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martedì 7 agosto 2012

Meccanismo Europeo di Stabilità: i"giochi" dell'italia e le ricadute sull'economia sarda

TESTO ORIGINALE



Consiglio Regionale della Sardegna

XIV Legislatura

Mozione Zuncheddu – Uras – Cocco – Cugusi – Sechi affinché il Presidente e la Giunta Regionale intervengano presso il Governo affinché l’Italia non ratifichi il trattato MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) o Fondo Salva - Stati
Premesso che
- Il MES (meccanismo europeo di Stabilità), detto anche Fondo Salva – Stati, si presenta come un’organizzazione intergovernativa con spiccate tendenze finanziarie e privatistiche;
- Il fondo ha una dotazione iniziale di 700 miliardi di euro, garantiti dalla quota di partecipazione di ogni paese europeo. L’Italia vi aderisce attraverso uno stanziamento di quota-base che si aggira intorno ai 125 miliardi di euro;
- L’obiettivo dichiarato in fase di costituzione del fondo è fornire aiuti sotto forma di prestiti ai paesi europei in difficoltà di liquidità;
- Avere la gestione del fondo significherebbe poter gestire direttamente i debiti sovrani, in quanto gli stati aderenti non parteciperebbero in qualità di istituzioni sovrane, bensì come soci/debitori, laddove il peso/potere di ogni stato andrà a misurarsi con le capacità finanziarie degli stessi;
- Prendiamo il caso dell’Italia, paese già sotto attacco della speculazione finanziaria e preda della corruzione politico/imprenditoriale: partecipa con una quota del 17% circa, equivalente a 125 miliardi di euro, dei quali 15 mld si impegna a versare nei primi tre anni;
- non è nota la modalità in cui lo stato italiano attingerà i 125 miliardi per aderire al fondo;
- il paradosso che verrebbe a costituirsi è che gli Stati parteciperanno alla quota di capitale del MES indebitandosi a loro volta e ciò probabilmente comporterebbe l’immissione di eventuali titoli di debito sovrano, con relativi rendimenti (nel caso dei Piigs, rendimenti verosimilmente elevati che andranno ulteriormente a gravare sui bilanci di Stato e a mettere in discussione la solvibilità del debito contratto);
- nell’ipotesi di uno stato in difficoltà, questo può far ricorso al MES ma non è risaputo a quali condizioni e, nel caso il fondo MES decida di finanziare un paese in difficoltà, quest’ultimo si impegna a rispettare determinate condizionalità che però sono ancora poco chiare nel trattato;
- viene da interrogarsi su quale sia stato l’operato in sede di parlamento sulla natura di queste condizionalità, in un momento caratterizzato dagli attacchi speculativi all’eurozona, in particolare ai cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna);
- nella prima bozza ratificata dall’ex ministro Tremonti, si faceva esplicito riferimento a questioni inerenti la politica economica che il fondo può imporre come conditio sine qua non per il prestito; si pensi a questo proposito alle misure draconiane che hanno smantellato il sistema socio/economico in Grecia e all’effetto dell’inasprimento delle stesse sul tessuto economico/sociale italiano dall’istituzione del governo tecnico;
- gli analisti in materia economico/finanziaria sono concordi nell’imputare pesanti responsabilità della crisi alla speculazione finanziaria; non è da escludere che, in questo senso, l’istituzione di un organismo intergovernativo quale è il MES potrebbe avvallare i rischi di una ulteriore ingerenza dei gruppi corporativi nei capitoli portanti delle economie nazionali, con effetti diretti di lesione dei principi di sovranità popolare;
- altro nodo da sciogliere è quello relativo alle quote di adesione, che possono essere soggette a modifiche nel tempo, appurato che la cifra iniziale di 700 miliardi di euro sia del tutto insufficiente a ripianare le crisi di liquidità del sud eurozona;
- alla luce del fatto che nel trattato si contempla che le quote debbano essere versate “irrevocabilmente” e “incondizionatamente” pare anche lecito domandarsi se i nostri parlamentari si stiano interrogando sulle conseguenze di un’ipotetica inadempienza ai termini del trattato;
- altro capitolo oscuro del MES è la possibilità, sancita dal trattato, di attingere a iniezioni di liquidità dal mercato finanziario estero, ovvero la potenziale partecipazione di altri paesi (vedi Cina, India etc…) o altri gruppi di potere (Banche di investimento, Hedge Funds, Assicurazioni, Istituti finanziari etc…);
- il MES inoltre garantisce INVIOLABILITA’ dei documenti e tutela i soggetti aderenti mediante l’immunità di giurisdizione: il rischio di una completa esautorazione del parlamento italiano sarebbe più che giustificato una volta compiuta l’adesione “irrevocabile” al fondo salva-Stati, si legittimerebbe formalmente una delega a organismi sovranazionali della rappresentanza democratica dei cittadini e della gestione della politica economica di uno Stato Sovrano;
- nessun organo di informazione ha altresì dato risalto alle potenziali implicazioni dell’entrata in vigore del MES, in rapporto alla modifica dell’articolo 81 della costituzione italiana, ovvero l’introduzione del pareggio di bilancio come obbligo costituzionale per lo Stato;
- la modifica dell’art 81 consegna de facto la gestione della nostra politica economica al Fondo Internazionale salva-Stati, alla BCE e alle oligarchie dei poteri finanziari mondiali che avrebbero il controllo totale sui flussi di credito agli Stati;
- le “rigorose condizionalità” sottolineate nel trattato MES potrebbero coincidere con le imposizioni della Troika (UE, BCE, FMI) alla Grecia: austerità, licenziamenti nel settore pubblico, privatizzazioni sfrenate e tagli alle pensioni;
- il trattato è in procinto di essere ratificato presso il Senato della Repubblica Italiana senza che vi siano precedentemente state le doverose consultazioni con le Istituzioni Regionali chiamate anzi ad aderire passivamente e confermando la preminenza dell’Istituzione centrale;
Tutto ciò premesso
Ritenendo che la ratifica del trattato MES significherebbe l’abolizione de facto dell’autonomia degli Stati in materia di economia, finanza e sviluppo economico, depotenziando quindi l’azione dei Governi dei Parlamenti, eletti democraticamente dai cittadini e trasferendo le decisioni su queste materie a dei burocrati non eletti ma nominati.
Si impegna la Giunta Regionale
1) A intervenire presso il Governo affinché l’Italia non ratifichi il trattato MES;
2) A chiedere ai parlamentari sardi di valutare le reali conseguenze che deriverebbero dalla ratifica della modifica dell’Art. 136 del Trattato sul Funzionamento della UE e alla conseguente entrata in vigore del MES, prima di esprimere il proprio voto;
3) A farsi promotrice presso il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti affinché faccia chiarezza sul trattato MES e dia la massima informazione ai cittadini italiani e sardi circa i reali termini dell’entrata in vigore del MES.

Cagliari, 12/06/2012

Claudia Zuncheddu
Luciano Uras
Daniele Cocco
Giorgio Cugusi

Carlo Sechi

giovedì 26 luglio 2012

GALSI - Claudia Zuncheddu: "l’ennesima beffa ai danni della Sardegna"

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 13 luglio 2012 alle ore 12.47 ·
 



Il progetto Galsi è in bilico. L’ultima parola spetta al gruppo energetico algerino Sonatrach che ha fatto slittare ogni decisione a novembre. L’annuncio è arrivato ieri per voce di Abdelhamid Zerguine, presidente e direttore generale della società. Il numero uno della Sonatrach ha parlato di “contrasti ” che sarebbero nati sul costo da applicare al combustibile: per gli altri soci della Galsi spa andrebbe calcolato in base alle quotazioni del petrolio, ipotesi respinta dagli algerini. Che mandano l’ultimatum: «Possiamo impegnarci», afferma Zerguine, «se abbiamo dei contratti chiusi, la quantità del metano è lì. Non possiamo investire senza garanzie». Tradotto, saranno gli algerini a decidere se i 900 km di tubi carichi di metano si faranno: senza la Sonatrach il gasdotto rischia di rimanere solo sulla carta. Infatti il colosso algerino non solo ha la materia prima, il gpl, ma è in possesso del 41% delle quote della Spa Galsi, le altre sono spalmate tra Edison (20%), Enel (15%), Sfirs (11%, controllata dalla Regione Sardegna) e gruppo Hera (10%).

LA REGIONE CI CREDE ANCORA
«È la terza volta che il gruppo algerino fa retromarcia», attaccano gli indipendentisti di A Manca Pro s’Indipendentzia, «forse temendo ulteriori problemi legali che affosserebbero del tutto un gruppo già pesantemente inquisito». Di sicuro la regione Sardegna scommette, e molto, sulla realizzazione del mega impianto. Oltre ad essere proprietaria, tramite il braccio finanziario della Sfirs dell’ 11% delle azioni, ha stanziato 150 milioni nell’ultima finanziaria: per il 2012 sono sul piatto 38 milioni, altri 112 complessivi sono pronti per il 2013 ed il 2014. Non sono gli unici finanziamenti: tutta l’opera costerà intorno ai 4 miliardi di soldi pubblici. L’idea del grande metanodotto prende forma nel 2001 con l’accordo siglato tra Italia e Algeria. L’obiettivo era chiaro: metanizzare l’isola, dove ci sono molte industrie energivore, per far abbassare il prezzo del gpl, visto che quello sardo viene pagato a caro prezzo. Gli sconti sulla bolletta vengono stimati tra il 30 ed il 40% in meno, senza contare la possibilità di tutti i comuni di allacciarsi all’enorme tubo per utilizzare il gpl.

E se Pd e Pdl sono comunque d’accordo nel sostenere che il metanodotto sarà un vantaggio per l’isola, contro si schierano gli indipendentisti, appoggiati anche dai cittadini che hanno messo su un comitato. Troppe le zone d’ombra per gli oppositori, rispetto ai vantaggi, denunciate a chiare lettere anche dalla consigliera regionale Claudia Zuncheddu. Intanto l’esproprio di fette di terra sarda: 2000 ettari strappati saranno considerate servitù di passaggio, in pratica zone espropriate e pagate a prezzi più bassi. Non solo, i 600 km di tubi sottomarini rischiano di mettere in pericolo l’ambiente marino e come se non bastasse, è dubbia la possibilità di collegamento alla rete dei 38 comuni per la mancanza della progettazione degli allacci. Insomma, l’ennesima beffa ai danni della Sardegna, l’annuncio di Zerguine forse mette uno stop non di poco conto.
Francesca Ortalli

Da Sardegna Quotidiano del 13 luglio 2012

giovedì 12 luglio 2012

La Regione Sardegna ancora 'assente eccellente'

DISTRETTO PRODUTTIVO DELLA PESCA E SULLA VALORIZZAZIONE DEL PESCATO NEL BACINO DEL MEDITERRANEO
L’assenza della Sardegna, visto anche la sua posizione geografica strategica, è stata interpretata dagli operatori internazionali del settore come una mancanza di interesse alle problematiche economiche e sociali legate al comparto della pesca nel Mediterraneo e quindi anche nella nostra isola

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Interrogazione Zuncheddu con richiesta di risposta scritta in merito alla mancata partecipazione dell’Assessore all’Agricoltura e di referenti della RAS all’incontro sul “Distretto produttivo della Pesca e sulla valorizzazione del pescato nel bacino del Mediterraneo” tenutosi a Mazara del Vallo all’interno dell’evento internazionale SLOW SEA LAND nel giugno 2012

 Premesso che
- in data 8, 9 e 10 Giugno 2012 si è tenuto a Mazara del Vallo “Slow Sea Land”, un importantissimo evento a livello internazionale sul Distretto Produttivo della Pesca  e sulla valorizzazione del pescato nel bacino del Mediterraneo;
- a tale evento hanno partecipato soggetti pubblici, privati e scientifici di tutti gli Stati che si affacciano nel bacino del Mediterraneo, dai Paesi del Nord Africa, a quelli della fascia sub-Sahariana, dal Medio Oriente, alla Turchia e al Mozambico, nonché numerose regioni italiane, di cui non tutte sul mare

- Quest’appuntamento internazionale nasce come una grande opportunità di confronto tra i Paesi del Mediterraneo che si contraddistinguono in quanto eccellenze sul piano delle produzioni della filiera ittica, inoltre per promuovere il dialogo e le relazioni interculturali ed economiche fra i Paesi partecipanti;

- purtroppo risulta che seppure a fronte di numerosi inviti istituzionali e sollecitazioni da parte delle Istituzioni, che hanno organizzato la manifestazione, la Regione Autonoma della Sardegna, non ha mai dato alcuna risposta manifestando il totale disinteresse su un tema che dovrebbe essere di prioritaria importanza nel contesto dello sviluppo e della conservazione delle risorse naturali della nostra isola;

- l’assenza della Sardegna, visto anche la sua posizione geografica strategica, è stata interpretata dagli operatori internazionali del settore come una mancanza di interesse alle problematiche economiche e sociali legate al comparto della pesca nel Mediterraneo e quindi anche nella nostra isola;

- la partecipazione della RAS a tale evento era non solo necessaria, ma dovuta soprattutto alla luce del “caos”, anche normativo, che si registra a tutt’oggi nel settore della pesca in Sardegna: si pensi ad esempio alle criticità che anno dopo anno penalizzano il distretto del tonno, in particolare quello Rosso; al blocco delle concessioni demaniali; all’assenza di iniziative che mirino alla valorizzazione delle professionalità scientifiche del settore; alla gestione delle Lagune e alla tutela e alla conservazione delle specie e delle risorse ittiche, soprattutto quelle mediterranee ed esclusivamente locali che popolano i nostri mari. Un esempio è la Pinna Nobilis con la tradizionale lavorazione del suo filato, il bisso, che pur essendo una eccellenza economica e culturale, rischia di scomparire. Inoltre manca ogni controllo reale sulle operazioni di pesca, tendenti a salvaguardare il patrimonio ittico e occupazionale dei nostri mari, vedi ad esempio i recentissimi casi sulla pesca al “cianciolo” effettuata dalla “predazione” da parte di pescherecci toscani in prossimità di Bosa. Tutto ciò richiede da parte delle autorità politiche e universitarie l’avvio di studi mirati in questo settore per proteggere, conservare e sviluppare la risorsa ittica e i posti di lavoro in questo settore della nostra economia tradizionale;

- La Sardegna, pur presentando tutti i requisiti per potersi confermare all’interno dell’area del Mediterraneo come una realtà d’eccellenza nel comparto della pesca si ritrova purtroppo ad oggi, nonostante le continue sollecitazioni da parte di consorzi, comitati, associazioni e addetti del settore, in uno stato di arretratezza e di impreparazione totale che pone a repentaglio questa grande risorsa; 

- Purtroppo le autorità regionali competenti, a tutt’oggi si dimostrano inefficienti e inadeguate a portare avanti iniziative mirate a valorizzare e tutelare le ricchezze peculiari dei nostri mari;
- proprio a fronte di tali problematiche la partecipazione dei rappresentanti delle Istituzioni sarde a tale manifestazione, avrebbe sicuramente portato ad un confronto positivo con gli altri Paese del Bacino del Mediterraneo. Inoltre avrebbe permesso alle nostre istituzioni di essere tra i componenti dell’Osservatorio del Mediterraneo al quale risulta invece facciano parte operatori del settore ma non rappresentanti delle Istituzioni;

Tutto ciò premesso,
Si interroga l’Assessore alla Agricoltura e alla Riforma Agropastorale per sapere  

- quali siano stati i motivi che hanno impedito la Sua partecipazione all’evento organizzato a Mazara del Vallo;

- perché non abbia provveduto a farsi sostituire da tecnici competenti e accreditati;

- se non ritenga grave l’assenza della RAS all’interno dell’Osservatorio del Mediterraneo, nato al termine della manifestazione in oggetto e del quale fanno parte altre regioni italiane.

Cagliari, 10/07/2012

TESTO ORIGINALE 

mercoledì 11 luglio 2012

SS-Olbia e G8-La Maddalena: la beffa infinita per i Sardi...

Consiglio Regionale della Sardegna
 XIV Legislatura

Interrogazione Zuncheddu con richiesta di risposta scritta sulle urgenti e improrogabili iniziative che il Presidente della Regione anche in qualità di Commissario Straordinario intende intraprendere per far fronte alle imminenti scadenze previste per la realizzazione della strada Sassari – Olbia e per le incompiute nell’Isola de La Maddalena, infrastrutture legate alle cosiddette “Grandi Opere” previste per il G8 a La Maddalena

Premesso che
- in riferimento agli ultimi articoli pubblicati dalla stampa il 19/06/2012 si apprende che il Presidente Cappellacci ha da poco inaugurato il primo lotto della Strada Sassari Olbia;
- questa, sebbene siano trascorsi ormai anni dal progetto e dallo stanziamento iniziale di ingentissime risorse collegate alle Grandi Opere previste per il G8 a La Maddalena, rischia a tutt’oggi di rimanere l’ennesima grande incompiuta delle infrastrutture sarde;
- Il governo Monti ha infatti decretato la fine delle procedure accelerate legate alle opere del G8: ciò implica purtroppo che la realizzazione della strada a quattro corsie Sassari Olbia non rientrerà più fra le priorità del Governo Italiano; 

Considerato che
- Nel decreto legge di riordino della Protezione civile viene disposta la fine delle gestioni dei commissari straordinari entro il 31 dicembre 2012 e tra questi ovviamente anche il Presidente della Regione Sardegna; - ciò significa che dal 2013 l’opera tornerà di competenza dell’Anas; - inoltre, tale decreto impone che l’interruzione di tutte le procedure accelerate che riguardano le grandi opere legate al G8 e che quindi allo scadere dei termini suddetti dovranno tornare a seguire tutti gli iter ordinari imposti dalla burocrazia e quindi anche a subire sicuramente un notevole allungamento dei tempi, che si aggiungeranno ai già troppi anni trascorsi senza che si sia avuta alcuna concretezza nella realizzazione dei progetti e soprattutto senza che i sardi abbiano visto quei benefici che erano stati loro prospettati;
- oltre alla Sassari - Olbia fra le grandi opere a rischio ci sono anche tutte le incompiute lasciate sull’Isola de La Maddalena, la cui cittadinanza è già stata pesantemente penalizzata sul piano economico, occupazionale e della tutela ambientale e della salute;
- i gravissimi ritardi già denunciati negli anni dalla stampa e dalle Istituzioni si andranno ad aggiungere a quelli che si prospettano a causa delle lungaggini burocratiche per le quali è stato stimato che se prima del decreto in oggetto il termine ultimo per concretizzare i i lavori della quattro corsie era previsto per il 2014, ora questo potrebbe essere prorogato fino al 2020; 

Rilevato che:
- per quanto concerne le ingentissime risorse impiegate per il completamento della strada si registreranno inoltre aumenti spropositati che sono stati stimati intorno al mezzo miliardo di Euro (l’importo iniziale consisteva infatti di 470 milioni di euro. Importo che potrebbe incrementare fino a più di un miliardo di Euro): spesa insostenibile soprattutto a fronte della gravissima crisi economica – finanziaria in corso;
- in base alle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dal sub commissario (Sannitu) per la Sassari – Olbia , risulta chiaramente che i lavori sui lotti della strada a quattro corsie siano ancora oggetto di rallentamenti, ritardi e vincoli soprattutto per quanto concerne il rilascio dei Fondi FAS sui quali il Presidente della Regione e quindi anche Commissario Straordinario per la realizzazione dell’opera, pubblicamente e anche in sede di Consiglio Regionale, ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti che però sino ad oggi sono state smentite dai fatti;
- basti pensare che proprio lo stesso sub Commissario ha dichiarato che solo i lavori sul lotto 9 “sono realtà”. I lotti 1 e 0 sono stati appaltati, il 7 e l’8 sono in esame, per il 6 e il 5 c’è la presentazione delle offerte “ e che “Restano da appaltare i lotti centrali 2, 3 e 4. Per questi i fondi sono ancora legati alla firma da parte del governo del Piano per il sud che deve liberare i fondi FAS. È chiaro che se il via libera non arriva in tempi rapidi la situazione si complica, ma noi lavoriamo a soluzioni alternative»;
- appare evidente che se da parte degli stessi responsabili giungono dichiarazioni che già lasciano intravedere dubbi sulla realizzazione della Sassari Olbia, così come per le incompiute di La Maddalena, per le quali non si ha alcuna garanzia sia sulle modalità, sia sui tempi, visto soprattutto che a soli sei mesi fino alla scadenza dei termini massimi, i lotti di cui sopra non potranno essere appaltati finché non verranno svincolati i Fondi; 

Tutto ciò premesso
si interroga il Presidente della Regione e tutti gli Assessori competenti per sapere :
1) Quali siano le motivazioni per cui, trascorsi ormai anni dal progetto e dallo stanziamento iniziale di ingentissime risorse, già precedentemente sperperato:
a) Solo sul lotto 9 siano iniziati i lavori, peraltro in notevole ritardo visto che l’inaugurazione dello stesso lotto risale a meno di un mese fa;
b) ad oggi non siano stati ancora affidati gli appalti dei lotti 2,3,4;
c) I lotti 7 e 8 siano ancora in esame;
d) Per i lotti 6 e 5 sia ancora in corso la fase della presentazione delle offerte;
2) se entro i termini dei sei mesi siano in grado di appaltare i lotti sopra citati in quanto la fine delle gestioni commissionali, scade il 31 Dicembre 2012;
3) Se abbiano considerato e/o avviato nei confronti del Governo Italiano un iter di richiesta per la proroga delle procedure accelerate sia per la Sassari Olbia, sia per le infrastrutture ancora da realizzare alla Maddalena;
4) Quali saranno le ricadute che tale decreto avrà sulla Regione Sardegna in termini economici. Cagliari,
06/07/2012
Claudia Zuncheddu
Consigliera Regionale
SardignaLibera

venerdì 15 giugno 2012

Sul ripristino degli stipendi dei consiglieri regionali...

Sul ripristino degli stipendi dei consiglieri regionali...


Seduta del Consiglio Regionale del 12/06/2012

Nel corso della seduta consiliare del 12 giugno, dopo la sospensione dei lavori alle ore 20,16, ripresi alle 21,27 sul disegno di Legge: “Integrazione alla legge regionale 4 agosto 2011, n. 6 (Norme in materia di organizzazione e personale) relativa ai contratti di collaborazioni coordinate e continuative” (327/A), è stato presentato un emendamento aggiuntivo che contemplava il ripristino delle indennità dei consiglieri regionali.
Per ciò che concerne il tema dell’emendamento riguardante il ripristino delle indennità ai consiglieri regionali, ritengo che un argomento così “sensibile” e importante, andava innanzitutto portato preliminarmente a conoscenza di tutta l’Assemblea Regionale (di tutti i consiglieri), quindi della Conferenza dei Capi-gruppo che su questo tema, previa informazione, avrebbero dovuto programmare una sessione di lavori. Tutto ciò alla luce dell’importanza del recente pronunciamento referendario. Questo metodo avrebbe permesso a tutti i consiglieri di conoscere l’emendamento in tempi ragionevoli e di pronunciarsi consapevolmente e con chiarezza.
In quest’occasione, nella mia dichiarazione di voto, dissentendo dal metodo, annunciavo la mia astensione anche per non aver avuto l’opportunità di prendere in visione l’emendamento. Inoltre sul punto 2., riguardante la riduzione dell’indennità di carica nella misura del 30 per cento, e quello della diaria nella misura del 20 per cento (sulle indennità in vigore al 31 dicembre del 2003), ho ribadito le mie posizioni da sempre espresse sin dall’inizio della legislatura e cioè, personalmente, ritengo che l’indennità di carica sia da sopprimere totalmente, in quanto tutti i ruoli, a mio avviso, sono già coperti dallo stipendio.
Così come sono d’accordo per la riduzione della diaria (vedi la mia proposta di Legge sui temi della riduzione dei costi della politica, mai discussa in Aula!). Purtroppo con l’emendamento presentato in sede di Consiglio nella seduta notturna del 12, non avendo gli elementi per comprendere in che misura si tagliava, ho scelto di restare in Aula a difendere le mie posizioni politiche con l’astensione. Non potevo votare contro perché ciò avrebbe comportato sia la giusta soppressione dell’”indennità di carica” ma automaticamente anche la bocciatura della “riduzione degli stipendi”.
Purtroppo su questi temi e sulla loro chiarezza e trasparenza, siamo di fronte a un populismo dilagante che non contribuisce a creare una seria informazione sulla moralizzazione della politica e sulla credibilità delle istituzioni che la rappresentano di cui i consiglieri regionali sono parte integrante.
Auspico che in sede di Assemblea Regionale, al più presto si faccia chiarezza sulla gestione degli Enti, delle Agenzie regionali e sulle consulenze esterne, quindi sui temi riguardanti le “spartizioni politiche” e il “grande sperpero di danaro pubblico”: argomenti sino ad oggi “innominabili” nelle sedi dei partiti e nelle stanze di Viale Trento e di Via Roma.
Un esempio di questa dilagante demagogia e malcostume, è stato espresso da chi mentre propagandava anche in TV i referendum, nello stesso tempo si affrettava a sistemare “i propri uomini nei posti di potere”… il caso Lorefice-Carbosulcis, non è che un esempio.
Claudia Zuncheddu
Consigliera Regionale SardignaLibera

INDIPENDENZA: Il popolo sardo si pronuncerà, consultazioni autogestite come in Catalogna


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno domenica 10 giugno 2012 alle ore 18.03 ·



Sarà un referendum alla catalana. Nonostante la bocciatura del quesito proposto da Doddore Meloni, gli indipendentisti non rinunciano a chiedere ai sardi di pronunciarsi sull’ipotesi di una repubblica autonoma nell’isola. E contano di prendere ispirazione da quel che hanno fatto a Barcellona e dintorni: dei referendum auto-gestiti, non ufficiali, organizzati da forze politiche e attivisti per portare la popolazione a pronunciarsi in favore dell’indipendenza o contro.

L’IDEA. È l’intenzione annunciata dallo stesso Doddore Melom subito dopo che l’Ufficio regionale per i referendum ha respinto la sua richiesta di una consultazione sull’argomento. Ed è anche l’idea, seppur ancora embrionale, di altri movimenti indipendentisti. «Il referendum, in un modo o nell’altro, si farà, prevede Omar Onnis, presidente di Progres-Progetu Republica.
Ovviamente, un’iniziativa autogestita - avendo un valore puramente politico - avrebbe successo solo con una grande affluenza popolare. In Catalogna hanno fatto così, hanno messo su banchetti e urne artigianali e chiamato a raccolta i cittadini. I voti in favore dell’indipendenza hanno superato il 90%, ma a dare grande forza alle consultazioni è stata la partecipazione straordinaria.
Anche nell’isola, una mobilitazione limitata a pochi manipoli di attivisti resterebbe velleitaria. Altro impatto avrebbe una folla in fila ai seggi.

SENTIMENTI DIFFUSI. Da questo punto di vista, Onnis è ottimista: «C’è forte interesse per questo tema. Lo dimostrano il recente sondaggio dell’Università di Cagliari, le 30mila firme raccolte dal Fiocco verde su una proposta di sovranità fiscale, e la stessa iniziativa di Doddore».
Progres aveva espresso dubbi sull’opportunità della scelta di Maluentu, «ma la bocciatura di quel referendum - riflette il presidente - è opinabile anche sotto il profilo giuridico. Lo stesso Ufficio regionale non aveva obiettato alcunché ai dieci quesiti per cui si è votato un mese fa, eppure alcuni aprivano forti dubbi di legittimità: come quello contro le Province storiche previste dalla Costituzione e dallo Statuto speciale».
L’ipotesi di referendum auto-gestiti sarà presto valutata dalle varie forze indipendentiste:
«Ancora nulla di definito», precisa Onnis. «Comunque se i sardi vorranno l’indipendenza, prima o poi ci arriveranno, a meno che non siano bloccati con la repressione. La comunità internazionale riconosce il diritto ad autodeterminarsi».

«SERVE UN PROGETTO». Qualche dubbio in più da parte di Salvatore Melis, segretario dei Rossomori: «Non crediamo all’indipendenza fatta coi colpi di mano. Non abbiamo firmato il referendum di Doddore perché riteniamo che, prima, vada costruito un progetto politico-istituzionale». A partire da atti di governo concreti: «Molti strumenti già sanciti dallo Statuto speciale», riprende. «come le zone franche e non solo, non sono stati mai attuati e non per colpa dello Stato, ma per nostre incapacità. Iniziamo ad appropriarci delle competenze su scuola ed energia, o di quelle dell’Anas, che assurdamente gestisce soldi regionali».

«LIBERTÀ VIGILATA». Invece Claudia Zuncheddu (Sardegna libera) è d’accordo con chi guarda alla Catalogna o alla Scozia: «Il processo di condivisione sui temi dell’autogoverno e dell’indipendenza è democratico e popolare, comporta un ampio coinvolgimento di coscienze, persone e organizzazioni che promuovano una trasformazione culturale e politica». Ma la bocciatura del referendum di Maluentu «rappresenta un gravissimo attacco al diritto di espressione dei cittadini sardi. È una situazione di libertà limitata e vigilata».
Anche dalla Zuncheddu arriva un richiamo al «diritto internazionale all’autodeterminazione. Di fronte alla crisi economica che vede la Sardegna sempre più piegata, impoverita e vilipesa, la classe politica italiana dimostra di aver paura che noi sardi possiamo fare a meno dell’Italia e autogestire le nostre risorse, creando benessere e prosperità per famiglie e imprese».
Giuseppe Meloni

Da L'Unione Sarda del 10 giugno 2012

Il Presidente della RAS continua a disertare l’Aula

Il Presidente della RAS continua a disertare l’Aula

La maggioranza di CD esplode, il “casus belli”: la nomina di Lorefice, un giovane neolaureato, alla guida della Carbosulcis, decisa dal Presidente Cappellacci

Comunicato stampa
Il Presidente Cappellacci, continua a fuggire dalle sue responsabilità disertando l’Aula del Consiglio insieme alla sua Giunta, dimostrando un violento e arrogante atteggiamento di scherno delle istituzioni, nella fattispecie il Consiglio, la Presidente e la Conferenza dei Capi-gruppo; atteggiamento che sicuramente in questo momento di forte crisi economica e sociale sarda, non contribuisce a creare un clima favorevole per affrontare e cercare di risolvere anche parzialmente il dramma occupazionale, la crisi delle imprese e delle famiglie sarde.
Se il Presidente Cappellacci da ben tre anni è impossibilitato ad essere presente e dare il suo contributo nel Consiglio Regionale, insieme alla sua Giunta e alla sua maggioranza, con senso di responsabilità, rassegni le dimissioni per manifesta incapacità ad assolvere ai suoi compiti istituzionali: il bene e la prosperità delle collettività sarde.
Claudia Zuncheddu
                                                           Consigliera Regionale SardignaLibera

giovedì 7 giugno 2012

La Commissione Parlamentare salva il Poligono di Quirra


Ancora una volta gli interessi militari prevalgono sugli interessi dei sardi

Sulla questione dei Poligoni militari e sui giochi di guerra in Sardegna, noi sardi non dobbiamo abbassare la guardia. Insospettisce l’enfasi nei media e in gran parte della classe politica locale, sulle decisioni prese dalla Commissione Parlamentare sull’Uranio Impoverito, riguardante la progressiva chiusura dei Poligoni di Teulada e di Capo Frasca e la parziale riconversione e conservazione del Poligono di Quirra. 
Le lotte delle popolazioni di queste parti della Sardegna avevano messo in discussione la presenza dei poligoni e le sperimentazioni belliche che avvenivano nel loro interno, creando gravi ripercussioni sulla salute delle popolazione e dell’ambiente. La stessa RAS è stata sfuggente e incapace di assumersi le proprie responsabilità di fronte a queste preoccupazioni popolari, non imponendo la chiusura e la bonifica dei poligoni. 
In questi ultimi mesi le indagini e l’impegno profuso dal Procuratore Fiordalisi, ha liberato il campo da ogni dubbio sulla devastazione territoriale, l’inquinamento ambientale da cause militari e quindi il nesso indiscutibile fra le esercitazioni e sperimentazioni militari e le malattie, le morti, le malformazioni alla nascita di uomini e animali. 
Il verdetto della Commissione che prevede “la progressiva dismissione del poligono di Teulada e di Capo Frasca (già prevista da precedenti Commissioni), e la persistenza del poligono di Quirra”, oltre un successo delle lotte popolari su questi temi, è anche tragicamente un punto a favore dei piani dei vertici militari e dell’industria bellica. Un punto a favore del progetto di privatizzazione della Difesa su cui puntano tante “lobby”, compreso l’on.le La Russa che si è prodigato negli anni scorsi come ministro della Difesa dei governi Berlusconi.
A sostegno di questa tesi, il Procuratore Fiordalisi, potrebbe sicuramente fornire dati precisi emersi nel corso delle sue indagini.
Sorge anche il legittimo sospetto che la Commissione Parlamentare, con le sue decisioni a tratti molto confuse, intenda con ciò chiudere frettolosamente l’inchiesta del Procuratore di Lanusei, prima che emergano ulteriori responsabilità. 
Da troppo tempo, sotto la copertura del segreto militare, nel poligono di Quirra hanno operato indisturbati Stati guerrafondai e industrie belliche. Quirra è il luogo dove i blocchi mondiali dell’Est e dell’Ovest, durante la “guerra fredda” e anche dopo la caduta del “muro di Berlino”, venivano ad esercitarsi, a sperimentare e poi a smaltire i loro armamenti obsoleti facendoli brillare in loco. 
Ciò che è avvenuto ci impone inevitabilmente qualche riflessione. 
-Perché la Commissione vuole affidare allo Stato Maggiore della Difesa l’esecuzione e il controllo delle bonifiche ambientali dei luoghi contaminati, tenendo conto che esso stesso è responsabile di ciò che è avvenuto nei poligoni? 
-Gli interventi in atto nel mare di Quirra, con il recupero di missili e residuati bellici dai fondali, è l’unico tipo di bonifica che s’intende effettuare, senza alcun controllo sullo stato di inquinamento e quindi sulla salute del territorio e del mare? 
-E’ dato conoscere ai cittadini e alle nostre istituzioni quali saranno i metodi e i tempi per attuare le bonifiche dalla radioattività, dalle nano particelle e da tutte le polveri da guerra? 
-La Commissione, sul Poligono di Quirra, parla di “riqualificazione”, di “ridimensionamento” e di “destinazione delle aree militari ad uso anche civile e duale”, cioè civile e militare insieme. Parla di “Polo tecnologico” e cioè, di un poligono di guerra elettronica che dovrebbe sperimentare le ultime tecnologie di guerra e di morte (ad esempio i droni, gli aerei armati senza pilota). E’ questa la riqualificazione che le popolazioni sarde chiedono per creare “lavoro pulito e sviluppo” in queste aree? 
La decisione tardiva della Commissione e la grande enfasi generata sui media potrebbe essere funzionale a far dimenticare ai sardi il problema primario e cioè quello delle bonifiche, a partire dai terreni interessati dalle radiazioni di torio: isotopo radioattivo riscontrato nei corpi recentemente riesumati di diversi pastori deceduti negli anni. 
La relazione della Commissione Parlamentare, prospetta l’adozione di un Piano da avviare con l’intesa della RAS, “fatte salve le sue prerogative di Autonomia”, per l’attuazione di non precisate bonifiche dei luoghi.
Non vorremo che quest’accordo comportasse una “compartecipazione finanziaria” della Regione Sardegna per le bonifiche, creando con ciò confusione sui ruoli e sulle responsabilità, e assolvendo anche finanziariamente lo Stato italiano (nella fattispecie il Ministero della Difesa) dall’inquinamento da esso provocato nell’arco di 50 anni. Un inquinamento pagato dalle popolazioni con la propria vita mentre ciò ha creato allo Stato italiano grandi utili derivati dagli affitti dei poligoni alle multinazionali degli armamenti. 
A tutt’oggi resta imprecisato e aperto il problema dei risarcimenti dei danni subiti dalle popolazioni locali, dall’ambiente e dalle economie locali agro-pastorali e della pesca.
Anche stavolta, la Commissione Parlamentare, demanda parte delle sue conclusioni all’ennesima “indagine epidemiologica”, come se in questi anni non si fossero susseguite diverse indagini epidemiologiche che hanno contribuito anch’esse a svelare gli scenari inquietanti all’interno del poligono di Quirra; Ma che sono anche servite da alibi per rinviare sempre di più i tempi per la chiusura dei poligoni.
Ancora una volta in Sardegna, nonostante i successi parziali, sembrano poter prevalere gli interessi militari e dell’industria bellica sui diritti dei sardi, per cui è fondamentale che l’informazione, la vigilanza e la mobilitazione su questi temi non vengano ad assopirsi e continuino fino alla vittoria dei nostri interessi.

Claudia Zuncheddu      

                             

mercoledì 23 maggio 2012

CLAUDIA ZUNCHEDDU: 'NO' ai detenuti 41bis nel Parco Nazionale dell'Asinara e nel resto della Sardegna

'NO' ai detenuti 41bis nel Parco Nazionale dell'Asinara e nel resto della Sardegna

Domenica 20 Maggio, il consigliere nazionale di Sardigna Libera, Giancarlo Pinna (di Portotorres), per protestare contro la minacciata introduzione dei detenuti in regime 41bis, nell’isola dell’Asinara, da parte del Ministro della Giustizia Severino, ha attuato un’azione di protesta incatenandosi all’interno della chiesa di Balai Lontano e minacciando lo sciopero della fame.
Sardigna Libera condivide questa lotta, già da tempo intrapresa all’interno del Consiglio Regionale, e ha espresso forti preoccupazioni e la totale opposizione al progetto del governo italiano, di ospitare presso le carceri sarde detenuti per mafia, n’drangheta, camorra, per associazioni a delinquere di stampo internazionale.
Sollecitiamo ancora una volta il rispetto del diritto per i detenuti sardi, ospiti in istituti penitenziali d’oltremare, a poter scontare la pena nel proprio territorio.
Invitiamo tutti i sardi a contrastare democraticamente, ogni tentativo di trasformazione della nostra Terra in luogo di “espiazione vacanziera” per la criminalità organizzata.
Non accetteremo che il Parco Nazionale dell’Asinara, un inestimabile patrimonio identitario sardo e risorsa economica per un turismo sostenibile, sia trasformato in “paradiso terrestre” per la delinquenza internazionale.… inoltre con tutte le implicazioni legate anche al fragile equilibrio sociale ed economico della nostra realtà.
A Giancaro Pinna, che ha saputo vigilare e reagire prontamente, va tutto il nostro sostegno politico e morale.
                                                                           Claudia Zuncheddu
                                                                           Segretario SardignaLibera

Pubblichiamo di seguito il documento di Giancarlo Pinna

GIU’ LE MANI DALL’ASINARA!
                                                    di Giancarlo Pinna

Consigliere Nazionale di Sardigna Libera 

Le notizie di oggi apparse sulla stampa circa la pretesa del Ministro della Giustizia Severino non possono non preoccuparci e chiedere che la Comunità Sarda reagisca, com’è suo diritto, con ogni mezzo per dissuadere il Ministro ed il Governo Italiano dal mettere in atto i suoi progetti di restaurazione!
Il Parco Nazionale dell’Asinara è una istituzione civile che va difesa dal Comune di Porto Torres e da tutta la Comunità della Sardegna.
A vantaggio del Ministro e di qualche altro nostalgico del tempo passato giova ripetere alcune cose riguardanti la vita travagliata dell’Isola.
L’Isola dell’Asinara e l’Isola Piana (complessivi 51 kmq) fanno parte del territorio amministrativo del Comune di Porto Torres (totale 102 Kmq) costituendo il 50% di esso. Era il 1842 quando le Regie Patenti di Carlo Alberto di Savoia determinarono l’autonomia amministrativa di Porto Torres dal Comune di Sassari.
Nel 1885, sotto Umberto I di Savoia, l’ Asinara fu soggetta ad un turpe disegno criminoso da parte del Regno d’Italia: tutti gli abitanti dell’Isola furono allontanati dal loro territorio che fu espropriato. Gli abitanti dell’Asinara furono trasferiti e dettero origine al Borgo di Stintino.
Dal 1885 l’Isola fu utilizzata come campo di concentramento dei prigionieri austro-ungarici della Prima Guerra Mondiale, carcere giudiziario e stazione marittima internazionale di quarantena.
Possiamo stimare che durante la Guerra 1915-18 stavano sull’Asinara quasi ventimila persone, comprendendo i militari, gli agenti di custodia e altro personale di servizio.
In tempi più vicini a noi Antonio Simon Mossa, mai dimenticato alfiere dell’indipendentismo internazionale, divenuto negli ultimi quattro anni di vita, consigliere comunale di Porto Torres, nel suo programma elettorale per le elezioni amministrative di Porto Torres del 1966, per primo aveva indicato la necessità indifferibile di affrancamento dell' Isola dell'Asinara dalla servitù carceraria.
Negli anni 70 del secolo scorso chi scrive, allora Vice Sindaco di Porto Torres e membro del Consiglio Internazionale della Federazione Mondiale delle Città Unite con il sostegno di tutte le forze del Consiglio Comunale, promosse, essendo ancora in piedi il Penitenziario, i primi studi scientifici internazionali sull'Isola culminati nel settembre 1984 con un Convegno Mondiale sui Parchi che si svolse a Porto Torres.
Queste azioni intelligenti dettero impulso al contenzioso con lo Stato Italiano che provocò la legge che abolì la presenza carceraria e istituì il Parco Nazionale dell’Asinara.
Da quel momento iniziò un travaglio che aveva come obbiettivo la trasformazione di un’isola straordinaria per i suoi beni ambientali, culturali, della fauna terrestre, marina, dell’avifauna, della flora endemica.
Possiamo dire che perché l’Isola abbia la piena fruizione del mercato turistico, culturale, ambientale sono necessari ancora gli elementi primordiali che consentano la vita degli animali, delle piante e, in questo meraviglioso contesto, dell’Uomo stesso.
Ancora oggi è un’Isola blindata, indisponibile alla fruizione degli ospiti: manca l’acqua, manca il collegamento tra Porto Torres e le borgate dell’ Isola (Cala Reale e Cala d’Oliva), le poche iniziative private concesse dall’Ente Parco e dalla Conservatoria delle Coste rischiano tutte di fallire.
A questo stato di precarietà si aggiunge ormai, come una tragica tradizione, la pretesa del Ministro di Giustizia di turno di reintrodurre gli stabilimenti carcerari sull’Isola. Anche l’attuale Ministro Severino, sostenuto da una maggioranza bulgara, ha insistito nell’idea della reintroduzione del carcere all’Asinara. Ha sostenuto di sospendere il suo proposito dopo che avrà fatto un sopralluogo sull’Isola.
Una decisa reazione delle istituzioni e delle popolazioni sarde è cosa obbligata di fronte ai soprusi perpetrati da Roma e dai loro scherani in Sardegna.
All’Asinara è necessario reintrodurre l’uomo, una specie non ancora estinta, espulsa arbitrariamente e con la forza nel 1885. L’Isola deve avere il suo utilizzo civile seppure all’interno del Parco per il quale è più congeniale l’appellativo di Internazionale a causa delle straordinarie ricchezze in un vastissimo territorio.
La continuità territoriale delle borgate di Cala d’Oliva e Cala Reale con il capoluogo del Comune di Porto Torres è sacrosanto diritto.
Ciascun sardo ha il diritto-dovere di riconoscersi in questa rivendicazione per l’Isola dell’Asinara.

venerdì 11 maggio 2012

POLIGONO DI QUIRRA - CLAUDIA ZUNCHEDDU: da 50anni alla Sardegna è stato imposto lo status infelice di "bersaglio militare"






CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA
INTERROGAZIONE n. 863/A
INTERROGAZIONE ZUNCHEDDU, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto delle direttive del Parlamento italiano e del principio di precauzione previsto dal diritto internazionale in merito alle attività belliche presso i poligoni militari in Sardegna e sull'iniqua distribuzione di servitù militari nel territorio sardo.
***************
La sottoscritta,

premesso che:
- preso atto dell'ordinanza n. 12/2012 per lo svolgimento di "Esercitazione a fuoco", protocollo n. 0006740 Cod. Id. LISM - SM Ind. cI.8.3.1.2/6 del 28 marzo 2012, proveniente dal Comando militare autonomo della Sardegna - Ufficio logistico, infrastrutture e servitù militari, via Torino 21 - 09124 Cagliari, avente come oggetto "Provvedimenti di cui al D.lgs. 15 marzo 2010, n. 66, titolo VI - capo I, art. n. 332 del - Codice dell'ordinamento militare, per la tutela della pubblica incolumità nel corso di esercitazioni militari";
- tale ordinanza è indirizzata ai seguenti destinatari:
- Presidente della Regione Sardegna, viale Trento, 69;
- Presidente del Comitato misto paritetico della Regione Sardegna presso Marisardegna viale Colombo;
- Comitato misto paritetico presso la Regione Sardegna, viale Trento, 69;
- Comando militare marittimo autonomo in Sardegna, viale Colombo;
- Comando squadra aerea, Roma via di Centocelle, 301;
- Prefettura di Cagliari, piazza Palazzo, 2;
- Prefettura di Nuoro, via Deffenu, 60;
- Questura di Nuoro, viale Europa;
- Regione autonoma della Sardegna, Assessorato regionale della difesa dell'ambiente - Corpo forestale e di vigilanza ambientale (CFV A) via Biasi, 7;
- Signor Sindaco del Comune di Perdasdefogu, piazza Europa;
- Signor Sindaco del Comune di Escalaplano, via Savoia;
- Signor Sindaco del Comune di Armungia, via Funtanedda, 3;
- Signor Sindaco del Comune di Ballao, via Cagliari, 2;
- Signor Sindaco del Comune di Villagrande Strisaili, via Roma, 1;
- Signor Sindaco del Comune di Jerzu, via Vittorio Emanuele, 160;
- Signor Sindaco del Comune di Arzana, piazza Roma;
- Signor Sindaco del Comune di Tertenia, via Roma, 113;
- Signor Sindaco del Comune di Villaputzu, piazza Marconi, 1;
- Signor Sindaco del Comune di Ulassai, via Garibaldi, 41;
- Comando aeronautica militare - Centro sperimentale di volo poligono interforze del Salto di Quirra, via Colombo, 33;

- il documento in oggetto annuncia la necessità prospettata dal poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra di "svolgere esercitazioni di tiro con armi, lanci di razzi e missili, artiglierie nei giorni 1-4-5-6-7-8-11-12-13-14-15-18-19-20 giugno 2012";

- a causa dell'estensione e della durata del "servizio di sicurezza" da attuarsi al riguardo e in base al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'Ordinamento Militare) - art. 332, al f. n. 2/500204/3.9/12/10-3-80-1, in data 18 gennaio 2012, del Ministro della difesa, per motivi di pubblica incolumità è stato disposto "lo sgombero di persone (non interessate all'esercitazione) ed animali, dalle ore 07:00 alle ore 01:00 dell'area delimitata dai seguenti allineamenti":
1) a nord M. Sarciddu, Serra is Arangius, M. Illixiri Durci, M. Cobingius;
2) a est M. Cobingius, Cuccuru Luggeras, Bruncu Spaulatzus, Pianedda Mummusa;
3) a sud Pianedda Mummusa, Muflone Langius, Bruncu e Niada;
4) a ovest Bruncu e Niada, M. Sarciddu;


considerato che:
- da cinquant'anni alla Sardegna è stato imposto lo status infelice di "bersaglio militare" visto che ben 24 mila ettari del territorio sardo è interessato dalla presenza di servitù militari, presenza che risulta ancora più ingombrante e iniqua alla luce del fatto che tale servitù, nel resto del territorio italiano, impegna nel complesso solo 16 mila ettari, il che significa 8 mila ettari in meno della sola Sardegna;

- inoltre, se si considerano complessivamente servitù militari ed aree demaniali connesse, in Sardegna le aree territoriali impegnate sono ben 35 mila ettari: con questo triste primato l'Isola detiene quindi ben l'80 per cento del territorio italiano riservato a questi scopi;

- in aggiunta, durante le esercitazioni, viene interdetto alla navigazione, alla pesca ed alla sosta uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati intorno all'Isola, poco meno della sua superficie totale;


preso atto che:
- le ben note indagini sul caso dell'inquinamento ambientale nelle aree prossime al poligono interforze del Salto di Quirra condotte dal Procuratore di Lanuei, dott. Domenico Fiordalisi, hanno portato a venti indagati a vario titolo fra militari del poligono sperimentale e di addestramento interforze di Quirra, medici, docenti universitari, amministratori locali, sui quali gravano pesanti ipotesi di reato quali omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri, falso ideologico aggravato in atto pubblico, ostacolo aggravato alla difesa di un disastro, omissione di atti d'ufficio dovuti per ragioni di sanità e igiene, ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato;

- sono ormai numerose le richieste ed iniziative istituzionali, e non solo, per una rapida riduzione dei territori occupati da servitù militari ed una pronta bonifica degli stessi, soprattutto alla luce del fatto che la tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente deve essere il principale obiettivo perseguito da parte delle istituzioni competenti e che queste sono chiamate a rispondere in prima persona di negligenza e disastro per mancata tutela dell'ambiente;

- direttive parlamentari emanate il 23 febbraio 2011, impongono al governo italiano l'equa distribuzione su tutto il territorio dei gravami militari che, sino ad oggi, sono scaricati in misura abnorme sulla Sardegna, e il rispetto della direttiva di chiudere i poligoni "ove emergessero oggettive situazioni di rischio" o "qualora risultasse un collegamento con l'alta incidenza dei tumori registrata,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se abbiano intrapreso provvedimenti, ed eventualmente quali, per fare in modo che il governo italiano imponga la sospensione immediata della suddetta attività bellica non solo in base al principio di precauzione (previsto dal diritto internazionale), ma anche in osservanza degli atti parlamentari d'indirizzo per l'Esecutivo, datati 23 febbraio 2011, che hanno impartito la direttiva di chiudere i poligoni "ove emergessero oggettive situazioni di rischio" o "qualora risultasse un collegamento con l'alta incidenza dei tumori registrata";

2) se intendano aprire un immediato confronto col governo italiano per imporre il rispetto delle suddette direttive, al fine di garantire l'equa distribuzione dei siti militari su tutto il territorio italiano come stabilito;

3) quali siano le misure da adottare per tutelare la popolazione in prossimità delle sedi di esercitazione;

4) se siano a conoscenza di quante persone siano soggette alla "deportazione" dai territori interessati dalle suddette attività belliche e se siano state previste strutture di ospitalità per le popolazioni e per i capi di bestiame che, come recita l'ordinanza, dovranno essere allontanati.

Dal sito della Regione Sardegna del 24 aprile 2012

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domenica 6 maggio 2012

LITE IN CONSIGLIO REGIONALE: Claudia Zuncheddu (SardignaLibera) e Radhouane Ben Amara (Comunisti italiani)

Volano parole grosse tra Claudia Zuncheddu e Ben Amara Fuori programma pirotecnico - ieri mattina - in Consiglio regionale, durante una conferenza stampa della commissione Politiche comunitarie. I consiglieri Radhouane Ben Amara (Comunisti italiani) e Claudia Zuncheddu (SardignaLibera) sono stati protagonisti di un acceso diverbio che è iniziato, con toni aspri ma ancora contenuti, durante l'incontro con i giornalisti ed è poi divampato al termine della conferenza. I non pochi testimoni presenti non si sono accorti delle cause scatenanti ma non hanno potuto fare a meno di cogliere alcune delle battute pronunciate dai due: «Dovresti baciare la terra di Sardegna ogni giorno - ha detto Claudia Zuncheddu, rivolta al consigliere nato in Tunisia - al tuo Paese, con questo comportamento, ti avrebbero tagliato la testa».

Ben Amara non ha abbassato la testa e ha replicato con durezza: «Sei una maleducata, devi venire a lezione da me». Ma da cosa è stato originato il feroce diverbio, andato avanti per qualche minuti, con toni accesissimi? Impossibile stabilirlo, sentendo le versioni dei due contendenti.

CLAUDIA ZUNCHEDDU
lo ricostruisce così: «Durante il mio intervento Ben Amara si è prodotto in provocazioni tali da portarmi a chiudere in anticipo, nonostante le sollecitazioni del presidente Amadu, che è stato molto corretto. Una volta nel corridoio mi ha poi raggiunto e apostrofato come maleducata. È in quel momento che ho deciso di reagire, pronunciando le frasi che tutti hanno sentito. Questo atteggiamento di prevaricazione nei miei confronti deve finire».

BEN AMARA
ricostruisce diversamente: «La signora Zuncheddu forse non ha apprezzato i contenuti del mio intervento o forse è ancora arrabbiata con me per la mia elezione a vicepresidente della commissione, carica alla quale aspirava anche lei. Sta di fatto che le frasi che ha pronunciato al mio indirizzo sono pericolose e poco carine. Voglio solo dire che non sono certo arrivato in Italia a bordo di un gommone e che mi sento, comunque, a casa mia».

Da L'Unione Sarda del 4 maggio 2012 




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REGIONE INVIA A BRUXELLES RISOLUZIONE SU SVANTAGGI INSULARITA'

HA PARLATO DI ''ISOLAMENTO SENZA PRECEDENTI'' LA COMMISSARIA CLAUDIA ZUNCHEDDU (SardignaLibera) CHE HA SOTTOLINEATO CHE L'EUROPA HA ORMAI ASSUNTO IL RUOLO DI ''MATRIGNA'' NEI CONFRONTI DELLA SARDEGNA.

''Qualunque politica europea deve necessariamente tenere conto dell'insularita' come elemento di svantaggio dei territori''. E' questo il principio guida della risoluzione, che prevede la revisione delle norme dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato a finalita' regionale, approvata all'unanimita' il 17 aprile dalla commissione politiche comunitarie del Consiglio regionale della Sardegna.

La risoluzione, inviata il 24 aprile alla Commissione europea, apre una nuova fase in cui il Consiglio regionale interagisce direttamente con l'Europa.

Dunque, un nuovo percorso piu' breve e si spera piu' efficace: la partecipazione diretta dell'Assemblea alla formazione degli atti dell'Unione europea.

La risoluzione e' stata illustrata ai giornalisti questa mattina dal presidente Salvatore Amadu, dal vicepresidente Radhouan Ben Amara e dai commissari Cucca (Pd), Floris (Pdl), Lunesu (Pdl), Manca (Pd), Zuncheddu (SardignaLibera).

''L'Europa - ha sottolineato Tore Amadu - deve prevedere degli interventi concreti volti a compensare gli elementi di debolezza socio economica di tipo strutturale legati all'insularita'. Questo 'sostegno differenziato' richiede interventi mirati per affrontare problemi specifici relativi ai collegamenti, alle infrastrutture e all'energia''.

''Speriamo che le nostre proposte - ha detto il presidente della seconda commissione - sul principio cardine dell'insularita', sull'innalzamento della soglia del de minimis da 200.000 euro a 500.000 e sulla revisione dei vincoli del patto di stabilita' (che la Sardegna deve rinegoziare con il governo nazionale), siano accolte''.

Per Giuseppe Luigi Cucca con l'approvazione di questa risoluzione si e' finalmente creato un rapporto diretto tra il Consiglio regionale e la Commissione europea.

Da ASQN del 3 maggio 2012


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venerdì 4 maggio 2012

SARDIGNA LIBERA SUI 10 REFERENDUM REGIONALI

Questo è un appuntamento dove il mondo indipendentista non può mancare e ancor meno delegare.
Domenica 06 Maggio, il Movimento Sardigna Libera invita tutti i sardi ad andare a votare per i 10 referendum esprimendo liberamente il proprio pensiero su di essi, qualsiasi esso sia.
La partecipazione popolare è alla base di una democrazia reale e di un percorso condiviso di autodeterminazione e libertà per ogni popolo.
Personalmente voterò NO al quesito referendario (Scheda Celeste) sulla riduzione a 50 degli attuali consiglieri regionali in quanto, come la proposta passata in Consiglio Regionale, che ha visto la riduzione da 80 a 60, non entra in merito ai reali costi della politica, dagli stipendi dei consiglieri ai costi spropositati della macchina amministrativa regionale, degli assessorati, degli enti, delle agenzie e delle consulenze esterne. Con la riduzione numerica, si vuole creare una “super-casta” incontrollabile dai cittadini e con l’esclusione delle formazioni minoritarie. Si costruisce così una democrazia amputata e controllata dalle lobby del bipartitismo italiano che vuole escludere in Sardegna le differenze politiche e culturali tipiche e frutto della storia sarda.
E’ con questo spirito che voterò SI (Scheda Fucsia) all’abrogazione dei consigli di amministrazione di tutti gli
Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna, in quanto fonti di sperpero di danaro pubblico, grazie all’attribuzione abituale di ruoli di responsabilità a personaggi incompetenti e inadeguati. Quindi è un SI contro lo sperpero, l’inefficienza, il clientelismo, la lottizzazione propria del sistema dei partiti.
Voterò NO anche al quesito, (scheda viola) in quanto ritengo che questa forma di presidenzialismo demagogico sia completamente opposta alla partecipazione democratica e alla condivisione sull’elezione diretta del Presidente della RAS. 
Voterò SI ai cinque quesiti riguardanti le province (scheda verde – grigia – arancione – rosa – verde chiaro) sull’abrogazione delle province, in quanto, purtroppo come strumenti intermedi di partecipazione popolare e di programmazione del territorio hanno fallito il proprio compito, diventando in alcuni casi esse stesse strumenti di ulteriore centralismo e di cattiva gestione delle risorse, quasi a voler imitare la RAS. Le province inoltre, territorialmente non rispecchiano per nulla le aree storico-culturali della Sardegna e comunque sono un’eredità anacronistica napoleonica, fatta propria dai governi sabaudi e italiani.
Auspico che su questi temi fondamentali di partecipazione popolare e gestione del territorio a tutti i livelli, si inauguri realmente, fuori dalla demagogia del momento, una stagione di decentramento dei poteri dalla RAS ai Comuni e/o agli strumenti di partecipazione che le collettività liberamente e democraticamente vorranno darsi.
Voterò SI (scheda gialla) per la riscrittura a suffragio universale dello Statuto della RAS in quanto rappresenta un momento di rottura del sistema dei partiti, anche se in questo momento storico, dove da Roma in tutti i modi si cerca di abolire la specificità sarda, una sua riscrittura senza un coinvolgimento politico e culturale sui temi della nostra Specificità , dell’Autonomia, del percorso di autogoverno e di indipendenza del popolo sardo, potrebbe essere un boomerang, lanciato dalla classe politica sarda, mediatrice con l’Italia, che poi si ritorcerebbe contro lo stesso nostro Popolo e le sue aspirazioni di libertà.
Auspico che la ragione e gli interessi dei sardi abbiano il sopravvento sulla demagogia di questo momento politico elettorale e sugli interessi dei partiti italiani e sui loro giochi di palazzo, utili solo a conservare il loro potere, i loro privilegi e a perpetuare così la nostra sudditanza coloniale.

LA REGIONE SI COSTITUISCA PARTE CIVILE NEL PROCESSO SUL G8

“La Regione si costituisca parte civile nel processo sul G8″ della Maddalena. In Consiglio Regionale mozione di SardignaLibera e Sel

 

 E’ stato rinviato al prossimo mese di settembre il processo sull’affaire G8 ospitato dal Tribunale di Perugia. Dopo diverse battaglie e un ricorso al Tar del Lazio, la cui sentenza ha imposto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’accesso agli atti, su richiesta del consigliere regionale di SardignaLibera Claudia Zuncheddu e dei suoi avvocati, Luigi Azzena e Renato Margelli, è stato possibile rilevare gli abusi eseguiti da parte degli “uomini” del G8 della Maddalena.

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sabato 28 aprile 2012

la Regione Autonoma della Sardegna si costituisca parte civile nel procedimento penale che si aprirà presso il Tribunale di Perugia per la vicenda concernente il Grande Evento della Presidenza Italiana del G8

Mozione Zuncheddu – Uras – Sechi – Cocco D.- Cugusi sulla necessità che la Regione Autonoma della Sardegna si costituisca parte civile nel procedimento penale che si aprirà presso il Tribunale di Perugia per la vicenda concernente il Grande Evento della Presidenza Italiana del G8, anno 2009, presso l’ex Arsenale della Maddalena.
Premesso che:
-   Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale Penale di Perugia, nel procedimento RGNR 1560\10, ha rinviato a giudizio ben 18 imputati a vario titolo per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione al favoreggiamento della prostituzione: si tratta di persone che sono tra quelle che, a vario titolo, si sono occupate della realizzazione dei lavori del G8 presso l’Isola della Maddalena ...

G8 a La Maddalena, milioni ai soliti noti con la scusa della ‘procedura d’urgenza’

Un esempio su tutti: per trasportare rifiuti inerti pagati 156 euro la tonnellata, mentre il prezzo di mercato si attesta sui 6 euro. Il Fatto ha spulciato le carte che la Protezione Civile ha rimosso dal suo sito

La formula magica c’è. Esiste. Semplice, quanto efficace. Basta dire: “Per cause non previste e non prevedibili”. Con l’aggiunta dell’ “urgenza”. E si aprono i forzieri. Milioni e milioni di euro, centinaia, quanti nessuno pensava di poterne ottenere. Subito, senza polemiche, alla faccia di chi parla di burocrazia lenta e ottusa. La formula è stata sperimentata, abusata e applicata nella bonifica e nei lavori de La Maddalena per il celeberrimo G8. Un evento fantasma: alla fine, l’allora premier Silvio Berlusconi, spostò tutto a L’Aquila “per stare vicino alle popolazioni terremotate”. Disse.

Ma i lavori non si fermarono. Il Fatto, grazie all’ostinazione di Claudia Zuncheddu, consigliere sardo di Sardigna Libera, e al supporto dei suoi legali (Luigi Azzena e Renato Margelli) ha potuto spulciare le carte desecretate della Protezione civile. Appalti, subappalti, accordi. Riaccordi. Aggiunte. Date ultime, irrevocabili, improvvisamente spostate di giorni e giorni con congrua aggiunta di soldi.

IL GIOCHINO era così: io responsabile indico un termine ultimo per la consegna del lavoro, tu azienda accetti l’incarico e fissi un prezzo (alto) per eseguirlo. Io accetto, anche se il preventivo è fuori mercato. A ridosso del “chiavi in mano”, ops, l’azienda scopre di non poter portare a termine “per cause non previste e non prevedibili”. Non c’è problema, ecco altro tempo e altrettanti soldi. Un esempio pratico? Sui lotti 8 e 9, i due interessati dalla procedura attivata dalla Zuncheddu, la tempistica la fa da padrone. Il 7 luglio 2008 la struttura mette a disposizione un progetto dell’opera, senza studio dei costi e computo metrico. Tre giorni dopo il progetto riceve l’approvazione tecnica; il 12 luglio arriva l’ok; il 14, una sola settimana dopo, viene “individuato” (come e perché non è dato sapere) un contraente che, dopo attento studio del progetto e sopralluogo, predispone un’offerta economica e lo invia alla Struttura di Missione. Bastano ventiquattr’ore e il tutto è approvato.

Attenzione: chi firma è Angelo Balducci (lui come tutti gli altri coinvolti, non è sotto processo per questi appalti che sono rimasti fuori dal processo di Perugia). Ma andiamo avanti: il 21 luglio c’è la consegna del cantiere; l’8 agosto si firma l’appalto, con un simbolico e generalizzato taglio del 5 per cento dell’ingente offerta. C’è un termine strettissimo per la consegna dei lavori. In fin dei conti va giustificata la famosa “urgenza”.

Poi però scatta la necessità dell’aggiuntina. E il 30 agosto si sottoscrive un atto con il quale, dopo poche settimane di lavori, viene concesso un notevolissimo allungamento dei tempi e un consistente aumento dei costi. I lavori che inizialmente dovevano terminare il 30 agosto, vengono posticipati a novembre una parte, marzo dell’anno successivo l’altra. Ovvio, nessuno ha chiesto soldi indietro. O un risarcimento. Anzi, arrivano ulteriori finanziamenti. Fino a raggiungere cifre che superano i 20 milioni di euro. Ma il giochino era applicabile a tutto, con un preziario nettamente superiore a quello di mercato. Se prendiamo come esempio lo smaltimento di una tonnellata di inerti, scopriamo che dai canonici 6 euro più trasporto, i nostri ne ottengono ben 156. Per oltre 60.000 tonnellate. Totale: 9.360.000 euro Il risultato? L’importo complessivo sugli interventi per i 14 lotti totali è stato incrementato del 44,2 per cento, raggiungendo la mirabolante somma di quasi 411 milioni di euro. Si partiva da 270. Con dati che ancora oggi non tornano. Dalle somme investite, al flusso dei trasporti, fino alle percentuali tra rifiuti pericolosi e meno nocivi. Guido Bertolaso, a capo della spedizione, ha sempre parlato di uno smaltimento pari a 63 mila tonnellate di scorie e veleni. Dai documenti ufficiali si scopre che sono 74 mila. Insomma, certezze poche. Dubbi troppi.

IN FIN DEI CONTI Bertolaso non doveva rispondere a nessuno. In una lettera di risposta alla Zuncheddu, dal ministero dell’Ambiente, scrivono: “Tutte le attività di bonifica a terra svolte nell’area sono state approvate ed eseguite prima che il sito fosse classificato come di interesse nazionale”. Abbreviato in “Sin”. La classificazione avrebbe comportato dei vincoli e la trasparenza del caso. Meglio assegnarla dopo. Meglio evitare ostacoli. “Non male per una struttura che poi non è servita – interviene la Zuncheddu –, una struttura che adesso la stessa Emma Marcegaglia (concessionaria e gestrice dell’impianto) fa fatica a tenere in piedi. E a noi, alla Sardegna, hanno sottratto circa 100 milioni di euro . Una vergogna totale, come dimostra la lettura delle carte. E Cappellacci cosa fa?”. Per ora niente. Per ora la regione presieduta dal pupillo isolano di Berlusconi, è rimasta immobile. Non si è costituita parte civile, a differenza del comune della Maddalena. Forse vogliono vedere più chiaro. Un consiglio alla giunta Cappellacci: non andate sul sito della Protezione civile per ottenere i dati sui lavori. Sarebbe inutile. Da qualche giorno, all’improvviso, sono stati cancellati. Con urgenza. Ma senza decreto…

da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2012

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