Gli
indipendentisti volevano essere messi alla prova del governo locale:
la prima occasione arriva dopo le elezioni amministrative.
Specie per quelli di Progres-Progetu Republica, che piazzano alcuni
eletti nei Comuni di seconda fascia (nelle grandi città l'appuntamento è
ancora rimandato). E ora si candidano a ruoli di responsabilità nelle
giunte.
GLI ELETTI Non sono grandi
exploit, più che altro un'avanzata graduale. Progressiva, verrebbe da
dire. Però riguarda un partito che fino a sedici mesi fa neppure
esisteva.
Due consiglieri eletti a Lanusei, nella lista del nuovo sindaco: uno è il leader di Progres, Salvatore Acampora, l'altro è Nadir Congiu.
A Terralba c'è
una performance personale clamorosa: Stefano Siddi, con 613
preferenze, è il più votato in assoluto tra i consiglieri eletti nei 62
Comuni che non andranno al ballottaggio.
Solo ad Alghero
qualcuno ha superato quella soglia, neppure sfiorata invece in centri
come Oristano e Selargius: e dire che Terralba non arriva a 10mila
elettori.
Nel centro dell'Oristanese,
Progres dovrebbe avere addirittura due assessorati su quattro: oltre a
Siddi toccherà anche ad Alessandro Murtas, che ha ottenuto 174
preferenze. La buona prestazione degli indipendentisti, nella lista del
sindaco Pietro Paolo Piras, è completata dai 63 voti di Federico
Putzolu.
C'è il marchio Progres a Oniferi,
con Maurizio Caddori e Daniela Daga, mentre in liste civiche sparse
qua e là ci sono nomi vicini al partito ma non ancora ufficialmente
tesserati.
E Frantziscu Sanna è il più votato di “Aristanis noa”,
che a Oristano ha riunito le varie anime dell'indipendentismo
fermandosi però poco oltre il 4 per cento.
LA RIVOLUZIONE È
l'esito della svolta di un gruppo accusato, in passato, di essere
troppo snob, non volendosi mescolare con altri partiti. Stavolta invece
Progres non ha fatto liste in solitario, con propri candidati sindaci,
ma ha disseminato i propri esponenti in progetti “civici” capaci di
proporsi per amministrare le comunità locali.
In fondo è stata una presa d'atto di una realtà evidente: almeno per ora,
l'indipendentismo di testimonianza da solo non vince.
Omar
Onnis, presidente del partito, la spiega così: «Noi non facciamo
politica per il partito, ma per i sardi. Abbiamo scelto, scientemente,
di partecipare come cittadini a progetti condivisi a vantaggio delle
nostre città e dei nostri paesi».
Onnis parla di «contaminazione», ed è chiaro che contaminarsi comporta anche qualche problema.
Per esempio le critiche per le intese con i partiti «italiani».
«È proprio perché non crediamo all'indipendentismo settario»,
riflette il presidente di Progres: «Per cambiare la Sardegna bisogna
partire dalle realtà locali. Vogliamo costruire pratiche di sovranità
reale, per dimostrare che l'indipendentismo è in grado di assumersi
responsabilità di governo e per creare la nuova classe dirigente che
dovrà farsene carico».
LE PROPOSTE Aver
partecipato «da cittadini» alle liste civiche non vuol dire, spiegano
dal partito, che non si siano sviluppate linee comuni. «Tutti i
candidati - precisa il segretario Acampora - hanno nei programmi gli
incentivi per i prodotti a chilometri zero, a partire dalle mense
scolastiche, in una filiera corta dell'agroalimentare; e poi
l'esaltazione delle risorse storico-culturali dei territori, il turismo
sostenibile, il plurilinguismo. Ora gli eletti, come primo atto
concreto, proporranno il ritiro delle deleghe a Equitalia per il
recupero dei crediti», altro impegno enunciato in campagna elettorale.
Ci
sarà comunque un confronto continuo col partito tramite l'Istituzione
nazionale sarda, cioè l'assemblea degli eletti di Progres. Che si
affianca, nella non semplice articolazione interna, all'assemblea degli
attivisti: questi ultimi sono 157 e a loro volta si distinguono dai
circa 200 sostenitori perché hanno superato il percorso formativo che
dà diritto a pagare i ben 60 euro dell'iscrizione («un modo per evitare
che qualcuno compri pacchetti di tessere», spiega Acampora).
Regole
bizzarre? Può darsi, ma Progres è un esperimento molto originale,
quasi una democrazia diretta interna. Un po' la trasposizione politica
dell'opera prima di un romanziere americano, Joshua Ferris, “E poi
siamo arrivati alla fine”: scritta tutta alla prima persona plurale,
con un “noi narrante” anziché un “io”.
Anche Progres punta sul collettivo, in rifiuto del leaderismo:
scommessa non facile da vincere, nel terzo millennio, e forse ancora
più complicata da gestire dopo i successi elettorali. Ma hanno
fortemente voluto la bicicletta, e sanno di dover pedalare assai.
Giuseppe Meloni
Da L'Unione Sarda del 16 giugno 2012