Intervista a Bustianu Cumpostu, coordinatore di SNI
Abbiamo
fatto una lunga chiacchierata con Bustianu Cumpostu, coordinatore di
Sardigna Natzione Indipendentzia, per approfondire gli argomenti
centrali dell’indipendentismo in Sardegna.
Si parte dai concetti basilari di sardismo, indipendentismo,
separatismo, nazionalismo e sovranismo, si passa per la questione
fondamentale dell’unità del popolo sardo e si approda infine alle
tematiche riguardanti l’assemblea costituente, il ruolo della nostra
isola in Europa e, ovviamente, la posizione di Sardegna Natzione nel
dibattito indipendentista.
Nel mondo indipendentista c’è chi si dichiara non
nazionalista e chi chiama separatisti gli indipendentisti, vogliamo
chiarire questi concetti?
Se non vogliamo continuare a parlare usando contenitori piuttosto
che contenuti è necessario che, specialmente gli indipendentisti,
chiariscano cosa intendono quando usano in positivo o in negativo parole
e concetti chiave dell’indipendentismo, come sardismo, indipendentismo,
separatismo, nazionalismo e anche sovranismo.
Cerco di essere il più sintetico possibile:
Sardismo; Antonio Simon Mossa, riferendosi
alle lotte dei popoli: basco, irlandese, corso, curdo, palestinese e
altri, in un discorso del 1969 a Strasburgo, parlando delle nazioni
senza stato disse: “ Se anch’essi avvertono questo anelito di libertà
che noi chiamiamo Sardismo vuol dire che il Sardismo è idealità
universale e non fatto e fenomeno provinciale come i proconsoli e i
servitori del potere statuale si compiacciono di affermare”. Sardismo
non è da intendersi dunque come l’azione politica e culturale di un
partito, del PSd’Az, ma il movimento di pensiero che con diversi gradi
di permeazione e consapevolezza è condiviso e vissuto dai sardi che
intendono battersi per i propri diritti nazionali. Esso è un anelito di
libertà che ha valore universale.
Indipendentismo; è la parte più consapevole
del Sardismo che ha capito che non ci può essere nessun riscatto dei
propri diritti nazionali se non si consegue la piena e totale
indipendenza dallo stato oppressore e dalla nazione che lo esprime.
Intuizione sempre presente nei padri del sardismo, ma esplicita
specialmente nei discorsi di A. Simon Mossa e di Angelo Caria,
codificata negli statuti dei movimenti o partiti politici che
attualmente si dichiarano indipendentisti: Sardigna Natzione
Indipendentzia, PSd’Az, IRS, AMPI, PARIS, PROGRESS e Sardigna Libera.
Sardismo e indipendentismo non sono due categorie di pensiero che si
escludono a vicenda ma piuttosto due livelli di consapevolezza dello
stesso pensiero.
Separatismo; coincide con secessionismo ed è
l’azione e l’aspirazione di chi, facente parte di una nazione unica,
intende separarsi da essa e costituire un’altra entità nazionale e
organizzarsi in un altro stato. La lotta della nazione sarda non è
separatismo ma liberazione, in quanto mai essa ha fatto parte della
nazione italiana ma è stata invece, da quest’ultima, assoggettata,
colonizzata e tenuta prigioniera. L’essere separatista è di fatto
un’ammissione di unicità della nazione sarda con quella italiana.
Nazionalismo; è la consapevolezza e la
certezza di appartenere a una nazione che, anche se non è stato, esiste e
ha il diritto alla propria indipendenza e dunque al proprio stato.
Essere nazionalisti significa fare la scelta di militare nella lotta di
liberazione nazionale, per porre fine alla sudditanza imposta al proprio
popolo da uno stato extranazionale. E’ la consapevolezza del
nazionalismo che porta all’indipendentismo. L’indipendentismo è lo
strumento del nazionalismo e non l’artefice. La nazione sarda esiste e
ha bisogno dell’indipendentismo per liberarla e non per costruirla. La
nazione sarda non ha bisogno di novelli costruttori, è nata dalla
resistenza del nostro popolo al susseguirsi degli invasori, dalla
propria lingua, dalla propria cultura, dalla scelta del tipo di vita e
di economia e dalla volontà di essere sovrani del proprio territorio e
del proprio destino. La nazione è una nazione storica e non di volontà.
L’indipendentismo non è lo strumento per costruire la volontà di
esistere come nazione ma lo strumento per conquistare il diritto di
esistere come stato.
Sovranismo; è una riproposizione in chiave
moderna dell’autonomismo ed è la posizione di chi crede che si possano
acquisire maggiori spazi di sovranità e apportare miglioramenti alla
condizione dei sardi e quindi avere la possibilità di un riscatto del
popolo sardo pur rimanendo nella condizione di non libero e di
dipendente. Non è quindi un andare oltre l’indipendentismo ma un
rinunciare all’indipendenza e dunque al diritto a una propria
soggettività politica statuale totalmente indipendente da quella dello
stato attore della sudditanza. L’indipendenza non è una sommatoria di
sovranità, è una condizione posseduta, non concessa.
Essere indipendentisti significa essere di sinistra?
Una risposta positiva implicherebbe automaticamente che la lotta di
liberazione nazionale sia un sottoinsieme della lotta di classe e che
l’indipendenza di una nazione non avrebbe valore se a governarne lo
stato fosse la destra o il centro e non la sinistra. Per i fautori di
questa tesi non cambia niente se a governare la Sardegna è il
capitalista sardo o quello italiano.
Significherebbe, anche, che:
1) una lotta di liberazione nazionale non può essere di tutto il
popolo ma necessariamente solo di una parte di esso che poi la impone
all’altra parte che, se anche fosse d’accordo, non può essere componente
attiva solo perché non è di sinistra;
2) un popolo oppresso nel quale prevale la componente non di sinistra
perde il suo diritto all’indipendenza e lo riacquista solo nel momento
in cui si decide di diventare di sinistra;
3) all’interno di un ordinamento capitalista non si possono interrompere
i rapporti di sudditanza e non ha senso né giustificazione una lotta di
liberazione nazionale.
Tutto assolutamente non condivisibile: una lotta di liberazione
nazionale non solo deve coinvolgere tutti gli strati sociali del popolo
oppresso, ma solo se ciò avviene può essere vincente.
Nella questione indipendenza, lo scontro non è tra classi sociali ma tra
un popolo oppresso e uno stato oppressore o, se vogliamo, tra due
popoli dei quali quello italiano ha conquistato l’indipendenza e si è
dato uno stato mentre quello sardo è in sudditanza e impedito di darsi
un proprio stato.
Lo stato italiano e i suoi apparati politici e militari sono lo
strumento per mantenere la Sardegna in sudditanza, chi decide è il
governo dello STATO su delega e mandato del popolo italiano, di quasi
tutto il popolo italiano di qualunque fede politica, sia di destra che
di sinistra. Anche se il singolo cittadino italiano non è direttamente
responsabile della negata indipendenza della Sardegna lo è tuttavia in
quanto componente del popolo che ha espresso lo stato oppressore.
Se gli italiani lo volessero la Sardegna potrebbe avere
l’indipendenza ma, per quanto ci risulta, così non è, non solo non lo
vogliono gli italiani ma neanche i sardi che rappresentano i loro
interessi nell’isola (partiti politici e sindacati italiani). Anche la
sudditanza è subita dal cittadino sardo, non in quanto appartenente a
una classe o ceto sociale ma in quanto sardo, quel suo stato di
discriminazione è dovuto unicamente alla sua appartenenza a una nazione
oppressa.
A questo stato di oppressione consegue una giusta reazione di
ribellione del cittadino sardo, reazione dovuta al mancato
riconoscimento dei diritti del suo popolo e non della sua classe
sociale. In questo scontro è dunque doveroso raccogliere tutta la
ribellione del popolo sardo, mantenere viva la dialettica di classe, ma
non perdere di vista il primo obiettivo, quello dell’indipendenza.
Tutto questo cosa presuppone?
Presuppone che bisogna distinguere le dinamiche interne alla nazione
da quelle in cui la nazione è un’entità unica. La lotta di classe o
meglio il confronto tra classi che contrappone “operai sardi” a
“capitalisti sardi” e il confronto politico tra “partiti di sinistra
sardi” a “partiti di destra sardi” è una dinamica interna alla nazione
in cui la nazione è collettività, la lotta di liberazione nazionale è
una dinamica esterna in cui la nazione è individuo, entità unica. Il
mondo indipendentista deve capire che se è giusto non trascurare le
dinamiche di classe interne alla nazione oppressa è ancora più giusto
evitare che ciò sia motivo di indebolimento dell’individuo – nazione
nello scontro con chi gli nega i diritti fondamentali.
Bisogna stabilire delle priorità, la lotta di liberazione nazionale deve
avere assoluta priorità rispetto alla lotta di classe o comunque la
lotta di classe non deve in nessun caso impedire che la collettività
della nazione dominata sia unita e possa affrontare le dinamiche esterne
utilizzando l’unica forza che possiede, quella del suo popolo unito.
La lotta di liberazione nazionale non può non essere interclassista,
deve coinvolgere necessariamente tutte le classi sociali della nazione,
pena il fallimento della lotta o la nascita di uno stato debole e
costretto a subire pesanti influenze da parte di altri stati.
L’indipendentismo, infatti, è un figlio della nazione oppressa, di tutta
la nazione e tutta la nazione si deve coinvolgere nella lotta contro
chi la opprime.
Dunque, l’indipendentismo non può essere che laico, qualsiasi forma
di indipendentismo confessionale è incompatibile con gli interessi della
nazione che dell’indipendentismo vuole fare strumento di liberazione
nazionale.
L’indipendentismo laico è condivisione, è unione e dà forza alla lotta
di liberazione nazionale. L’indipendentismo di classe, solo di sinistra o
comunista, è confessionale non riconosce la forza della propria
cultura, punta ad asservirla all’ideologia e spezza uno spazio
fondamentale di condivisione. L’indipendentismo confessionale è
divisione e indebolisce la lotta di liberazione nazionale.
Se i sardi fossero uniti la nazione sarda sarebbe più forte?
Non ci sono dubbi e ne abbiamo avuto una prova certa nel referendum
contro il nucleare, in quella occasione il popolo sardo ha vinto perché i
sardi sono usciti dalle diverse gabbie dei partiti e hanno rivendicato
ed esercitato la sovranità sentendosi ognuno parte indispensabile della
propria nazione, la nazione sarda.
La nazione è condivisione, se si vuole conseguire l’indipendenza di
una nazione oppressa bisogna rafforzare gli spazi di condivisione
esistenti, crearne nuovi e principalmente evitare motivi di divisione.
Chi toglie spazzi di condivisione indebolisce la nazione. Indebolisce
la nazione chi introduce divisioni in ambito linguistico e ammantandosi
di falsa democrazia linguistica ostacola il normale processo di adozione
di un’unica lingua nazionale sarda ufficiale, da introdurre, in regime
di bilinguismo, mentre oggi a essere ufficiale è solo l’italiano.
Indebolisce la nazione chi impone altre bandiere nazionali sarde oltre
quella dei quattro mori, non capendo che la bandiere nazionale di un
popolo non è figlia di una ricerca storica relativistica e opinabile, ma
è una figlia culturale della nazione, è unu sentidu e non il risultato
di un’equazione storica addomesticata.
Non si possono classificare e metabolizzare concetti organici alla
nazione sarda con categorie indotte dalla sudditanza intellettuale, per
quanto supportate da profondi studi nelle università italiane.
Si parla di assemblea costituente per riscrivere lo statuto sardo, cosa ne pensi?
Posto subito in chiaro che i sardi non possono rinunciare al loro
essere nazione e che tale carattere è indisponibile anche alla
generazione sarda vivente, riaffermo che per noi indipendentisti la
sovranità è solo l’indipendenza, e nessuna riscrittura di statuto potrà
da noi essere accettata e sottoscritta.
Se sarà il Consiglio Regionale della Sardegna a riscrivere il nuovo
statuto, la contrattazione sarà tutta interna allo stato italiano e alle
sue componenti politiche e non potrà essere che una riverniciatura,
probabilmente in peggio, dell’attuale statuto di sudditanza.
In quanto all’assemblea costituente è interessante in quanto la sua
elezione è un evidente esercizio di sovranità da parte della nazione
sarda che, pur essendo costretta all’interno di uno stato straniero,
chiama il suo popolo a eleggere un’assemblea per compiere atti che solo
gli stati costituiti o costituendi possono compiere.
Neanche l’assemblea costituente, comunque, potrà cambiare il rapporto
di sudditanza che c’è tra la Nazione Sarda e l’Italia, e se vorrà fare
un’opera degna, tre strade sono possibili:
1) Si chiede lo scioglimento della fusione perfetta contrattata nel 1847
tra gli stamenti sardi e il re, perché non si sono verificate le
condizioni che i sardi speravano si verificassero con la fusione della
Sardegna con l’Italia.
2) Si rivendica la sovranità piena e il diritto all’indipendenza, si
chiede il riconoscimento della temporaneità, della contingenza e della
costrizione dell’appartenenza all’Italia e si apre una contrattazione
con lo stato italiano e la Comunità Europea per dare alla Sardegna una
forma di soggettività politica indipendente dall’Italia.
3) Uno statuto di resa e di sudditanza, dove sia chiaro che la
Sardegna accetta lo statuto coloniale perché in condizione di sudditanza
imposta da un dominatore più forte e le è impedito, al momento,
conquistare la propria indipendenza statuale, alla quale comunque
aspira.
Perché chiamare in ballo l’Europa?
La Sardegna è più Europa che non Italia.
L’Italia è per noi una gabbia che ci separa dall’Europa e dal Mondo.
L’indipendenza della Sardegna non arriverà da una contrattazione con
l’Italia, come quella di Euskadi non arriverà da una contrattazione con
la Spagna, bisogna prendere atto che rispetto al 1847 (anno della
fusione perfetta) c’è una novità, esiste l’Europa la quale deve
prendersi le sue responsabilità permettendo di portare la questione
delle nazioni senza stato sullo stesso tavolo dove si risolvono
pacificamente le questioni tra stati-nazione.
Se si vuole costruire un’Europa moderna, basata sulla libera adesione e
condivisione dei popoli che ne fanno parte sarà necessario riconoscere
le rivendicazioni d’indipendenza delle nazioni senza stato e riconoscere
loro una soggettività indipendente.
In questo contesto, come intende muoversi Sardigna Natzione Indipendentzia?
SNI intende muoversi, come ha sempre fatto, cercando la condivisione e
individuando e distinguendo tra ambiti nei quali operare; l’ambito o
logu indipendentista, quello nazionalista e quello nazionale.
Nell’ambito o logu indipendentista, SNI sta insieme e fa insieme,
con forme da stabilire, ad altre forze chiaramente indipendentiste
serie, individuando e praticando punti di rottura con lo stato
coloniale.
Nell’ambito o logu nazionalista, che non è altro che la Casa Comune
dei Sardi progettata dal padre della Patria Angelo Caria, saremo insieme
a tutte quelle realtà che hanno genesi e organicità chiaramente ed
esclusivamente sarda e che non hanno nessuna dipendenza da
organizzazioni omologhe presenti in Italia.
Nell’ambito o logu nazionale, che è costituito da tutta la nazione
sarda senza nessuna discriminante ideologica o confessionale, ci
muoveremo come promotori e attori di iniziative che chiamino tutti i
sardi a esercitare sovranità collettiva in quanto parte di un’unica
entità nazionale che ha il diritto di sovranità sul proprio territorio,
sul proprio vivere e sul proprio futuro.
E’ questo modo di fare che, in occasione del referendum contro il
nucleare, ha permesso a SNI, mediante il comitato SINONUCLE, di portare,
per la prima volta nella storia del popolo sardo, tutta la nazione a
esercitare un chiaro atto di sovranità sul proprio territorio nazionale e
sul proprio futuro.
Sab 2/6/20121 5:59