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domenica 5 agosto 2012

Cronologia dei plebisciti in Italia

 

 

Riveste particolare interesse avere a disposizione una cronologia precisa di come avvennero i plebisciti in Italia, dapprima quelli di annessione al Regno di Sardegna e poi quelli di annessione al Regno d'Italia.
  • Annessione d'imperio della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna
    • 7 gennaio 1815 - In un proclama ai genovesi il comandante delle truppe britanniche annuncia che Genova e la Liguria passano sotto il governo del luogotenente generale Ignazio Thaon de Revel, amministratore dello Stato Genovese in nome di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna.
    • Nessun plebiscito sancì l'annessione d'imperio: i Savoia temevano che i Genovesi avrebbero votato contro l'annessione?
    •  
  • Plebisciti di annessione al Regno di Sardegna
    • 9 maggio 1848 - A Modena una riunione di cittadini nella sala municipale delibera l'unione della città al Regno di Sardegna.
    • 10 maggio 1848 - Piacenza vota l'unione al Regno di Sardegna.
    • 12 maggio 1848 - Il governo provvisorio di Milano indice un referendum per deliberare circa l'annessione al Piemonte.
    • 24 maggio 1848 - Il Ducato di Parma vota l'annessione al Regno di Sardegna. Su 39.000 votanti si esprimono a favore dell'annessione al Piemonte 37.250, per Carlo II di Borbone 1.100, per l'annessione allo Stato Pontificio 500, per la repubblica 1.
    • 8 giugno 1848 - La Lombardia vota per l'annessione al Regno di Sardegna. Su 661.626 maschi maggiorenni votante si pronunciano per l'unione 661.002. Anche Vicenza vota a grandissima maggioranza per l'annessione.
    • 4 luglio 1848 - L'Assemblea nazionale di Venezia vota a grande maggioranza l'annessione al Piemonte. Si oppone invano il repubblicano Daniele Manin, che rifiuta di far parte del governo provvisorio.
    • 14 agosto 1859 - Il governo provvisorio di Parma indice un plebiscito per l'annessione al Regno di Sardegna che darà una maggioranza di 63.167 voti contro 504. Tale plebiscito, che si svolgerà in due tornate, il 14 e 21 agosto, non avrà tuttavia valore ufficiale e il governatore straordinario piemontese Luigi Carlo Farini decreterà l'istituzione di un'assemblea eletta da tutti i cittadini al di sopra dei ventun anni capaci di leggere e scrivere, con il compito di votare una mozione di decadenza della dinastia borbonica e di annessione al Regno di Sardegna.
    • 20 agosto 1859 - L'Assemblea Toscana approva all'unanimità l'unione al Piemonte e raccomanda il proprio voto alla protezione di Napoleone III ed dell'Inghilterra. Il 16, all'inizio dei lavori, aveva dichiarato decaduta per sempre la dinastia lorenese. Fra i membri dell'Assemblea si assentano per il voto soltanto l'unico repubblicano dichiarato, Giuseppe Mazzoni, e Giuseppe Montanelli, che nel frattempo è passato su posizioni bonapartiste ed è fautore di un regno dell'Italia centrale sotto il principe Giuseppe Napoleone.
    • 21 agosto 1859 - L'assemblea Modenese, eletta sulla base di una legge elettorale che concede il diritto di voto a tutti i cittadini maggiori di ventun anni che sappiano leggere e scrivere, delibera all'unanimità l'unione delle province modenesi al Regno di Sardegna.
    • 11-12 settembre 1859 - L'Assemblea parmense eletta secondo la modalità dettate dal governatore piemontese, approva all'unanimità la decadenza della dinastia dei Borboni di Parma e l'annessione delle province parmensi al Regno di Sardegna.
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  • Cessione di Nizza e Savoia alla Francia
    • 12-14 marzo 1860 - Un accordo franco-piemontese per la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia, come compenso per la benevolenza francese verso le annessioni dell'Italia centrale, è concluso. Tale cessione deve avvenire con l'accordo delle popolazioni interessate, che verranno chiamate a esprimere con il voto la loro volontà. L'accordo sarà ratificato il 24 marzo e reso pubblico a Parigi e a Torino il 30 marzo. Molti esponenti della destra conservatrice e della sinistra anticavouriana giudicheranno il trattato un «ignobile mercato», che prova il totale asservimento del governo cavouriano alla Francia di Napoleone III. In Particolare la cessione di Nizza provocherà un ulteriore irrigidimento nei rapporti tra Cavour e Giuseppe Garibaldi, che proprio a Nizza, sua città natale, era stato eletto deputato.
    • 15 e 22 aprile 1860 - Si svolgono a Nizza e in Savoia la votazioni per l'annessione alla Francia. A Nizza su 29.149 iscritti votano 24.608 dei quali 24.448 favorevoli all'annessione e 160 contrari. In Savoia su 135.449 iscritti, votano 130.839, di cui 130.583 favorevoli all'annessione e 235 contrari. L'esito dei due referendum lascerà una scia di polemiche per il totale abbandono delle due regioni da parte delle autorità sabaude che per prime avevano invitato i sudditi a votare per l'annessione alla Francia. Il 29 maggio e il 10 giugno la Camera e il Senato torinesi ratificheranno a grande maggioranza la cessione dei due territori.
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  • Plebisciti di annessione per la costituzione del Regno d'Italia
    • 11-12 marzo 1860 - Sono indetti in Emilia e in Toscana i plebisciti per scegliere fra l'annessione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II e un regno separato. Hanno diritto di voto tutti i cittadini maschi che abbiano compiuto ventun anni e godano dei diritti civili. In Emilia su 526.218 iscritti votano 427.512 (81,1%), dei quali 426.006 a favore dell'annessione, 756 per il regno separato e 750 nulli. In Toscana su 534.000 iscritti, votano 386.445 (73,3%), dei quali 366.571 a favore dell'annessione, 14.925 per il regno separato e 4.949 nulli. I risultati dei plebisciti saranno solennemente presentati a Vittorio Emanuele II rispettivamente il 18 e il 22 marzo e le due regioni saranno dichiarate parti integranti del Regno di Sardegna.
    • 21 ottobre 1860 - Un plebiscito sull'annessione al Piemonte si svolge nel Regno delle Due Sicilie. Nel continente su circa 1.650.000 iscritti nelle liste elettorali (su una popolazione di 6.500.000 abitanti) i votanti sono 1.312.366 (79,5%) di cui 1.302.064 favorevoli e 10.302 contrari. In Sicilia su circa 575.000 iscritti (su 2.232.000 abitanti) i votanti sono 432.720 (75,2%), di cui 432.053 favorevoli e 667 contrari.
    • 4 novembre 1860 - Si svolgono nelle Marche e nell'Umbria i plebisciti per l'annessione. Nelle Marche su circa 212.000 iscritti i votanti sono 134.977 (63,7%), i voti favorevoli 133.765 e i contrari 1.212. Nell'Umbria su 123.000 iscritti i votanti sono 97.708 (79,4%), i voti favorevoli 97.040, quelli contrari 308. I risultati saranno solennemente presentati a Vittorio Emanuele II a Napoli il 22 novembre.
    • 26 febbraio 1861 - Il Senato italiano approva con 129 voti contro 2 la mozione che conferisce al Vittorio Emanuele II e ai suoi discendenti il titolo di re d'Italia. È ritirato un emendamento che proponeva di aggiungere la formula «per provvidenza divina e per voto della nazione». La legge sarà approvata per acclamazione dalla Camera il 14 marzo e promulgata il 17 marzo 1861.
    • 21 ottobre 1866 - Si svolge nel Veneto il plebiscito per sancire l'unione al Regno d'Italia. Su 647.426 votanti (su una popolazione di 2.603.009 abitanti) i voti contrari sono solamente 69.
    • 2 ottobre 1870 - Un plebiscito sanziona l'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia. Su 167.548 cittadini iscritti alle liste elettorali i votanti sono 135.188, i voti favorevoli 133.681 e i contrari 1.507.
    • 9 ottobre 1870 - Un decreto del governo italiano accetta i risultati del plebiscito, riserva al papa il riconoscimento di prerogative sovrane e assicura che un'apposita legge fisserà franchigie territoriali e garanzie del libero esercizio del potere spirituale.
    • 1 novembre 1870 - Pio IX emana l'enciclica Respicientes, nella quale dichiara «ingiusta, violenta, nulla e invalida» l'occupazione italiana dei territori della Santa Sede, denuncia la condizione di «cattività» del pontefice, che non può esercitare liberamente e sicuramente la suprema autorità pastorale e scomunica il re d'Italia e tutti coloro che hanno perpetrato l'usurpazione dello Stato Pontificio.

    TESTO ORIGINALE 

lunedì 25 giugno 2012

APRIRE UN CONFLITTO CON LO STATO ITALIANO

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 26 giugno 2012 alle ore 0.50 ·




Paolo Maninchedda (PSd'Az): alleanza tra chi crede nella sovranità dei sardi

Non è una chiamata alle armi, perché l’uomo è pacifista: ma quella promossa da Paolo Maninchedda è, politicamente, una sollevazione. L’esponente sardista ha ispirato le mozioni sulla sovranità votate già da due Unioni di Comuni (Marghine e Valle del Cedrino), che dichiarano «il diritto dei sardi all’autogoverno» e aprono «una stagione competitiva con lo Stato», chiedendo elezioni regionali anticipate.

La dialettica conflittuale con Roma è il collante che Maninchedda immagina per un’alleanza «sovranista», dopo aver rinnovato l’indipendentismo del Psd’Az e ideato l’ordine del giorno (approvato in Consiglio) che ridiscute le ragioni della permanenza dell’Isola nella Repubblica italiana. «Se anche i Comuni aprono un conflitto con lo Stato – ragiona Maninchedda – significa che in un pezzo d’Italia la sovranità statale è sottoposta a verifica. Non ci sono più mille “vertenze Sardegna”, ma una questione sarda: il punto è dire allo Stato se comanda lui o comandiamo noi».

È così fondamentale decidere chi comanda?
«Sì, perché chi governa non dà risposte ai problemi della Sardegna. Anzi, lo Stato governa contro i nostri interessi».

Qualche esempio?
«Il primo è la tirannide fiscale. La pressione enorme impedisce di accumulare capitali. Poi i trasporti: tra Sardegna e società di navigazione, lo Stato sta con le seconde. E sulla continuità territoriale, Prodi ha imposto a Soru che i sardi si pagassero un loro disagio».

Quell’accordo prevedeva anche più entrate per l’Isola.
«Sì, ma con la ganascia del patto di stabilità che taglia la spesa. Se a lei danno una paga di tremila euro ma le impediscono di spenderne più di mille, il suo vero stipendio è mille».

Parliamo di energia.
«È evidente il privilegio che lo Stato accorda a Enel ed E.On, e nessuno conosce le tariffe a cui Terna acquista dai loro impianti definiti “essenziali”. Ma parliamo anche di istruzione: i fondi agli atenei premiano le zone già ricche, utilizzando come parametro il tempo trascorso dai laureati prima di trovare lavoro. Così Sassari paga il contesto economico in crisi».

Non crederà a un complotto?
«No. Ma l’Italia non può permettersi, al centro del Mediterraneo, un’isola padrona dei suoi mari e dei suoi cieli, con una pressione fiscale al 31% e un settore manifatturiero tax free per cinque anni: saremmo un competitor molto serio».

Basta fare da soli, per crescere così tanto?
«Ma indipendenza, oggi, non vuol dire stare soli. Tantomeno autarchia. Vuol dire essere responsabili di noi stessi. I sardi saprebbero ben governare il loro fisco, i trasporti, la scuola…»

La sola nostra fiscalità reggerebbe il costo di tutti i servizi?
«Accetto la domanda se la si rivolge a tutta l’Europa. Non è che non ce la fa la Sardegna: non ce la fa l’Italia, la Francia, la Spagna. Infatti si indebitano, ed ecco perché il debito pubblico degli Stati è così critico».

Lei ha detto che una proposta unitaria di governo degli indipendentisti oggi vincerebbe. Com’è possibile?
«Con un progetto credibile. Non fondato sull’eroismo indipendentista, di chi pensa più a perpetuare la memoria di sé che a costruire uno Stato. Bisogna avere il coraggio di chiedere, in campagna elettorale, un mandato per fare cose dure: sacrifici per rendere la Sardegna più civile, colta, laboriosa. Serve un grande patto solidaristico: forse dovremo dire a chi ha uno stipendio buono che non si potrà creare occupazione senza rinunciare a qualcosa».

Quale alleanza immagina?
«Più che altro immagino una campagna elettorale in cui il discrimine non sia centrodestra contro centrosinistra, ma Sardegna contro Italia. Federalisti europeisti contro unionisti».

È l’idea maturata con Sel?
«Guardi, se si fa un accordo tra segreterie, la gente non lo capisce. Altro è se si crea qualcosa dal basso, anche con chi ha ruoli di partito ma fuori dalle liturgie partitiche».

Le primarie sono una di queste liturgie?
«No, io sono favorevole: se sono serie, trasparenti e non drogate dai sinedri di partito».

C’è chi pensa che lei voglia fare il presidente della Regione.
«È vero che alcuni me ne parlano, ma credo che il presidente debba venire fuori da percorsi democratici e da rapporti sociali, non da designazioni. Serve uno che faccia squadra, e non tema di mettere in Giunta persone più capaci di lui».

Come valuta Cappellacci?
«Non ha percezione adeguata della gravità di alcuni problemi. Con lo Stato è partito da un atteggiamento debole, virando poi verso la conflittualità: ma negli uffici ministeriali hanno ancora il vecchio file , e lui sconta queste oscillazioni».
Giuseppe Meloni

Da L'Unione Sarda del 25 giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

Documento. Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu (Mlns) denuncia l’Italia all’Onu

Cagliari, 04 giugno 2012

Spett. le Onu
Director General
Mr. Kassym-Jomart Tokayev
Palais des Nations
Avenue de la Paix 8-14
1211 Geneva 10
Switzerland

Oggetto: Denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione della Nazione Sarda da parte dello Stato straniero italiano. Rivendicazione di sovranità del Popolo Sardo
Con il presente documento il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu (Movimento di Liberazione Nazionale Sardo) rivendica la sovranità del Popolo Sardo ed esige la liberazione della Nazione Sarda dall’occupazione illecita e illegittima dello stato straniero italiano. Alla Nazione Sarda ed al suo Popolo, storicamente indipendente dal IX al XV secolo d.c., è impedito l’esercizio del legittimo diritto alla sovranità nel proprio territorio a causa dell’occupazione italiana, uno stato straniero colonialista e razzista.
Storicamente la Nazione Sarda dal 1409 ha subito l’occupazione della Corona d’Aragona, nel 1718 dell’Austria e dal 1720 dei Savoia; dal 1861 vi è poi “de jure e de facto” l’illegittima, illecita, nonché violenta e repressiva occupazione, anche militare, dello stato straniero italiano.

Ciò premesso
Codesta Organizzazione delle Nazioni Unite si attivi, unitamente e d’intesa con questo Movimentu de LiberatzioniI Natzionali Sardu per garantire l’immediata cessazione dell’illegittima ed illecita occupazione dello stato straniero italiano dal territorio della Nazione Sarda. 

Assicuri l’immediato effettivo ritiro dello stato occupante, con le sue istituzioni e le sue forze armate, dal territorio della Nazione Sarda 

Garantisca la necessaria istituzione della Polizia Sarda e la affianchi con l’invio di proprie forze di interposizione ai confini territoriali e con l’invio di propri Osservatori onde consentire le libere elezioni dei nuovi Organi Istituzionali del Popolo Sardo.
Sostenga, anche con finanziamento ad hoc il processo di ripristino e di ricostruzione della Nazione Sarda

Condanni lo stato straniero italiano al risarcimento di tutti i danni da occupazione, comprensivo dei danni di guerra per i passati conflitti mondiali e colonialisti e dall’illegittimo prelievo fiscale dal 1861 alla data dell’effettiva cessazione della suddetta occupazione

Prenda atto
- del costituitosi presente Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu, nato al solo e imprescindibile scopo di liberare il Popolo Sardo dall’occupazione, dalla dominazione e dalla colonizzazione posta in essere dallo stato straniero italiano
- della legittimazione di questo Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu ad agire in nome del Popolo Sardo sul piano internazionale attraverso il proprio apparato istituzionale ai sensi e per gli effetti dell’art. 96.3 del Primo Protocollo di Ginevra del 1977.
- Dell’elevato valore e del vitale interesse per il Popolo Sardo che ha questo documento e che esso sia recepito nel suo più alto significato anche se in difetto, senza fraintendimenti e senza sollevare eccezione alcuna e tanto meno eccezione che possa comportarne il rigetto.
Gli eventuali allegati verranno prodotti alla bisogna.

Per il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu
Il Presidente – Sergio Pes


venerdì 15 giugno 2012

L'EUROPA UNITA E' UN LAGER DI LUSSO ...MA I SARDI NON LO SANNO !

 http://www.facebook.com/nocensura] Nuovo importante comunicato di Paola Musu, l'avvocato di Cagliari che ha denunciato Monti, Napolitano e tutti i deputati.

- Il discorso dell' onorevole Gerard Batten citato dall'avvocato Paola Musu :
http://freeskies.over-blog.com/article-collusioni-tra-media-e-membri-del-
bilderberg-84855278.html

- Il precedente video comunicato: http://youtu.be/-o6IXofyBWI

- Il testo e i verbali della denuncia dell'Avv. Paola Musu contro Monti, Napolitano ed i deputati: http://www.nocensura.com/2012/04/un-avvocato-di-cagliari-denuncia-monti.html



giovedì 7 giugno 2012

EQUITALIA TI TARTASSA ? ....lo Stato italiano per la parata militare del 2 giugno spende 3milioni di euro (5,8miliardi di lire)

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 28 maggio 2012 alle ore 12.58 ·
 



A Roma, dovrebbero sfilare 2.584 militari e 738 unità di altre amministrazioni. Inoltre: 10 bande, 93 mezzi e 98 cavalli.
Velivoli che sicuramente, per il sollazzo della casta in passerella, sorvolerà i Fori Romani lasciando scie tricolori.

Il costo stimato di questo è di circa tre milioni di euro, (5 miliardi e 808 milioni di lire) con un risparmio rispetto al 2011, di circa 1,7 milioni di euro.

Tratto da ilpostviola del 28 maggio 2012

LIBERTÀ DI LICENZIARE: Questi senatori sardi hanno votato per la demolizione dell’Articolo 18 – Ecco i nomi


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno sabato 2 giugno 2012 alle ore 2.32 ·
In poco meno di due minuti, tanto è durata la votazione elettronica, ieri al Senato hanno demolito il più importante baluardo di civiltà del lavoro, frutto di decenni di lotte e conquiste: l’articolo 18.

Antonello Cabras (PD) - Francesco Sanna (PD) - Gian Piero Scanu (PD) - Silvestro Ladu (PDL) - Beppe Pisanu (PDL) - Fedele Sanciu (PDL) - Mariano Delogu (PDL)


ANTONELLO CABRAS PD

SILVESTRO LADU PDL

BEPPE PISANU PDL

FEDELE SANCIU PDL

FRANCESCO SANNA PD

GIAN PIERO SCANU PD

MARIANO DELOGU PDL


 244 senatori (Pd, Pdl, Terzo Polo) hanno approvato la cosiddetta  riforma del lavoro di Elsa Fornero che introduce, di fatto, la libertà di licenziare per motivi economici, salvo casi di “manifesta insussistenza” (cioè mai) a fronte di un modesto indennizzo al lavoratore; il più grande regalo alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario che da tempo chiedono al governo Monti (e prima a Berlusconi) di intervenire in tal senso.

Con questo provvedimento, l’Italia diventa il primo Paese europeo a non disporre di una tutela (né reintegro, né forti risarcimenti) in caso di licenziamento senza giusta causa. Per fare un esempio, nel modello tedesco, il reintegro è previsto persino nelle aziende con 10 dipendenti.


Ovviamente, dopo l’approvazione del testo, esulta la Fornero che non sta più nella pelle dalla gioia (foto a destra).

A votare contro soltanto Idv e Lega. Adesso l’iter parlamentare prevede che il testo passi alla Camera per la definitiva approvazione. Da Anna Finocchiaro a Rutelli, da Gasparri a Giovanardi fino all’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, ecco i nomi dei senatori sardi chi hanno votato per la demolizione dell’articolo 18:


Antonello Cabras (PD) - Silvestro Ladu (PDL) - Beppe Pisanu (PDL) - Fedele Sanciu (PDL)
Francesco Sanna (PD) - Gian Piero Scanu (PD) - Mariano Delogu (PDL)

Tratto da ilpostviola del 1 luglio 2012 

PS: alla lista ho inserito il senatore Mariano Delogu (Pdl) 4 giugno 2012

sabato 2 giugno 2012

IN ITALIA LA PRESSIONE FISCALE SUGLI UTILI DI IMPRESA E' DEL 68,5 % IN CALALOGNA E' DEL 38,7%, A CIPRO E' DEL 23,1%

Artigiani: «Il fisco ci soffoca»

LA DENUNCIA. Per le imprese manifatturiere venete la tassazione arriva al 68,5%, record negativo a livello europeo

26/05/2012
Zoom Foto
Artigiani: «Il fisco ci soffoca»
Una tassazione da record europeo. Ma qui in gioco non c'è nessuna medaglia d'oro per la virtuosità. Anzi, è un'altra dimostrazione (fornita in questo caso da Confartigianato Veneto) di come la pressione fiscale sulle imprese manifatturiere della nostra Regione rappresenti ormai una stretta sempre più asfissiante. Secondo i dati dell'Associazione confartigianale veneta, con il 68,5% di "Total tax" (parametro che misura il rapporto tra la somma di tutte le tasse pagate dall'impresa e i profitti al lordo di tutte le imposte considerate), il Veneto è ai vertici del carico fiscale complessivo tra le prime 10 maggiori regioni europee per occupazione nel settore manifatturiero. Un primato condiviso assieme a Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. Il dato, filtrato da Confartigianto, proviene dal rapporto "Paying Taxes 2012" della Banca Mondiale che ogni anno analizza i sistemi di tassazione della quasi totalità delle economie mondiali. Il "Total tax rate" è determinato dalla somma delle tasse sui profitti, quelle sul lavoro e altri tributi per un valore di 2,3 punti. «Siamo al quarto posto nella classifica delle regioni europee con la maggiore incidenza di occupati nel manifatturiero e tra le prime dieci regioni produttive d'Europa - fa notare il presidente degli artigiani veneti, Giuseppe Sbalchiero - ma siamo appesantiti da un carico fiscale complessivo assolutamente spropositato e non paragonabile con quello delle altre maggiori realtà produttive europee». Che infatti fanno registrare parametri di incidenza fiscali molto più bassi rispetto a quelli della nostra Regione.

Nella spagnola Catalogna l'aggravio fiscale è del 38,7%, la teutonica Dusseldorf blocca l'asticella del fisco al 46,7%. A Siskie, in Polonia, le tasse pesano per il 43,3%. Vicine alle nostre regioni ci sono solo le aree francesi dell'Ile de France (65,7%) e del Rhone Alpes (65,7%). «Questa enorme pressione fiscale e il peso della burocrazia determinerà nel medio periodo il nostro declino economico - osserva Sbalchiero - perché questi due fattori si mangiano ogni possibilità di sviluppo e di crescita della nostra competitività». Secondo le stime di Confartigianato le imprese dedicano agli adempimenti burocratici una media di 285 ore all'anno, superiore a quella mondiale che si ferma a 277. «Tra aumenti di pressione fiscale e mancate semplificazioni burocratiche e istituzionali l'Italia sta segando il ramo sul quale è seduta - riprende il presidente di Confartigianato del Veneto -

Qui non si tratta di chiedere l'impossibile. Non aspiriamo infatti ad arrivare al carico fiscale di paradisi quali Lussemburgo (20,8%) o Cipro (23,1%), ma almeno a quelli di Germania (46,7%) e Spagna (38,7%). E questo si ottiene avviando, subito, un percorso virtuoso invece siamo alle prese con ulteriori aumenti del prelievo fiscale ai quali corrisponde una diminuzione del credito».
Matteo Bernardini



EQUITALIA TI TARTASSA ? ....lo Stato italiano per la parata militare del 2 giugno spende 3milioni di euro (5,8miliardi di lire)

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 28 maggio 2012 alle ore 12.58 ·



A Roma, dovrebbero sfilare 2.584 militari e 738 unità di altre amministrazioni. Inoltre: 10 bande, 93 mezzi e 98 cavalli.
Velivoli che sicuramente, per il sollazzo della casta in passerella, sorvolerà i Fori Romani lasciando scie tricolori.

Il costo stimato di questo è di circa tre milioni di euro, (5 miliardi e 808 milioni di lire) con un risparmio rispetto al 2011, di circa 1,7 milioni di euro.

Tratto da ilpostviola del 28 maggio 2012

sabato 26 maggio 2012

LA SARDEGNA E’ OPPRESSA DALL’ITALIA, PERCHÉ LA NOSTRA CLASSE POLITICA SI RENDE SERVILE VERSO ROMA.

Auspico un intervento del Presidente della Repubblica affinché verifichi che l'azione dell'esecutivo, che ha prestato giuramento nelle sue mani, sia rispettosa della Costituzione, della leale collaborazione Istituzionale e di quell'unità nazionale che non può essere minacciata da atteggiamenti che sembrano concretizzare una secessione al contrario.
(Ugo Cappellacci)
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/274402

VERTENZE ENTRATE: REGIONE SARDEGNA, VIE LEGALI CONTRO IL GOVERNO ITALIANO ANCHE IN “LIMBA SARDA”

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 24 maggio 2012 alle ore 18.53 ·
 



La diffida e la messa in mora al Governo Monti sulla vertenza entrate e' stata inviata in due lingue al presidente del Consiglio: in italiano e in limba sarda.

Lo annuncia il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che stamane ha abbandonato l'insediamento del tavolo sul federalismo e che ha preannunciato al ministro Gnudi l'arrivo dell'ufficiale giudiziario a Palazzo Chigi.

''Da questo momento - ha aggiunto il presidente - le nostre comunicazioni con l'Esecutivo saranno scritte sia in italiano che nella lingua dei nostri avi.
Vogliamo ribadire cosi' il nostro orgoglio e la nostra identita' sarda: quella di un popolo con storia, tradizioni, cultura e lingue proprie.

Il nostro non e' un piagnisteo assistenzialista, ma e' la rivendicazione di rispetto, di pari dignita, di cio' che spetta di diritto alla nostra isola. Vogliamo perseguire la via dello sviluppo con progetti che abbiano origine in Sardegna, rispettosi dei nostri valori e del nostro immenso patrimonio ambientale e paesaggistico, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo.

Nel corso della storia - ha concluso Cappellacci - tutte le volte che l'Italia ha chiamato, la Sardegna ha risposto e ha dato il suo contributo. Purtroppo non possiamo dire che a parti invertite sia accaduto lo stesso''.

Da Asqn del 24 maggio 2012

mercoledì 23 maggio 2012

TIRRENIA: Cappellacci, avere riguardo per i posti di lavoro per i sardi


"Nel prendere atto della disponibilita' del Governo (italiano) ad aprire un dialogo sulla questione (trasporti, ndr), desidero sottolineare che quando si parla della Tirrenia sarebbe necessario avere riguardo non solo ai posti di lavoro di coloro che negli anni sono stati assunti dalla compagnia, ma anche a quelli mai nati, messi in pericolo o persi in Sardegna a causa di un sistema dei collegamenti marittimi che per decenni ha compresso il diritto alla mobilita' dei cittadini dell'isola e ha altresi' pregiudicato la liberta' di impresa per aziende che non hanno un accesso incondizionato ai mercati extraregionali".

Cosi' il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, commenta la disponibilita' da parte del Ministero dello Sviluppo Economico a costituire un tavolo sul futuro della compagnia di navigazione e sugli aspetti relativi alla continuita' territoriale, annunciata dal ministro Giarda durante il question time svoltosi alla Camera.

"Sarebbe sufficiente verificare quale sia la percentuale di Sardi assunti dalla Tirrenia - ha sottolineato il presidente - per avere una dimensione del problema.

La Sardegna - ha aggiunto Cappellacci, ricordando che a seguito della denuncia della Regione, l'Unione Europea ha rilevato le anomalie della vendita della Cin - chiede che, contrariamente a quanto avvenuto in passato, nel bilanciamento degli interessi in gioco ci sia la giusta considerazione per il diritto al lavoro, per il diritto alla mobilita' e per la liberta' di iniziativa economica dei Sardi e rivendica la competenza sulla politica per la continuita' territoriale marittima".

Da L.Q.it del 23 maggio 2012

ECCO PERCHÈ MONTI IMPONE UN CONTO CORRENTE PER I PENSIONATI ...

EQUITALIA COSÌ PUÒ PIGNORARE L'INTERA PENSIONE
Dall'Ottobre scorso, il governo italiano ha concesso nuovi poteri ad Equitalia, tra cui quello di prelevare direttamente dai conti correnti dei debitori. Se un cittadino ha un debito, Equitalia può svuotargli il conto corrente per recuperare l'insoluto: indipendentemente dalla provenienza di tali soldi, e se ci trova 1.000€ preleva quelli.
http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/05/ecco-perche-monti-impone-un-conto.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FBOqVu+%28I+segreti+della+casta+di+Montecitorio%29

I DEBITI DELLO STATO ITALIANO ...

Il governo (italiano) propone come un grande provvedimento quello del pagamenti tra i 20 e i 30 miliardi della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Ma sapete, invece, come funzionerà?

Se uno vanta un credito di 100 mila euro nei confronti di un'Asl o di un Comune mica riceverà quanto dovuto. Dovrà andare in banca e, con quella garanzia di credito, potrà ottenere un prestito da 70 mila euro. Sul quale, naturalmente, dovrà pagare gli interessi. Dunque il governo e le banche ci guadagnano, le imprese pagano due volte.
(A.M.)

Senato, slitta il voto sui poligoni sardi Su proposta Scanu decisione il 29 maggio

E' prevista martedì prossimo, 29 maggio, la decisione della Commissione d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito e sulla chiusura dei poligoni militari di Capo Teulada e Capo Frasca, oltre la riconversione del poligono interforze sperimentale di Quirra.
In quell'occasione verrà votata, a maggioranza qualificata, la relazione intermedia affidata al senatore sardo del Pd, Giampiero Scanu, già primo firmatario della mozione sostenuta da 120 parlamentari per chiedere la chiusura dei poligoni nell'Isola. La relazione era stata sollecitata dal presidente della Commissione, Giorgio Rosario Costa, dopo l'audizione del generale Maurizio Lodovisi, responsabile logistico dell'Aeronautica Militare, sulle bonifiche svolte o ancora da svolgere nell'area oggetto dell'inchiesta della Procura di Lanusei per le morti sospette di militari e pastori. In precedenza era stato il procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi a raccontare ai senatori della Commissione quanto accaduto in questi anni nella zona del salto di Quirra, dove si sono registrati diversi casi di tumore tra la popolazione e di malformazione negli animali.
La proposta del senatore Scanu prevede la chiusura dei poligoni di Teulada e di Capo Frasca e la cessazione di ogni possibile fonte di inquinamento o danni all'ambiente alla popolazione di Quirra, con la riconversione del poligono in un centro polivalente internazionale tecnologico-scientifico.



Comunicato Avv. Paola Musu, la denuncia contro Monti e Napolitano




UGO CAPPELLACCI: Prima minaccia lo Stato italiano e poi chiede a Napolitano di essere garante dell'unità nazionale


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 17 maggio 2012 alle ore 0.59 ·



“La Regione intende mettere immediatamente in mora l’amministrazione finanziaria statale”. Lo ha annunciato il presidente Ugo Cappellacci durante il suo intervento in Consiglio Regionale sulla vertenza Sardegna. “Nella seduta di ieri sera - ha aggiunto Cappellacci - l’esecutivo ha deliberato il mandato al Presidente della Regione di chiedere al Governo la applicazione immediata dell’articolo 8 dello Statuto con la contestuale diffida e messa in mora e di esperire tutte le azioni, sia nanti la Corte costituzionale, sia nanti la magistratura ordinaria.

A tal fine presenteremo immediatamente allo Stato una proposta di accordo, rigorosamente rispettosa delle statuizioni del Giudice costituzionale - ha evidenziato Cappellacci ricordando le due recenti sentenze della Corte Costituzionale che confermano la posizione sostenuta dalla Regione nei confronti dell’esecutivo nazionale - . “Ove lo Stato, assumendosi la responsabilità di disattendere le chiare indicazioni della Corte, si sottraesse al confronto, violando il principio di leale collaborazione e ignorando l’art. 8 dello Statuto, la Regione reagirà ancora una volta con tutti gli strumenti messi a sua disposizione dall’ordinamento, mettendo in mora lo Stato e rivolgendosi, per la tutela dei suoi diritti costituzionali, alla giurisdizione competente.

Nonostante le importanti novità sancite in modo cristallino dalla Corte, sia con riferimento al nuovo regime delle entrate, sia con riferimento alla modifica proporzionale del patto di stabilità, l'atteggiamento mostrato dal rappresentante del Governo in senso al tavolo tecnico è stato dilatorio e per certi aspetti di chiusura. Le ben note difficoltà della finanza pubblica nazionale, sono state ancora una volta utilizzate come giustificazione per non chiudere le partite aperte, con il tentativo di riportare le questione relativa alle entrate alla discussione più generale concernente l'attuazione del federalismo fiscale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 42/2009.

E' un atteggiamento inaccettabile e quanto sancito dalle sentenze rinforza la rivendicazione delle nostre spettanze di competenza e impone l'apertura di un nuovo contenzioso con lo Stato anche per il risarcimento dei danni riguardanti il pregresso. Ancora una volta – ha evidenziato Cappellacci che già aveva scelto la via delle azioni giurisdizionali nei confronti del precedente esecutivo- dobbiamo sollevare il livello della contrapposizione, affidandoci in modo risoluto ed intransigente alla via giudiziaria a tutti i livelli e ribadiremo questa nostra posizione anche al tavolo politico sul federalismo fiscale convocato dal Ministro Gnudi per il prossimo 24 maggio. Questa sera - ha aggiunto il presidente - comunicherò la nostra intenzione al presidente Monti, richiamando il lavoro svolto da un tavolo politico aperto per dare piena e concreta effettività ai diritti della Sardegna e dei Sardi.

Sono impegni sui quali rinnoveremo altresì l'appello al presidente della Repubblica in qualità di garante dell'unita' nazionale e di quella leale collaborazione istituzionale che troppe volte non ha caratterizzato la dialettica Stato-Regione".

Da A.P. del 16 maggio 2012

VERTENZA ENTRATE, LA REGIONE METTE IN MORA IL GOVERNO MONTI



"In Giunta abbiamo deliberato la decisione della messa in mora del governo per avviare tutte le azioni in sede ordinaria, amministrativa e costituzionale sulla vertenza entrate".
Sono le parole del governatore Cappellacci durante le comunicazioni in Aula sulla cosiddetta vertenza Sardegna, riguardante il confronto Stato-Regione per la compartecipazione delle entrate fiscali che spettano all'Isola, stimate in 1,6 miliardi di euro.
Secondo il presidente, la messa in mora del Governo con l'avvio di azioni legali sancirebbe "il fallimento del tavolo politico".
http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2012-05-16/18411/Vertenza_entrate_la_Regione_mette_in_mora_il_governo_Monti.html

giovedì 17 maggio 2012

«Era una strega», negata l’intitolazione di una via a Julia Carta

ANCORA OGGI I COMUNI NON POSSONO INTITOLARE LE PROPRIE VIE SENZA IL BENESTARE DELL'UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO ITALIANO (prefettura)
http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/05/16/news/era-una-strega-negata-l-intitolazione-di-una-via-a-julia-carta-1.4517459

QUANDO CI SEPARIAMO DALL'ITALIA ...E' SEMPRE TROPPO TARDI !


Bankitalia, il debito pubblico continua a salire.
Nonostante la politica del rigore del governo di Mario Monti (appoggiato da Pdl, Pd, e Udc) il debito pubblico continua a salire. Bankitalia ha annunciato che a marzo il debito pubblico italiano ha toccato la cifra record di 1.946 miliardi di euro.

lunedì 14 maggio 2012

C'E' TROPPA "ITALIA" NEI COMUNI SARDI !

Le Bandiere italiane fanno vendere meglio i prodotti sardi?


Il Comune di Oristano organizza una rassegna sui prodotti tipici del territorio nella borgata marina di Torre Grande. La rassegna, denominata "il maggio della torre", vedrà la presenza di numerosi espositori e di differenti esperienze produttive. 
Spiegateci che senso ha riempire la borgata di tricolori italiani?

Che c'entrano con la valorizzazione delle produzioni nazionali sarde? Forse a qualcuno sfugge che la nostra agricoltura e il nostro artigianato hanno una sola possibilità di sopravvivere alla concorrenza e diventare competitivi e apprezzati in giro per l'europa e per il mondo: quella di slegarsi dal made in italy! 
Oggi più che mai è necessario rilanciare un'immagine differente del nostro tessuto produttivo delle sue specificità e delle sue qualità. 
Ma forse le bandierine tricolori uno scopo lo hanno, che nulla ha a che fare con le nostre produzioni e con le politiche di marketing territoriale. Servono semplicemente a mascherare ancora una volta il fallimento delle politiche attuate a Torre Grande negli ultimi anni.