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martedì 7 agosto 2012

La Regione Sardegna pignori i beni dello stato italiano



E’ notizia di questi giorni che nel decreto di spending review, approvato con una mozione di fiducia votata anche da parlamentari sardi, lo stato italiano tratterrà per sé nei prossimi 5 anni quelle tasse che ai sensi del nuovo testo dell’articolo 8 dello Statuto Sardo sono invece di pertinenza della Sardegna. Infatti, così recita l’articolo del nostro Statuto, il gettito fiscale è composto “dai sette decimi del gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle persone giuridiche riscosse nel territorio della regione”.
La spending review del non-eletto governo Monti di fatto entra in conflitto con l’autonomia isolana che, in caso di conferma del sopracitato “sequestro” fiscale, verrebbe ulteriormente calpestata sebbene sancita da sentenze emesse da tribunali dello stesso stato, come iRS ha fatto doverosamente notare anche in passato . Infatti il taglio previsto è di circa 400 milioni di euro e, nonostante l’assessore regionale al bilancio La Spisa dichiari cifre che contraddicono quanto dichiarato a Roma dando una stima di “solo” 160 milioni, la situazione è evidentemente di una gravità inaudita. E pensare che la stessa cifra che viene così indebitamente sottratta alla Sardegna quasi corrisponde all’importo con cui l’armatore Onorato ha comprato l’intera flotta ex-Tirrenia determinando per altro un regime di monopolio che è già sotto verifica da parte dell’Unione Europea.
Il movimento iRS – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, nel suo progetto di sovranità fiscale è fermamente convinto che l’istituzione di un’Agenzia Sarda delle Entrate possa eludere gli scippi che da anni i governi italiani compiono nei confronti del popolo sardo impedendo lo sviluppo dell’isola, e che questa agenzia possa, come regolamentato da Statuto, trattenere le entrate della Sardegna per reinvestirle nel territorio stesso.
iRS pertanto propone che i beni, terre ed edifici dello stato italiano presenti nell’isola vengano pignorati e riutilizzati dalla Regione come strutture pubbliche. L’economia della Sardegna non può e non deve essere legata a governi temporanei non eletti dai sardi, ma deve svolgersi attraverso un processo di sovranità fiscale che scorpori la gestione delle finanze sarde da quelle italiane, avendo come scopo unico il benessere del popolo sardo.
iRS – TzdE Fiscalità, Credito e Contabilità Pubblica.

TESTO ORIGINALE 

giovedì 26 luglio 2012

TEULADA & OVIDIO MARRAS: Irs e il Movimento Pastori Sardi non hanno sempre collaborato insieme ?

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno sabato 14 luglio 2012 alle ore 21.51                                                                                
                                                                        

  OGGI SUL SITO DI IRS LEGGO ...Sono trascorsi diversi mesi da quando, nel nostro sito, abbiamo preso posizione nella vicenda che ha riguardato il pastore Ovidio Marras, che da solo, ha resistito contro agli speculatori che vorrebbero costruire alberghi e ville per vacanze nel litorale di Teulada. Ovidio è proprietario di un piccolo pezzo di terra con una casetta dove ha sempre vissuto tranquillo fino a quando non sono arrivati i nuovi costruttori. Ma lui non è andato via, neanche quando loro hanno cercato di comprarselo, con tanti soldi e promesse.

Nel suo paese (ma anche in tutta la Sardegna) c’era gente che avrebbe voluto quei soldi. C’era altra gente che avrebbe voluto mandare via di casa il vecchio pastore perché, loro dicono, sta bloccando lo “sviluppo” del paese.

Ma Ovidio da lì non se ne va..
E dice: “Non lo faccio solo per me, questo posto non è il mio, è di tutti”. Un gran bel esempio di ciò che s’intende per “bene comune”.
Egli l’ha capito ben prima di altre persone che, nel nome dello sviluppo, stanno cercando di prendersi gli ultimi spazi di bellezza che miracolosamente in Sardegna sono rimasti fino a oggi. E dopo che passerà il cemento cosa ci resterà?
E’ una domanda che vogliamo fare ai politici che ora stanno in Regione. In particolare alla Giunta.
iRS ha sempre combattuto per fermare le devastazioni portate alla nostra terra, oggi non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla pericolosa proposta del presidente Capellacci che vuole cambiare il Piano Paesistico Regionale, sempre in nome dello “sviluppo”.
Forse sarebbe meglio cambiare questa parola con quella di “benessere collettivo”, che significa che si può stare tutti bene insieme, progredendo in armonia con l’ambiente che ci ospita e di cui siamo parte.

Allora per questo oggi c’è la necessità di ricordare in modo ancora più forte uno dei primi slogans di iRS (utilizzato nella campagna contro le basi militari ):

CUSTA TERRA EST SA NOSTRA
E Ovidiu ci ricorda..
CUSTA TERRA EST DE TOTUS
iRS – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna

Ecco il testo originale del 13 luglio 2012
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POI MI RICORDO DI AVER LETTO UN ARTICOLO SULLA NUOVA SARDEGNA ...
Anche i pastori contro Ovidio Marras: pioggia di sì per l'albergo a Malfatano
Sono state consegnate al Prefetto di Cagliari 1.600 firme a favore dell'insediamento turistico a Malfatano. I  cittadini sono convinti che l'albergo rappresenti l'ultima opportunità di sviluppo economico e sociale
TEULADA. Sono state consegnate al Prefetto di Cagliari 1.600 firme a favore dell'insediamento turistico a Malfatano. Il comitato che ha organizzato la sottoscrizione è riuscito a coinvolgere la maggioranza dei cittadini, convinti che l'albergo rappresenti l'ultima opportunità di sviluppo economico e sociale. Esattamente il contrario di ciò che pensa Ovidio Marras, il pastore riuscito nell'impresa di bloccare i lavori.
E contro Ovidio Marras, diventato un eroe nel web, e a favore del complesso a cinque stelle, si è schierato anche il gruppo locale del Movimento Pastori Sardi. «I cittadini hanno risposto con ferma volontà al progetto di sviluppo del resort di Capo Malfatano - si legge nel documento consegnato al Prefetto -, hanno piena consapevolezza, convinzione e fiducia del valore di questa iniziativa economica. L'insediamento sarà capace di esprimere nuova occupazione e di spingere la piccola economia all'interno di un sistema produttivo in grado di contrastare il grave impoverimento demografico».

Aggiunge Alberto Garau, impresario edile: «Il nostro paese negli ultimi 50 anni ha perso la metà della popolazione, è un comune alla deriva, la cui economia si basa su piccole e fragili attività. Non sono in grado di fermare lo spopolamento né di rivitalizzare un tessuto produttivo sempre più lacerato e povero. Qui sta succedendo, ma in modo più accentuato, quanto stanno denunciando negli ultimi mesi decine di piccoli comuni sardi. Noi abbiamo il vantaggio di avere a portata di mano un'occasione irripetibile per voltare pagina. Non vogliamo lasciarcela sfuggire».

La sottoscrizione, al di là di qualsiasi valutazione di tipo economico, «dimostra che il paese vuole l'albergo - dice Andrea Cinus, rappresentante del Movimento dei Pastori Sardi - la quasi totalità dei cittadini è andata oltre le proprie convinzioni politiche. Noi pastori siamo i primi difensori dell'ambiente e giudichiamo questo insediamento turistico in perfetta sintonia con l'esigenza di uno sviluppo eco-compatibile rispettoso della natura e delle attività produttive tradizionali. Questo investimento, superiore ai 150 milioni, offre molte opportunità anche a noi pastori e agricoltori del territorio».

Se a Teulada la costruzione dell'albergo di Malfatano ha sostenitori convinti in tutti gli strati sociali della popolazione e pochissimi oppositori, non altrettanto si può dire per la miriade di gruppi e movimenti che pullulano soprattutto nelle aree ambientaliste. Ci sono loro dietro tutta una serie di ricorsi, denunce, dibattiti e campagne di stampa finalizzate a bloccare le iniziative imprenditoriali nella costa di Teulada.

Il simbolo della protesta in difesa del territorio è diventato proprio il pastore Ovidio Marras, proprietario dello stradello sul quale sono comparse le ruspe della Sitas. Lui la prima battaglia l'ha vinta, è riuscito infatti a fermare il cantiere. Pastore contro pastori: la battaglia sembra essere solo all'inizio.
(di Enrico Cambedda del 11 settembre 2011)

Ecco il testo originale
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Strano, Irs e il Movimento Pastori Sardi non hanno sempre collaborato insieme ?

La Consulta dei Movimenti

venerdì 22 giugno 2012

Pesca a cianciolo a Bosa: denuncia iRS


S.A., 18 giugno 2012 
La denuncia arriva dal partito indipendentista sardo che accusa Ministero e Regione ad autorizzare una pratica che provoca in tempi brevi il depauperamento del mare e per questo vietata anche nella vicina Corsica
Pesca a cianciolo a Bosa: denuncia iRS


BOSA - Il peschereccio toscano "I dieci Angelillo" potrà svolgere a Bosa, con l'autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, la pesca con il cianciolo.

Si tratta di una tecnica di circuizione dei branchi: grazie all’impiego di grandi reti si ha la possibilità di salpare a bordo enormi quantità di pescato in tempi brevissimi. La denuncia arriva da iRS, il partito indipendentista sardo, che critica una pratica che provoca il «depauperamento del mare e perciò recentemente sempre più osteggiato dalle comunità e dalle marinerie locali perché considerato molto dannoso ai fini del ripopolamento ittico».

«Non è un caso - aggiungono Gavino Sale e gli altri - che nella vicina Corsica questa pratica sia severamente vietata». E «in Sardegna - dicono da indipendèntzia Repùbrica de Sardigna - avviene con la complicità della Regione».

Nella foto: Gavino Sale 

ECCO I NEO CONSIGLIERI DELLA “REPUBRICA DE SARDIGNA”


iRS  -indipendèntzia Repùbrica de Sardigna- si congratula con i propri neo-consiglieri  votati nelle ultime elezioni amministrative: Alessandro Dongu candidato sindaco della lista ozierese “Insieme” che ha raggiunto l’11,1% delle preferenze; Marco Stincheddu a Chiaramonti; Pietro Mulargia a Bulzi; Omar Pani a Erula.
Complimenti anche a chi non è entrato nel proprio consiglio comunale ma ha lavorato incessantemente in questi ultimi mesi di campagna elettorale e continua a dare il suo contributo.
In tempi dove il bi-partitismo sembrava ormai passato non si può fare a meno di notare che l’isola in alcune sue regioni conserva lo status-quo politico che ha trascinato la Sardegna nella fase più buia della propria autonomia. Nonostante ciò dall’ombra emergono chiaramente sentimenti di rinnovo in quei comuni che hanno scelto di essere rappresentati da sindaci indipendentisti. Questo non può che essere un fattore positivo per il mondo indipendentista sardo che lavora fiducioso per la Repubblica.
http://www.irsonline.net/

ARTICOLO ORIGINALE

sabato 26 maggio 2012

TAVOLA ROTONDA, DAL TITOLO: "IL METANODOTTO CHE FARE? L'ENIGMA GALSI"

L'Idv ha organizzato per sabato
un incontro sul metanodotto Galsi


 (foto: http://www.unitipersangemini.com/wordpress/convenzione-enel-gas)
(foto: http://www.unitipersangemini.com/wordpress/convenzione-enel-gas)
SASSARI. Il Galsi, la scelta del Consiglio regionale della Sardegna  di cofinanziare e consentire la realizzazione di un lungo metanodotto che dall'Algeria passa per la Sardegna sino alla Penisola,  i pareri differenti, i dubbi, le speranze, i pareri negativi. Questi sono i temi proposti nell'incontro organizzato per sabato prossimo alle 17,30 dal coordinamento cittadino dell'Italia dei Valori nella sala conferenze del Comando dei Vigili Urbani di Sassari in Via Carlo Felice.
La tavola rotonda, dal titolo: "Il metanodotto che fare? L'enigma Galsi", vede la partecipazione: dell'Associazione Gruppo Intervento Giuridico, il Comitato Pro-Sardegna No-gasdotto, la Presidenza della Provincia di Sassari, l'assessore Provinciale all’Ambiente, il Capogruppo consiglio comunale Italia dei Valori i Rappresentanti di Sardinia Natzione, Irs, Pd, Sel, Federazione della. Sinistra, Verdi, Legambiente, Cgil Cisl, Uil, Assessorato regionale all’Industria, Assessorato regionale all’Ambiente e l'europarlamentare Giommaria Uggias.
 

mercoledì 23 maggio 2012

Nino Fancello, attivista di Sardinia Natzione e Bettina Pitzurra, attivista IRS.


La situazione del Poligono di Quirra sarà l'argomento della puntata condotta dalla giornalista Daniela Astara.

Ospiti in studio: Nino Fancello, attivista di Sardinia Natzione e Bettina Pitzurra, attivista IRS.

 GUARDA IL VIDIO di Canale TV 5 Stelle Sardegna

Iscola de Istoria Iscanesa



Il Vicesindaco ed Assessore alla Cultura Antoni Flore, coordinatore politico di iRS Aristanis, nell’ambito della programmazione culturale del Comune di Scano di Montiferro, organizza quattro incontro formativi inediti sulla storia di Iscanu, Scano di Montiferro.
Il percorso didattico si snoda dall’eta nuragica fino ai giorni nostri, al fine di consentire una piena ed armonica conoscenza, presso gli abitanti, della dinamica storica del borgo montiferrino.
Il valore della conoscenza, della propria identità è fondamentale nel processo di costruzione della coscienza collettiva e della consapevolezza comunitaria.
L’eliminazione forzosa della storia e della lingua del popolo vinto ad opera dei donimanti, non a caso, è il principale veicolo di spersonalizzazione e di colonizzazione di una nazione.
I convegni si svolgeranno mercoledì 9, mercoledì 16, mercoledì 23 e mercoledì 30 maggio, alle ore 21, nel il Teatro Comunale “Nonnu Mannu”.

TESTO ORIGINALE ...

domenica 6 maggio 2012

IRS - Sa Natura è wonderful

Che il futuro sia del passato è una sensazione che in molti percepiamo in maniera sempre più chiara. Per essere rafforzati e riconosciuti nel contesto internazionale, in senso moderno e indipendentista noi lavoriamo alla riattivazione delle regioni classiche della Sardegna e il ritorno alle comunità, alle vicinanze prime. E lo facciamo da tempo perché sono i blocchi di partenza di un’altra dimensione civile. Un percorso paziente, ma inesorabile, che va dall’ambiente alla cultura, dal fisco all’acqua, dall’economia all’energia.
Paradossalmente oggi ci vengono incontro le negative condizioni di esistenza dell’isola, che ne ridefiniscono gli equilibri interni e le equità in un panorama in cui le rappresentanze politiche, non ovunque per fortuna, hanno smesso di essere considerate punto di riferimento. Abbiamo chiaro che nell’anti-partitismo omologato si innescano reazioni umorali sconfinanti nella perdita totale di fiducia nelle Istituzioni e l’azzeramento delle mediazioni, soprattutto nei centri urbani.
Ciò che sembra destinato ad aumentare in questo quadro di povertà è il clientelismo come pratica di acquisto del consenso in cambio della miseria, un gradino sopra la sopravvivenza. E non è lontano da questo modus operandi la trasformazione dell’istintivo «togliamoli di mezzo tutti», in una “consultazione esca” per il popolo.
Lasciano perplessi questi 10 quesiti referendari, contengono segmenti di semplificazione quasi soveranisti accanto a seri rischi di accentramento oligarchico. Non si preoccupano di invogliare meccanismi di rifiuto senza traiettoria in una società già gravata dalla disperazione del sottosviluppo dichiarato. Nessuno dei promotori ha rinunciato alle proprie prebende nemmeno come gesto propedeutico o propagandistico, e così parte male la riacquisizione del rapporto diretto e fiduciario che la politica vorrebbe mettere in atto con la gente. Se di crisi morale si parla, anche quest’etica va messa in conto.
Ma il fiato dell’indipendenza lo hanno avvertito anche i meno svegli e infondo interrogarci sul nostro destino non ci fa male. Certo è che ciò che non sono riusciti a fare in Giunta Regionale lo sintetizzano in un colpo di spazzola populista, come restyling di sé. Può stare nella libertà democratica di partecipazione politica, ma la maggior parte delle richieste referendarie le hanno già soddisfatte Monti e Bruxelles, con la complicità sarda. L’abbassamento già avvenuto da 80 a 60 consiglieri, non ha suscitato reazioni nella politica sarda ed è un golpe bipolare; la mancanza di rappresentanza dietro i tagli alla spesa, lascia in campo i privilegiati, che anzi ne propongono 10 in meno. La scure Monti dietro la BCE di Draghi, ha già trasformato le province in enti locali di secondo grado (non votano i cittadini ma i Comuni), i consigli saranno di 10 membri (eletti tra gli stessi consiglieri comunali), le giunte spariranno: non un commento dei partiti isolani, che nel 2000 erano tutti favorevoli alle 8 Province. Il Consiglio Regionale approvò nel 2001 una legge che l’autorizzava a deliberare l’istituzione di un’Assemblea Costituente, poi si arenò in Commissione Affari Costituzionali del Senato e nulla più. Da qui si capisce entro quali confini può agire la Sardegna.
Gli “enti carrozzone” resteranno in piedi anche senza consigli d’amministrazione, restituendo totale centralità alla Regione, alla faccia dei rafforzamenti comunitari locali, per esempio sui beni comuni.
Il Referendum è un atto autoperpetuazione come tanti si vedono in queste scelte politiche dell’ultima ora: tengono sotto pressione la psiche dell’elettore, si beccano i rimborsi e continuano a ignorare le reali necessità dell’isola e le reali potenzialità.
La nostra Carta Costituzionale deve bastare a noi stessi, senza approvazioni esterne. Proviamo a respirare un’altra storia, non quella della reazione, ma quella della ri-evoluzione, un processo di coscienza senza prese per i fondelli che fanno solo un piacere all’Italia e all’Europa.
Bettina Pitzurra
DA IRS CASTEDDU

VIDEOLINA: INTERVISTA A GAVINO SALE

Dall'autonomia alla sovranità alimentare, energetica e fiscale
...dalla sovranità all'indipendenza


GUARDA IL VIDEO ...

INDIPENDENTZIA REPUBRICA DE SARDIGNA La ricetta economica: incentivare le produzioni locali di qualità

DOMENICA 6 MAGGIO GAVINO SALE NON ANDRÀ A VOTARE: «I REFERENDUM SONO UN BLUFF. DEMAGOGIA PURA».

Ma incidono sui privilegi della politica.
«Se volevano tagliare i privilegi potevano farlo in modo molto più concreto. Dimezzandosi gli stipendi in Consiglio regionale, per esempio, visto che molti siedono lì. Invece che ridurre il numero dei consiglieri regionali».

Già, per gli indipendentisti sarà più difficile conquistare un seggio.
«Anche altri gruppi sono contrari. Passa sotto silenzio una riforma che dà più potere a poche persone».

Lei è un consigliere provinciale, ma non ritiene che sia giusto riformare enti che molti considerano scatole vuote?
«È vero che c'è stata una degenerazione, sono diventate centri di potere. Ma potrebbero riconquistare la funzione nobile di coordinare decine di Comuni».

Non rischia di essere un atteggiamento conservatore?
«Le forze della conservazione sono quelle che oggi lottano contro quelle dell'emancipazione, della liberazione dell'Isola. Ma vinceranno queste ultime. I sardi stanno decidendo di non inabissarsi nei meandri della storia e di scegliere una strada di libertà e prosperità».

Ma chi l'ha detto che, facendo da soli, i sardi avranno più prosperità?
«Invertiamo il concetto: la sottomissione all'Italia dove ci ha portato? A un disagio economico ed esistenziale pazzesco. Oggi i sardi sono i più grandi consumatori di psicofarmaci. Siamo balzati persino in testa alle classifiche dei suicidi. Porgo un saluto rispettoso a chi si è tolto la vita, non deve più accadere che un sardo si ammazzi perché non riesce ad andare avanti».

Molti economisti però pensano che, se dovessimo fare tutto con la fiscalità isolana, saremmo costretti a ridurre il livello dei servizi, almeno temporaneamente.
«Fino ai 18 anni io ero autonomo, perché amministravo i soldi che mi dava la famiglia. A 19 sono diventato indipendente, perché ho iniziato a campare con i soldi miei. Per un po' forse sono dimagrito, ma sono diventato un homine . Non il figlio di qualcuno».

Allora ammette che il passaggio all'indipendenza comporterà sacrifici.
«Non è neppure vero questo: apposta parliamo di sovranità come fase di transizione».

In che senso?
«Con l'acquisizione di segmenti di sovranità (fiscale, alimentare, energetica) impareremo a governarci da soli. Cancellando la delega allo Stato italiano. La delega che, come dice Placido Cherchi, interrompe la sfericità dialettica tra individui».

Concetto non semplice. Ci spieghi però quelle tre sovranità.
«Partiamo da quella energetica. È un settore chiave. Con le energie alternative la Sardegna è come un pozzo di petrolio in mezzo al Mediterraneo, ma della ricchezza che si produce si avvantaggiano altri».

Chi sarebbero?
«Le multinazionali, lo sanno tutti. Ogni anno ci portano via un miliardo di euro. La Tirrenia costa 380 miseri milioni, con quei soldi potremmo comprarci una flotta ogni quattro mesi».

Passiamo alla sovranità alimentare. Significa autarchia?
«Ma quando mai, significa incentivare le nostre produzioni agricole di qualità. Oggi l'84% dell'agroalimentare che consumiamo è importato. Nei porti sono in calo tutte le voci: auto, passeggeri. Tranne le importazioni di merci: più 6% nell'ultimo anno. E poi c'è lo scandalo del settore agrozootecnico».

Quale scandalo?
«Quello di un potenziale enorme, nella produzione di carne ovina e bovina per i paesi del nord Africa, che non è sfruttato. Libia, Algeria e Tunisia chiedono vitelli, agnelli, agnelloni, prosciutto di pecora. Una domanda senza limiti. Invece cosa succede? Che si decide che qui non si deve produrre niente. E gli allevatori padani ed emiliani ci sommergono di carne suina con la scusa della peste».

Non è una scusa, c'è davvero.
«Ma com'è che se ne avvantaggiano solo i produttori emiliani, dietro i quali c'è la Banca popolare di Reggio Emilia, cioè il Banco di Sardegna? E qui da noi c'è un assessore all'Agricoltura che non fa niente, è totalmente assente».

Sta dicendo che dietro la peste suina in Sardegna c'è un complotto?
«Senza ombra di dubbio».

Terzo “segmento” di sovranità, quella fiscale.
«Ci consentirebbe di eliminare Equitalia e di avere una nostra agenzia di riscossione, sull'esempio dei baschi. Monti non deve permettersi di chiedere 4 miliardi all'Isola se ce ne deve 10 arretrati. È un'arroganza inaudita, ne ride tutta Europa».

E l'indipendenza?
«Arriverà, non è un problema. Lo dimostra anche quella ricerca dell'Università di Cagliari, di cui avete parlato sull'Unione Sarda».

La sorprende che gli intervistati si sentano più sardi che italiani?
«No, è la conferma scientifica dei nostri ragionamenti. Oggi l'indipendentismo è sempre più diffuso, in tutti i ceti e tutti i partiti».

Si era già parlato di sardismo diffuso, in altri tempi.
«E non ha prodotto nulla. Ma stavolta Irs lancia un messaggio a tutti gli indipendentisti che stanno fuori dalle sigle classiche di quest'area».

E la famosa unità degli indipendentisti?
«Non serve più. La somma dei movimenti della cosiddetta Convergenza dà esattamente, in termini elettorali, lo 0,6%. Non è più il tempo di limitarsi alla testimonianza».

Non è più il tempo neppure per azioni clamorose come il blitz a Fiumesanto o l'invasione di Villa Certosa?
«Quelli erano gesti necessari, in una certa fase, per conquistare spazi. La chiamavamo guerriglia virtuale, perché era senza armi».

Dicono che lei potesse fare quelle cose grazie alla copertura dei servizi segreti.
«Ma quali servizi. Se non ci hanno mai condannato è perché abbiamo avvocati bravi, che ci hanno sempre spiegato fin dove potevamo arrivare. Ma anche quella è una fase conclusa».

Quel che non finisce mai sono le liti tra indipendentisti. Come quella che ha spaccato Irs.
«È normale, tutte le volte che i sardi si organizzano c'è chi tenta di bloccare questo processo. Ma stavolta non ha funzionato, anche se c'erano grandi sponsor esterni».

Quali?
«Non posso dirlo. O forse non voglio dirlo».

Ma quei dissidi si possono superare? Accettereste altre sigle indipendentiste in un'ipotetica alleanza “sovranista”?
«Non proviamo ostilità verso nessuno. Ben vengano le altre sigle. Ma sia chiaro che siamo noi di Irs ad aver spostato l'asse della discussione».

È d'accordo con la proposta di una nazionale di calcio sarda, per cementare l'identità comune?
«È una vecchia idea di Irs. Una mitopoiesi moderna: creare miti e simboli di identificazione di un popolo. Sì, può servire. Tanti anni fa facemmo una selezione, vinse per 1-0 a Nuoro contro la Corsica».

Gol di...?
«Gianfranco Zola».

Da L'Unione Sarda del 4 maggio 2012


SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK

IRS - Gavino Sale: ...adesso governiamo

Il leader di Irs: basta con l'indipendentismo che si isola nel ghetto
Serve un'alleanza basata su progetti seri di autodeterminazione

Resta sul tavolo un foglio, l'intervista con Gavino Sale è finita. Restano i suoi appunti, pochi concetti scritti a penna, come per chiamare a raccolta le idee, durante il forum dell'Unione Sarda sull'indipendentismo. E al centro del foglio, in evidenza, una frase che suona solenne: Il destino si disvela allo sguardo.

Se l'avesse scritta più volte ricorderebbe il mattino ha l'oro in bocca di Jack Nicholson in Shining, e del resto a tratti lo sguardo di Sale giustifica il paragone. Ma il leader di Irs non è un folle, semmai un folletto: da vent'anni agita il quadro politico, sparisce, riappare un po' qua e un po' là, cambia direzione con strambate da America's Cup. Sprigiona fascino magnetico e suscita avversità profonde. Di certo non è banale. «Quella frase - spiega Sale - è di Elémire Zolla, antropologo novecentesco. Significa che il destino ce l'abbiamo davanti agli occhi, basta agguantarlo».

Parla dell'indipendenza della Sardegna? Oggi sembrano volerla tutti.
«È il frutto di dieci anni del nostro lavoro. Stiamo raggiungendo gli obiettivi, i nodi stanno venendo al pettine».

È anche possibile che si voti un referendum sull'indipendenza: Doddore Meloni ha raccolto 27mila firme, c'è anche la sua?
«Io ho autenticato alcune firme, come consigliere provinciale. Ogni iniziativa dei movimenti indipendentisti contribuisce ad alimentare il tema che ormai è al centro del dibattito politico».

Ma condivide l'iniziativa di Meloni?
«Da poco, a Barcellona, ho parlato con quelli dello Scottish national party: anche se hanno il 51% rifiutano la proposta di Londra di fare già nel 2013 il referendum sull'indipendenza, la considerano una trappola».

Perché mai?
«Sanno che non tutti quelli che hanno votato l'Snp sono indipendentisti. La Scozia non è ancora pronta. E se non lo è la Scozia, figuriamoci la Sardegna».

Teme anche lei che la consultazione diventi un autogol per i vostri ideali?
«Da un certo punto di vista, farebbe discutere ancor di più. Ma tatticamente penso che non sia il momento. Il referendum è un'accelerazione che non era da fare adesso».

Se non ora, quando?
«Non si possono sapere adesso i tempi. L'indipendenza è come una nave. È sicuro che siamo partiti. È sicuro che il processo sia inarrestabile. Poi dipenderà dalle intemperie o dal vento favorevole».

Ammetterà che non si era mai parlato così tanto di indipendenza, nel dibattito politico sardo.
«È vero. È una parola che suscitava diffidenza e ora è sdoganata. La questione della libertà della Sardegna è irrimediabilmente posta, grazie anche al lavoro decennale di Irs, che ha sfatato i vecchi cliché».

Come è stato possibile?
«L'aspetto più rivoluzionario è stata la scelta della non violenza. Quando ne parlammo, in Corsica, i movimenti indipendentisti internazionali ci isolarono per un anno e mezzo. Ora i fatti di Catalogna e Scozia ci danno ragione».

La non violenza non è una scelta solo di Irs.
«Abbiamo altre caratteristiche vincenti. Soprattutto la capacità di stare dentro le contraddizioni della società sarda, stare insieme ai movimenti come le partite Iva, i pastori, gli artigiani. Conoscendo profondamente la realtà sarda siamo usciti da una certa visione politica elitaria, quasi settaria. Abbiamo anticipato i tempi, e la fortuna dell'ideale indipendentista negli ultimi due anni ci ha dato ragione».

Non sarà una fortuna dovuta alla crisi economica e alla difficoltà di avere risposte dallo Stato?
«La crisi è stata un caleidoscopio che ha dilatato le contraddizioni del rapporto tra Sardegna e Italia. Ha svelato un attacco violentissimo dell'Italia alla Sardegna, una guerra non dichiarata contro la quale dovremmo fare ricorso all'Ue».

Per lamentare la violazione dei patti sulle entrate?
«Su entrate, trasporti e altro ancora. Lo Stato si comporta in modo illegale, l'Europa deve fare da garante. Le leggi italiane possono avere effetti positivi in Italia, ma deleteri in Sardegna».

Quindi se i sardi chiedono più autogoverno è per una rivendicazione, non per reale sentimento identitario.
«C'è una cosa e c'è l'altra. Una presa di coscienza, legata alla conoscenza della nostra storia e al sedimentare del senso di appartenenza alla nazione sarda: amplificata però dalle contraddizioni della crisi».

Che cosa pensa dell'ordine del giorno sardista, che ridiscute la permanenza della Sardegna nella Repubblica italiana?
«Che ha messo in forma istituzionale questo processo decennale. Ha fatto entrare in Consiglio regionale i concetti di indipendenza e sovranità. Ma è quest'ultima, in questa fase, la parola magica».

Non l'indipendenza?
«L'autonomia è superata, l'indipendenza è ancora lontana. La sovranità è la pietra che non ci farà bagnare i piedi, nel guado verso la libertà».

Non sarà un concetto di indipendenza annacquato?
«Ciò che preme a Irs, nel lungo periodo, è l'indipendenza. Ma per arrivarci bisogna prima mostrare capacità di governo. Uscire dal ghetto isolazionista dell'indipendentismo. Questa oggi è la proposta di Irs. Aggregare tutte le forze politiche che si riconosceranno nella necessità di conquistare tre tipi di sovranità: fiscale, energetica, alimentare».

Quindi è disposto ad allearsi con quelli che chiamate partiti italiani?
«Izquierda catalana e Snp dimostrano che emerge, e governa, chi riesce a sintetizzare gli ideali di giustizia sociale della sinistra con l'indipendenza. Mentre i partiti di sinistra che si ostinano a difendere gli interessi statali sono destinati a soccombere. In Scozia l'Snp si è pappato il Labour».

È un monito al Pd?
«Il Pd non tenti di bloccare un processo che è condiviso da molti suoi militanti di base e quadri intermedi. Se si trasformasse davvero nel Pd della Sardegna sarebbe un fatto positivo. Ma se non si adegua, scompare».

Invece il leader di Sel, Michele Piras, ha proposto proprio un'alleanza “sovranista”.
«È un fatto positivo, la conseguenza di una maturazione della società sarda. Ripeto, è vincente coniugare i concetti della sinistra con l'indipendentismo».

Guardate solo a sinistra? Eppure il Pdl ha votato l'ordine del giorno sardista, e Cappellacci ha un profilo sempre più autonomista.
«Guardiamo a chiunque crede in questi progetti. Contro Cappellacci non ho niente, ma ha un atteggiamento comune a molti sardi: genuflesso. All'emiro del Qatar ha chiesto rispetto: il capo della nazione sarda non può chiedere questo. È indegno continuare a sperare che qualcuno ci conceda briciole di sopravvivenza».

E col Psd'Az come vanno i rapporti?
«Stanno attraversando un momento interessante. Credo che per loro sia il momento di porre fine all'agire tattico, ed entrare in una progettualità strategica. Perché gli anni passano».

E che significa?
«Come dicevo citando Zolla, il destino è lì che aspetta solo di essere agguantato. E i sardi stanno decidendo di agguantarlo. Il momento è adesso».

Da L'Unione Sarda del 4 maggio 2012


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venerdì 4 maggio 2012

NEL MOMENTO IN CUI ACCETTIAMO DI SVENDERE IL NOSTRO TERRITORIO ...

La Sardegna operaia: da comparsa a protagonista

E’ di questi giorni la notizia dell’arrivo di un gruppo di operai tedeschi nella centrale termoelettrica E-ON di Fiume Santo. Il fatto ha suscitato negli animi dei lavoratori locali sconcerto e ira, sebbene non sia la prima volta che avviene una cosa del genere. Potrebbe essere legittimo porsi il problema se vivessimo in una società chiusa nei propri confini, dunque non globalizzata. Ma la realtà in cui viviamo ci dice tutt’altro.
Se vogliamo essere del tutto onesti con noi stessi, non possiamo non ricordare le migliaia di operai sardi specializzati che hanno, loro malgrado, abbandonato l’isola in cerca di lavoro nell’industria oltre Tirreno. Non possiamo dimenticarci neanche di coloro che negli anni ‘50 e ‘60 dall’Italia s’insediarono nelle coste sarde per costruire, in seguito al “piano di rinascita”, quelle industrie che oggi sono al collasso e che difficilmente rivedranno tornare a pieno regime la produzione. La città di Porto Torres, ad esempio, ha visto raddoppiare la sua popolazione in soli vent’anni, passando dagli 11.000 del 1960 ai 21.000 del 1980, cosi come è accaduto a quella di Sarroch negli stessi anni. Boom di nascite? No, immigrazioni.

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sabato 28 aprile 2012

PORTO TORRES: Vinyls, Regione parte civile per i danni provocati nel tempo dal petrolchimico

La Regione si costituirà parte civile nel processo a carico dei rappresentanti di Syndial, Sasol Italia e Vinyls. La decisione, su proposta dello stesso presidente Ugo Cappellacci, è stata presa dall'intero esecutivo all'unanimità. L'obiettivo della giunta regionale mira a ottenere un risarcimento danni da parte delle aziende coinvolte nel disastro ambientale verificatosi nel corso degli anni, a partire dal 2005, nel golfo di Porto Torres.

L'INTERESSE In particolare, le direzioni generali degli assessorati del Turismo e della Sanità, oltre a quella dell'Agenzia regionale del distretto idrografico, hanno proposto, con altrettante note diverse, la resistenza in giudizio «sussistendo l'interesse, in quanto i reati contestati hanno cagionato danni alla Regione Sardegna».

LE ACCUSE Nel capo di imputazione, formulato dal pubblico ministero e fatto proprio dal giudice delle udienze preliminari, a Gian Franco Righi (Syndial), Guido Safran (Sasol Italia), Diego Carmello (Ineos Vinyls) e Francesco Maria Apeddu (Ineos), amministratori delle società, i reati di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze destinate all'alimentazione (fauna ittica) e altre violazioni connesse allo scarico di acque reflue industriali.

LE PARTI OFFESE Nel lungo elenco ci sono la Presidenza del Consiglio dei ministri che, all'apertura del processo il mese scorso, aveva fatto sapere della sua costituzione e il ministero dell'Ambiente. Non ci sarà alcuna richiesta di risarcimento in denaro, è stato sottolineato, ma la semplice volontà di stare vicino alla pubblica accusa, alle amministrazioni comunale e provinciale, all'associazione Anpana, ai maestri d'ascia Polese. Quelli, cioè, che hanno subìto i danni maggiori.
Alla base di tutto, il blitz dei militanti Irs, che fecero partire le indagini. Era stata proprio un'azione degli indipendentisti, con in testa il loro leader Gavino Sale, nel 2003, a sollevare il velo sul mistero degli scarichi del petrolchimico.

Da L'Unione Sarda del 25 aprile 2012

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sabato 21 aprile 2012

OZIERI, la lista "Insieme" perde pezzi Giuseppe Bellu ritira la candidatura

Giuseppe Bellu: ...mi sono messo a disposizione come indipendente che si riconosceva in un progetto. Ma vista la prevalenza della componente Irs dentro il gruppo, voglio evitare strumentalizzazioni sul mio nome e preferisco uscire dalla lista.

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