull'eventuale rapporto tra attività del poligono militare del Salto di Quirra e l'insorgenza di malformazioni e tumori nella zona. È un ex soldato che nei giorni scorsi ha contattato il nostro giornale, L'Unione Sarda , per fornire fotografie inedite, per avere un contatto con gli inquirenti. «Voglio raccontare le cose come stanno, la magistratura deve sapere la verità e accertare quel che è avvenuto non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca. Nel poligono della costa di Arbus abbiamo contato diciotto morti di tumore, il nostro sospetto è che anche in quel caso le acque inquinate possano avere creato gravissimi problemi di salute a persone e animali». IL RISERBO Il nome resta top secret, per evidenti ragioni di riserbo investigativo, ma l'ex militare è già stato interrogato dagli uomini della Squadra mobile di Nuoro diretti da Fabrizio Mustaro e le sue parole sono già al vaglio del procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. I RICORDI «Per dieci anni - prosegue l'ex sottufficiale - ho lavorato proprio al brillamento delle armi da smaltire in arrivo da tutta Italia. Speciali convogli ferroviari trasportavano gli armamenti sino al porto di Genova, poi il viaggio in una nave speciale sino a Porto Torres, quindi sino al deposito di Serrenti. Le campagne di brillamenti a Perdasdefogu duravano venti giorni al mese per intere stagioni. C'era tutta una procedura per realizzare le buche, per far esplodere le munizioni. No, non sono un artificiere, non sono in grado di dire quali tipi di munizioni o bombe venivano distrutte a Perdasdefogu. Di sicuro dovevamo rifugiarci dentro i camion dopo il botto per evitare di respirare le polveri nere o bianche o grigie che oscuravano il sole. Un mio collega si è ammalato ed è morto di tumore. In quei terreni poi pioveva, si creavano pozze dove si abbeveravano gli animali. Tutto ciò avveniva a Perdasdefogu e anche a Capo Frasca, dove ho lavorato ugualmente per tanti anni. e dove ho assistito alla malattie di tanti amici, tanti colleghi, tanti lavoratori». L'INCHIESTA Secondo la Procura, queste attività erano tra le più pericolose per l'ambiente e potrebbero aver avvelenato suoli e falde acquifere del Salto di Quirra. Un piccolo impianto di potabilizzazione avrebbe poi mandato l'acqua contaminata sino ai rubinetti delle case di Quirra, soprattutto di una parte della frazione, quella dove si è registrato il più alto numero di tumori.
Paolo Carta
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=166801&v=2&c=1489&t=1

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ARBUS. Angelo Piras , ex aviere, racconta: BONIFICHE SENZA PROTEZIONI DOPO GLI SPARI DEI CACCIA USA PRONTI PER L'IRAQ

«Mi sento un sopravvissuto. Quel che accade nei poligoni sardi è fuori da ogni logica. Bisogna che venga infranto questo muro di omertà: basta con le morti di tanti giovani sani che lavorano o abitano attorno alle basi militari».

dall'inviato Paolo Carta
 SCANO MONTIFERRO «Piacere, ex aviere Piras Angelo, classe 1979, di Scano Montiferro. Sopravvissuto».
In che senso?
«Ho svolto il servizio militare nel poligono di Capo Frasca nel 1997, due miei compagni d'armi sono morti giovanissimi, per colpa di due tumori rarissimi. Sarebbe potuto succedere anche a me, ringrazio la fortuna e il cielo se io adesso posso raccontarlo. Lo faccio per i miei amici che non ci sono più».

Perché lei dà la colpa al poligono?
 «Innanzitutto non c'è nessun'altra spiegazione possibile per le malattie dei miei due ex commilitoni. Gianni Faedda di Campanedda (Sassari) e Maurizio Serra di Castelsardo avevano la mia età, hanno avuto un tumore alle parti genitali e al cervello. La malattia se li è portati via a vent'anni, subito dopo la leva. Erano giovani e forti e sono morti».

Sì, ma che colpa ha il poligono?
 «Allora, bisogna che racconti ciò che succedeva lì dentro».

Sì.
 «Gli aerei che decollavano dall'aeroporto di Decimomannu venivano a Capo Frasca a bombardare. Noi preparavamo i bersagli, seguivamo le traiettorie via radar e con i teodoliti, bonificavamo il territorio. Senza alcuna protezione».

Bombe finte, piene di cemento, secondo l'Aeronautica.
 «Il fumo usciva ugualmente. E poi di notte erano trattate con il fosforo rosso»

Sostanza innocua.
 «Facilmente infiammabile. C'erano piccole combustioni, anche quelle sono cancerogene, o no?».

Sì.
 «E poi mica si tiravano solo quelle bombe».

Cos'altro ancora?
«Gli aerei italiani, francesi, inglesi, tedeschi e statunitensi, cioè i cacciabombardieri, passavano a volo radente e mitragliavano i bersagli in alluminio, realizzati dall'Alcoa di Portovesme. Li trapassavano da parte a parte. E noi dovevamo poi ripulire il terreno dai proiettili».

A mani nude?
« Sempre. Eravamo soldati di leva, manodopera a costo zero. Ce n'erano tantissimi, come stradelle di ghiaia. Molti erano inesplosi, lunghi due palmi, li aprivamo e all'interno c'erano sostanze strane».

Operazioni pericolose.
«Nessuno ci controllava, nessuno sapeva niente. Neanche i nostri superiori. E anche alcuni marescialli si sono ammalati a Capo Frasca. Anche loro vittime».

Accuse deboli.
«Guardi, secondo me, all'insaputa dei vertici militari, in Sardegna le forze Nato hanno sperimentato i proiettili utilizzati poi nella guerra del Golfo».

Uranio impoverito?
«Io faccio l'imprenditore, dirigo l'azienda zootecnica di famiglia, non posso dirlo con certezza. Però...»

Però?
«Ho visto con i miei occhi esercitarsi e sparare gli stessi aerei americani, dipinti di giallo per mimetizzarsi nel deserto, che poi hanno partecipato alla Guerra in Iraq. Le armi le hanno testate in Sardegna, di questo ne sono sicuro, ne sono testimone».

Perché raccontare tutto ciò a distanza di anni?
«Ho letto le notizie da Quirra, i tumori, le leucemie, gli agnelli malformati. Io faccio l'allevatore, a Scano Montiferro, il mio paese, c'è stato un vitello nato con due teste in 50 anni. Ancora se ne parla. Non è una cosa normale. E poi...».

E poi?
«Ricordo i miei amici morti, ho presente la battaglia che stanno conducendo le loro famiglie per ottenere giustizia. Rompere questo muro di omertà è importante. Per arrivare alla verità, per evitare che tanti altri giovani, allevatori e soprattutto militari come Gianni e Maurizio, debbano morire per colpa delle esercitazioni di guerra».
Se avrà un figlio?
«Spero che quando verrà al mondo i poligoni saranno chiusi e bonificati da un pezzo».
http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110130&Categ=0&Voce=1&IdArticolo=2546484

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L'ex soldato Giovanni Madeddu: «Linfoma dopo Capo Frasca» 
anche tanti miei colleghi si sono ammalati

GUSPINI. Dal 1968 al 1987 Giovanni Madeddu ha lavorato nel poligono di Capo Frasca. Grado maresciallo. Incarico: armiere nelle guerre simulate ospitate nella base militare lungo la costa tra Arbus e l'Oristanese. Da qualche anno sta combattendo una battaglia personale ben più dura: contro un linfoma diffuso a grandi cellule. È un tumore al sistema emolinfatico e il pensiero inevitabilmente va ai tanti colleghi colpiti da malattie analoghe dopo aver prestato servizio nelle missioni all'Estero dove la Nato ha utilizzato armamenti all'uranio impoverito, ai tanti soldati e ai pastori che si sono ammalati nella zona del Salto di Quirra. I MALATI «Non ho nessuna certezza - dichiara dalla sua casa di Guspini Giovanni Madeddu, oggi 75enne, - posso soltanto dire che quello delle malattie è un argomento discusso molto spesso anche nel poligono di Capo Frasca. Un mio collega quattro anni fa è morto per un tumore al fegato, un altro non ce l'ha fatta dopo un tumore al pancreas, un superiore che lavorava con me ha avuto una rara forma neoplastica al cervelletto». L'INCHIESTA La Procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta che sta facendo luce su quanto è accaduto nel poligono di Perdasdefogu. Il procuratore Domenico Fiordalisi sta cercando di capire se esiste un nesso tra le attività svolte all'interno della base, l'inquinamento ambientale causato dalle guerre simulate e l'insorgenza di determinate patologie. IL TESTIMONE Un supertestimone ha raccontato nel dettaglio lo svolgimento dei brillamenti di ordigni provenienti da tutta Italia, avvenuti dagli anni 70 a oggi e sospettati di aver avvelenato pascoli e acque a Quirra. L'ex militare ha prestato servizio anche a Capo Frasca e ha raccontato agli inquirenti che 14 suoi commilitoni sono morti di tumori tra Arbus e l'Oristanese. NESSUNA BONIFICA «Un fatto è certo - interviene Madeddu - anche a Capo Frasca non è mai stata effettuata una vera bonifica del territorio, sono stati lasciati per venti-trent'anni i residui delle esercitazioni delle Forze armate di tutto il mondo. Ricordo soprattutto una radura, dove si accumulavano i proiettili. Quando pioveva si creavano dei pantani e l'acqua poi filtrava nel terreno. La stessa acqua che poi - attraverso un sistema di pozzi artesiani - veniva utilizzata per ogni uso nel poligono o nei vicini poderi. E in diversi casi l'Asl ha rilevato anomalie e impedito che venisse utilizzata per scopi alimentari». GLI USA Madeddu non se la sente di accusare esplicitamente il poligono di Capo Frasca per la sua malattia che lo ha costretto a interventi chirurgici, a cicli di chemioterapia, a controlli semestrali. «Ricordo però che in determinati periodi Capo Frasca funzionava a pieno regime, venivano a esercitarsi le forze Usa reduci dal Vietnam, si lavorava anche per tutta la notte con turni davvero massacranti. Non so se sia mai stato usato uranio impoverito ma sicuramente a Capo Frasca hanno sparato gli aerei Usa A 10 che possono montare quel tipo di armamento. Il dubbio c'è». Da anni le amministrazioni comunali della zona e adesso anche la nuova Provincia del Medio Campidano chiedono controlli ambientali e sanitari in grado di fare chiarezza. Sinora tutto è rimasto lettera morta.
 Paolo Carta
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=167575&v=2&c=1489&t=1

L'IMBARAZZANTE TRASFORMISMO DEL PARTITO DEMOCRATICO SULLA SMILITARIZZAZIONE

DAL BLOG "IN LIBERTADE" di Enrico Piras

Oggi il Partito Democratico, per voce dei suoi membri nel Parlamento italiano, soprattutto del Senatore Giampiero Scanu, primo firmatario della mozione sostenuta da 120 parlamentari per chiedere la chiusura dei poligoni sardi,  vorrebbe ergersi a paladino della smilitarizzazione della Sardegna. 
Argomento che, tra le altre cose,  noi indipendentisti trattiamo da sempre. Fa piacere sapere che anche il Partito Democratico è capace di svegliarsi e trasformarsi a seconda del volere popolare. 

Infatti lo stesso Partito Democratico  il 26 settembre 2008 per firma dei suoi parlamentari sardi Paolo Fadda, Sirio Marroccu, Guido Melis, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Andrea Lulli e Caterina Pes presentò al Ministro della Difesa e dello Sviluppo Economico un'interrogazione che premeva per l'ampliamento del Poligono Interforze del Salto di Quirra.

Qui il testo dell’interrogazione di quel giorno:

Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-00372
presentata da
AMALIA SCHIRRU
lunedì 29 settembre 2008, seduta n.056

SCHIRRU, LULLI, MELIS, MARROCU, FADDA, PES e CALVISI. - Al Ministro della difesa, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la notizia appresa sui quotidiani regionali sardi nei giorni scorsi, che le sperimentazioni sull'aereo senza pilota Sky X avrebbero lasciato l'Ogliastra e la Sardegna a favore della Puglia ha registrato notevoli preoccupazioni;

la realizzazione di una pista di volo a Monte Cardiga è la pregiudiziale, insieme all'autorizzazione di un corridoio di volo con Decimomannu, per la messa in rete dei quattro poligoni sperimentali della Sardegna. Una struttura unica in Italia, adatta per le sperimentazioni sia militari che civili di grande rilevanza, possibili grazie alla disponibilità di un territorio esteso per dodicimila ettari, più un ampio braccio di mare sulla costa orientale. Il «quadrilatero sardo» sarebbe l'unico in grado di contrastare le mire egemoniche del Metadistretto dell'Aerospazio recentemente costituito da Alenia-Finmeccanica con le Regioni di Piemonte, Campania e Puglia, le Università e 300 imprese locali. Alla realizzazione della pista di volo a Monte Cardiga è collegato anche il progetto di un Centro per la sperimentazione ambientale di rilevanza europea. La nascita del Polo Aerospaziale rappresenta, quindi, per alcuni territori sardi, l'unica possibilità di un futuro industriale;

il Ministero della difesa ha ribadito il via libera alla nuova pista di volo del Poligono. Ma le sperimentazioni sui velivoli Sky e Neuron dipendono dall'accordo fra vertici militari e Finmeccanica;

la realizzazione dell'opera, fondamentale per le sperimentazioni aerospaziali, sia militari che civili, è appunto legata all'esito delle trattative in corso con Finmeccanica riguardo alla ripartizione dei costi e delle modalità di utilizzo della pista sperimentale da parte di entrambi i contraenti;
le modalità dell'accordo prefigurerebbero, su scala ridotta, le caratteristiche di quella new company tra soggetto pubblico e industrie private auspicata dalla Nato per il potenziamento del Poligono;

anche la sperimentazione sui due prototipi di aereo senza pilota (Sky X e Neuron), che vede in primo piano il gruppo italiano Alenia-Finmeccanica, è frutto di una collaborazione europea. Solo che l'Italia investe appena il 4 per cento nel settore della ricerca aerospaziale, a fronte del 13 per cento della Francia e all'11 per cento di Germania e Gran Bretagna. Per colmare questo divario è stato costituito recentemente il Metadistretto italiano dell'Aerospazio tra le Regioni Piemonte, Puglia e Calabria;

la Sardegna è stata tagliata fuori, nonostante rappresenti con il Poligono del Salto di Quirra (da collegare all'aeroporto militare di Decimo tramite un corridoio aereo) il quarto vertice naturale del sistema, indispensabile per chiudere il quadrilatero delle sperimentazioni più impegnative made in Italy. Salvo ricorrere a costose trasferte presso i poligoni del Nord Europa. Sindacato, forze politiche e amministratori dell'Ogliastra sono ora impegnati per recuperare al territorio un ruolo adeguato in un contesto di tecnologia avanzata del valore prossimo ai 5 miliardi di euro;

per quanto riguarda la realizzazione della pista di volo a Monte Cardiga, si sta lavorando ad una bozza d'accordo con Finmeccanica che prevede a carico del Poligono l'esecuzione dei lavori di movimento terra affidato a uomini e mezzi del Genio Militare. Il Ministero della difesa ha ribadito per due volte quest'anno l'importanza primaria della striscia tattica polifunzionale a Monte Cardiga, respingendo le motivazioni del parere negativo pronunciato dal Comitato Paritetico. Il 24 aprile Arturo Parisi, Ministro della difesa del Governo Prodi, aveva dato il primo via libera alla realizzazione della pista. La decisione è stata ribadita il 25 luglio dal successore Ignazio La Russa con l'avvento del Governo Berlusconi -:

per saper se le notizie sopra riportate siano fondate e per conoscere la posizione del governo in ordine all'opportunità che il progetto possa comprendere anche la Regione Sardegna.(5-00372)

fonte:  http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=3928&stile=7

 giovedì 31 maggio 2012


APROVADA SA PROPOSTA SCANU SUPRA SOS POLIGONOS DE TZERACHIA ITALIANA


pubblicata da Bustianu Cumpostu il giorno mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 21.45 ·
APROVADA CHIN VOTU UNANIME SA PROPOSTA SCANO SUPRA SOS POLIGONOS DE QUIRRA- TEULADA E CAPOFRASCA - COMO EST ORA DE LOS TANCARE MA TOCAT A NOIS SA VARDIANIA CA SU COLONIALISMU CAMBIAT DE  PILU MA NON DE INTRAGNAS.
Ammrntu de sa proposta - Il senatore del Partito democratico non ha dubbi. «In Sardegna si trova l'80 per cento delle aree di tutta Italia sottoposte a servitù militari - spiega -. Una situazione inaccettabile. 35mila ettari della nostra isola sono off-limits e utilizzati come poligoni dalle forze armate. Una sproporzione che trova le sue origini in un mondo che non c'è più. La guerra fredda è finita con la caduta del muro di Berlino. Nell'isola tutto è rimasto fermo agli anni '50. La mozione, che ha già trovato sostegno bipartisan, chiede al Governo di chiudere entro tre mesi due poligoni, Teulada e Capo Frasca. Chiediamo di lasciare aperto Quirra perché noi non ci vogliamo collocare in un filone antagonista e ribellista. Siamo per il dialogo. Vogliamo aprire una mediazione e siamo sicuri che il territorio del Salto di Quirra possa essere riconvertito. Una parte va bonificato con un lavoro accurato. Ma siamo convinti che la base possa essere riconvertita. Per l'addestramento degli uomini della Protezione civile, per attività di ricerca aerospaziale, robotica, microelettronica».


CHIUSURA PER I POLIGONI DI TEULADA E CAPO FRASCA, QUIRRA RICONVERSIONE

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 23.23 ·



La Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito ha approvato all'unanimità la relazione Scanu, il documento preparato dal senatore sardo del Pd che chiede per la Sardegna, "gravata da troppe servitù militari", la chiusura dei poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca e la riconversione del poligono interforze sperimentale di Quirra.

Il voto è arrivato a tarda serata, dopo che la riunione della Commissione era stata rinviata alle 20. Un'approvazione all'unanimità che per il senatore Giampiero Scanu, già primo firmatario di una mozione sostenuta da 120 parlamentari che chiedeva la chiusura dei poligoni sardi, ha un "valore storico". "Le commissioni d'inchiesta - ricorda l'esponente del Pd - hanno gli stessi poteri della magistratura. Ora il Governo e gli enti preposti dovranno prendere atto del voto espresso e attenersi a quanto prescritto nella relazione".

Dunque si va verso la chiusura di due basi militari sarde e la riconversione del poligono di Quirra, già al centro dell' inchiesta della Procura di Lanusei per le morti sospette di militari e pastori. Era stato lo stesso procuratore Domenico Fiordalisi, a raccontare ai senatori della Commissione quanto accaduto in questi anni nella zona del salto di Quirra, dove si sono registrati diversi casi di tumore tra la popolazione e di malformazione negli animali. La relazione Scanu prevede la cessazione di ogni possibile fonte di inquinamento o danni all'ambiente alla popolazione di Quirra, con la riconversione del poligono in un centro polivalente internazionale tecnologico-scientifico.

Da L'Unione Sarda del 30 maggio 2012

martedì 8 maggio 2012

RADAR DENTRO IL POLIGONO MILITARE DI CAPO FRASCA

(IlMinuto) – Cagliari, 7 maggio – “In pochi giorni un gigantesco fungo è apparso all’interno del poligono di Capo Frasca”. E’ quanto denuncia con una nota stampa il Direttivo Politico Nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia. “Con tutta probabilità – spiega il comunicato – si tratta di uno dei radar che lo stato Italia voleva installare sulle coste dell’isola e che la massiccia mobilitazione dei comitati e degli indipendentisti ha ostacolato”. Non sembra infatti essere un caso che l’impianto sorga all’interno di un Poligono militare.

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domenica 6 maggio 2012

LA SARDEGNA E' SUCCUBE DI UNA OPPRIMENTE SERVITU' MILITARE

SPUNTA UN FUNGO - RADAR DENTRO CAPO FRASCA


In pochi giorni un gigantesco fungo è apparso all'interno del poligono di Capo Frasca.
Con tutta probabilità si tratta di uno dei radar che lo stato italia voleva installare sulle coste dell'isola e che la massiccia mobilitazione dei comitati e degli indipendentisti ha ostacolato.
Evidentemente ha vinto la linea delle guide indiane del colonialismo che immediatamente hanno suggerito a prefetti, militari e guardia di Finanza di realizzare questi radar dentro i poligoni militari per non suscitare il dissenso della popoloazione locale e dei comitati No Radar. I noti esponenti di spicco del PD Tore Cerchi, Gianfranco Ganau e Caterina Pes avevano fin da subito suggerito questa strada, come se il popolo sardo non avesse diritto di esprimere sovranità anche sulle aree attualmente occupate dall'esercito italiano!

A Manca pro s'Indipendentzia invita a non abbasare la guardia e smascherare questa nuova operazione di occupazione militare del nostro Paese!

DA A MANCA PRO S'INDIPENDENTZIA

sabato 14 aprile 2012

FERMARE la STRAGE di STATO - 15 APRILE SIT-IN MENSILE A CAGLIARI

Dopo anni di segreti, reticenze, depistaggi, sopratutto grazie all’opera del Dr. Domenico Fiordalisi della Procura di Lanusei, ormai il muro dell’omertà è stato squarciato sui veleni di Quirra e sulle stragi consumate nelle basi  e nelle missioni militari.
Questo risultato, importante ma ancora parziale, è dovuto anche all’opera di sensibilizzazione svolta da alcuni comitati e dai parenti delle vittime. La mobilitazione continua…
Il Comitato sardo Gettiamo le Basi, Famiglie militari uccisi da tumore, il Comitato Amparu (Teulada) e il Comitato Su Sentidu (Decimo), organizzano per domenica

15 aprile SIT-IN mensile a Cagliari, piazza del Carmine, ore 10

VERITA’ e GIUSTIZIA
per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono
FERMARE la STRAGE di STATO

Ecco il documento posto a base della manifestazione.
Dal 15 luglio 2011 il rappresentante del Governo ci offre molte parole di umana comprensione, il Governo permane in silenzio tombale.

LA VERITA’ sulla STRAGE di STATO, nota a tutti, è stata ormai dimostrata dalla Procura di Lanusei con prove inoppugnabili (rese note dai media a partire dal 24 marzo). Con un lavoro durato poco più di un anno ha risolto “il mistero” - che da 11 anni si vuole tale - del disastro ambientale e sanitario causato dal poligono Quirra-Perdasdefogu. Ha trovato alcune delle “armi del delitto”: lo smaltimento della spazzatura bellica Italia-Nato, sia in discariche fuorilegge, sia con i brillamenti fuorilegge, e conseguente contaminazione di aria, suolo, acque; le emissioni radar; il torio radioattivo sparso dai missili, accumulato e conservato nelle povere ossa degli uccisi. Ha messo sotto accusa:
* alcuni degli intoccabili in divisa, otto generali, un maggiore, due colonnelli, il tenente ex sindaco di Perdasdefogu;
* alcuni complici di alcuni dei depistaggi, i sei responsabili di due indagini “scientifiche” truffa approntate dal ministero della Difesa;
* due esponenti della vasta “zona grigia” dedita all’ostinata rimozione dell’evidenza. Il sindaco di Perdasdefogu e l’epidemiologo medico competente del poligono sono indagati per ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato.
Nulla toglie alla dimostrazione oggettiva del nesso causale tra le attività militari e la strage l’ipotesi, purtroppo realistica, che “gli intoccabili” evitino l’accusa di omicidio plurimo volontario. I meandri e i mille rivoli della catena di comando, la distribuzione di responsabilità in un groviglio inestricabile di livelli (dal soldato che ha eseguito l’ordine al Capo Supremo delle Forze Armate Italiane, ai vertici Nato) garantiscono l’anonimato, rendono improbabile individuare gli assassini con nome e cognome, quindi procedere contro
BLOCCARE la STRAGE di STATO esige una decisione politica immediata, non è demandabile né subordinabile ai tempi biblici del sistema giudiziario dell’Italia, ripetutamente condannata dall’UE per questo motivo. Il Governo ha l’obbligo impellente di sospendere subito le attività dei poligoni che devastano la Sardegna, non solo in base al principio di precauzione, ma anche in osservanza degli atti parlamentari d’indirizzo per l’Esecutivo, datati 23/2/2011, che gli hanno impartito la direttiva di chiudere i poligoni “ove emergessero oggettive situazioni di rischio” o “qualora risultasse un collegamento con l’alta incidenza dei tumori registrata”. Le due mozioni complementari del centrodestra e del centrosinistra, approvate dal Senato all’unanimità, sono un punto fermo. L’indagine della Procura, con la forza dell’evidenza sostenuta da prove inconfutabili, ha fatto cadere “ogni ragionevole dubbio” sul nesso causa/effetto. Non esistono più scappatoie. Ricordiamo le parole pronunciate in aula il 23/2/11 dal firmatario della mozione della maggioranza Pdl a sostegno della chiusura dei poligoni in Sardegna: “C’è un dato ormai acclarato. In quei territori abbiamo un’incidenza particolarmente alta di tumori (..) vi sono anomalie nella nascita degli animali allevati. Insomma il nesso esiste ed ormai non possiamo procrastinare una decisione”..

Dal PARLAMENTO ESIGIAMO che:
* difenda le sue prerogative incalzando il governo affinché esegua le direttive impartite il 23/2/011 e rientri nell’ambito della legalità provvedendo all’equa distribuzione sul territorio nazionale dei gravami militari scaricati sulla Sardegna in misura abnorme (il 60% del demanio a terra, non ci sono termini di raffronto con le altre Regioni sull’enormità delle zone aeree e marittime militarizzate);
* si attivi per fugare il sospetto feroce di avere inteso affidare la “scoperta della verità indiscutibile” all’ennesima puntata della farsa ricerca scientifica infinita mirata a NON trovare. Il sospetto è avvalorato dalla scelta furbesca dello strumento inadeguato, l’indagine epidemiologica N°3 in programma e dall’ultima trovata bipartisan, entusiasticamente sostenuta dal sindaco indagato, di potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra in cambio della chimera della liberazione di Teulada e Capo Frasca;

Dalla REGIONE ESIGIAMO
che apra una vertenza forte con lo Stato e faccia valere in tutte le sedi e con tutti gli strumenti di sua competenza:
* la cessazione dei “giochi di morte” del ministero della Difesa e delle FF.AA.; * il diritto alla salute e all’ambiente salubre;
* il diritto all’equa distribuzione dei gravami militari; * l’obbligo di chi ha inquinato a disinquinare e farsi pieno carico dei danni.

Dal GOVERNO PRETENDIAMO
S Sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate le patologie di guerra;
E Evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni di Teulada, Decimomanno-Capo Frasca, Quirra
R Ripristino ambientale, bonifica seria e credibile delle aree contaminate a terra e a mare;
R Risarcimento ai malati e alle famiglie degli uccisi,
R Risarcimento al popolo sardo del danno inferto all’isola.
A Annichilimento, ripudio della guerra e delle sue basi illegalmente concentrate in Sardegna in misura iniqua;
I Impiego delle risorse a fini di pace.

Notizia del 14 aprile 2012

Fonte:
Democraziaoggi.it

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