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martedì 7 agosto 2012

“La Sardegna sotto il tallone della Nato”


Europeanphoenix intervista Angelo Ledda, coautore del libro “Servitù Militari in Sardegna-Il Caso Teulada”


Il governo di Mr Monti voleva tagliare anche il fondo per le vittime dell’Uranio Impoverito, portandolo da 21 a 11 milioni si euro.
Un gesto vile, l’ennesimo di questo “governo delle banche”, bloccato dal coro di proteste che si è prontamente levato. Oltre al danno sarebbe stata anche la beffa per le migliaia di militari italiani contaminati in questi anni nei vari teatri operativi dove hanno operato in ambito Nato, a cui si dovrebbero aggiungere i civili abitanti nelle zone limitrofe ai poligoni militari.
Questi ultimi si trovano in Sardegna, la grande isola italiana nota per le sue bellezze naturali, ma che da anni è sede d’importanti installazioni militari della Nato come i poligoni interforze di Capo Teulada-Salto di Quirra-Capo Frasca, cui si aggiungono le basi di Decimomannu, La Maddalena Tempio e Tavolara.
Da decenni questa terra italiana subisce le cosiddette “servitù militari”, che non sono attuate per interessi nazionali, giacché il Trattato di Pace sottoscritto dopo la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale ci proibisce d’installare nostre basi aeronavali nell’isola, ma degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica.
E proprio partendo da quest’ultimo aspetto, poco conosciuto dal grande pubblico, come il servaggio militare, fino ad arrivare a oggi con i recenti fatti legati  all’intervento della Magistratura che sta indagando sui numerosi casi di morti sospette connesse con l’Uranio Impoverito, che abbiamo deciso d’intervistare Angelo Ledda, coautore con Guido Floris del libro “Servitù militari in Sardegna-Il caso Teulada”.


D: Dott Ledda, che cosa l’ha spinto ha scrivere un libro a due mani con Guido Floris sul servaggio cui è costretta la Sardegna da oltre cinquanta anni e il comune di Teulada in particolare, fino ad arrivare a oggi con le drammatiche notizie concernenti i morti da contaminazione di Uranio Impoverito?
Cominciamo con qualche numero. L’isola è gravata del 66% delle servitù militari italiane: 24.000 dei 40.000 ettari nazionali. Il 95% di questi 24.000 ettari è occupato da tre poligoni permanenti terrestri, aerei e navali: Poligono Interforze salto di Quirra (Pisq) h. 12.700, Capo Teulada h. 7.200 e Capo Frasca h. 1.416.
Capita, in questa nostra società, per una sorta di incosciente fatalismo, che ci si abitui a tutto, anche alle cose peggiori, anche alle soverchierie più palesi.
Le servitù militari in Sardegna erano la cosa più normale per tutti, cittadini e politici. Quel che avveniva era a conoscenza delle alte sfere militari e politiche: distruzione del territorio, dell’habitat e degli abitanti, militari e civili. Ma bisognava farsene una ragione. Gli accordi internazionali non lasciavano scelta. Di fronte alle prime deboli denunce, chi di dovere fece finta di niente. I diretti responsabili iniziarono a parlare di fatti circoscritti, di mali necessari, di doveri per il mantenimento della pace e della sicurezza nazionale e internazionale. Poi, quando la macchia del male si faceva  sempre di più evidente,  si fece finta di indagare (commissioni militari e parlamentari di inchiesta), si negò l’evidenza, si stabilirono indennizzi per danni (talvolta senza mantener fede). Qualche “esperto” lanciò l’ipotesi che i danni non erano provocati “direttamente” dai miasmi di morte sparsi a larga mano, ma dai vaccini ai militari, per esempio! E i civili non vaccinati?
Un bel giorno il procuratore di Lanusei competente per territorio, Domenico Fiordalisi, con un coraggio civile incredibile, ordina al fisico nucleare dell'Università di Brescia e del Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, di riesumare diciotto cadaveri di altrettanti allevatori deceduti per leucemie e linfomi che avevano i pascoli nei terreni del poligono di Quirra - Perdasdefogu (30 marzo 2011). Due mesi dopo mette gran parte del poligono sotto sequestro. A novembre dello stesso anno la prima parte dell’indagine si conclude con l’accusa di disastro ambientale doloso nei confronti dei generali che avevano comandato il poligono di Perdasdefogu - Quirra dal 2004 al 2008, e di due chimici per aver falsificato parte dei controlli ambientali nel poligono. Gli esami, marzo 2012, riveleranno la presenza di torio radioattivo in misura superiore alla norma nelle salme dei 18 pastori. La cerchia degli indagati si allarga sino a comprendere anche il sindaco di Perdasdefogu.
Altro passo importante che forse permetterà la fine dei danni delle servitù in Sardegna è stato il lavoro e le relative conclusione dell’ultima inchiesta senatoriale (deliberazione del Senato del 16 marzo 2012). Con l’apporto determinante del senatore gallurese Pier Sandro Scanu. Le conclusioni, finalmente, hanno svelato quanto solo i ciechi non vedevano. Eccole:  gran parte del territorio sede dei poligoni sardi è altamente inquinato, con potenziale rischio per la salute. Ci sono state morti sospette tra civili e militari. Le guerre simulate e i test sono stati effettuati senza gli accorgimenti di legge. E’ urgente intervenire col proibire da subito le attività gravemente nocive per l’ambiente e le persone. Prevedere, a breve termine la chiusura dei poligoni di Teulada e Capo Frasca, bonificare e riconvertire le attività di Quirra.
Quando è uscito il nostro libro, primavera 2010, erano già stati denunciati, soprattutto tramite stampa, casi clamorosi e evidenti di danni provocati a persone impegnate nelle così dette missioni di pace o che avevano prestato servizio presso i poligoni militari. Si contavano addirittura centinaia di casi di malattie emolinfatiche, mortali e non, che era difficile non attribuire alle esperienze vissute nei poligoni. Ma, come detto, si deviavano facilmente le responsabilità.
Noi autori abbiamo voluto raccogliere tutte le problematiche legate ai poligoni e alle all’utilizzo delle nuove armi sperimentate e presentare il tutto al pubblico in modo sistematico e documentato. Ci piace pensare che ciò forse ciò ha contribuito a smuovere acque stagnanti.


D: Ci parli di come lo Stato italiano, ma forse sarebbe meglio dire la colonia Italia, visti gli interessi Nato in ballo, ha espropriato la terra agli abitanti.
Si, sono dell’avviso che il governo nazionale sia stato un semplice esecutore di ordini, abbia svolto solo il ruolo di scelta del territorio secondo i criteri imposti dall’alleanza atlantica.
I criteri guida della scelta imposti dalla Nato per l’ubicazione dei poligoni sono stati: ubicazione nel Mediterraneo, il più possibile distante dai centri urbani, immense distese a disposizione. Quindi, carta geografica davanti: Sardegna, l’esteso altipiano di Perdas, le “desolate” colline e spiagge incontaminate di Teulada e di Arbus (Capo Frasca). Difficoltà praticamente inesistenti. A Quirra siamo pressoché su un altro pianeta e si può sparare e sperimentare qualsiasi porcheria. A Teulada, colline, pianure e mare, vivono comunità di contadini e pastori, per loro da sempre unico sostentamento. -Arriva lo sviluppo, starete molto meglio- riavrete molto di più se lasciate i vostri campi – è stato detto e promesso dai funzionari dell’esercito e dai politici regionali e nazionali. Qualcuno, pochi, hanno abboccato, altri, la maggior parte, hanno prima nicchiato e poi respinto la proposta. Per i tardi a capire arrivarono i militari in camionetta e fecero sgombrare. – Dove andiamo, di grazia?- E perché avete il cervello?-

D: Quale fu il prezzo pagato dallo Stato per gli espropri? In Sardegna, lei c’informa, sono circa 24.000 gli ettari adibiti a poligoni e 13.000 come servitù militari, in Europa nessuna nazione raggiunge tali cifre.
Gli espropri furono regolati dalla legge 2359 del 26 giugno 1865 (esatto 1865) che permetteva l’occupazione temporanea di suoli e fabbricati tramite un semplice dispaccio emanato dal Comando Militare e comunicato all’amministrazione comunale ove erano situati i beni. A partire dal 1951 giungono al Comune di Teulada dispacci della XV Legione territoriale della Guardia di Finanza di Cagliari, che invita l’amministrazione locale a informare la popolazione residente che in determinati giorni si sarebbero svolte esercitazioni militari: di qui la necessità di sgomberare da persone e animali i luoghi interessati.
Con inizio nel 1956, a Teulada, si attiva un massiccio esproprio di beni di proprietà privata. L’operazione è accompagnata da un dispaccio del Ministero della Difesa. Tra i proprietari dei terreni e  un funzionario della Sottodirezione Autonoma Lavori del Genio Militare della Sardegna veniva redatto un verbale di consistenza che identificava il proprietario, i dati catastali dei terreni e la loro qualità in relazione alle colture e alla presenza di alberi, e i fabbricati in base al loro stato di conservazione. Successivamente veniva stabilito l’importo in base a un preziario. La pratica di esproprio era, per lo più, patrocinata dall’EPACA (ente di patrocinio e assistenza per i cittadini e l’agricoltura). Attorno agli espropri fiorì una fitta rete di interessi a danno degli agricoltori, non sempre tutelati dalle loro organizzazioni e dal potere politico.
Il prezzo pagato per gli espropri è rimasta una questione mai sufficientemente approfondita. Secondo le autorità militari i terreni furono pagati molto più del valore commerciale. Un’idea del prezzo dei terreni all’epoca ci è offerto da un contratto di vendita dell’8 dicembre 1949. Si trattava di due starelli, corrispondenti a 0,797.35 ha (uno starello è pari a 0,3986 ha), venduti a lire 185.000, quindi a una media di ettaro di lire 116.000. Se confrontiamo il preziario legato all’esproprio da parte dell’EPACA, le somme pagate al Comune e ai privati sono in linea con il prezzo di mercato. Ma il problema è un altro. Nella maggior parte dei casi i soldi giungevano in forte ritardo, anche di alcuni anni. E intanto? Non esisteva soluzione di continuità e i terreni da acquistare erano per lo più inesistenti.
L’abnorme presenza di poligoni militari concentrati in Sardegna è un caso unico, non raro, al mondo. Teniamo presente che i poligoni di Perdas-Quirra-Villaputzu e quello di Teulada sono i più vasti d’’Europa.

D: E’ vero che, come si diceva allora attorno alle basi ci sarebbe stato sviluppo economico per la popolazione residente? Le basi, si disse, avrebbero portato ricchezza al territorio e lo avrebbero salvaguardato dalla speculazione edilizia. Nel suo libro lei cita il generale Walter La Valle, che nella sua audizione nella Commissione d’indagine conoscitiva dell’8 novembre 2006, parla di un indotto di 250 milioni di euro, ripartiti tra Teulada 60/70 milioni, Perdesdefogu 100 milioni e la parte residua 70/80 milioni tra le basi di Decimomannu e Capofrasca. Il generale Mini fa chiarezza sulla vicenda affermando che anche i nuovi entrati nella Nato non sono disponibili a cedere porzioni di territorio per edificare poligoni, quindi i vantaggi sono minimi se non inesistenti.
Nei dati esposti dal gen. La Valle, sono compresi, e rappresentano la parte preponderante, gli stipendi di tutti i dipendenti del Ministero della Difesa che “lavorano” in Sardegna. Ricordiamo che i militari, graduati e non, provenivano per lo più da altre regioni italiane. Inoltre inglobano anche quella parte del bilancio ministeriale riguardante la leva giovanile a quei tempi obbligatoria. Il personale civile impiegato si riduce, in tutte le servitù dislocate nell’isola, a non più di qualche centinaio di persone, parte delle quali stagionali. Risulta invece che il Ministero della Difesa fa cassa nell’affitto dei poligoni a imprese, anche internazionali, che sperimentano nuovi tipi di armi e di missili. Per quanto riguarda Teulada basti considerare che il paese, a metà degli anni cinquanta, contava oltre seimila abitanti, ridotti oggi a 3.800 circa. L’unico paese costiero della Sardegna in regressione  demografica.


D: E ora veniamo a un tema a dir poco scottante, quello concernente le sperimentazioni di nuove armi o esercitazioni a fuoco congiunte nei poligoni sardi, dove è oramai assodata la presenza di Uranio Impoverito.
Sappiamo che oggi l’utilizzo di munizionamento all’Uranio Impoverito fa parte dell’arsenale di molti eserciti e che è stato impiegato sistematicamente dagli Stati Uniti e dai loro Alleati nei vari teatri operativi, Somalia, Iraq, Serbia, Kosovo, Bosnia, Afghanistan, con effetti devastanti sia sulla popolazione civile, sia sui militari che ne sono venuti a contatto. Qual è oggi la situazione ambientale, poi parleremo di quella umana, in Sardegna, Dott. Ledda?
Finalmente nessuno, oggi, anche quanti lo hanno fatto spudoratamente per anni, ha più il coraggio di negare l’utilizzo a piene mani di armi all’uranio impoverito in Sardegna. La verità era nota ai responsabili, ma si utilizzavano sistemi tali per cui, chi doveva verificare e vietare, faceva in modo di poter dire che …  a noi non risulta l’utilizzo. La norma era l’autocertificazione da parte degli eserciti e delle imprese che si addestravano. A cose avvenute i responsabili dei poligoni si limitavano a richiedere una relazione che dichiarasse quali erano state le attività svolte. Nessuna verifica successiva. Questo per lunghi anni.
Finalmente qualcosa si ammette. La terza Commissione Parlamentare di inchiesta, la penultima, con un sottilissimo gioco di parole, dichiarò (12.02.2008) che “pur non potendosi affermare, ma neppure escludere la relazione tra l’evento morboso (la malattia mortale) e la causa scatenante (il contatto con ambienti inquinati dall’utilizzo di armi nei poligoni sardi), il fatto stesso che l’evento si sia verificato costituisce di per sé, a prescindere cioè dalla dimostrazione del nesso diretto, motivo sufficiente per il ricorso  agli strumenti risarcitori”. Poco tempo dopo entra in campo, a piedi uniti, il Tribunale di Firenze, Sezione II Civile, che condanna il Ministero della Difesa al risarcimento del danno subito da un ex militare che aveva contratto il linfoma di Hodgkin.

D: Il Presidente dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate nelle Forze Armate, Falco Accame, parla di circa 3.761 casi di contaminazione a livello nazionale tra il personale militare assegnato sia all’estero, che nei poligoni; in pratica i 44 casi di cui si parlavano all’epoca della Commissione Mandelli, ha proseguito Accame, sono diventati quasi 4000. Quanti sono i casi finora accertati di militari deceduti o ammalati in Sardegna? Accame riferisce di altri due casi recentissimi, un Maresciallo ammalato di tumore ora in pensione e di un altro militare.
Una stima numerica esatta sui morti, militari e civili in guerra, militari e civili nei poligoni e attorno ad essi, è impresa impossibile.  Da non trascurare il fatto che, per anni, un militare che si ammalava, non “osava” denunciare la sospetta eventuale causa della malattia. Neppure i parenti trovavano il coraggio di farlo. Purtroppo succede ancora. A parte i dati forniti dalla Commissione Mandelli che alla fine parevano voler dimostrare che l’uranio impoverito è giovevole alla salute, giacché risultava che la media dei tumori nelle località contaminate dall’uranio è inferiore a quella della media nazionale. Ritengo prudenti e documentate, anche se approssimative per difetto, le cifre fornite dall’Associazione vittime uranio: 174 militari deceduti, 2.500 affetti da patologie collegate. Tali dati non comprendono neppure il personale non più in servizio al momento della morte e della malattia perché congedato o in pensione, nonché mancherebbero i reduci della guerra del Golfo, della missione in Somalia, della missione in Bosnia e tutto il personale impiegato nei poligoni della Sardegna (Capo Frasca, Capo Teulada, Salto di Quirra). Senza tema di allontanarci dalla verità si può affermare che i morti dichiarati che hanno frequentato i poligoni sardi siano intorno alla centinaia. Di una parte di essi il nostro libro fornisce, oltre al nome e cognome, particolari esperienze lavorative e sanitarie.

D: A Quirra il giudice Fiordalisi ha chiesto il rinvio a giudizio per 20 persone, tra cui generali ed ex comandanti che si sono avvicendati nel poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra, lei che ne pensa?
Ho sopra già detto del lavoro del dottor Fiordalisi, che ritengo un eroe civile che  rischia, forse inconsapevolmente, la propria vita. Si è permesso di mettere sotto accusa alti personaggi che si ritenevano al di sopra di qualsiasi responsabilità, coperti e nascosti dietro il bene della nazione e della patria. Forse per alcuni, la vita di un soldato o di un semplice civile ha un prezzo troppo vile di fronte alle esigenze delle macchine da guerra che assicurano benessere e libertà per tutti. Se cambierà qualcosa di importante sulle servitù militari in Sardegna ritengo sia dovuto all’opera del magistrato e del parlamentare Piersandro Scano.

D: Nel libro lei cita gli studi compiuti dalla dottoressa Gatti che compaiono nella relazione presentata alla prima Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Uranio Impoverito. Si parla di “nano particelle”, o nano polveri, corpuscoli di forma sferica di piccolissime dimensioni inferiori a un micron che si producono ad alte temperature, circa 3000°, e sono sotto forma di aerosol quando impattano i proiettili all’Uranio Impoverito contro un bersaglio (possono essere munizioni APFSDS da 105mm o 120 mm anticarro,oppure bombe a guida laser come le GBU 28 dette Bunker Buster, fino ad arrivare ai missili Cruise come il Tomahawk 109), Uranio che è anche presente nelle corazze dei mezzi da combattimento, secondo lei quanto affermato dalla dottoressa Gatti non fa che confermare la pericolosità delle attività svolte nei poligoni sardi, la “sindrome da poligono”?
La dottoressa modenese è stata la prima che ha avuto il merito di dimostrate quanto contenuto nella domanda. Lo stesso termine nanoparticella le appartiene. Nanoparticelle capaci di superare le membrane cellulari e di fissarsi nel Dna, provocando malattie e deformazioni. Lo ha fatto molto presto ma, per convenienza, non è stata presa sul serio, sempre per paura di dover ammettere la gravità di quanto era avvenuto e avveniva nelle pseudo missioni di pace e nei poligoni. D’altronde, gli americani e le altre forze Nato, già dalla fine degli anni ottanta, avevano avvertito anche l’Italia dei rischi insiti nella frequentazione di questo tipo di armi. Essi stessi utilizzavano divise in grado di evitare o per lo meno contenere la contaminazione. I soldati italiani, al loro fianco nei campi di intervento della Somalia, scendevano disinvoltamente in campo operativo in maglietta e pantaloni corti. (Mancava solo il pallone). 


 D: Per i danni alla popolazione civile sarda, ad esempio, lei cita il paese di Escalaplano, che confina con il poligono di Salto di Quirra, dove sarebbero nati numerosi bambini con  gravi malformazioni.
Anche di questo abbiamo in parte già detto. Certo i dati rivelati ad Escalaplano, a ridosso e spesso a favore di vento del Salto di  Quirra sono impossibili da spiegare senza fare cattivi pensieri nei confronti del “vicino super armato”. Escalaplano è un piccolo paese di circa due mila abitanti. Nel triennio dal 1986 al 1988 sono venuti alla luce 13 neonati con gravi e strane deformità fisiche. In quegli anni nel paesino nascevano 18-20 bambini all’anno. A Quirra stesso, una manciata di modeste case rurali sparse in una vallata racchiusa tra un aspro altopiano di selvaggia bellezza e un’ampia spiaggia da incanto, greggi al pascolo, vigneti, orti, aranceti. Abitanti 150, il 10% si ammala di linfomi e leucemie.

D: Dott Ledda non solo Uranio, ma anche i “campi elettromagnetici” prodotti da potenti impianti radar militari inquinano la Sardegna, ce ne parli.
Ad individuare la presenza di campi elettromagnetici è stato, a metà del 2007, il Comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus-Gerrei. I militari rifiutano la collaborazione, richiesta espressamente. Il Comitato sceglie dei tecnici che operano un censimento  solo sulla popolazione che vive vicinissima alle zone dove vengono le esercitazioni, e dove era nota la presenza di radar potentissimi. Gli esperti volontari riescono a dimostrare la presenza di campi elettromagnetici che avvengono nella banda delle microonde a frequenze superiori ai 3 GHz, attribuibili alle stazioni radar del poligono. Per una fortunata coincidenza il Comitato riesce ad entrare in possesso di un opuscolo top-secret realizzato dal Comitato Tecnico Scientifico della Difesa, presumibilmente attorno al 1980, in cui si spiegano alle industrie belliche e alle forze militari straniere le caratteristiche del Poligono sperimentale. Risulta che dei sei radar sistemati nel poligono, almeno uno ruota attorno ad un asse fisso, segue la direzione dei missili per rilevarne la traiettoria ed è capace di emettere impulsi brevi da 240 chilowatt (i radar ruotano a 360 gradi, anche in direzione dei centri abitati).
Ciò costituisce un enorme pericolosità per la salute. Infatti la legge prevede limiti che non si possono superare mai (40 volt/metro) e altri parametri che non si devono violare vicino a case e scuole (6 volt metro per non più di quattro ore). Quelle installazioni sarebbero dovute essere a 3-400 metri dalle abitazioni se si considerano le emissioni acustiche, 2-3 chilometri prendendo in esame quelle costanti. Invece i radar sono praticamente nell’abitato di Arbatax, di Perdasdefogu, della marina di Tertenia e di Quirra. Sono totalmente illegali. Potrebbero contribuire notevolmente a spiegare l’alta incidenza di leucemia e linfomi.

D: E’ recente il caso vergognoso del governo Monti, che dopo aver cercato di inserire nei tagli antisociali anche il “Fondo per le Vittime dell' Uranio Impoverito”,   ha dovuto fare marcia indietro, ma resta significativo il fatto, perché dimostra che non vi è la volontà politica, né la sensibilità nazionale, di arrivare in fondo al problema, in altre parole tutelare le vittime e dichiarare ufficialmente chi è il killer che agisce da anni contro i nostri soldati e civili. Dott. Ledda, a che punto è la battaglia intrapresa in Sardegna contro le servitù militari e i poligoni? Lei pensa che si arriverà un giorno allo sgombero da parte della Nato del territorio sardo ?
Non lo penso con convinzione, me lo auguro. Il tentativo di Monti rappresenta eloquentemente come questo problema sia marginalissimo negli interessi dei politici, figuriamoci del potere militare. La Sardegna è estesa e grande, ma i sardi sono pochi, numericamente nemmeno metà della metà dei siciliani. Sul tavolo elettoralistico valgono qualcosa vicino allo zero. Certo forse i sardi dovrebbero far sentire con più energia e vigore la loro voce, e dimostrare un tantino più di concordia interna.
Nel precedente governo Berlusconi era presente un solo sottosegretario, Giuseppe Cossiga. Forse per debito di riconoscenza nei confronti di Francesco, che non si è mai occupato di questo enorme problema della sua terra. Purtroppo, in questi ultimi dieci anni, si è parlato molto più del ponte sullo stretto che della bonifica e del risanamento  delle ampie zone del  territorio della Sardegna dovuto alle servitù. Ad essere sinceri comunque, in questo ultimo anno e mezzo si son fatti dei passi avanti. Speriamo non muoia tutto di nuovo.
Per quanto riguarda l’influenza della Nato, ritengo che il suo potere in questo senso, non sia così decisivo come nel dopoguerra. Ricordiamo che gli stessi americani, circa tre anni or sono, hanno dovuto chiudere e abbandonare la base atomica di La Maddalena, non certamente con piacere, ma su pressioni dell’opinione pubblica e sollecitazione dell’Unione Europea.

Federico Dal Cortivo

TESTO ORIGINALE 

giovedì 26 luglio 2012

QUIRRA: Cappellacci e Cherchi, a Roma per salvaguardare le attività operative e addestrative del poligono

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno sabato 14 luglio 2012 alle ore 20.07 ·
 

Come preannunciato, presso il Ministero della Difesa, il Sottosegretario di Stato, Dott. Gianluigi Magri, ha incontrato i rappresentanti del Ministero della Salute e dell’Ambiente, il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, l’On. Ugo Cappellacci, e l’Assessore all’Agricoltura On. Oscar Cherchi.

L’INCONTRO, SVOLTO IN UN CLIMA DI PIENA E RECIPROCA COLLABORAZIONE, ha confermato, tra l’altro, lo stretto legame che unisce da tempo il Ministero della Difesa al territorio sardo.

Durante i colloqui sono state esaminate alcune ipotesi percorribili per la ricerca di un condiviso piano di azione e di interventi tesi a salvaguardare le attività operative ed addestrative presso il Poligono di Salto di Quirra conciliando nel contempo le legittime aspettative della comunità locale in termini di ripristino in tempi brevi dell’attività agropastorale nell’area e di prospettive future.

Tutti hanno convenuto che occorre definire un concreto progetto attuativo di bonifica del territorio che, attraverso adeguati stanziamenti e una coerente pianificazione di interventi pluriennali, porti al risultato auspicato, in coerenza anche con quanto formulato dalla Relazione intermedia sulla situazione dei Poligoni di tiro emanata dalla Commissione d’inchiesta del senato sull’uranio impoverito.

Al termine dell’incontro si è concordato di elaborare un comune percorso progettuale che sarà portato all’attenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della comunità locale.
Lo rende noto il Ministero della Difesa italiana

Da A. P. del 12 luglio 2012

mercoledì 11 luglio 2012

Salto di Quirra, nuova indagine di Fiordalisi: pilotati gli appalti sul controllo delle emissioni


2 luglio 2012



Maso Notarianni
Turbativa d’asta mediante collusione: è questa l’ipotesi di reato che ha portato il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi a far partire l’ennesimo filone di indagine sul poligono militare di Salto di Quirra.
Secondo la procura si deve scavare più a fondo sugli appalti che la Namsa, l’agenzia Nato che si occupava della logistica, oggi confluita nella Nspa, ha affidato alle ditte che per suo conto avrebbero dovuto monitore gli effetti delle attività militari della base. Le indagini si riferiscono a un mega-appalto del 2008, diviso in cinque lotti: uno doveva controllare la radioattività aerodispersa, il secondo l’eventuale inquinamento elettromagnetico, il terzo lotto doveva analizzare gli elementi chimici nelle matrici ambientali e biologiche, il quarto doveva approdare in una certificazione ambientale, il quinto doveva realizzare un sistema informativo ambientale. Ognuno di questi lotti, era stato affidato dalla Namsa ad altrettante ditte.

Proprio su questo appalto la procura di Lanusei ipotizza il reato che sta alla base di questo nuovo filone di indagine e che ha fatto scattare sequestri e perquisizioni in tutta Italia, da Cagliari a Venezia, da Verona a diverse località della Lombardia. Secondo Domenico Fiordalisi, infatti, le risultanze delle indagini delle ditte che vinsero l’appalto sarebbero state pilotate – stando agli sms sequestrati agli indagati – «Per zittire le popolazioni e le associazioni ambientaliste» che da anni conducono una battaglia perché sia svelata la reale portata degli esperimenti e delle esercitazioni militari del poligono sulla popolazione civile della zona.

L’intervista a Domenico Fiordalisi tratta dal numero del settembre 2011 di E – il mensile

La vergogna e l’orrore di Quirra. Le dichiarazioni di Domenico Fiordalisi alla commissione d’inchiesta della Camera

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 TESTO ORIGINALE

 

«SPARITI I SOLDI PER LA BONIFICA DEI POLIGONI SARDI»

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 5 luglio 2012 alle ore 19.17 ·
 



PROTESTA IL PARLAMENTARE OLBIESE DEL PD, GIANPIERO SCANU, MA IL SUO PARTITO APPOGGIA IL GOVERNO MONTI.

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Tra le forbici del premier Mario Monti sono finiti di fatto anche i fondi che dovevano essere destinati alla bonifica dei poligoni sardi di Quirra, Teulada e Capo Frasca. Attraverso un comma della bozza delle revisione dei costi della spesa (spending rewiew) che lascia spazi a pochi fraintendimenti: «Spetta al Governo, con apposito decreto, stabilire se e quanto le aree siano inquinate».

E pazienza se a Quirra sono stati spesi due milioni di euro per le analisi ambientali, se un'inchiesta della Procura di Lanusei ha individuato tracce fuorilegge di sostanze radioattive nei territorio utilizzati dal 1950 a oggi per i test di armi. E se addirittura la Penisola di Capo Teulada è stata bollata come “interdetta”, recuperabile solo attraverso bonifiche «lunghe e costose» dal Cnr di Ancona.

E non è tutto: la bozza del Governo Monti prevede anche il taglio da 21 a 11 milioni dei fondi destinati al risarcimento di chi è ammalato di tumori dopo una missione all'Estero, il servizio nei poligoni sardi e per aver abitato o lavorato nei pressi delle basi militari.

A guidare la rivolta contro la bozza del Governo è il parlamentare olbiese del Pd, Gianpiero Scanu. Personaggio mica da poco nel panorama politico nazionale: è uno dei relatori del disegno di legge di riforma della Difesa che prevede la razionalizzazione delle forze armate e la riduzione da 170 a 140 mila dei graduati, oltre che componente della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito.

Soprattutto Scanu è il padre di un disegno che punta a bonificare i poligoni sardi, chiudere Teulada e Capo Frasca e concentrare ogni attività a Quirra, vietando quelle pericolose per ambiente e salute. «Il tentativo del Governo di declinare le proprie responsabilità riservandosi il compito di stabilire per decreto il livello di tollerabilità degli agenti inquinanti nei territori dei poligoni rappresenta una scelta di inciviltà politica e di banditismo giuridico», dichiara Scanu. «Sono pronto a dimettermi dai miei incarichi nella commissione Difesa».

Si uniscono alla protesta il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana, il presidente della commissione Politiche sociali della Provincia di Cagliari, Emanuele Armeni (Pd), e Falco Accame, il presidente Anavafaf: «È semplicemente ignobile la proposta di ridurre i fondi per i malati di tumore, vittime da uranio impoverito e delle nano particelle di metalli pesanti delle nostre stesse armi».  
Paolo Carta

Da L'Unione Sarda del 5 luglio 2012

QUIRRA, LA BATTAGLIA ORFANA TROVA TANTI PADRI

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 28 giugno 2012 alle ore 19.46 ·





Parte il processo per la base del salto di Quirra e finalmente una lotta orfana, e con tanti nemici, trova per strada tanti inaspettati padri.

Inizia la Asl di Lanusei che si costituisce parte civile con il beneplacito dell'assessorato regionale alla sanità cui a ruota segue Cappellacci che, nella sua nuova veste di difensore dei sardi - dopo averli snobbati, oltraggiati e offesi - annuncia a sua volta di costituirsi parte civile nel processo. Ma non basta.

 La Coldiretti - l'associazione degli operatori dell'agricoltura e allevamento più rappresentativa della Sardegna - si accoda a questa indecorosa processione dopo aver messo la mano sul fuoco sulla correttezza dei militari facendo le barricate contro lo sgombero del bestiame dall'area.

Nessuno di questi ha mosso un dito quando pochi coraggiosi giornalisti e qualche associazione ambientalista, senza nessuna certezza né tornaconto, ma solo con tanta voglia di fare chiarezza, soli contro tutti, hanno solo osato fare delle domande, instillare il dubbio. Allora avevamo osato associare la vicenda a quella delle fabbriche di morte dell'amianto, anche solo per far capire quale era il rischio. Solo per dire che quando si parla di salute umana anche solo il dubbio è sufficiente per fermare i giochi.

Invece troppa gente si esercitava allora nel mestiere di avvocato difensore, una difesa pelosa figlia di prebende o ritorni politici - o magari solo della propria ignoranza - senza nessun riguardo per chi in quelle aree ci viveva, e ci moriva. Oggi, forse annusando l'aria di risarcimenti sostanziosi, quella stessa gente si mette in fila con la mano tesa, senza vergogna alcuna. Tanti distinguo, certo. La Asl ci racconta per esempio che ha avuto un aggravio dei costi sanitari e la Coldiretti che lo fa nell'interesse dei suoi associati. Ma prima il loro diritto alla salute non era degno di essere tutelato?

La verità è che una ragnatela di interessi era tesa a difesa di chi agiva a proprio piacimento, incurante delle conseguenze immediate e per il danno che sarebbe ricaduto sulle generazioni future.
Immaginiamo non ci sarà la fila, nei prossimi anni, per trascorrere le vacanze nelle stupende spiagge di Quirra, e tanto meno quella degli investitori turistici che da quella zona staranno alla larga. Speriamo almeno che ci serva di lezione per il futuro.

Ricordiamo per esempio che a Tortolì abbiamo l'area ex Cartiera nella quale troppe attività si sono svolte senza alcun controllo. Non commettiamo l'errore di far finta di non sapere, di mettere la testa sotto la sabbia a contatto con tutto ciò che li sotto può esservi sepolto

Da L.aS. del 28 giugno 2012

sabato 23 giugno 2012

Non solo veleni: adesso a Quirra i militari devastano 20 chilometri di bosco per costruire un muro.


pubblicata da Sardegna Quotidiano il giorno mercoledì 20 giugno 2012 alle ore 16.24 ·
               
Le ruspe hanno lavorato per giorni in mezzo al bosco: via ginepri, alberi, arbusti e piante di ogni tipo per ricavare delle zone libere dalla vegetazione. Strisce larghe circa quattro metri che corrono per oltre 20 chilometri, realizzate in una zona estremamente delicata. E per due ragioni: da un lato perché interessa un’area carsica a rischio idrogeologico, dall’altro perché a confine tra il territorio di Villaputzu e il poligono militare del Salto di Quirra.

I lavori - eseguiti per conto della struttura militare sotto gli occhi allibiti degli abitanti dei dintorni - sono andati avanti a ritmo sostenuto e, con ogni probabilità, sono solo il primo passo per realizzare la recinzione che dovrà rendere inaccessibili le zone inquinate del poligono interforze. Un’opera imponente e avviata senza la richiesta di nessuna autorizzazione sulla quale la Guardia Forestale sta cercando di fare chiarezza. E i risultati dei primissimi accertamenti sono già finiti in procura. In sostanza si sta cercando di appurare se i militari potevano legittimamente aprirsi quel vastissimo varco in mezzo al bosco – zona normalmente tutelata e vincolata – senza chiedere il permesso a nessuno, oppure se sono state infrante le regole e commessi reati. Il fascicolo, aperto per violazione della normativa ambientale, è finito sulla scrivania del sostituto procuratore Marco Cocco, mentre gli accertamenti della Forestale proseguono.

Di certo, però, resta il fatto che delle ampie porzioni di bosco sono state sacrificate “alla ragione militare” e le stellette non sono andate per il sottile realizzando una sorta di lunghe trincee tra la vegetazione – ancora da misurare con precisione – in cui probabilmente verrà sistemata la recinzione garantita dall’Aeronautica mesi fa, in occasione della richiesta di dissequestro del poligono. Nel chiedere di riavere a disposizione il PISQ, a cui la procura di Lanusei aveva messo i sigilli nell’ambito di un’inchiesta per disastro ambientale, i vertici militari avevano promesso bonifiche e assicurato che le zone compromesse sarebbero state rese inaccessibili fino al loro ripristino.

E proprio oggi si apre l’udienza preliminare che dovrà decidere sul rinvio a giudizio dei venti indagati per i cosiddetti veleni di Quirra. A rischiare il processo sono i generali: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Walter Maulon, Carlo Landi, Paolo Ricci. I colonnelli comandanti del distaccamento di capo San Lorenzo: Gianfranco Fois e Fulvio Ragazzon, più il responsabile del servizio di prevenzione e protezione del poligono dal 2000 fino al 2008, Walter Carta. A questi si aggiungono i componenti della commissione del ministero della Difesa: Giuseppe Di Donato, Vittorio Sabbatini, Vincenzo Mauro. I docenti universitari e tecnici dell’istituto di scienze ambientali di Siena, Francesco Riccobono, Giuseppe Protano, Fabio Baroni, Antonello Luigi Di Lella, chimici dell’Sgs, Gabriella Fasciani e Gilberto Nobile più medico del lavoro e docente universitario, Pierluigi Cocco e l’ex sindaco di Perdasdefogu Walter Mura.
Maddalena Brunetti

PSD'AZ: INTERPELLANZA SULLA CENTRALE ENEL NEL POLIGONO MILITARE DI TEULADA

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno sabato 23 giugno 2012 alle ore 21.14 ·



INTERPELLANZA SANNA Giacomo – DESSI' – sull'assegnazione dei lotti per la realizzazione di impianti fotovoltaici dell'Enel nel poligono di Teulada.
I sottoscritti Consiglieri Regionali,

Premesso che:
- la Società Enel Green Power (EGP) si è aggiudicata due dei tredici lotti messi in gara da Difesa Servizi SpA per l'assegnazione di terreni del demanio militare sui quali realizzare impianti fotovoltaici;

- uno dei due lotti assegnati a EGP è quello di Teulada, dove la Società di Enel per le rinnovabili ha pressochè ultimato quello che diventerà il suo più grande parco in Italia, si tratta di circa 150 ettari su due aree di 70 e 80 ettari ciascuna;
- la cessione di 150 ettari dalla Stato ad Enel Green Power ha una durata di 25 anni per una produzione di non meno di 30 milioni di Kw, sufficienti per il fabbisogno di oltre 20 mila famiglie.

Appreso che:
- Il Consiglio comunale di Teulada ha contestato il progetto perchè si tratterebbe di un tentativo di industrializzazione di aree, ora destinate alla difesa, che sarebbero dismesse per fini speculativi privati senza prevedere alcuna ricaduta economica sul territorio;
- Il Comitato misto paritetico sulle servitù militari ha espresso il suo parere sfavorevole ai 150 ettari di pannelli fotovoltaici, dopo aver raccolto il consenso trasversale dell'intera assemblea civica che ha bocciato su tutta la linea l'iniziativa del fotovoltaico;
- non è stato seguito l'iter procedurale previsto dall'art. 14 che recita: La Regione, nell'ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo. I beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato, finchè duri tale condizione";

Chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere se vi sia l’intendimento da parte dell’amministrazione regionale:
- di stralciare dai programmi di cessione attuati dal Ministero della Difesa, attraverso Difesa Servizi SpA, quei lotti destinati alla produzione di energia fotovoltaica nel poligono di Teulada;
- di farsi garante nel rispetto delle leggi:
1) per favorire l'avvio di un negoziato al fine di garantire alla comunità un ruolo da protagonista che gli permetta di programmare l'uso del proprio territorio;
2) perchè nel momento in cui si dovesse avviare la dismissione nel territorio interessato non rimanga in piedi un'altra concessione per ulteriori 25 anni;
                                                                  I Consiglieri Regionali
Cagliari, 21 giugno 2012



Dal Sito ufficiale del Partito Sardo d'Azione

SINDROME DI QUIRRA: CRITICHE IMPORTANTI RIVOLTE ALLA INADEGUATEZZA METODOLOGICA

ASCOLTA L'AUDIZIONE > http://www.radioradicale.it/scheda/328226/poligono-militare-di-quirra-relazione-finale-della-commissione-studi-di-impatto-ambientale-del-ministero-d
Poligono militare del Salto di Quirra. Antonio Onnis. Marco Schintu e Fernando Codonesu, tre esperti del Comitato di indirizzo della commissione di studio sull'impatto ambientale e sulla salute del Poligono, commentano i dati e le informazioni, ad oggi elaborate, dopo due anni e mezzo di misurazioni.
CRITICHE IMPORTANTI RIVOLTE ALLA INADEGUATEZZA METODOLOGICA dei campionamenti effettuati . 2,5 milioni di euro spesi per una indagine di caratterizzazione ambientale, che non ha incluso la salute, a differenza di quanto stabilito nel 2008 dal decreto del Ministero della Difesa che istituì la Commissione.

venerdì 22 giugno 2012

QUIRRA: PRIMA UDIENDA, ASSENTE LA REGIONE, LO STATO ITALIANO DIFENDE I MILITARI MA NON I CITTADINI


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 22 giugno 2012 alle ore 0.37 ·



La folla radunata davanti al tribunale di Lanusei, il sipario giudiziario sul caso Quirra giunto alla prima udienza preliminare dopo un anno e mezzo di inchiesta e più di 10 di battaglie inascoltate, si apre con due grandi assenti: il ministero dell’Ambiente e la Regione Sardegna.

E prosegue con una grande domanda, sollevata in forma di eccezione procedurale, dal procuratore Domenico Fiordalisi: «Può lo Stato decidere di difendere i suoi uomini e non invece sè stesso?» E termina con una valanga di richieste di costituzione di parte civile che riempiono come un uovo l’aula al terzo piano del palazzo di giustizia ogliastrino. La carica dei 43. Sono 43, un numero davvero record. Ma sarà il gup Nicola Clivio a decidere il 18 luglio se accogliere tutte le richieste, dopo aver ascoltato cosa ne pensano anche gli avvocati dei venti indagati, ieri quasi tutti presenti: generali dell’Aeronautica, chimici dell’Sgs, ed ex sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, accompagnato dalla moglie e assistito dal decano dei penalisti sardi Luigi Concas in forma smagliante. Mancano solo, tra gli imputati, i docenti universitari di Siena e il medico Pierluigi Cocco.

Nella pattuglia di 43 aspiranti parti civili c’è davvero di tutto. Dalla cooperativa che alleva api, ai cultori del miele, alla folta pattuglia di associazioni ambientaliste come Wwf e Legambiente, passando per l’Asl di Lanusei con l’avvocato Marcello Caddori, la Provincia di Cagliari con la presidente Angela Quaquero, la Coldiretti, Sardigna Natzione con Bustianu Cumpostu, i comuni di Villagrande, Villaputzu, Tertenia e Ulassai, i comitati di cittadini come lo storico “Gettiamo le basi” con Mariella Cao e gli amici di Su Giassu di Villaputzu con l’avvocato Gianfranco Sollai. Ma ci sono anche i familiari delle persone morte per tumore, quindici pastori di Perdasdefogu, assistiti dal legale Marco Pilia. E anche tre abitanti di San Vito, che presentano la richiesta di costituirsi parte civile in virtù di un certo “turbamento psicologico” che avrebbero registrato a causa della vicinanza del poligono.

Lo Stato difende solo i generali. Ma nel mezzo, prima di tutto, c’è una grande questione che dalla giurisprudenza si allarga fino ai temi dell’etica: può lo Stato decidere in un processo di difendere i suoi uomini e non se stesso, ovvero i cittadini? Per Fiordalisi non può e da questo punto, ieri mattina, parte il procuratore. Codice penale sul tavolo, poche altre carte attorno, uno stuolo di avvocati alle sue spalle, una folta rappresentanza di cittadini e associazioni che mormora in fondo alla sala. E tutt’intorno un ricco contorno di familiari, conoscenti, telecamere e microfoni giunti anche dalla Germania per vedere cosa succedeva nel caso Quirra. Sono le 11, dunque, quando in udienza partono le prime bordate. Il procuratore si alza e solleva la prima questione procedurale: c’è un’incompatibilità, afferma in sostanza e citando anche le norme più recenti, legata alla presenza dell’avvocatura dello Stato che difende i sei generali ed ex comandanti del poligono di Perdasdefogu.

In altre parole, c’è un conflitto di interessi perché lo Stato, attraverso la sua avvocatura, sta difendendo i suoi uomini, ma non lo Stato stesso, visto che ieri non ha presentato richiesta per costituirsi parte civile. Assenti ministero e Regione. Poco dopo, ma allargando il discorso, la stessa questione la solleva anche l’avvocato Agostinangelo Marras, che tutela come parte civile il comune di Villagrande con il sindaco Giuseppe Loi. «È preoccupante e significativo — dice — che i ministeri dell’Ambiente e della Difesa non si siano presentati, e che lo Stato abbia fatto una precisa scelta di campo preferendo difendere gli imputati piuttosto che lo Stato stesso.E' significativa anche l’assenza della Regione Sardegna».

Quest’ultima, in realtà, prima tramite un comunicato dell’Asl di Lanusei, firmato dal direttore generale Francesco Pintus, poi tramite i suoi portavoce, fa sapere che ha già pronte tutte le carte per costituirsi parte civile. Ma resta il fatto che ieri non c’era e che la sua assenza fa parecchio rumore. Il gup ascolta tutto e decide di prendersi mezz’ora di tempo per decidere sulla presunta incompatibilità dell’avvocatura dello Stato, ma poco dopo torna in aula e rigetta l’eccezione. Nessuna incompatibilità. L’incompatibilità non c’è, afferma, perché lo Stato non si è costituito parte civile. E l’avvocato dello Stato, Francesco Caput, che tutela i sei generali, gongola soddisfatto. «Nessuna incompatibilità», ripete, mentre il gruppetto di alti ufficiali dell’Aeronautica, Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, al suo fianco, lo ascolta con attenzione. Finisce la prima questione, dunque, e in udienza preliminare comincia la carica delle aspiranti parti civili. Il gup deciderà se accoglierle nelle prossime due udienze, il 18 e il 25 luglio. Entro l’estate, dunque, dovrebbe arrivare la decisione sul rinvio a giudizio.

Da La Nuova Sardegna del 21 giugno 2012

venerdì 15 giugno 2012

PERDASDEFOGU: Piace il poligono della morte - VILLAPUTZU: Il poligono deve dare più lavoro


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 14 giugno 2012 alle ore 23.25 ·
 


Mariano Carta, sindaco di Perdasdefogu: «La mia posizione era identica a quella del mio rivale». Fernando Codonesu: «La gente di Villaputzu ha dato tanto e ha ottenuto molto poco».
Un caso o una scelta ponderata? Impossibile avere una risposta dai diretti interessati, cioè dai nuovi sindaci di Perdasdefogu e Villaputzu, i Comuni sui quali insiste il poligono di Quirra. Il dato certo è che nei due paesi sono cambiate le amministrazioni “storiche”. Amministrazioni che avevano “sposato” la presenza dei militari sui loro territori. Il cambiamento dei sindaci corrisponde a un cambiamento di visione di parte dei cittadini? Impossibile avere una risposta univoca. Anche perché i due neo sindaci, Mariano Carta e Fernando Codonesu la vedono in maniera differente.

VISTO DA PERDASDEFOGU Anche se, durante la campagna elettorale, era girata la voce che Mariano Carta fosse un anti poligono. «È una cosa», interviene il neo sindaco di Perdasdefogu, «sulla quale si è giocato molto in campagna elettorale. Hanno cercato di disegnarmi in quel modo per condizionare il risultato». Perché, alla fine, tutto il paese la vede allo stesso modo. «Attorno al poligono ruota tutta l'economia di Perdas. Come si può essere contro». La scelta degli elettori non è stata influenzata dall'atteggiamento nei confronti dei militari. «Le posizioni dei candidati erano identiche: visti i problemi legati all'occupazione, non possiamo fare a meno del poligono». E i rischi legati a quello che accade oltre i cancelli? «In paese, non c'è la stessa percezione che si ha dal di fuori.

Qui, nessuno ha la sensazione che il tasso di mortalità sia superiore rispetto ad altri luoghi». Luoghi “normali” e altri degradati. «Mi piacerebbe vedere uno studio comparato tra la situazione del nostro territorio e quello di posti come Macchiareddu o Sarroch dove c'è la Saras». L'inquinamento, comunque, esiste anche per lui. Anche se Carta non vuole allarmismi. «Il senatore Scanu afferma che la situazione di Quirra è peggiore di quella descritta da Fiordalisi. Penso che si sia spinto oltre: su quali dati fa queste affermazioni?».

VISTO DA VILLAPUTZU Affermazione che non piace al collega di Villaputzu Fernando Codonesu. D'altronde, il neo sindaco ha partecipato alla stesura del documento approvato dalla commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito, presentata proprio dal senatore gallurese. «Proprio questo documento, alla base del nostro programma», afferma Codonesu, «ha rappresentato un elemento di svolta anche nel corso di questa campagna elettorale».

Agli abitanti di Villaputzu, evidentemente, è piaciuta la proposta del neo sindaco: rinunciare al poligono, per ora, non si può. Ma, certamente, si può rivedere la sua funzione. «In fondo, noi abbiamo proposto di riqualificare il sito, con la partecipazione di tutti i soggetti che hanno interessi». I militari, dunque, ma anche la stessa popolazione di Villaputzu. «Anche perché il territorio del paese è occupato per il 41% da servitù militari. Non solo: il 58% del poligono è proprio nel nostro Comune. Mi sembra che il rapporto tra quello che abbiamo dato e quello che abbiamo ricevuto non sia paritario. Ecco, l'idea è proprio questa: rivedere il ruolo del poligono, facendo in modo che la sua presenza rappresenti qualcosa di vantaggioso per i giovani».

LA PROPOSTA Durante la campagna elettorale, si sosteneva che il paese fosse spaccato a metà tra i sostenitori delle installazioni militari e chi, invece, è contrario. I risultati, con Codonesu che ha sfiorato il 50 per cento dei voti, dice che, forse, le stellette piacciono sempre meno. «Ma, appunto, si può pensare alla riqualificazione, puntando sulle nuove tecnologie». Meno missili, più microchip. «Non solo: il poligono può diventare un luogo dove studiare la green economy, dalle nuove celle solari a tutte le energie rinnovabili. Una trasformazione che finirebbe con il creare occupazione».
Marcello Cocco

Da L'Unione Sarda del 14 giugno 2012

NINO FANCELLO, blitz nel Poligono italiano di Teulada, reato prescritto per indipendentista


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 11 giugno 2012 alle ore 15.12 ·
 



Non luogo a procedere perché il reato è prescritto. Questa la sentenza pronunciata questa mattina dal giudice del Tribunale di Cagliari nei confronti del fotografo indipendentista Nino Fancello, di 54 anni, di Olbia, accusato di aver partecipato assieme ad altri militanti di Sardigna Natzione al blitz nel Poligono di Capo Teulada nel 2005.

Mentre il giudice pronunciava la sentenza un gruppo di indipendentisti e di aderenti a forze antimilitariste hanno manifestato con un sit-in davanti al Palazzo di Giustizia. Con gommoni gli indipendentisti erano entrati nell'area militare per documentare l'attività d'addestramento. "Non sono soddisfatto - ha dichiarato a caldo Fancello, difeso dall'avvocato Francesco Paolini - una vicenda tutta sarda è stata affrontata nella maniera italiana".

Pronti a presentare ricorso contro la sentenza, che verrà depositata entro 45 giorni, i militanti di Sardigna Natzione: "vogliamo l'assoluzione - ha ripetuto il leader Bustianu Cumpostu - ma soprattutto che venga riconosciuto il diritto per i sardi alla guardiania del proprio territorio. In quell'area abbiamo trovato bombe esplose e inesplose".

Da L'Unione Sarda del 11 giugno 2012

Congresso internazionale, "Cadmium Symposium", che si svolgerà a Sassari l'8 e 9 giugno, per iniziativa del Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università di Sassari

Il Cadmio nuoce alla salute: a Sassari i massimi esperti in materia


 (foto: Ufficio stampa Università di Sassari)
(foto: Ufficio stampa Università di Sassari)
SASSARI. L'esposizione al cadmio e ad altri metalli pesanti, l'inquinamento ambientale che può provocare e i rischi sulla salute umana derivanti dalla contaminazione sono per la prima volta al centro di un congresso internazionale, "Cadmium Symposium", che si svolgerà a Sassari l'8 e 9 giugno, per iniziativa del Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università di Sassari in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario I.N.B.B. (Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi). Al simposio parteciperanno i maggiori esperti al mondo della materia provenienti da 20 diversi paesi tra cui Cina, Stati Uniti, Sri-lanka, Turchia,  Francia, Germania, Inghilterra, Svezia, Lituania, Polonia, Croazia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I lavori si svolgeranno presso la Sala Conferenze dell'Ersu. 
In Sardegna l'attenzione sui danni provocati dal cadmio è particolarmente alta per la presenza di metalli pesanti nell'area militare della Quirra e per le attività minerarie nel Sulcis Iglesiente. "I rischi per la salute riguardano non solo chi sta a stretto contatto con il metallo per ragioni di lavoro e  assorbe sostanze tossiche principalmente per vie respiratorie – precisa Roberto Madeddu, Presidente del Congresso e docente di Istologia dello stesso Dipartimento e ricercatore I.N.B.B. - ma chiunque perchè il cadmio si può assimilare anche attraverso la via digerente. L'utilizzo di questo metallo è molto diffuso. Basti pensare a sigarette, batterie, vernici, estrazione dello zinco. Inoltre ha una notevole resistenza alla degradazione naturale: meno del 5% viene riciclato. Una percentuale bassissima. Questo significa che il cadmio è presente nell’aria, nell’acqua e nel suolo, e quindi negli alimenti, con ricadute sia in patologia umana che veterinaria. Nel corpo può restare depositato tra i dieci e i trenta anni, con conseguente accumulo nei tessuti e numerose patologie correlate". 
Il professor Madeddu e i suoi collaboratori (i dottori Yolande Asara, Paola Tolu, Cristiano Faracci) si interessano da vari anni al cadmio. I risultati dei loro studi sono stati oggetto di varie pubblicazioni. L'appuntamento dell'8 e 9 giugno però costituisce una novità di primo piano assoluta. "L'evento ha assunto una portata scientifica che non immaginavo – aggiunge Madeddu – intorno a questo appuntamento, negli ultimi sei mesi, si è concentrato un interesse straordinario di studiosi e ricercatori di fama mondiale con percorsi molto diversi che renderanno ancora più interessante il dibattito: non era mai capitato finora che cardiologi, ginecologi, immunologi, genetisti, biologi, veterinari, botanici potessero confrontarsi su questo tema tra loro". Tra i lavori spiccano quello del gruppo di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma che ha condotto uno studio sul terreno e sugli animali nell’area militare del poligono interforze del Salto di Quirra e quello di Agneta Akesson del Karolinska Institute di Stoccolma, luminare mondiale dell’epidemiologia dei metalli pesanti che ha condotto uno studio sul rischio di  osteoporosi, fratture e tumori ormono-correlati e l’esposizione a lungo termine al cadmio assunto tramite gli alimenti su centomila soggetti, concludendo che vi è una associazione tra cadmio e tumori al seno, all’endometrio ed alla prostata. Al congresso è prevista la partecipazione tra il pubblico di numerosi rappresentanti dell'associazionismo e del mondo industriale.
Maggiori informazioni sul simposio si possono trovare all'indirizzo internet   http://www.cadmiumsymposium2012.uniss.it

SCONTRO TRA STATO ITALIANO E REGIONE SUI POLIGONI E SUI PROGETTI DELLA DIFESA: «Stop alle esercitazioni»


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 8 giugno 2012 alle ore 0.39 ·
 



Il Comipa: no all'impianto fotovoltaico a Teulada
Ieri i rappresentanti della Regione nel Comipa hanno fatto saltare la riunione che avrebbe dovuto approvare il programma delle esercitazioni militari sino a dicembre.

«Stop con le esercitazioni e basta con le servitù militari». Ieri i rappresentanti civili del Comipa (il Comitato misto paritetico Stato-Regione sulle servitù militari - hanno fatto mancare il numero legale nella riunione ufficiale durante la quale si sarebbe dovuto discutere il programma delle esercitazioni per il secondo semestre del 2012 nei poligoni sardi di Quirra, Teulada e Capo Frasca.

Ma è guerriglia dal 22 maggio, quando per la prima volta Tore Mocci, Gianni Aramu, Gianuario Fiori, Antonello Tanas, Saverio Orrù, Diego Fronterè e Roberto Cherchi avevano rifiutato di sedersi allo stesso tavolo con gli ufficiali indicati dallo Stato maggiore della Difesa.

I CASI Una precisa scelta politica legata a due fatti molto importanti: innanzitutto la relazione della commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito ha dipinti un quadro a tinte fosche sulla situazione ambientale nelle aree utilizzate per guerre più o meno simulate e per i test delle armi dal 1956 a oggi. «Da una parte- spiega Mocci - ci sono i senatori che sollecitano il Governo ad avviare al più presto il risanamento ambientale di zone mai bonificate in tempi stretti, preannunciando una riconversione delle attività e una graduale dismissione delle aree militari. Dall'altra si presenta un programma di esercitazioni che prevede altro inquinamento».

FOTOVOLTAICO L'altro motivo del contendere è ugualmente importante: la società Difesa spa, braccio operativo del Ministero voluto dall'ex titolare del Dicastero, Ignazio La Russa, ha avviato una procedura per realizzare un mega impianto fotovoltaico a Teulada. «Sarebbe un'ulteriore servitù - hanno detto i rappresentanti civili nominati dalla Regione nel Comipa - e quindi è doveroso discuterne prima con noi e poi con la Regione. L'indicazione è per un “no” assoluto anche perché, nell'ottica di una futura dismissione di Capo Teulada, le aree bonificate dovrebbero essere cedute per Statuto alla Regione».

IL PROGETTO La situazione è molto complessa. Posto che a Teulada lo stesso Comune ha preteso di essere coinvolto in questa decisione che riguarda una fetta importante di territorio, la Difesa spa sta dribblando una serie di vincoli regionali adducendo come motivazione il fatto che si tratti di un impianto necessario per le esigenze del Ministero. «Viceversa- commenta Tore Mocci - quando si tratta di discuterne con il Comipa, allora lo Stato maggiore sostiene che è un passaggio non necessario perché si tratta di una infrastruttura di valenza civile realizzata in accordo con l'Enel. Un giochino subdolo - prosegue Mocci - organizzato con un solo scopo: aggirare le disposizioni regionali e realizzare un'altra servitù in un territorio militare per oltre 25 anni. E noi non ci stiamo».
Il Comipa dovrà riunirsi entro 20 giorni. Il programma delle guerre simulate resta sospeso in attesa del parere del Ministero.
Paolo Carta

Da L'Unione Sarda del 7 giugno 2012

giovedì 7 giugno 2012

QUIRRA: Si studieranno nuovi sistemi di armi

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 5 giugno 2012 alle ore 12.36 ·
 



Approvata all’unanimità nella tarda serata di ieri la relazione del senatore Pd Scanu: il poligono verrà riconvertito in un polo di la ricerca “anche” per nuovi sistemi d’arma. Probabile, nei prossimi cinque anni, la chiusura di Capo Frasca e Capo Teulada

Dopo alcuni slittamenti, la decisione della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito finalmente è arrivata e la Sardegna adesso spera di esultare. Nella tarda serata di ieri la Commissione del Senato ha approvato all’unanimità la relazione redatta dal democratico Gian Piero Scanu.

In sostanza, dice il testo i poligoni di Capo Teulada (CA) e di Capo Frasca (OR) vanno chiusi e quello di Perdasdefogu-Salto di Quirra (tra la Provincia di Ogliastra e quella di Cagliari) riconvertito.

Dieci giorni fa, come ultimo atto di approfondimento e conoscenza, l’audizione del generale Maurizio Lodovisi, comandante logistico dell’Aeronautica Militare, che sta coordinando le bonifiche nell’area oggetto dell’inchiesta della Procura di Lanusei e che nei mesi scorsi ha seguito il recupero dei rottami di missili rimasti nei fondali di capo San Lorenzo. Nel suo intervento davanti ai senatori però il militare, più che sulla questione dei veleni, si era “concentrato”sull’ottimo rapporto che legherebbe i militari al territorio; nonché sulle ripercussioni che la chiusura del poligono di Quirra avrebbe sull’economia dell’Isola, con una perdita fino a 150 milioni di euro.

Tutto vero, ma le domande rivoltegli dalla commissione erano altre: “Quali bonifiche sono state fatte? Quante se ne devono ancora fare? Quanti soldi verranno impiegati per farle?”.

Di diverso tono era stato l’intervento del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Quattro ore, durante le quali il magistrato aveva raccontato – carte, fotografie e grafici alla mano – ai commissari parlamentari cosa avviene in quelle zone. Dove si sperimentano armi e si esercitano forze armate della NATO, si smaltiscono bombe delle due guerre mondiali. Dove la popolazione (i pastori in primis) si ammalano di tumore e i bambini e gli agnelli nascono malformati.

La situazione è allarmante anche a Capo Teulada, dove le esercitazioni militari, iniziate nel ’56, non si sono mai fermate: i terreni del poligono Delta – una penisola di 400 ettari – e i fondali davanti sono tanto inquinati e colmi di proiettili (all’uranio?) da essere interdetti anche al personale della base e giudicati non bonificabili dalle autorità militari. Sul secondo poligono d’Italia – il primo d’Italia e d’Europa è Quirra – avevano indagato negli anni precedenti già altre due commissioni, ma le sentenze, grazie alle autocertificazioni prodotte dai militari, dissero che era tutto pulito.

Non è da meno Capo Frasca. Qui sono morti due giovani avieri impiegati nella raccolta a mani nude degli ordigni sganciati dagli aerei durante le esercitazioni militari. Uccisi secondo il presidente dell’Anavafaf, l’Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, dall’U 238 (uranio impoverito).

Questo in parte il contenuto del documento redatto dal senatore Scanu – già primo firmatario di una mozione presentata più di due mesi fa – su incarico conferitogli dal presidente della stessa Commissione, Giorgio Rosario Costa, e votato ieri sera. Un’approvazione all’unanimità che per il senatore sardo ha un “valore storico”. E’ la prima volta infatti che il Senato “ammette” la pericolosità di certe attività militari. “Le commissioni d’inchiesta – ricorda Scanu – hanno gli stessi poteri della magistratura. Il Governo e gli enti preposti dovranno dunque prendere atto del voto espresso e attenersi a quanto prescritto nella relazione”.

Di certo una decisione importante per la Sardegna, che da sola ospita l’80 per cento delle aree di tutta Italia sottoposte a servitù militari, ma non si può parlare comunque di uno smantellamento immediato.

“Le basi di Capo Frasca e Capo Teulada – come spiega Scanu al fattoquotidiano.it – verranno progressivamente ridotte. La relazione intermedia, cioè l’atto deliberativo della commissione – prosegue l’esponente del Pd – prevede che il Governo ci proponga, entro i prossimi quattro mesi, la propria tempistica, per le procedure di bonifica e la definitiva chiusura. Secondo me – conclude – se facessimo questa operazione nei prossimi cinque anni sarebbe un eccellente risultato”. Né può essere considerato un smantellamento totale. Perché è vero che Quirra cesserà di essere un poligono, ma verrà convertito in un polo di ricerca scientifica e tecnologica, “anche di interesse della Difesa”, ammette Scanu.

Si studieranno insomma “anche” nuovi sistemi d’arma. E comunque nella terra dei quattro mori, rimarranno altre servitù militari (Decimomannu, Torre Poglina, La Maddalena, Sella del diavolo, S’ Ena Ruggia, Cala Andreani ecc..).
Gabriele Paglino

Da ilFatto del 31 maggio 2012

SERVITU' MILITARI: Protesta di indipendentisti a Cagliari - In occasione del processo a Nino Fancello

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 4 giugno 2012 alle ore 17.23 ·
 
 


Manifestanti indipendentisti hanno effettuato un sit-in davanti al palazzo di Giustizia, dove si svolge l'udienza nei confronti del fotografo indipendentista Nino Fancello, a giudizio per esser entrato nel 2005 nell'area del poligono militare di Capo Teulada assieme ad altri militanti di Sardigna Natzione. Il fotografo e' stato l'unico ad essere chiamato in giudizio dopo il blitz degli indipendentisti. Al sit-in presenti militanti di Sardigna Natzione e altre formazioni autonomiste e ambientaliste che chiedono la chiusura delle servitu' militari.

Da ansa del 4 giugno 2012
Foto di Samuele Carlini

Quirra, il poligono della morte non chiuderà

Il poligono militare sardo verrà bonificato, ma i test proseguiranno. E i soldi per la riqualificazione dell'area non ci sono

Scritto da il 1 giugno 2012 
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Il poligono militare di Salto di Quirra, in Sardegna, non chiuderà. Lo ha deciso la Commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito, che da vent’anni uccide di tumore ai polmoni i militari e i cittadini che lavorano e vivono nei pressi della base. Il relatore Scanu (Pdl) annuncia una “radicale riconversione, ben più di una grattatina del terreno”, per “tutelare i posti di lavoro della base”. Ma non si parla di scadenze o di cifre.
Quirra non s’ha da chiudere. A differenza di Capo Teulada e Capo Frasca, gli altri due poligoni militari del sud-est sardo, che “verranno smantellati”. La decisione della Commissione del Senato, presieduta da Giampiero Scanu (Pdl) , sarà anche storica, ma non è completa. Lasciare i poligoni in funzione, nelle stesse zone dove per vent’anni hanno macinato vittime e causato deformazioni a uomini e animali, significa nascondere il problema. La bonifica partirà, assicura Scanu, e sarà radicale: ma i soldi dovrà metterli lo Stato e la Regione, ed entrambe piangono miseria. Nessun vincolo temporale impegna il Governo a tirarli
fuori.
Tanto più che, lasciando in funzione il Salto di Quirra, l’inquinamento continuerà anche dopo la bonifica. I missili all’uranio impoverito continuano ad essere utilizzati nei test della base, e sulla relazione della Commissione non c’è alcun obbligo di interruzione di questi test. Nei prossimi anni, potremo tornare a vedere i caccia israeliani in volo sulla Sardegna, impegnati a testare i missili terra-aria all’uranio impoverito sull’isola. O forse prima, se altri paesi offriranno denaro a Roma per usufruire di un così comodo – e discreto – parco giochi militare.

http://www.dirittodicritica.com/2012/06/01/quirra-uranio-vittime-98112/

La Commissione Parlamentare salva il Poligono di Quirra


Ancora una volta gli interessi militari prevalgono sugli interessi dei sardi

Sulla questione dei Poligoni militari e sui giochi di guerra in Sardegna, noi sardi non dobbiamo abbassare la guardia. Insospettisce l’enfasi nei media e in gran parte della classe politica locale, sulle decisioni prese dalla Commissione Parlamentare sull’Uranio Impoverito, riguardante la progressiva chiusura dei Poligoni di Teulada e di Capo Frasca e la parziale riconversione e conservazione del Poligono di Quirra. 
Le lotte delle popolazioni di queste parti della Sardegna avevano messo in discussione la presenza dei poligoni e le sperimentazioni belliche che avvenivano nel loro interno, creando gravi ripercussioni sulla salute delle popolazione e dell’ambiente. La stessa RAS è stata sfuggente e incapace di assumersi le proprie responsabilità di fronte a queste preoccupazioni popolari, non imponendo la chiusura e la bonifica dei poligoni. 
In questi ultimi mesi le indagini e l’impegno profuso dal Procuratore Fiordalisi, ha liberato il campo da ogni dubbio sulla devastazione territoriale, l’inquinamento ambientale da cause militari e quindi il nesso indiscutibile fra le esercitazioni e sperimentazioni militari e le malattie, le morti, le malformazioni alla nascita di uomini e animali. 
Il verdetto della Commissione che prevede “la progressiva dismissione del poligono di Teulada e di Capo Frasca (già prevista da precedenti Commissioni), e la persistenza del poligono di Quirra”, oltre un successo delle lotte popolari su questi temi, è anche tragicamente un punto a favore dei piani dei vertici militari e dell’industria bellica. Un punto a favore del progetto di privatizzazione della Difesa su cui puntano tante “lobby”, compreso l’on.le La Russa che si è prodigato negli anni scorsi come ministro della Difesa dei governi Berlusconi.
A sostegno di questa tesi, il Procuratore Fiordalisi, potrebbe sicuramente fornire dati precisi emersi nel corso delle sue indagini.
Sorge anche il legittimo sospetto che la Commissione Parlamentare, con le sue decisioni a tratti molto confuse, intenda con ciò chiudere frettolosamente l’inchiesta del Procuratore di Lanusei, prima che emergano ulteriori responsabilità. 
Da troppo tempo, sotto la copertura del segreto militare, nel poligono di Quirra hanno operato indisturbati Stati guerrafondai e industrie belliche. Quirra è il luogo dove i blocchi mondiali dell’Est e dell’Ovest, durante la “guerra fredda” e anche dopo la caduta del “muro di Berlino”, venivano ad esercitarsi, a sperimentare e poi a smaltire i loro armamenti obsoleti facendoli brillare in loco. 
Ciò che è avvenuto ci impone inevitabilmente qualche riflessione. 
-Perché la Commissione vuole affidare allo Stato Maggiore della Difesa l’esecuzione e il controllo delle bonifiche ambientali dei luoghi contaminati, tenendo conto che esso stesso è responsabile di ciò che è avvenuto nei poligoni? 
-Gli interventi in atto nel mare di Quirra, con il recupero di missili e residuati bellici dai fondali, è l’unico tipo di bonifica che s’intende effettuare, senza alcun controllo sullo stato di inquinamento e quindi sulla salute del territorio e del mare? 
-E’ dato conoscere ai cittadini e alle nostre istituzioni quali saranno i metodi e i tempi per attuare le bonifiche dalla radioattività, dalle nano particelle e da tutte le polveri da guerra? 
-La Commissione, sul Poligono di Quirra, parla di “riqualificazione”, di “ridimensionamento” e di “destinazione delle aree militari ad uso anche civile e duale”, cioè civile e militare insieme. Parla di “Polo tecnologico” e cioè, di un poligono di guerra elettronica che dovrebbe sperimentare le ultime tecnologie di guerra e di morte (ad esempio i droni, gli aerei armati senza pilota). E’ questa la riqualificazione che le popolazioni sarde chiedono per creare “lavoro pulito e sviluppo” in queste aree? 
La decisione tardiva della Commissione e la grande enfasi generata sui media potrebbe essere funzionale a far dimenticare ai sardi il problema primario e cioè quello delle bonifiche, a partire dai terreni interessati dalle radiazioni di torio: isotopo radioattivo riscontrato nei corpi recentemente riesumati di diversi pastori deceduti negli anni. 
La relazione della Commissione Parlamentare, prospetta l’adozione di un Piano da avviare con l’intesa della RAS, “fatte salve le sue prerogative di Autonomia”, per l’attuazione di non precisate bonifiche dei luoghi.
Non vorremo che quest’accordo comportasse una “compartecipazione finanziaria” della Regione Sardegna per le bonifiche, creando con ciò confusione sui ruoli e sulle responsabilità, e assolvendo anche finanziariamente lo Stato italiano (nella fattispecie il Ministero della Difesa) dall’inquinamento da esso provocato nell’arco di 50 anni. Un inquinamento pagato dalle popolazioni con la propria vita mentre ciò ha creato allo Stato italiano grandi utili derivati dagli affitti dei poligoni alle multinazionali degli armamenti. 
A tutt’oggi resta imprecisato e aperto il problema dei risarcimenti dei danni subiti dalle popolazioni locali, dall’ambiente e dalle economie locali agro-pastorali e della pesca.
Anche stavolta, la Commissione Parlamentare, demanda parte delle sue conclusioni all’ennesima “indagine epidemiologica”, come se in questi anni non si fossero susseguite diverse indagini epidemiologiche che hanno contribuito anch’esse a svelare gli scenari inquietanti all’interno del poligono di Quirra; Ma che sono anche servite da alibi per rinviare sempre di più i tempi per la chiusura dei poligoni.
Ancora una volta in Sardegna, nonostante i successi parziali, sembrano poter prevalere gli interessi militari e dell’industria bellica sui diritti dei sardi, per cui è fondamentale che l’informazione, la vigilanza e la mobilitazione su questi temi non vengano ad assopirsi e continuino fino alla vittoria dei nostri interessi.

Claudia Zuncheddu      

                             

sabato 2 giugno 2012

QUIRRA, la commissione decide, ma da domani le esercitazioni ripartono

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 1 giugno 2012 alle ore 0.18 ·
 



A Roma si vota, in Sardegna si lanciano razzi e missili e si spara con l’artiglieria.

Proprio mentre la Commissione uranio impoverito al Senato si pronuncia all’unanimità per la chiusura delle basi militari di Teulada, al sud, di Capo Frasca (Oristano) e per la conversione in centro tecnologico del Poligono di Quirra, nel triangolo a sud-est dell’Isola tra Perdasdefogu e Villaputzu, tra Ogliastra e Sarrabus, tutto è di nuovo pronto per la nuova stagione di esercitazioni militari.

Secondo il calendario diramato il 28 marzo dal Comando militare si inizia il primo giugno, e poi si avanti così: da lunedì al venerdì per quasi tre settimane, fino al 20. Nelle aree interessate dei dieci comuni è disposto lo “sgombero di animali e persone” dalle 7 di mattina all’una. Lì dove ci sarà “l’esercitazione a fuoco”, si legge nell’ordinanza, “le aree saranno segnalate da appositi bandieroni rossi”. Continuano insomma le prove di guerra simulata, come dalla fine degli anni ‘50, nonostante le polemiche, nonostante la clamorosa inchiesta della magistratura di Lanusei (Ogliastra), per disastro ambientale con venti indagati (tra generali, professori universitari e periti) con varie ipotesi di reato da omissioni colpose a falso ideologico che ha coinvolto anche il sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura (Pd), ora ricandidato.

Quelle esercitazioni militari e civili ma, soprattutto i brillamenti e l’interramento di materiale bellico della seconda guerra mondiale arrivato da tutta Italia e poi concentrato nella nota discarica “Is Pibiris”, secondo il pm, Domenico Fiordalisi, hanno prodotto un inquinamento devastante nei 13mila ettari della base, Ma non solo, avrebbero contaminato le faglie acquifere. Non solo prove ed esperimenti di armi, dunque, ma nel territorio si sarebbe praticato, con la complicità dei vertici militari “lo smaltimento illecito di rifiuti”. Anche a mare, dove al largo delle spiagge di Murtas si sparavano le bombe, poi lasciate lì. Questa è l’ipotesi del magistrato ripetuta durante l’audizione choc ai membri della commissione che si sono poi espressi ieri.

L’audio dell’audizione

Proprio l’attività della base, la più grande d’Europa, insomma, secondo la Procura di Lanusei, sarebbe la causa dell’alto numero di tumori e leucemie, nonché malformazioni di animali e bambini, nei paesi della zona. E soprattutto a Quirra, piccola frazione del comune di Villaputzu, praticamente di fronte al distaccamento a mare di San Lorenzo dove si conta un’alta percentuale di morti e ammalati di linfomi. Anche di Hodgkin, la stessa contratta dai militari in missione nei Balcani. Con concentrazioni sospette nelle famiglie di pastori. E proprio da un’indagine di due veterinari della Asl è partito Fiordalisi a gennaio 2011, secondo la mappatura fatta ovile per ovile, secondo cui il 65 per cento degli allevatori che lavoravano attorno al poligono erano ammalati di tumore.

Un’indagine contestata dalla controperizie della Difesa e anche da una parte degli abitanti, con i paesi divisi tra favorevoli e contrari alla base, considerata unica realtà economica a cui appigliarsi. Lì ci lavorano i militari e un centinaio di civili: oltre a quelli della multinazionale Vitrociset (che gestisce i radar e la parte tecnologica) anche gli addetti alle pulizie che proprio in questi mesi protestavano perché non pagati.

Da Perdas a Villaputzu lungo l’orientale sarda si ricordano un anno fa le manifestazioni affollate guidate da Coldiretti e amministratori locali contro chi “vuole distruggere l’immagine del territorio”. E il riferimento è sempre alla magistratura che aveva imposto lo sgombero, il divieto di vendita dei prodotti ai pastori dalle zone di co-uso insieme al Demanio militare, nonché la chiusura di alcune spiagge e il sequestro dei radar.

E proprio sugli allevatori e le presunte vittime dell’inquinamento si è concentrata l’attenzione di Fiordalisi fino al provvedimento di riesumazione delle salme. Corpi analizzati dal professor Evandro Lodi Rizzini del Cern di Ginevra a metà dicembre. Il torio, rintracciabile nei missili Milan, sarebbe responsabile di alterazioni del dna tali da provocare malattie letali. Nei corpi, si legge nel provvedimento di chiusura indagine “veniva misurata un’anomala quantità di torio (radioattivo) superiore a chi non aveva lavorato in quelle aree”. Un dolore collettivo e una guerra tra relazioni scientifiche in un territorio che, ancora, non ha un registro dei tumori. E si procede a tentoni.

Anche con il censimento casa per casa, conoscente per conoscente, che ha visto in prima linea il Comitato gettiamo le basi, e l’attivista Mariella Cao, nonché l’ex sindaco Antonio Pili, medico ed ex primario che anni fa aveva sollevato il caso.
E nel frattempo nascono altri comitati tra il sostegno dei parlamentari sardi del Pd e di alcuni consiglieri regionali, come l’indipendentista Claudia Zuncheddu. Tra silenzi, omissioni e proteste su cui pesa come uno spettro la questione dei risarcimenti. La leva, terribile, del presunto interesse economico su cui i favorevoli alla base condannano la controparte di padri, fratelli e sorelle che hanno perso qualcuno. E le bonifiche e i milioni di euro necessari sembrano un miraggio lontanissimo. È invece imminente, il 20 giugno, l’appuntamento del filone giudiziario: prima udienza preliminare sui rinvii a giudizio per l’inchiesta sul disastro ambientale a Quirra davanti al gup di Lanusei.

Da Il Fatto del 31 maggio 2012