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sabato 26 maggio 2012

VERTENZE ENTRATE: REGIONE SARDEGNA, VIE LEGALI CONTRO IL GOVERNO ITALIANO ANCHE IN “LIMBA SARDA”

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 24 maggio 2012 alle ore 18.53 ·
 



La diffida e la messa in mora al Governo Monti sulla vertenza entrate e' stata inviata in due lingue al presidente del Consiglio: in italiano e in limba sarda.

Lo annuncia il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che stamane ha abbandonato l'insediamento del tavolo sul federalismo e che ha preannunciato al ministro Gnudi l'arrivo dell'ufficiale giudiziario a Palazzo Chigi.

''Da questo momento - ha aggiunto il presidente - le nostre comunicazioni con l'Esecutivo saranno scritte sia in italiano che nella lingua dei nostri avi.
Vogliamo ribadire cosi' il nostro orgoglio e la nostra identita' sarda: quella di un popolo con storia, tradizioni, cultura e lingue proprie.

Il nostro non e' un piagnisteo assistenzialista, ma e' la rivendicazione di rispetto, di pari dignita, di cio' che spetta di diritto alla nostra isola. Vogliamo perseguire la via dello sviluppo con progetti che abbiano origine in Sardegna, rispettosi dei nostri valori e del nostro immenso patrimonio ambientale e paesaggistico, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo.

Nel corso della storia - ha concluso Cappellacci - tutte le volte che l'Italia ha chiamato, la Sardegna ha risposto e ha dato il suo contributo. Purtroppo non possiamo dire che a parti invertite sia accaduto lo stesso''.

Da Asqn del 24 maggio 2012

mercoledì 23 maggio 2012

UGO CAPPELLACCI: Prima minaccia lo Stato italiano e poi chiede a Napolitano di essere garante dell'unità nazionale


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 17 maggio 2012 alle ore 0.59 ·



“La Regione intende mettere immediatamente in mora l’amministrazione finanziaria statale”. Lo ha annunciato il presidente Ugo Cappellacci durante il suo intervento in Consiglio Regionale sulla vertenza Sardegna. “Nella seduta di ieri sera - ha aggiunto Cappellacci - l’esecutivo ha deliberato il mandato al Presidente della Regione di chiedere al Governo la applicazione immediata dell’articolo 8 dello Statuto con la contestuale diffida e messa in mora e di esperire tutte le azioni, sia nanti la Corte costituzionale, sia nanti la magistratura ordinaria.

A tal fine presenteremo immediatamente allo Stato una proposta di accordo, rigorosamente rispettosa delle statuizioni del Giudice costituzionale - ha evidenziato Cappellacci ricordando le due recenti sentenze della Corte Costituzionale che confermano la posizione sostenuta dalla Regione nei confronti dell’esecutivo nazionale - . “Ove lo Stato, assumendosi la responsabilità di disattendere le chiare indicazioni della Corte, si sottraesse al confronto, violando il principio di leale collaborazione e ignorando l’art. 8 dello Statuto, la Regione reagirà ancora una volta con tutti gli strumenti messi a sua disposizione dall’ordinamento, mettendo in mora lo Stato e rivolgendosi, per la tutela dei suoi diritti costituzionali, alla giurisdizione competente.

Nonostante le importanti novità sancite in modo cristallino dalla Corte, sia con riferimento al nuovo regime delle entrate, sia con riferimento alla modifica proporzionale del patto di stabilità, l'atteggiamento mostrato dal rappresentante del Governo in senso al tavolo tecnico è stato dilatorio e per certi aspetti di chiusura. Le ben note difficoltà della finanza pubblica nazionale, sono state ancora una volta utilizzate come giustificazione per non chiudere le partite aperte, con il tentativo di riportare le questione relativa alle entrate alla discussione più generale concernente l'attuazione del federalismo fiscale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 42/2009.

E' un atteggiamento inaccettabile e quanto sancito dalle sentenze rinforza la rivendicazione delle nostre spettanze di competenza e impone l'apertura di un nuovo contenzioso con lo Stato anche per il risarcimento dei danni riguardanti il pregresso. Ancora una volta – ha evidenziato Cappellacci che già aveva scelto la via delle azioni giurisdizionali nei confronti del precedente esecutivo- dobbiamo sollevare il livello della contrapposizione, affidandoci in modo risoluto ed intransigente alla via giudiziaria a tutti i livelli e ribadiremo questa nostra posizione anche al tavolo politico sul federalismo fiscale convocato dal Ministro Gnudi per il prossimo 24 maggio. Questa sera - ha aggiunto il presidente - comunicherò la nostra intenzione al presidente Monti, richiamando il lavoro svolto da un tavolo politico aperto per dare piena e concreta effettività ai diritti della Sardegna e dei Sardi.

Sono impegni sui quali rinnoveremo altresì l'appello al presidente della Repubblica in qualità di garante dell'unita' nazionale e di quella leale collaborazione istituzionale che troppe volte non ha caratterizzato la dialettica Stato-Regione".

Da A.P. del 16 maggio 2012

VERTENZA ENTRATE, LA REGIONE METTE IN MORA IL GOVERNO MONTI



"In Giunta abbiamo deliberato la decisione della messa in mora del governo per avviare tutte le azioni in sede ordinaria, amministrativa e costituzionale sulla vertenza entrate".
Sono le parole del governatore Cappellacci durante le comunicazioni in Aula sulla cosiddetta vertenza Sardegna, riguardante il confronto Stato-Regione per la compartecipazione delle entrate fiscali che spettano all'Isola, stimate in 1,6 miliardi di euro.
Secondo il presidente, la messa in mora del Governo con l'avvio di azioni legali sancirebbe "il fallimento del tavolo politico".
http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2012-05-16/18411/Vertenza_entrate_la_Regione_mette_in_mora_il_governo_Monti.html

lunedì 14 maggio 2012

GOVERNO MONTI, APPOGGIATO DAL PDL, PD E UDC ...stanzia 2,3 miliardi per il Sud, per la Sardegna neanche un euro




La Sardegna beffata dal governo Monti. Nel piano per il Sud - che stanzia 2,3 miliardi di investimenti - l'Isola non c'è. Soldi solo per Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

Ancora una beffa per la Sardegna. Inascoltata sul Patto di stabilità, in credito sul versante delle Entrate e con la Finanziaria impugnata dal Governo Monti, ora viene scippata dei miliardi per il Sud destinati a crescita e sociale. Dalla rimodulazione dei fondi europei (2,3 miliardi, che andranno a Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) l'Esecutivo ha infatti escluso l'Isola. Il governatore Ugo Cappellacci e l'assessore Simona De Francisci protestano: «È l'ennesima penalizzazione».

LA RICHIESTA SUL SOCIALE È soprattutto l'esclusione dai fondi per l'inclusione sociale (850 milioni sul totale di 2,3 miliardi) a preoccupare il presidente della Regione e il responsabile della Sanità. Immediato l'appello al Governo Monti: «Occorre che l'Esecutivo adotti per la Sardegna un piano sul sociale che consenta anche alla nostra Regione di poter contare su finanziamenti per l'assistenza e di poter spendere i propri fondi in deroga al Patto di Stabilità». Per Cappellacci e De Francisci «è positivo che il Governo abbia rimodulato fondi comunitari bloccati a favore di interventi per il sociale. Interventi, tra l'altro, che la nostra Regione sta attuando da tempo grazie a progetti innovativi. A questo punto però, anche i sardi, e in particolare le fasce più deboli della popolazione, aspettano la stessa attenzione dal Consiglio dei ministri: è necessario un Programma almeno triennale in grado di consentirci di spendere tutti i fondi che rischiano di rimanere fermi a causa del Patto di stabilità». E ancora: «Il fatto di essere una Regione Obiettivo Competitività», concludono presidente e assessore, «non deve penalizzare una realtà come la Sardegna, considerata la crisi che stiamo attraversando, né essere un requisito per cui il Governo non mostri lo stesso riguardo riservato ad altre Regioni del Meridione d'Italia».

LAVORO Antonio Satta, segretario nazionale dell'Unione popolare cristiana (Upc), rivolge invece la sua riflessione alla seconda tranche della partita dei fondi europei: il miliardo e mezzo circa destinato alla crescita e, in particolare, alla promozione delle iniziative imprenditoriali innovative. Satta considera il Piano per il Sud del Governo Monti sbagliato concettualmente: «Avrebbe dovuto privilegiare le aree deindustrializzate della Sardegna, per permetterne il rilancio», dice l'ex deputato gallurese. «Non servono interventi a pioggia, ma azioni mirate. La Sardegna sta pagando un grave tributo alla crisi, in fatto di perdita di posti di lavoro e di reddito disponibile».

PDL E PD Tra i consiglieri regionali, invece, regna lo stupore. Tanto che il capogruppo del Pdl Mario Diana sembra insinuare qualche dubbio sul fatto che, in viale Trento, qualcuno possa essersi perso qualche passaggio istituzionale: «Pare impossibile pensare che il Governo sia arrivato a questa rimodulazione senza averne parlato nella conferenza Stato-Regioni», tuona. «Monti ha parlato chiaramente di un accordo raggiunto con le Regioni: per caso non corrisponde al vero?». Se Mario Diana è dubbioso, Giampaolo Diana, capogruppo del Pd, sferra bordate alla Giunta regionale e accusa il Governo nazionale di snobbare le esigenze dell'Isola: «A Roma cambia l'Esecutivo ma l'attenzione per la Sardegna continua a essere del tutto non rispondente alle attese dei sardi. L'unica costante che registriamo in questi tre anni è comunque l'assenza della Giunta regionale, e del presidente in particolare, che invece di brillare per la sua solita assenza avrebbe dovuto reagire immediatamente dal punto di vista politico. In situazioni come questa è già grave arrivare tardi. Se avessimo avuto una Giunta attenta e autorevole, capace di farsi sentire a Roma, forse non sarebbe andata a finire così».

IL SINDACATO Mario Medde, segretario della Cisl sarda, invoca invece l'indignazione dei sardi: «Non è più tempo di incontri politici, perché mentre si attende la loro convocazione il Governo Monti prende decisioni sulla nostra testa, da solo, tagliandoci fuori da tutto», dice il rappresentante di Bonanni nell'Isola. «Serve una forte mobilitazione di tutte le forze sociali, politiche ed economiche, da rafforzare con una grande manifestazione a Cagliari per reagire a quello che per il sindacato è un attentato all'autonomia della Sardegna e ai diritti dei sardi».
Lo. Pi.

Da L'Unione Sarda del 13 maggio 2012

SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE -

Monti impugna finanziaria regionale ma la sinistra che parla di ‘Autonomia’ se la prende con Cappellacci

Nuova prepotenza centralista contro la finanziaria regionale, giudicata dal Governo Monti incompatibile con le linee generali della finanza statale. Dalla Sardegna nessuna voce contro il Governo.
Dice bene lo scrittore Gianfranco Pintore, i riflessi pavloviani dei partiti italiani in Sardegna si fanno sentire:
Il 21 marzo scorso buona parte del Consiglio Regionale aveva votato a favore di un ordine del giorno teso ad appurare la lealtà dello Stato Italiano nei confronti della Sardegna. Oggi che il Governo impugna una finanziaria, che fanno i partiti italiani che sostengono l’Autonomia Sarda? Se la prendono con Roma? Macché. Se la prendono con la Giunta Cappellacci.
I capigruppo Giampaolo Diana (Pd) e Luciano Uras (Sel) hanno invitato Ugo Cappellacci («incapace») a dimettersi. [...] Per l’Idv Palomba: «Giunta e Consiglio inefficienti» (La Nuova, 12-05-12).
Pintore ricorda: “Si badi bene, questa follia non è appannaggio esclusivo del centrosinistra: le stesse reazioni ebbe il centrodestra quando Prodi bocciò le leggi dell’epoca Soru e particolarmente quella che nominava la sovranità del popolo sardo. Sono riflessi pavloviani che non si curano, essendo istintivi, degli effetti sugli amministrati e sulla qualità dell’autonomia sarda”.

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sabato 12 maggio 2012

Governo Monti stanzia 2,3 miliardi di euro di aiuti. Sardegna esclusa. Chi festeggiava Napolitano?



Palazzo Chigi sblocca 2,3 miliardi di euro a favore dell’infanzia e contro l’indigenza. Il piano del Governo, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede sostegni mirati alla Regione Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Il resto (circa 167 milioni di euro) verrebbero ripartiti nel resto del territorio italiano.
La Sardegna è stata esclusa dal piano. Neppure pochi mesi fa il premier Monti e il Capo di Stato Napolitano avevano assicurato il massimo impegno a favore delle criticità dell’isola. Promesse puntualmente svanite alla prova dei fatti.

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venerdì 11 maggio 2012

Nessuno difende la Sardegna: nel mare di retorica referendaria, l’Italia ci ruba un miliardo

Continuo a ripetere che bisogna stare sui problemi reali, non su quelli artificiosi creati dalla lotta tra i gruppi politici. Continuo a dire che è sui problemi reali che si forma una nuova classe dirigente. Continuo a ripetere che sto preparando liste per le prossime regionali, nuove, aperte, sovraniste. I punti di coesione sono l’esercizio della sovranità sarda (originaria e non delegata) nelle forme possibili e in quelle auspicabili;  la centralità dell’impresa per produrre lavoro e ricchezza; la libertà del cittadino rispetto agli apparati; la tolleranza culturale, religiosa, etica.

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venerdì 4 maggio 2012

Illegittimo il ricorso dello Stato Italiano, l'articolo 8 va applicato

Nella sentenza della Corte Costituzionale depositata il 20 aprile scorso viene riconosciuta l’illegittimità del ricorso dello Stato Italiano nei confronti della Regione Sardegna sull’immediata applicazione del nuovo articolo 8 dello Statuto Regionale.
La notizia in Sardegna è colpevolemente passata in sordina e cercarla nel sito della RAS è tempo sprecato. In compenso il Presidente della Regione Cappellacci dice:
“La sentenza della Corte Costituzionale rinforza la rivendicazione della Sardegna e conferma la bontà delle scelte operate dalla Regione”.
Nel lontano 2004, iRS, denunciava che lo Stato Italiano doveva alla Sardegna una cifra intorno ai 10 miliardi di euro. Tale cifra successivamente ridimensionata a 5 miliardi “grazie” ad un accordo tra l’allora Presidente del Consiglio Italiano Prodi ed il nostro ex Presidente Soru sarebbe dovuta essere versata a rate dallo Stato Italiano, a rate di 800 milioni per anno.
Come contropartita, la Regione avrebbe avuto maggiori entrate inserendo però per intero nel proprio capitolo spese voci importanti quali la sanità regionale.
iRS, come tutti i Sardi, attende che l’impegno dello Stato Italiano sia onorato. Che le nostre tasse siano restituite ai leggitimi fruitori: i cittadini della Sardegna.”