La
folla radunata davanti al tribunale di Lanusei, il sipario giudiziario
sul caso Quirra giunto alla prima udienza preliminare dopo un anno e
mezzo di inchiesta e più di 10 di battaglie inascoltate, si apre con
due grandi assenti:
il ministero dell’Ambiente e la Regione Sardegna.

E
prosegue con una grande domanda, sollevata in forma di eccezione
procedurale, dal procuratore Domenico Fiordalisi: «Può lo Stato
decidere di difendere i suoi uomini e non invece sè stesso?» E termina
con una valanga di richieste di costituzione di parte civile che
riempiono come un uovo l’aula al terzo piano del palazzo di giustizia
ogliastrino. La carica dei 43. Sono 43, un numero davvero record. Ma
sarà il gup Nicola Clivio a decidere il 18 luglio se accogliere tutte
le richieste, dopo aver ascoltato cosa ne pensano anche gli avvocati
dei venti indagati, ieri quasi tutti presenti: generali
dell’Aeronautica, chimici dell’Sgs, ed ex sindaco di Perdasdefogu,
Walter Mura,
accompagnato dalla moglie e assistito dal decano dei penalisti sardi
Luigi Concas in forma smagliante. Mancano solo, tra gli imputati, i
docenti universitari di Siena e il medico Pierluigi Cocco.
Nella pattuglia di 43 aspiranti parti civili c’è davvero di tutto.
Dalla cooperativa che alleva api, ai cultori del miele, alla folta
pattuglia di associazioni ambientaliste come Wwf e Legambiente,
passando per l’Asl di Lanusei con l’avvocato Marcello Caddori, la
Provincia di Cagliari con la presidente Angela Quaquero, la Coldiretti,
Sardigna Natzione con Bustianu Cumpostu, i comuni di Villagrande,
Villaputzu, Tertenia e Ulassai, i comitati di cittadini come lo storico
“Gettiamo le basi” con Mariella Cao e gli amici di Su Giassu di
Villaputzu con l’avvocato Gianfranco Sollai. Ma ci sono anche i
familiari delle persone morte per tumore, quindici pastori di
Perdasdefogu, assistiti dal legale Marco Pilia. E anche tre
abitanti di San Vito, che presentano la richiesta di costituirsi parte
civile in virtù di un certo “turbamento psicologico” che avrebbero
registrato a causa della vicinanza del poligono.
Lo Stato
difende solo i generali. Ma nel mezzo, prima di tutto, c’è una grande
questione che dalla giurisprudenza si allarga fino ai temi dell’etica:
può lo Stato decidere in un processo di difendere i suoi uomini e non
se stesso, ovvero i cittadini? Per Fiordalisi non può e da questo
punto, ieri mattina, parte il procuratore. Codice penale sul tavolo,
poche altre carte attorno, uno stuolo di avvocati alle sue spalle, una
folta rappresentanza di cittadini e associazioni che mormora in fondo
alla sala. E tutt’intorno un ricco contorno di familiari, conoscenti,
telecamere e microfoni giunti anche dalla Germania per vedere cosa
succedeva nel caso Quirra. Sono le 11, dunque, quando in udienza
partono le prime bordate. Il procuratore si alza e solleva la prima
questione procedurale:
c’è un’incompatibilità, afferma in
sostanza e citando anche le norme più recenti, legata alla presenza
dell’avvocatura dello Stato che difende i sei generali ed ex comandanti
del poligono di Perdasdefogu.
In altre parole,
c’è un conflitto di interessi perché lo Stato, attraverso la sua
avvocatura, sta difendendo i suoi uomini, ma non lo Stato stesso, visto
che ieri non ha presentato richiesta per costituirsi parte civile.
Assenti ministero e Regione.
Poco dopo, ma allargando il discorso, la stessa questione la solleva
anche l’avvocato Agostinangelo Marras, che tutela come parte civile il
comune di Villagrande con il sindaco Giuseppe Loi. «È preoccupante e
significativo — dice — che i ministeri dell’Ambiente e della Difesa non
si siano presentati, e che lo Stato abbia fatto una precisa scelta di
campo preferendo difendere gli imputati piuttosto che lo Stato stesso.
E' significativa anche l’assenza della Regione Sardegna».
Quest’ultima,
in realtà, prima tramite un comunicato dell’Asl di Lanusei, firmato
dal direttore generale Francesco Pintus, poi tramite i suoi portavoce,
fa sapere che ha già pronte tutte le carte per costituirsi parte
civile. Ma resta il fatto che ieri non c’era e che la sua assenza fa
parecchio rumore. Il gup ascolta tutto e decide di prendersi mezz’ora
di tempo per decidere sulla presunta incompatibilità dell’avvocatura
dello Stato, ma poco dopo torna in aula e rigetta l’eccezione. Nessuna
incompatibilità. L’incompatibilità non c’è, afferma, perché lo Stato
non si è costituito parte civile. E l’avvocato dello Stato, Francesco
Caput, che tutela i sei generali, gongola soddisfatto. «Nessuna
incompatibilità», ripete, mentre il gruppetto di alti ufficiali
dell’Aeronautica, Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto
Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, al suo
fianco, lo ascolta con attenzione. Finisce la prima questione, dunque, e
in udienza preliminare comincia la carica delle aspiranti parti
civili. Il gup deciderà se accoglierle nelle prossime due udienze, il
18 e il 25 luglio. Entro l’estate, dunque, dovrebbe arrivare la
decisione sul rinvio a giudizio.
Da La Nuova Sardegna del 21 giugno 2012