La
Sardegna beffata dal governo Monti. Nel piano per il Sud - che stanzia
2,3 miliardi di investimenti - l'Isola non c'è. Soldi solo per
Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.
Ancora una beffa per la Sardegna.
Inascoltata sul Patto di stabilità, in credito sul versante delle
Entrate e con la Finanziaria impugnata dal Governo Monti, ora viene
scippata dei miliardi per il Sud destinati a crescita e sociale. Dalla
rimodulazione dei fondi europei (2,3 miliardi, che andranno a Campania,
Sicilia, Calabria e Puglia) l'Esecutivo ha infatti escluso l'Isola. Il
governatore Ugo Cappellacci e l'assessore Simona De Francisci
protestano: «È l'ennesima penalizzazione».
LA RICHIESTA SUL SOCIALE
È soprattutto l'esclusione dai fondi per l'inclusione sociale (850
milioni sul totale di 2,3 miliardi) a preoccupare il presidente della
Regione e il responsabile della Sanità. Immediato l'appello al Governo
Monti: «Occorre che l'Esecutivo adotti per la Sardegna un piano sul
sociale che consenta anche alla nostra Regione di poter contare su
finanziamenti per l'assistenza e di poter spendere i propri fondi in
deroga al Patto di Stabilità». Per Cappellacci e De Francisci «è
positivo che il Governo abbia rimodulato fondi comunitari bloccati a
favore di interventi per il sociale. Interventi, tra l'altro, che la
nostra Regione sta attuando da tempo grazie a progetti innovativi. A
questo punto però, anche i sardi, e in particolare le fasce più deboli
della popolazione, aspettano la stessa attenzione dal Consiglio dei
ministri: è necessario un Programma almeno triennale in grado di
consentirci di spendere tutti i fondi che rischiano di rimanere fermi a
causa del Patto di stabilità». E ancora: «Il fatto di essere una
Regione Obiettivo Competitività», concludono presidente e assessore,
«non deve penalizzare una realtà come la Sardegna, considerata la crisi
che stiamo attraversando, né essere un requisito per cui il Governo
non mostri lo stesso riguardo riservato ad altre Regioni del Meridione
d'Italia».
LAVORO Antonio Satta,
segretario nazionale dell'Unione popolare cristiana (Upc), rivolge
invece la sua riflessione alla seconda tranche della partita dei fondi
europei: il miliardo e mezzo circa destinato alla crescita e, in
particolare, alla promozione delle iniziative imprenditoriali
innovative. Satta considera il Piano per il Sud del Governo Monti
sbagliato concettualmente: «Avrebbe dovuto privilegiare le aree
deindustrializzate della Sardegna, per permetterne il rilancio», dice
l'ex deputato gallurese. «Non servono interventi a pioggia, ma azioni
mirate. La Sardegna sta pagando un grave tributo alla crisi, in fatto
di perdita di posti di lavoro e di reddito disponibile».
PDL E PD
Tra i consiglieri regionali, invece, regna lo stupore. Tanto che il
capogruppo del Pdl Mario Diana sembra insinuare qualche dubbio sul fatto
che, in viale Trento, qualcuno possa essersi perso qualche passaggio
istituzionale: «Pare impossibile pensare che il Governo sia arrivato a
questa rimodulazione senza averne parlato nella conferenza
Stato-Regioni», tuona. «Monti ha parlato chiaramente di un accordo
raggiunto con le Regioni: per caso non corrisponde al vero?». Se Mario
Diana è dubbioso, Giampaolo Diana, capogruppo del Pd, sferra bordate
alla Giunta regionale e accusa il Governo nazionale di snobbare le
esigenze dell'Isola: «A Roma cambia l'Esecutivo ma l'attenzione per la
Sardegna continua a essere del tutto non rispondente alle attese dei
sardi. L'unica costante che registriamo in questi tre anni è comunque
l'assenza della Giunta regionale, e del presidente in particolare, che
invece di brillare per la sua solita assenza avrebbe dovuto reagire
immediatamente dal punto di vista politico. In situazioni come questa è
già grave arrivare tardi. Se avessimo avuto una Giunta attenta e
autorevole, capace di farsi sentire a Roma, forse non sarebbe andata a
finire così».
IL SINDACATO Mario Medde,
segretario della Cisl sarda, invoca invece l'indignazione dei sardi:
«Non è più tempo di incontri politici, perché mentre si attende la loro
convocazione il Governo Monti prende decisioni sulla nostra testa, da
solo, tagliandoci fuori da tutto», dice il rappresentante di Bonanni
nell'Isola. «Serve una forte mobilitazione di tutte le forze sociali,
politiche ed economiche, da rafforzare con una grande manifestazione a
Cagliari per reagire a quello che per il sindacato è un attentato
all'autonomia della Sardegna e ai diritti dei sardi».
Lo. Pi.
Da L'Unione Sarda del 13 maggio 2012
SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE -