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martedì 7 agosto 2012

DISASTRO AMBIENTALE DI QUIRRA: La Regione sarda "con strategia" è riuscita a farsi respingere la richiesta di parte civile

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno Martedì 31 luglio 2012 alle ore 18.42 ·
 



Colpo di scena al processo per i cosiddetti veleni di Quirra, che vede indagate 20 persone nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Lanusei per disastro ambientale nell'area del Poligono sperimentale interforze.

Questa mattina, davanti al Gup di Lanusei, Nicola Clivio, si è presentato l'avvocato Serra in rappresentanza della Regione sarda, che ha chiesto di costituirsi parte civile.

Il giudice, dopo aver visionato gli atti, ha respinto la richiesta perchè ritenuta tardiva. Già nella scorsa udienza il Gup aveva respinto l'istanza presentata da diverse associazioni di categoria, «non ritenendole direttamente coinvolte nei fatti oggetto di giudizio». Sempre stamani sono stati decisi i nomi dei responsabili civili, cioè coloro che, in caso di condanna, dovranno risarcire le parti civili.

Il processo riprenderà il 31 ottobre e all'inizio si discuteranno ancora alcune eccezioni procedurali, come la competenza territoriale. Il Gup del Tribunale ogliastrino dovrà decidere sui 20 rinvii a giudizio chiesti dal pm Domenico Fiordalisi al termine delle indagini per disastro ambientale nell'area del Poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra.

Da Ansa del 31 luglio 2012

mercoledì 11 luglio 2012

Salto di Quirra, nuova indagine di Fiordalisi: pilotati gli appalti sul controllo delle emissioni


2 luglio 2012



Maso Notarianni
Turbativa d’asta mediante collusione: è questa l’ipotesi di reato che ha portato il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi a far partire l’ennesimo filone di indagine sul poligono militare di Salto di Quirra.
Secondo la procura si deve scavare più a fondo sugli appalti che la Namsa, l’agenzia Nato che si occupava della logistica, oggi confluita nella Nspa, ha affidato alle ditte che per suo conto avrebbero dovuto monitore gli effetti delle attività militari della base. Le indagini si riferiscono a un mega-appalto del 2008, diviso in cinque lotti: uno doveva controllare la radioattività aerodispersa, il secondo l’eventuale inquinamento elettromagnetico, il terzo lotto doveva analizzare gli elementi chimici nelle matrici ambientali e biologiche, il quarto doveva approdare in una certificazione ambientale, il quinto doveva realizzare un sistema informativo ambientale. Ognuno di questi lotti, era stato affidato dalla Namsa ad altrettante ditte.

Proprio su questo appalto la procura di Lanusei ipotizza il reato che sta alla base di questo nuovo filone di indagine e che ha fatto scattare sequestri e perquisizioni in tutta Italia, da Cagliari a Venezia, da Verona a diverse località della Lombardia. Secondo Domenico Fiordalisi, infatti, le risultanze delle indagini delle ditte che vinsero l’appalto sarebbero state pilotate – stando agli sms sequestrati agli indagati – «Per zittire le popolazioni e le associazioni ambientaliste» che da anni conducono una battaglia perché sia svelata la reale portata degli esperimenti e delle esercitazioni militari del poligono sulla popolazione civile della zona.

L’intervista a Domenico Fiordalisi tratta dal numero del settembre 2011 di E – il mensile

La vergogna e l’orrore di Quirra. Le dichiarazioni di Domenico Fiordalisi alla commissione d’inchiesta della Camera

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 TESTO ORIGINALE

 

QUIRRA: POLIGONI MILITARI, AMBIENTALISTI CONTESTANO NORMA CHE EVITA BONIFICHE

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 5 luglio 2012 alle ore 1.04 ·
 



Una modifica al codice ambientale inserita dal governo nel cosiddetto "decreto sviluppo" che consente di evitare le bonifiche nei poligoni e nelle basi militari con un risparmio stimato in 100 milioni di euro, è stata contestata oggi da Legambiente, che l'ha definita "scandalosa".

"Abbiamo riscontrato con grande sorpresa e sgomento che nel decreto Sviluppo messo a punto dal ministro dello Sviluppo Economico è stato introdotto all'ultimo momento un comma che modifica il Codice Ambientale (Decreto 152/2006), dando la possibilità di stabilire valori di soglia per gli inquinanti più elevati e di bonificare, quindi, solo parzialmente le aree militari e quelle ad uso esclusivo delle forze armate", ha detto in un comunicato il presidente dell'associazione ambientalista, Vittorio Cogliati Dezza.

La modifica compare nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, all'articolo 35, riguardante "Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi".
"Per avviare il necessario processo di bonifica ambientale per tutte le aree militari contaminate in Italia - prosegue Cogliati Dezza - serve un adeguato piano di finanziamenti e non un escamotage che per limitare costi e tempi rinuncia al corretto risanamento del territorio".

Per la Sardegna e per il Poligono di Quirra in particolare - aggiunge il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana - si tratterebbe di una norma "offensiva, perché attraverso questo 'trucco' si elude l'impegno assunto dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulle basi militari, che aveva quantificato in 100 milioni di euro una prima valutazione dei costi delle bonifiche delle aree".

"A questo quadro negativo - conclude Vincenzo Tiana - si aggiunge il timore per le misure ipotizzate dal provvedimento di revisione di spesa pubblica che prevedono un forte ridimensionamento delle risorse per il risanamento sull'uranio impoverito".

Da reuters.it del 4 luglio 2012

QUIRRA, NUOVA INCHIESTA: MONITORAGGI AMBIENTALI TRUCCATI PER RASSICURARE CITTADINI

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 29 giugno 2012 alle ore 23.10 ·
 



La procura della Repubblica di Lanusei, in provincia di Ogliastra, ha aperto una nuova inchiesta sul poligono interforze del salto di Quirra. L'ipotesi di reato formulata dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, è di turbativa d'asta mediante collusione. Nonostante il riserbo della procura, è certo che siano state già effettuate alcune perquisizioni a Cagliari e in altre città del Nord Italia.

Si sospetta, infatti, che l'appalto del 2008 commissionato dal Ministero della Difesa all'agenzia Namsa da due milioni e mezzo di euro per realizzare un monitoraggio ambientale sul poligono di Quirra sia stato pilotato per affidarlo a cinque società compiacenti. L'appalto, infatti, era diviso in cinque lotti differenti: il primo sul monitoraggio della radioattività nell'aria, il secondo riguardante l'inquinamento elettromagnetico, il terzo sull'analisi chimica delle matrici ambientali e biologiche, il quarto per la certificazione ambientale e l'ultimo per la realizzazione del sistema informativo ambientale. In altre parole, il monitoraggio sarebbe stato pilotato al fine di ottenere un rapporto che rassicurasse gli abitanti della zona e gli ambientalisti sull'inquinamento da uranio impoverito.

Da più di dieci anni, infatti, gli abitanti protestano contro la cosiddetta Sindrome di Quirra ovvero l'anomala insorgenza di malattie come linfomi, leucemie e malformazioni tra coloro che vivono o lavorano nei pressi del poligono. La prima denuncia pubblica avverrà nel 2000 quando l'allora sindaco di Villaputzu, Antonio Pili, richiamò l'attenzione sulla strage silenziosa che si stava consumando nei centri abitati limitrofi al poligono interforze. Nonostante le ripetute proteste, tuttavia, le ricerche condotte sul campo, come quella portata avanti dall'ematologo Giorgio Broccia nell'agosto del 2011, non hanno evidenziato un'insorgenza di tumori nella zona particolarmente differente rispetto al resto della popolazione sarda.
All'inizio dello scorso anno la stessa procura della Repubblica di Lanusei ha posto sotto sequestro alcuni bersagli del poligono di Quirra, con l'ipotesi di omicidio plurimo e omissione di atti d'ufficio per mancati controlli sanitari. Sui bersagli, tuttavia, non verrà trovata alcuna traccia di uranio impoverito.
Dario Saltari

Da International Business Times Italia del 29 giugno 2012

QUIRRA, LA BATTAGLIA ORFANA TROVA TANTI PADRI

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 28 giugno 2012 alle ore 19.46 ·





Parte il processo per la base del salto di Quirra e finalmente una lotta orfana, e con tanti nemici, trova per strada tanti inaspettati padri.

Inizia la Asl di Lanusei che si costituisce parte civile con il beneplacito dell'assessorato regionale alla sanità cui a ruota segue Cappellacci che, nella sua nuova veste di difensore dei sardi - dopo averli snobbati, oltraggiati e offesi - annuncia a sua volta di costituirsi parte civile nel processo. Ma non basta.

 La Coldiretti - l'associazione degli operatori dell'agricoltura e allevamento più rappresentativa della Sardegna - si accoda a questa indecorosa processione dopo aver messo la mano sul fuoco sulla correttezza dei militari facendo le barricate contro lo sgombero del bestiame dall'area.

Nessuno di questi ha mosso un dito quando pochi coraggiosi giornalisti e qualche associazione ambientalista, senza nessuna certezza né tornaconto, ma solo con tanta voglia di fare chiarezza, soli contro tutti, hanno solo osato fare delle domande, instillare il dubbio. Allora avevamo osato associare la vicenda a quella delle fabbriche di morte dell'amianto, anche solo per far capire quale era il rischio. Solo per dire che quando si parla di salute umana anche solo il dubbio è sufficiente per fermare i giochi.

Invece troppa gente si esercitava allora nel mestiere di avvocato difensore, una difesa pelosa figlia di prebende o ritorni politici - o magari solo della propria ignoranza - senza nessun riguardo per chi in quelle aree ci viveva, e ci moriva. Oggi, forse annusando l'aria di risarcimenti sostanziosi, quella stessa gente si mette in fila con la mano tesa, senza vergogna alcuna. Tanti distinguo, certo. La Asl ci racconta per esempio che ha avuto un aggravio dei costi sanitari e la Coldiretti che lo fa nell'interesse dei suoi associati. Ma prima il loro diritto alla salute non era degno di essere tutelato?

La verità è che una ragnatela di interessi era tesa a difesa di chi agiva a proprio piacimento, incurante delle conseguenze immediate e per il danno che sarebbe ricaduto sulle generazioni future.
Immaginiamo non ci sarà la fila, nei prossimi anni, per trascorrere le vacanze nelle stupende spiagge di Quirra, e tanto meno quella degli investitori turistici che da quella zona staranno alla larga. Speriamo almeno che ci serva di lezione per il futuro.

Ricordiamo per esempio che a Tortolì abbiamo l'area ex Cartiera nella quale troppe attività si sono svolte senza alcun controllo. Non commettiamo l'errore di far finta di non sapere, di mettere la testa sotto la sabbia a contatto con tutto ciò che li sotto può esservi sepolto

Da L.aS. del 28 giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

QUIRRA: PRIMA UDIENDA, ASSENTE LA REGIONE, LO STATO ITALIANO DIFENDE I MILITARI MA NON I CITTADINI


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 22 giugno 2012 alle ore 0.37 ·



La folla radunata davanti al tribunale di Lanusei, il sipario giudiziario sul caso Quirra giunto alla prima udienza preliminare dopo un anno e mezzo di inchiesta e più di 10 di battaglie inascoltate, si apre con due grandi assenti: il ministero dell’Ambiente e la Regione Sardegna.

E prosegue con una grande domanda, sollevata in forma di eccezione procedurale, dal procuratore Domenico Fiordalisi: «Può lo Stato decidere di difendere i suoi uomini e non invece sè stesso?» E termina con una valanga di richieste di costituzione di parte civile che riempiono come un uovo l’aula al terzo piano del palazzo di giustizia ogliastrino. La carica dei 43. Sono 43, un numero davvero record. Ma sarà il gup Nicola Clivio a decidere il 18 luglio se accogliere tutte le richieste, dopo aver ascoltato cosa ne pensano anche gli avvocati dei venti indagati, ieri quasi tutti presenti: generali dell’Aeronautica, chimici dell’Sgs, ed ex sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, accompagnato dalla moglie e assistito dal decano dei penalisti sardi Luigi Concas in forma smagliante. Mancano solo, tra gli imputati, i docenti universitari di Siena e il medico Pierluigi Cocco.

Nella pattuglia di 43 aspiranti parti civili c’è davvero di tutto. Dalla cooperativa che alleva api, ai cultori del miele, alla folta pattuglia di associazioni ambientaliste come Wwf e Legambiente, passando per l’Asl di Lanusei con l’avvocato Marcello Caddori, la Provincia di Cagliari con la presidente Angela Quaquero, la Coldiretti, Sardigna Natzione con Bustianu Cumpostu, i comuni di Villagrande, Villaputzu, Tertenia e Ulassai, i comitati di cittadini come lo storico “Gettiamo le basi” con Mariella Cao e gli amici di Su Giassu di Villaputzu con l’avvocato Gianfranco Sollai. Ma ci sono anche i familiari delle persone morte per tumore, quindici pastori di Perdasdefogu, assistiti dal legale Marco Pilia. E anche tre abitanti di San Vito, che presentano la richiesta di costituirsi parte civile in virtù di un certo “turbamento psicologico” che avrebbero registrato a causa della vicinanza del poligono.

Lo Stato difende solo i generali. Ma nel mezzo, prima di tutto, c’è una grande questione che dalla giurisprudenza si allarga fino ai temi dell’etica: può lo Stato decidere in un processo di difendere i suoi uomini e non se stesso, ovvero i cittadini? Per Fiordalisi non può e da questo punto, ieri mattina, parte il procuratore. Codice penale sul tavolo, poche altre carte attorno, uno stuolo di avvocati alle sue spalle, una folta rappresentanza di cittadini e associazioni che mormora in fondo alla sala. E tutt’intorno un ricco contorno di familiari, conoscenti, telecamere e microfoni giunti anche dalla Germania per vedere cosa succedeva nel caso Quirra. Sono le 11, dunque, quando in udienza partono le prime bordate. Il procuratore si alza e solleva la prima questione procedurale: c’è un’incompatibilità, afferma in sostanza e citando anche le norme più recenti, legata alla presenza dell’avvocatura dello Stato che difende i sei generali ed ex comandanti del poligono di Perdasdefogu.

In altre parole, c’è un conflitto di interessi perché lo Stato, attraverso la sua avvocatura, sta difendendo i suoi uomini, ma non lo Stato stesso, visto che ieri non ha presentato richiesta per costituirsi parte civile. Assenti ministero e Regione. Poco dopo, ma allargando il discorso, la stessa questione la solleva anche l’avvocato Agostinangelo Marras, che tutela come parte civile il comune di Villagrande con il sindaco Giuseppe Loi. «È preoccupante e significativo — dice — che i ministeri dell’Ambiente e della Difesa non si siano presentati, e che lo Stato abbia fatto una precisa scelta di campo preferendo difendere gli imputati piuttosto che lo Stato stesso.E' significativa anche l’assenza della Regione Sardegna».

Quest’ultima, in realtà, prima tramite un comunicato dell’Asl di Lanusei, firmato dal direttore generale Francesco Pintus, poi tramite i suoi portavoce, fa sapere che ha già pronte tutte le carte per costituirsi parte civile. Ma resta il fatto che ieri non c’era e che la sua assenza fa parecchio rumore. Il gup ascolta tutto e decide di prendersi mezz’ora di tempo per decidere sulla presunta incompatibilità dell’avvocatura dello Stato, ma poco dopo torna in aula e rigetta l’eccezione. Nessuna incompatibilità. L’incompatibilità non c’è, afferma, perché lo Stato non si è costituito parte civile. E l’avvocato dello Stato, Francesco Caput, che tutela i sei generali, gongola soddisfatto. «Nessuna incompatibilità», ripete, mentre il gruppetto di alti ufficiali dell’Aeronautica, Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, al suo fianco, lo ascolta con attenzione. Finisce la prima questione, dunque, e in udienza preliminare comincia la carica delle aspiranti parti civili. Il gup deciderà se accoglierle nelle prossime due udienze, il 18 e il 25 luglio. Entro l’estate, dunque, dovrebbe arrivare la decisione sul rinvio a giudizio.

Da La Nuova Sardegna del 21 giugno 2012

QUIRRA: IL POLIGONO DEI VELENI

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno mercoledì 20 giugno 2012 alle ore 23.35
 
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 Si dovrà attendere la prossima udienza davanti al Gup di Lanusei, fissata per il 18 luglio, per sapere se i 20 indagati dalla Procura sul caso Quirra verranno rinviati a giudizio. È iniziata questa mattina l’udienza preliminare in Tribunale a Lanusei per i 20 rinvii a giudizio chiesti dal pm Domenico Fiordalisi, al termine delle indagini per disastro ambientale nell’area del Poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra.

Si sono costituiti parte civile la Provincia di Cagliari, i comuni di Villaputzu, Villagrande, Ulassai e Tertenia, la Asl 4 di Lanusei, Legambiente, il comitato Gettiamo le basi e un gruppo di pastori, alcuni aderenti alla Coldiretti.

Anche la Regione Sardegna è pronta a presentare nei prossimi giorni la richiesta FIORDdi costituzione di parte civile nel procedimento sul presunto danno ambientale nel poligono del Salto di Quirra, dopo che il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi ha chiesto il rinvio a giudizio di venti persone, tra le quali ex comandanti dell’area militare. La documentazione è stata già predisposta dall’ufficio legale - fanno sapere dalla Regione, che risulta fra le parti offese - e la richiesta sarà formalizzata al più presto.

In aula stamani quasi tutti i 20 indagati: tra i nomi eccellenti vi sono generali ed ex comandanti che si sono avvicendati negli anni sia a Perdasdefogu sia nel distaccamento a mare di San Lorenzo, ma anche ricercatori e tecnici universitari assieme all’ex sindaco di Perdasdefogu.

Le accuse, in varia misura, vanno da omissioni dolose, favoreggiamento, falso ideologico in atto pubblico e anche ostacolo aggravato alla difesa del disastro ambientale nel Poligono interforze di Quirra. Sull’udienza di oggi è intervenuta, con una nota, anche la SGS, società che annovera due suoi chimici tra gli indagati. A questi, precisa la società «vengono contestate accuse facilmente smentibili. Innanzitutto i due chimici non sono pubblici ufficiali e la loro relazione non è un atto pubblico, ma l’esito di un contratto privatistico. Inoltre le singole accuse si basano su una serie di palesi inesattezze, come quella sul presunto occultamento della composizione delle nanoparticelle: non è vero, la composizione è riportata a pagina 259 della relazione SGS, basta sfogliarla.

È invece il Pm che dovrebbe spiegare come sia possibile che gli indagati debbano costantemente apprendere dalla stampa degli atti di questo procedimento, come è avvenuto con la notizia di chiusura delle indagini. Per quanto ci riguarda - conclude la nota - non possiamo che rimetterci alla indiscussa competenza e al buon senso del giudice per le indagini preliminari».

Da La Nuova Sardegna del 20 giugno 2012

giovedì 19 aprile 2012

PROCESSO: Il 2 maggio a Civitavecchia per gli scontri nel porto

Il processo per gli scontri tra forze dell'ordine e pastori nel porto di Civitavecchia inizierà mercoledì 2 maggio nel Tribunale della città laziale.
A giudizio sono chiamati il leader del Movimento dei pastori sardi, Felice Floris, e altri due esponenti di spicco dello stesso movimento: Priamo Cottu di Ollolai e Andrea Cinus di Teulada.

I fatti risalgono al 28 dicembre del 2010. Una folta delegazione di pastori, arrivata in traghetto da Olbia con l'obiettivo di manifestare a Roma, venne a contatto con i poliziotti che avevano bloccato gli autobus per motivi di sicurezza. Seguirono violenti scontri, cariche e diverse persone rimasero contuse. Entro il 24 aprile la difesa di Floris, Cinus e Cottu presenterà l'elenco dei testimoni da portare a processo per discolparsi dalle accuse.

da L'Unione Sarda del 19 aprile 2012

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