I FONDI DELLE ACCISE SULL'ENERGIA
Non
sono solo i contribuenti a essere presi di mira dallo Stato, che chiede
soldi per tappare i buchi di bilancio. Da Roma arrivano nuovi diktat.
Le accise comunali saranno incamerate dallo Stato,
e dovrà essere la Regione a compensare i fondi mancanti ai Comuni.
Peccato, però, come dimostra la vertenza entrate, che lo Stato debba
alla Sardegna una bella sommetta, conservata nelle casse romane. E
chiederla indietro finora è stato praticamente inutile.
LE ACCISE RUBATE
Fino ad ora, i Comuni incassavano una quota delle accise pagate dai
contribuenti sulle bollette per il consumo di energia elettrica. Lo
Stato raccoglieva le somme e poi le divideva fra tutti i fratellini, gli
enti locali presenti sul territorio italiano.
Ebbene, dal primo aprile scorso, il Governo Monti ha deciso di cambiare registro. Bisogna fare cassa,
lo sappiamo, è questo l'imperativo dell'attuale esecutivo, se poi non
si garantiscono i servizi essenziali ai cittadini, non è un problema del
Governo ma dei sindaci, che infatti sono sul piede di guerra e il 31
maggio si ritroveranno a Venezia per contestare le decisioni di Roma.
Quindi la norma che prevedeva il trasferimento delle accise sulle bollette elettriche ai Comuni è stata abrogata.
«Il minor gettito per gli enti locali», si legge nel decreto del 2
marzo (articolo 4, comma 10), «derivante dall'attuazione del presente
comma, è reintegrato agli enti medesimi dalle rispettive Regioni a
statuto speciale e Province autonome di Trento e Bolzano».
I NUMERI E il conto, per i Comuni, non è da poco. Soltanto nell'anno in corso, i 377 paesi della Sardegna
perderanno 180 milioni di euro,
mentre il prossimo anno dovranno fare a meno di 239 milioni. Una somma
che forse non è enorme, ma permetteva ai Comuni di far fronte ad alcuni
servizi essenziali. «Per il mio Comune, la somma si aggira intorno ai 40
mila euro, ma per noi è vitale, così come lo sono tante altre voci di
bilancio. E poi i centri più grossi perderanno anche alcuni milioni di
euro», spiega Cristiano Erriu, presidente dell'Anci Sardegna,
l'associazione dei Comuni, e primo cittadino di Santadi.
LA RICHIESTA
L'Anci ha subito chiesto un incontro urgente alla Regione, in
particolare agli assessori degli Enti locali, Nicolò Rassu, e del
Bilancio, Giorgio La Spisa, per trovare una soluzione al mancato
introito dei fondi versati dai cittadini sardi attraverso le bollette
elettriche. La Regione deve reintegrare queste somme, «recuperate per
effetto del minor concorso alla finanza pubblica» da parte degli enti a
Statuto speciale.
Allo stesso tempo, però,
non va dimenticato che la vertenza sulle entrate è ancora aperta con Roma.
Difficile, dunque, garantire subito quelle somme ai Comuni, che devono
fare i conti anche con il maggior prelievo dei fondi Imu (la metà del
gettito proveniente da seconde case e immobili commerciali va
direttamente allo Stato).
LA TESORERIA Inoltre, non pochi problemi sta creando anche la creazione della Tesoreria unica.
Ora, per qualsiasi pagamento si deve fare capo a Roma,
mentre prima i Comuni potevano avere un minimo di autonomia e
anticipare le risorse per i servizi sociali oppure per altre spese
urgenti. Ora, non è più così e per i cittadini aumenta il disagio. Anche
perché la somma che dalle banche sarde ha preso la strada di Roma,
secondo i calcoli dell'Anci Sardegna, non è inferiore ai 900 milioni di
euro. Una somma che peserà sui bilanci delle banche, creando comunque un
danno all'economia dell'Isola.
Giuseppe Deiana
Da L'Unione Sarda del 25 maggio 2012