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martedì 7 agosto 2012

“COMPAGNI SINDACI, VICE-SINDACI E CAPI-GRUPPO CONSILIARI - LORO SEDI”

IN UNA LETTERA DEL 6 DICEMBRE 1977, IL SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE COMUNISTA DI NUORO SCRIVEVA AI “COMPAGNI SINDACI, VICE-SINDACI E CAPI-GRUPPO CONSILIARI - LORO SEDI”.

“Alcuni gruppi separatisti sardi… si sono fatti promotori della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare con cui - fra le altre cose - si vorrebbe introdurre in Sardegna il regime del bilinguismo (in particolare nel
la scuola e nell’amministrazione pubblica).

Con la presente lettera intendiamo richiamare la tua attenzione sul senso politicamente negativo e pericoloso di tale iniziativa. A tale riguardo le posizioni del nostro partito sono note. Siamo per un regime di autonomia della regione, ma all’interno della Repubblica. Quindi decisamente contrari a richieste indipendentiste, come al regime del bilinguismo.

Soprattutto quest’ultimo è privo di fondatezza: quale sarebbe “il sardo” da introdurre nelle scuole? Perché di diverse parlate, di diversi dialetti occorre parlare e non di un’unica lingua sarda. Come Partito rifiutiamo quindi nettamente questa iniziativa politica e dobbiamo impegnarci a respingere ordini del giorno dei Comuni in sostegno di essa”.
http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4553

mercoledì 11 luglio 2012

BATTAGLIA FISCALE E SOVRANITA'


Ficchiamoci in testa che le prossime elezioni politiche sono strategiche per la Sardegna, perché la battaglia fiscale, che è il primo cuore di una nuova stagione indipendentista, si combatte a Roma.

Più si tarda a mettere in campo una proposta seria, sovranista, che metta al centro la questione fiscale e tutte le questioni legate a concessioni e tariffe pubbliche, più si spreca anche la prossima legislatura come occasione per cacciare i padroni occulti che infiltrano largamente Pd e Pdl.

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4520

lunedì 25 giugno 2012

APRIRE UN CONFLITTO CON LO STATO ITALIANO

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 26 giugno 2012 alle ore 0.50 ·




Paolo Maninchedda (PSd'Az): alleanza tra chi crede nella sovranità dei sardi

Non è una chiamata alle armi, perché l’uomo è pacifista: ma quella promossa da Paolo Maninchedda è, politicamente, una sollevazione. L’esponente sardista ha ispirato le mozioni sulla sovranità votate già da due Unioni di Comuni (Marghine e Valle del Cedrino), che dichiarano «il diritto dei sardi all’autogoverno» e aprono «una stagione competitiva con lo Stato», chiedendo elezioni regionali anticipate.

La dialettica conflittuale con Roma è il collante che Maninchedda immagina per un’alleanza «sovranista», dopo aver rinnovato l’indipendentismo del Psd’Az e ideato l’ordine del giorno (approvato in Consiglio) che ridiscute le ragioni della permanenza dell’Isola nella Repubblica italiana. «Se anche i Comuni aprono un conflitto con lo Stato – ragiona Maninchedda – significa che in un pezzo d’Italia la sovranità statale è sottoposta a verifica. Non ci sono più mille “vertenze Sardegna”, ma una questione sarda: il punto è dire allo Stato se comanda lui o comandiamo noi».

È così fondamentale decidere chi comanda?
«Sì, perché chi governa non dà risposte ai problemi della Sardegna. Anzi, lo Stato governa contro i nostri interessi».

Qualche esempio?
«Il primo è la tirannide fiscale. La pressione enorme impedisce di accumulare capitali. Poi i trasporti: tra Sardegna e società di navigazione, lo Stato sta con le seconde. E sulla continuità territoriale, Prodi ha imposto a Soru che i sardi si pagassero un loro disagio».

Quell’accordo prevedeva anche più entrate per l’Isola.
«Sì, ma con la ganascia del patto di stabilità che taglia la spesa. Se a lei danno una paga di tremila euro ma le impediscono di spenderne più di mille, il suo vero stipendio è mille».

Parliamo di energia.
«È evidente il privilegio che lo Stato accorda a Enel ed E.On, e nessuno conosce le tariffe a cui Terna acquista dai loro impianti definiti “essenziali”. Ma parliamo anche di istruzione: i fondi agli atenei premiano le zone già ricche, utilizzando come parametro il tempo trascorso dai laureati prima di trovare lavoro. Così Sassari paga il contesto economico in crisi».

Non crederà a un complotto?
«No. Ma l’Italia non può permettersi, al centro del Mediterraneo, un’isola padrona dei suoi mari e dei suoi cieli, con una pressione fiscale al 31% e un settore manifatturiero tax free per cinque anni: saremmo un competitor molto serio».

Basta fare da soli, per crescere così tanto?
«Ma indipendenza, oggi, non vuol dire stare soli. Tantomeno autarchia. Vuol dire essere responsabili di noi stessi. I sardi saprebbero ben governare il loro fisco, i trasporti, la scuola…»

La sola nostra fiscalità reggerebbe il costo di tutti i servizi?
«Accetto la domanda se la si rivolge a tutta l’Europa. Non è che non ce la fa la Sardegna: non ce la fa l’Italia, la Francia, la Spagna. Infatti si indebitano, ed ecco perché il debito pubblico degli Stati è così critico».

Lei ha detto che una proposta unitaria di governo degli indipendentisti oggi vincerebbe. Com’è possibile?
«Con un progetto credibile. Non fondato sull’eroismo indipendentista, di chi pensa più a perpetuare la memoria di sé che a costruire uno Stato. Bisogna avere il coraggio di chiedere, in campagna elettorale, un mandato per fare cose dure: sacrifici per rendere la Sardegna più civile, colta, laboriosa. Serve un grande patto solidaristico: forse dovremo dire a chi ha uno stipendio buono che non si potrà creare occupazione senza rinunciare a qualcosa».

Quale alleanza immagina?
«Più che altro immagino una campagna elettorale in cui il discrimine non sia centrodestra contro centrosinistra, ma Sardegna contro Italia. Federalisti europeisti contro unionisti».

È l’idea maturata con Sel?
«Guardi, se si fa un accordo tra segreterie, la gente non lo capisce. Altro è se si crea qualcosa dal basso, anche con chi ha ruoli di partito ma fuori dalle liturgie partitiche».

Le primarie sono una di queste liturgie?
«No, io sono favorevole: se sono serie, trasparenti e non drogate dai sinedri di partito».

C’è chi pensa che lei voglia fare il presidente della Regione.
«È vero che alcuni me ne parlano, ma credo che il presidente debba venire fuori da percorsi democratici e da rapporti sociali, non da designazioni. Serve uno che faccia squadra, e non tema di mettere in Giunta persone più capaci di lui».

Come valuta Cappellacci?
«Non ha percezione adeguata della gravità di alcuni problemi. Con lo Stato è partito da un atteggiamento debole, virando poi verso la conflittualità: ma negli uffici ministeriali hanno ancora il vecchio file , e lui sconta queste oscillazioni».
Giuseppe Meloni

Da L'Unione Sarda del 25 giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

Indipendenza, indennità, immoralità e ansia di potere

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA (PSD'AZ) ...se gli indipendentisti facessero una proposta unitaria di governo della Sardegna e di competizione con l’Italia potrebbero vincere.

19 giugno 2012 
 
sl0966Ripetutamente ho chiesto, in questi ultimi due anni, di andare a votare anticipatamente. Perché? Perché penso che oggi, se gli indipendentisti facessero una proposta unitaria di governo della Sardegna e di competizione con l’Italia potrebbero vincere.
Oggi, ciò che a lungo è stata una minoranza culturale, può scrivere una pagina importante della storia sarda, perché l’indipendentismo odierno non è rappresentazione di purezza ideologica, non è settarismo, è invece proposta di governo,  capace di risultare convincente per gli operai, per i professionisti, per gli imprenditori, per i disoccupati, per le persone. Vorrei andare a votare per dar voce a questa novità: l’indipendentismo è oggi risposta ai problemi, proposta di soluzione; è il luogo di maggiore concentrazione delle competenze e delle novità. Soffre ancora di ideologismo, di vocazione alla frammentazione e all’esclusione, ma è ormai forza di governo.
Che cosa disturba di questo rinnovato spirito dell’indipendentismo sardo? Disturba l’autonomia culturale e politica dalla Destra e dalla Sinistra italiane. Disturba la disinvoltura  con cui cerca di disarticolare la Destra e la Sinistra sarde (questa è l’accusa principale che muovono al sottoscritto, che non ha mai nascosto di non appartenere né all’una né all’altra e di lavorare per consumarle entrambe). Disturba l’indifferenza alle parole d’ordine del culturame italiano. Disturba l’irriverenza verso i simboli dell’immobilismo italiano (dalla sacralità della Costituzione alla venerazione per Napolitano). Disturba, in una parola, la pretesa di centralità dell’indipendentismo sardo.
In questo quadro si inserisce la battaglia politica innescata sulla leggina per le indennità.
Io ho votato per tagliare l’indennità del 30%, la diaria del 20% e i fondi ai gruppi del 20%. Poi per cinque giorni ha prevalso un’interpretazione del testo (che ha aporie procedurali, certamente, però assolutamente risolvibili) che portava a ritenere che il taglio fosse stato ridicolo. Adesso si è capito che il taglio è il più consistente mai realizzato. Adesso si è capito che, mentre fino alla XII legislatura le indennità sono aumentate, nella XIII sono diminuite di poco e in questa sono diminuite e diminuiranno di molto. Il merito della questione, dunque, è incostestabile e comunque sarà presto visibile.
Eppure, nonostante tutto questo stia progressivamente diventando chiaro, una parte consistente della sinistra radicale (non della sinistra sociale) si trova unita con l’estrema Destra a volere produrre la fine della legislatura in virtù di una censura morale generica e generalizzata. Il grillismo di popolo sta generando il grillismo di élite.
Il disegno politico mi pare chiaro. La piccola borghesia sarda delle professioni garantite, la più italiana che ci sia, intravede la possibilità di conquistare il governo dell’Isola sull’onda dell’indignazione; capisce che c’è qualcosa di importante nell’aria, un cambiamento inevitabile, e si candida a governarlo, non però con un progetto, ma con una condanna. La condanna è il progetto. Meccanismi già visti e tragicamente conclusisi nella storia.
Il vero obettivo di questo endorsement dell’indignazione (che socialmente è meno radicata di quel che sembri, perché operai, imprenditori, insegnanti ecc, sono alle prese con altri problemi e sono molto attenti a chi ha idee per produrre soluzioni) da parte delle seconde file dell’attuale classe dirigente (perché socialmente questo erano e sono molti capi dell’indignazione) è la conquista del governo della Sardegna senza dover correre il rischio e la fatica di dire il proprio programma di governo.
Perché questo silenzio? Perché sostituire la condanna degli altri al proprio progetto? Perché il progetto è banalmente un progetto autonomista; è banalmente una promessa di buon governo ordinario; è una promessa etica - noi siamo migliori - non politica.
Mi vengono in mente facili paragoni con la storia, la tragica storia italiana, ricchissima di episodi di presunto cambiamento prodotti dall’indignazione e risoltisi non in una riforma profonda delle istituzioni, dei processi culturali, delle dinamiche della libertà e dell’economia: no. Si sono tutti puntualmente risolti in un mantenimento delle istituzioni consunte e inefficienti.
A maggior ragione bisogna andare a elezioni: bisogna accettare di misurarsi col Partito della Condanna e delle Condanne , il quale sa che l’unica forza che ha un progetto da contrapporre all’estetica delle forche è l’area indipendentista. Fino a che il Partito della Condanna non si misura col consenso, dichiarerà di rappresentare il popolo, usurperà una delega che non ha (un po’ come fanno il Corriere e Repubblica), ma soprattutto si sottrarrà al dovere di illustrare il proprio progetto di governo.
Il confronto sui temi etici è importante: bisogna accettarlo a testa alta e con memoria lunga. Si parla, per esempio, di realizzare un taglio più consistente sui fondi per i Gruppi. Quindi, dopo l’unico provvedimento mai assunto sui tagli ai gruppi, si rilancia. Ma perché prima non si parla di fare chiarezza fino in fondo sulla loro gestione passata e presente? I silenzi sono più eloquenti delle dichiarazioni. C’è stata un’inchiesta in Sardegna sull’utilizzo dei fondi dei Gruppi consiliari, un’inchiesta seguita con attenzione dalla Nuova Sardegna e sulla quale non si è scatenata alcuna indignazione. Perché? Io un’idea ce l’ho. Ne riparleremo.

TESTO ORIGINALE

giovedì 7 giugno 2012

Equitalia: la casta delle riscossioni e i nuovi fallimenti delle imprese sarde


2 giugno 2012  
pesciStavo preparando un dossier su Equitalia. Rinuncio al dossier e sintetizzo i risultati perché è urgente una questione che mi preoccupa molto.

Un’organizzazione mastodontica e costosissima

Una premessa: Equitalia Sardegna non ha centri decisori nell’isola. Tutto dipende da Equitalia Centro, una delle tre società in cui è stata organizzata Equitalia (Equitalia Nord, Equitalia Sud, Equitalia Centro che comprende la Sardegna). Qui cominciano i pasticci e i costi che vengono sostenuti con l’aggio al 9%, perché, ovviamente, oltre alle tre società di cui sopra, c’è la Holding Equitalia, quindi le società sono quattro.

La quadruplicazione dei costi

Le tre società, oltre la holding sono dotate di
• Consiglio di amministrazione composto di cinque membri
• Collegio sindacale
• Società di revisione
• Organismo di vigilanza
• Amministratore delegato
• Direttore generale
Ho fatto un po’ di conti: il costo totale di questi organismi è di circa 3,5 milioni di euro. Si pensi che ogni AD costa intorno ai 250.000 euro ed ogni DG circa 200.000. Peraltro risulta che un AD ed un DG siano stati reclutati tra dirigenti in pensione, quindi altri dirigenti sono a spasso. Ulteriormente risulta che numerosi consulenti siano stati reclutati dalle quattro società tra i dipendenti già pensionati per svolgere funzioni già attribuite ai dipendenti.
Ognuna delle tre società operative in fase di start up ha reclutato dall’esterno dirigenti (tra le società che avevano eseguito le revisioni contabili) per l’organizzazione. Tutto ciò per impostare un modello organizzativo similare a quello dell’Agenzia delle Entrate (nelle intenzioni) messo in mano ai consulenti/organizzatori che hanno fornito un modello per la cui definizione e divulgazione sono stati spesi milioni di euro. Ad oggi il modello non somiglia nemmeno da lontano all’Agenzia delle Entrate. E comunque avrebbe potuto e dovuto essere predisposto dalla società controllante in unica versione.
Ogni società, poi, è dotata di servizi generali:
• Informatica (ancorché questa sia stata appaltata a SOGEI)
• Organizzazione
• Personale (paghe e gestione)
• Contabilità
• Acquisti
• sicurezza
• Servizi ispettivi
In totale oltre millecinquecento persone che fanno le stesse cose, spesso con modalità diverse, di carattere generale, al servizio delle restanti 6.500 unità operative. Considerata una media di costo per addetto (e per difetto) di circa 40.000 euro annui si ha una spesa di oltre 60 milioni di euro per soggetti non operativi.
Aggi e costi
Con il Decreto Salva Italia del 6 dicembre 2011 l’aggio propriamente detto è stato sostituito con l’attribuzione a Equitalia, principale agente della ricossione, di un rimborso dei costi fissi risultanti dal bilancio certificato. Si capisce dunque perché ho fatto i conti dei costi e degli sprechi: il nuovo ‘aggio’ è determinato dal costo della struttura e la struttura è un pachiderma burocratico costosissimo in cui si annida, qui sì, una vera casta.
Sultanati e fallimenti
Ognuna delle tre società di Equitalia è autonoma e si comporta come meglio crede. Peraltro ogni società è autoreferenziale poiché esercita il controllo ispettivo su se stessa (roba da pazzi!), non garantendo la necessaria trasparenza.
Si assiste così a comportamenti difformi sul territorio nazionale, con una gestione di Equitalia Centro fortemente indifferente alle situazioni contingenti, in particolare quelle della Sardegna. Infatti solo i contribuenti delle regioni rientranti nel perimetro di Equitalia Centro (come noi sardi) sono stati sommersi da solleciti di pagamento per cartelle notificate nel 2000 recanti tributi e sanzioni risalenti anche al 1994 e ormai prescritte e per importi risibili (anche 4 euro). Al contrario, nelle regioni ricadenti nella competenza di Equitalia Sud i solleciti non retroagiscono oltre il 2006, ed ugualmente si comporta Equitalia Nord (addirittura in Piemonte nemmeno si parla di solleciti). Insomma si va da un estremo all’altro senza omogeneità sul territorio nazionale.
Ed ancora (senza disposizioni interne) vi sono regioni che applicano la normativa sulla cessione volontaria degli immobili ipotecati da Equitalia, ed altre che non la applicano, ovvero ogni regione (se non ogni provincia) applica diversamente (o non applica per niente) le nuove norme sulla riprogrammazione delle rateazioni, per non parlare della confusione operativa su ogni singola procedura, a partire dalle notifiche, gestite in maniera difforme in tutto il territorio nazionale.
C’è più di un motivo per chiedere l’immediata chiusura delle tre società, facendo confluire il coordinamento su un unico soggetto (l’attuale holding) lasciando il governo del territorio alle direzioni regionali e provinciali, così come avviene per INPS ed Agenzia delle Entrate. Tutto ciò deve avvenire entro il 2012, diversamente gli aggi non potranno diminuire come richiesto a gran voce da tutti. Ma c’è di più. C’è una grande minaccia incombente.

Un nuovo incubo

Oltre dieci anni fa l’INPS ha concesso sgravi contributivi a fronte dell’assunzione di personale: si tratta dei celebri contratti di formazione-lavoro (al suo posto, dopo la legge Biasi, entrò in vigore il contratto di inserimento). Cito dal sito dell’Inps: «La Commissione dell’U.E., con decisione del 11/5/1999, ha dichiarato illegittimi i benefici superiori al 25% se non sono destinati a favorire l’occupazione giovanile, il reinserimento lavorativo o a creare nuova occupazione». Per queste aziende, adesso, inizia un incubo simile a quello della legge 44 per le aziende agricole. Infatti «La Commissione Europea ha sancito l’obbligo per lo Stato italiano di adeguarsi alle nuove disposizioni e di provvedere a recuperare gli importi conguagliati dai datori di lavoro secondo i vecchi parametri. Per quanto sopra le aziende che risultano aver fruito di agevolazioni contributive non rispondenti agli orientamenti comunitari per un importo superiore a € 250.000,00 hanno ricevuto di recente apposita lettera di richiesta di pagamento dei contributi conguagliati indebitamente Come per la famigerata 44 regionale, ad un certo punto l’UE determinò che trattavasi di aiuti di stato non consentiti. Di conseguenza ha ordinato all’Italia il recupero».
Che cosa è successo dopo? L’INPS, con qualche ritardo, ha proceduto ai recuperi, generando contenziosi con le imprese che, sententosi prese in giro, quantomeno, hanno chiesto l’abbuono delle sanzioni (o delle somme aggiuntive). I recuperi, peraltro, erano inficiati anche da errori di calcolo, ovvero, in alcuni casi si interveniva sulla quota consentita  de minimis sulla quale, invece, non era necessario né legale intervenire. Nel corso dei contenziosi (e con molto ritardo) l’INPS ha proceduto a recuperi coattivi a mezzo Equitalia, che in ragione dei numerosi contenziosi, ovvero per insussistenza patrimoniale non ha potuto procedere.
bisogna sapere che, comunque e drammaticamente, l’UE pretende che:
1. Il recupero sia eseguito in unica soluzione (quindi nessuna rateazione a fronte di somme ingenti)
2. le imprese insolventi siano eliminate dal sistema produttivo. Ciò significa (in Italia) fallimento (per le imprese soggette a questa procedura)
Ebbene, spaventati dalle sanzioni già irrogate dalla UE all’Italia (si parla già di 30 milioni) e quindi di esserne ritenuti responsabili, i burocrati del ministero delle Finanze e dell’INPS hanno premuto sui vertici di Equitalia affinchè si eseguissero i recuperi e per gli insolventi si dichiarasse fallimento.
Ora, nella situazione delineata, (contenziosi e difficoltà di rientro in unica soluzione) è arrivato il diktat romano di chiedere il fallimento di queste imprese, la maggior parte delle quali ancora attive e con dipendenti. Mentre al Nord e al Sud si ragiona, Equitalia Centro ha proceduto anche ad arrivare alla richiesta del fallimento di alcune imprese sarde.
Manca, evidentemente, la possibilità di poter incidere sul centro decisionale di Roma (a causa del filtro opposto da Equitalia Centro alle Regioni), quindi non solo nessuno ascolta i sardi che peraltro sono muti a livello istituzionale (giacché nessuna istituzione sta seguendo questi eventi, tantomeno la Regione Dormiente), ma addirittura si incentiva  l’azione irresponsabile di Equitalia perché si dà la sensazione di subirla passivamente.
L’unico vero modo di opporsi a questa incoscienza burocratica, dissipatrice e dannosa, non ostacolata in alcun modo da alcuna istituzione, tanto meno da una Regione distratta, inconcludente e incapace, è far girare le informazioni, aumentare la censura morale della vergogna Equitalia, censurare il Governo Monti che difende questa società senza controllarne i comportamenti col dovuto rigore.

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4456

sabato 2 giugno 2012

IL VINO E' SARDO, I SOLDI VANNO AGLI "AMICI" DI ROMA

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno domenica 27 maggio 2012 alle ore 2.06 ·



In questo contesto, verrebbe voglia di tacere sul merito dei problemi per dedicarsi solo alle alchimie italiane dei partiti italiani. Ma io penso che l’antidoto alla politica italiana consista nell’occuparsi dei problemi della Sardegna (totalmente abbandonati dalla Giunta e da molte forze politiche), per cui oggi mi occupo di una questione che seguo da tempo: il vino sardo.

Tempo fa, le Camere di Commercio di Nuoro e di Sassari hanno scritto all’Assessore all’Agricoltura su un tema molto importante per noi: i vini D.O della Sardegna, che sono: Cannonau di Sardegna, Vermentino di Sardegna, Monica di Sardegna, Moscato di Sardegna, Alghero, Vermentino di Gallura, Moscato di Sorso Sennori, Mandrolisai, Girò di Cagliari, Nasco di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Moscato di Cagliari, Monica di Cagliari, Malvasia di Cagliari, Carignano del Sulcis.
La lettera è vecchia, ma molto importante. Eccola.

Le due camere dicono che “le Camere di Commercio sarde, che per anni hanno gestito in primis il controllo e la certificazione dei vini D.O. ai sensi della legge 164/92, pur creando un clima di stima e fiducia nelle istituzioni, sono state volutamente escluse per dare spazio a strutture private, senza il preventivo coinvolgimento della filiera. Con nota n. 24357/VII.5.2. del 27.09.2011, codesto Assessorato ha comunicato la modifica delle competenze e le modalità di rivendicazione delle produzioni D.O. e IGT attribuite alle Camere di Commercio ai sensi della citata legge 164/92, abrogata dal Decreto Legislativo 61/2010″.

Questa espropriazione di ruolo è avvenuta nonostante le due Camere abbiano tutti i requisiti di legge, nonché l’organizzazione e il corredo logistico per svolgere i controlli.

Invece, l’Assessore di allora all’agricoltura, Andrea Prato, a chi attribuì i controlli D.O. sui vini sardi? Alla società Valoritalia, nata nel 2009. Ecco il decreto. Che cosa scrivono le due Camere di Commercio sul lavoro di Valoritalia? Ecco qua:
“Valoritalia, a due anni dall’incarico conferitogli dal ministero, non risulta aver istituito sedi operative nell’isola, incassando dalla filiera D.O. controllata, centinaia di migliaia di euro per dare risposte al telefono ed effettuare sommari controlli in campagna e in cantina, con conseguenze immaginabili per gli operatori del settore, le garanzie sulla qualità del prodotto e l’immagine del territorio”.

Personalmente non so se debbano essere oppure le Camere di Commercio a occuparsi di filiera vitivinicola; so però che, quando abbiamo competenze e strutture qui da noi, dobbiamo usarle; e quando non le abbiamo, dobbiamo farcele, non buttare i nostri soldi nelle burocrazie italiane.
L’affidamento di Valoritalia scade quest’anno. Li mandiamo via?

Da Sardegna e libertà magazine del 26 maggio 2012

sabato 26 maggio 2012

CONTRIBUTI ALLA PASTORIZIA: TECNICI SEDUTI A ROMA GESTISCONO IN MODO ANOMALO I DATI DEL TERRITORIO SARDO, IL TUTTO A DISCAPITO DEGLI ALLEVATORI SARDI

Il grande furto dell’Agea a danno dei pastori

23 maggio 2012 21 commenti
sl0869Anche io ho le mie colpe. Pensate che quando Andrea Prato era Assessore all’Agricoltura, organizzai un convegno alla sua presenza, a Silanus. Non lo rifarei, per tante ragioni che adesso sarebbe lungo spiegare. In quella occasione, uno dei relatori,  mise in evidenza, e la sua relazione è agli atti, i rischi derivanti per i pastori sardi dall’applicazione ai loro campi, da parte dell’Agea, di codici di pascolamento non adatti alla specificità del territorio sardo.
I codici di pascolamento sono i codici di utilizzo del suolo dichiarati dall’allevatore al momento in cui presenta la domanda unica ( termine appena scaduto il 15 maggio). Tutti i nostri allevatori/ agricoltori, tramite i loro centri di assistenza agricola ( CAA) o in proprio, hanno presentano la domanda ad AGEA per i premi comunitari (domanda unica di pagamento).
Al momento della presentazione della domanda è obbligatorio dichiarare i fondi dell’azienda agricola. Si devono quindi dichiarare le singole particelle condotte e il titolo di conduzione per ciascuna di esse. Per ogni singola particella viene indicata sia la superficie catastale complessiva che la superficie utile ( SAU o Superficie Agricola Utile o Superficie Agricola Utilizzata ). E ora arrivano le cattive notizie.
La Sau viene ricavata dall’agricoltore in base alle indicazioni fornitegli dal CAA oppure in base a stime che lui stesso fa dei suoi fondi. In termini generali, si può dire  che egli elimina tutte quelle superfici che ritiene tare “quindi non pascolabili” e calcola cosi la SAU. Questa SAU viene calcolata pure dai tecnici dell’AGEA ( che di solito operano in questo campo tramite il SIN o sue consociate, il grande pozzo nero italico di cui ho già parlato in un altro post). Questi tecnici forniti di Ortofoto ( Foto Aeree) si piazzano a Roma o nei loro uffici periferici sui loro computer di ultima generazione e fanno la cosiddetta ‘Fotointerpretazione’ (se volete, mettete un’altra ‘t’ a ‘Foto’ e avete più chiaro il senso dell’operazione) delle particelle rilevate mediante le Ortofoto. Così facendo, seguendo scrupolosamente un manuale delle procedure, attribuiscono ai territori sardi la SAU, cioè stabiliscono a tavolino, su indicazioni di foto aree e con l’utilizzo di  appositi manuali gestionali, i codici di uso del suolo dei nostri territori.
In burocratese, i campi sono chiamati ‘prodotti’, per es.: prodotto 063 = Pascolo polifita ( tipo alpeggi ) con roccia affiorante al 20%; prodotto 654 = Pascolo con tara 50% ecc. ecc.
Si potrebbe continuare all’infinito, ma il dato importante è che non esiste un codice denominato: Pascolo tipo sardo. L’Unità d’Italia del Presidente Napolitano non arriva ai codici Agea. L’europeismo del Presidente Monti, omogeneizza i codici e anche la Sardegna, senza le Alpi, ha i pascoli alpini: per legge.
Successivamente, il funzionario Agea lega il piano colturale al tipo di allevamento, anche in questo caso seguendo un manuale gestionale che adesso non riassumo.
Dove sta il problema? Sta nella dimensione della tare previste dai codici, le quali decurtano la superficie su cui viene calcolato il Premio. È evidente che se la mia proprietà è di 100 ettari ed ha degli alberi, sotto i quali è possibile pascolare come accade da sempre in Sardegna, e invece il funzionario Agea attirbuisce ai miei terreni il codice, per esempio, Pascolo arborato tara al 50% (prodotto 054), il premio mi viene calcolato non su 100 ma su 50 ettari.
Nel convegno di Silanus si denunciò, appunto, l’assenza nelle procedure Agea di codici adeguati alla realtà sarda (per esempio: un terreno roccioso e cespugliato può legittimamente essere decurtato dalle rocce, ma non dai cespugli, visto che le capre in primavera e in estate si nutrono esattamente di quei cespugli).
Se si continua ad attribuire ai nostri territori codici che non stanno né in cielo né in terra, come quello, molto utilizzato, denominato Pascolo tipo Alpeggio, si arreca ai nostri allevatori/agricoltori un danno enorme. Vengono infatti decurtate le superfici utili per la richiesta dei premi comunitari; di conseguenza vengono decurtati gli importi dei premi; infine accade una cosa che viene nascosta da tutte le autorità competenti: il contrasto tra quanto dichiarato dall’allevatore/agricoltore e quanto ritenuto attribuibile dall’Agea colloca, come si dice in gergo, in anomalia le particelle e sposta l’erogazione del contributo se va bene di due anni.
Un piccolo allarme: uno dei codici più utilizzato da Agea è il ‘Prodotto 054 - Pascolo arborato tara al 50%. Esso viene applicato ai boschi sardi (penso ai territori di Orgosolo, Mamoiada, Aritzo ecc.). Chi ha proprietà in quelle aree ha contributi dimezzati, ne stia certo.
Perché me ne occupo?
Perchè diversi allevatori mi hanno segnalato che le maglie si sono strette. Hanno presentato le domande e cominciano a girare le prime voci. Ora, io a suo tempo dissi che la questione è da trattarsi tra l’Assessorato e l’Agea, non abbandonando gli allevatori alla via crucis dell’anomalia e alle persecuzioni di Agea. Non venni ascoltato. Ora, il fatto che anche la Coldiretti sia entrata nel Sin (cioè nel sistema che rileva i territori) obiettivamente indebolisce la capacità dell’organizzazione degli allevatori di essere controparte dell’Assessorato e dell’Agea. Diversamente, proprio i sindacati  avebbero dovuto promuovere una class action contro la slealtà delle burocrazie di Stato e la complicità delle burocrazie regionali (perché sia chiaro, anche Argea non dice che la sua attività è bloccata dal fatto che Agea non le consente di accedere autonomamente al sistema inforatico e non glielo permette per non cedere potere).
L’ultima notizia di subordinazione coloniale italica, pagata dai nostri allevatori: chi paga Agea per queste funzioni, per le quali è stata letteralmente cacciata da altre regioni? Ovviamente la Regione Sardegna, che, con un inchino e sempre in ginocchio ha individuato - nelal scorsa legislatura - nel proprio Piano di Sviluppo Rurale l’Agea come organismo pagatore nonostante, per legge, abbia istituito, con le stesse funzioni, l’Argea. Paghiamo due soggetti per fare la stessa cosa, ma in realtà la fa solo l’Agenzia di Stato Agea, quella che nei propri registri fa vivere le vacche circa un secolo.

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4442

mercoledì 23 maggio 2012

ELEZIONI REGIONALI FEBBRAIO 2014

Un feeling tra la delegazione sardista e quella di Sel. Il Psd’Az deciderà al congresso di ottobre. Prima vuole portare a casa qualche risultato, come la legge sulla continuità territoriale.
http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/05/22/news/elezioni-tra-sel-e-psd-az-prime-prove-di-polo-sardo-1.4963307

sabato 12 maggio 2012

Agricoltura, controlli, tarocchi e coscienza nazionale sarda

Oggi i giornali si svegliano e, secondo il consueto copione della disinformazione disorganizzata fatta con la pancia e non col cervello, seguono l’ultima lepre che la disperazione ha messo in circolazione. Oggi le pagine sono state conquistate dal Pecorino Rumeno (fatto da italiani o da sardi immemori),  nonché da tutti gli altri formaggi che in giro per il mondo imitano i formaggi italiani e sardi. Da qui l’appello a maggiori controlli.
Se però si passa dagli appelli, che fanno crescere i lamentosi ma non risolvono i problemi, alle soluzioni, intorno alle quali matura una nuova classe dirigente forgiata dalla fatica dell’operare con giustizia, allora il quadro cambia e aumentano le responsabilità interne, dei sardi dico.
Quando feci la legge 1/2010 sugli agriturismi e sui prodotti regionali, venni assalito dai produttori sardi (dai grandi produttori sardi) perché non si inserisse, seppure forzando un po’ la normativa italiana, la clausola che prescriveva l’uso della parola Sardegna solo per quei prodotti i cui componenti fossero interamente tracciabili all’interno dell’isola. Insomma, se fosse passata questa linea, nessuno che usi grani o farine, per esempio, ucraini avrebbe potuto parlare di pasta, fresca o secca, sarda; o nessuno che fa formaggi con latte non sardo avrebbe potuto dire che si trattava di formaggi sardi (non parliamo di quelli che stanno comprando le cagliate fuori e poi rifilano i formaggi come sardi); o nessuno che coltiva ortaggi e frutta avrebbe potuto spacciare come sardi ortaggi o frutta importati e poi confezionati in Sardegna; stesso discorso vale per l’olio d’oliva.

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA ...

venerdì 11 maggio 2012

Nessuno difende la Sardegna: nel mare di retorica referendaria, l’Italia ci ruba un miliardo

Continuo a ripetere che bisogna stare sui problemi reali, non su quelli artificiosi creati dalla lotta tra i gruppi politici. Continuo a dire che è sui problemi reali che si forma una nuova classe dirigente. Continuo a ripetere che sto preparando liste per le prossime regionali, nuove, aperte, sovraniste. I punti di coesione sono l’esercizio della sovranità sarda (originaria e non delegata) nelle forme possibili e in quelle auspicabili;  la centralità dell’impresa per produrre lavoro e ricchezza; la libertà del cittadino rispetto agli apparati; la tolleranza culturale, religiosa, etica.

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CONSIGLIO REGIONALE - ANDREA PRATO: Scontro sulla consulenza «gratuita» dell’ex assessore per il progetto sulla chimica verde

Andrea Prato, l’ex assessore all’Agricoltore, scrittore e autore di testi teatrali, non convince il Centrosinistra nel suo nuovo ruolo di consulente «a titolo di amicizia per Cappellacci», come ha egli stesso dichiarato sulla Nuova di domenica. A denunciare che «persone estranee all’amministrazione contattavano aziende agricole» era stato il consigliere del Pd Luigi Lotto, poi Prato ha ammesso di essere lui. A che titolo? «D’amicizia».

Luigi Lotto commenta: «Siamo alla farsa. Va dagli agricoltori, in rappresentanza di Cappellacci, senza alcun incarico ufficiale a fare proposte sulla coltivazione dei loro terreni per fornire semi oleosi agli stabilimenti di bioplastiche di Porto Torres, ma davvero il mondo agricolo sardo può essere consegnato mani e piedi a delle persone estranee alla propria realtà»?

Lotto si chiede quali siano i risultati della sperimentazione in atto e in che modo sia stata coinvolta l’Università di Sassari e le agenzie Agris e Laore in un progetto di sperimentazione. L’avvio della chimica verde coinvolge il territorio, i sindaci, la Provincia: «Può essere affidato a un privato cittadino che non si sa a chi risponda»? chiede Lotto.

Andrea Prato è nato a Cosenza 47 anni fa, nel 2000 è diventato imprenditore in proprio, socio di Amalattea. Assessore all’agricoltura con la giunta Cappellacci, ha saldi legami anche con la Lega di Bossi. Esaurito l’incarico di assessore diventa presidente di Sardegna Co2 su cui ieri Pietro Cocco e Francesca Barracciu (Pd) hanno presentato un’interrogazione per sapere quale sia l’atto formale di incarico e l’ammontare del compenso.

Sardegna Co2 è una società attivata dalla Regione con il compito di abbattere progressivamente le emissioni di anidride carbonica coinvolgendo le amministrazioni pubbliche, le imprese, i privati con l’obiettivo di indirizzarli verso una riconversione dei vecchi processi produttivi verso la green economy. Prato ha scritto due libri, tra cui Meglio un contadino laureato che un avvocato disoccupato, e di recente è stato protagonista del testo teatrale l’Onorevole Sciupone a sostegno del referendum anticasta contro le Province. «L’onorevole Sciupone», spiega Prato, «è un politico che vuole che non cambi niente, convinto che i soldi del bilancio debbano essere della Casta».

Ma la verità su Prato teatralmente non è così realista, è più pirandelliana e il sardista Paolo Maninchedda attacca: «Prato, non ricordabile per l’eccellenza dei suoi risultati, gira la Sardegna con uno spettacolo orientato a capitalizzare elettoralmente l’antipolitica, a rappresentare Prato come cittadino produttivo e i politici come sciuponi, ignoranti, parassiti».
Maninchedda affonda a proposito di risorse erogate: «Non sopporto le ipocrisie e la demagogia a buon mercato. Chiedete a Prato notizie di una società di comunicazione e, se dovesse conoscerla, ci spieghi se ha ricevuto incarichi durante il suo mandato assessoriale».
(a.f.)

Da La Nuova Sardegna del 8 maggio 2012

SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK

martedì 8 maggio 2012

La fame e il pericolo sono sempre là ...

La fame e il pericolo sono sempre là: noi votiamo e le banche, assolte e nascoste dai giornali, vendono la terra

 Dal blog di Paolo Maninchedda

 Dopo i referendum, si riparlerà di cose concrete, cioè di tutte quelle gravi situazioni da cui la gente, i partiti e le istituzioni stanno scappando perché non sanno cosa fare.
Io continuo a fare il mio dovere, costruendo con altri un gruppo con una testa diversa da quella dominante, un gruppo che abbia in testa l’assunzione piena della responsabilità del governo dei processi, che sappia dove mettere le mani, che lavori e costruisca soluzioni più che manifestazioni. Ci sarà una proposta alle prossime regionali che unirà sovranità, sviluppo, libertà, competenza e responsabilità. E ci sarà con o contro i partiti, poco importa. Oggi essere indipendentisti significa sapere cosa fare e assumersi la responsabilità di farlo. Se dovrò guidare, guiderò; se invece, come mi auguro, dovrò aiutare, aiuterò. Chi vuole partecipare, si faccia sentire. L’11 sarò a Baunei e il 12 a Terralba.


Mi preme però far notare una cosa: mentre la Sardegna si occupava di referendum, una banca molto importante pare abbia venduto i suoi crediti ad un’altra banca o finanziaria specializzata nel settore. Dentro questi crediti ci sarebbero anche quelli dell’agricoltura. Che sta succedendo? Succede questo: il pastore ha un debito di 100; la banca che acquista questo credito lo paga 20; poi va dal pastore e gli comunica che se vuole estinguere quel debito (di 100) può o pagare (ma se non è ancora risucito a pagare, vuol dire che non ci riuscirà certamente adesso) o concedere un po’ di terra per un impianto fotovoltaico, dal quale non incassa nulla ma che è in grado di produrre un gettito capace di coprire il rateo per estinguere il suo debito. Come nei film western americani, le banche strozzano l’agricoltore e poi magicamente compare il responsabile della compagnia ferroviaria che fa l’offerta che non si può rifiutare, la quale nella fattispecie ruba sole e terra: i pastori continuano a vendere il latte di vacca a 0,35 e quello di pecora, quando va bene, a 0,70, e nonostante vi siano modi importanti e pratici per aiutarli (ne parlerò nei prossimi giorni) e sono abbandonati al rapporto capestro con le banche che si avvantaggiano delle loro limitate conoscenze in campo bancario e finanziario. Rispetto a queste cose, serve un nuovo ceto politico organizzato, non generiche proteste o mobilitazioni impiegatizie.


Faccio un altro esempio: un importante piccola impresa del mio territorio ha acquisito una commessa rilevante per realizzare grandi impianti in giro per il mondo. Le servono saldatori specializzati. Non li trova. La politica delle rivendicazioni generiche ha prodotto operai generici: il mondo dell’impresa certifica la poca utilità del poco sapere diffuso tra i sardi. Chi non sa, subisce e molti sardi sanno troppo poco. Il sapere, per noi più che per gli altri, è denaro. E il sapere è fatica non protesta.
L’indipendentismo è oggi questo: sapere, saper fare, saper costruire. Esattamente il contrario della politica che evita i problemi. 


A Macomer stiamo costruendo una cooperativa di consumo originalissima, che unisce consumatori, produttori e distributori in un vincolo solidale molto forte, senza un euro di finanza pubblica. Macomer comincia a capire che i sardi, nelle difficoltà, si uniscono, non si scannano.

Riflettevo ieri sera su alcuni fatti: mentre noi si pensava ai referendum, il Governo italiano ha concluso una sofisticata operazione con cui si è impossessato delle risorse di regioni e comuni, nonché dei loro conti correnti, e ha chiuso i rubinetti delle erogazioni; contestualmente il Governo italiano ha annunciato tagli anche sulla scuola, il settore su cui in Sardegna occorrerebbe investire di più; contestualmente il governo italiano aumentato le tasse; le banche continuano a raccogliere denaro in Sardegna - quel poco rimasto - e a prestarlo magari a Ligresti; la burocrazia regionale - vera responsabile dell’inefficacia di qualsiasi politica - continua ad essere terribile, anonima e irresponsabile di fronte ai suoi doveri; ; E.On continua a passare pericolosamente vicino alla Bocche con le sue petroliere e a non fare il quinto gruppo a carbone; Terna continua a tutelare il cartello elettrico di Enel, Saras e E.On che noi paghiamo duramente; Onorato continua a tenere la Sardegna in ostaggio attraverso la Tirrenia, sovvenzionata dallo Stato italiano per tenere in ostaggio la Sardegna.

venerdì 4 maggio 2012

L’Italia tradisce la Sardegna per E.On

L’Italia tradisce la Sardegna per E.On, una multinazionale tedesca favorita da Enel e Terna. Di fronte a queste porcherie di Stato, che cosa dice il celeste Napolitano, dispensatore di promesse facili?

  Vi racconto perché E.On con impudenza non mantiene i patti e dichiara di non voler realizzare il Quinto Gruppo. 

 Lo spiego ai sindacati e a tutti quelli che hanno voglia e diritto di combattere; non lo racconto alle testine dei deputati e senatori sardi che stanno a Roma più  a militare nei partiti che a difendere i nostri interessi, perché se queste cose che sto per dire le viene a sapere, da fonti ministeriali che hanno ancora un po’ di coscienza, un semplice consigliere regionale come me e non un deputato o un senatore, vuol dire che o i deputati e i senatori sardi non sono percepiti come tali (altro che rimproveri al Consiglio regionale, caro Parisi Immemore, raddoppiatore di poligoni; fai bene il tuo dovere e poi vieni a rimproverare me!) o che, per quanto percepiti, sono valutati come ininfluenti.

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sabato 28 aprile 2012

Risposta a certa sinistra sull’indipendentismo

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA: Risposta a certa sinistra sull’indipendentismo
"Oggi nel Pd c’è una componente del capitalismo italiano conservatore che ha capito che il pensiero indipendentista è il volto nuovo del riformismo; per questo lo teme" ...

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sabato 21 aprile 2012

Le responsabilità sul formaggio. Bandi Agea e prezzo del latte. Magistrati, sveglia!

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA ...Bandi Agea, seconda puntata.

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 Come tutti sanno, io non ho alcuna fiducia nella magistratura italiana, la temo (nonostante il referendum sulal responsabilità civile dei magistrati, averne uno solo contro rende possibile la galera), non la frequento e la evito (quasi quanto evito il Corpo Forestale). La vicenda che segue, che è sotto gli occhi di tutti e che incide non poco sulla distorsione del prezzo del latte in Sardegna (ma mi sto mordendo la lingua in questi giorni sulle mafie dell’energia) ne è una buona riprova.
Riprendo ciò che ho raccontato ieri.
Milleseicento quintali su 5320 di Pecorino Romano prodotto in Sardegna, acquistato con risorse pubbliche secondo un bando Agea (sono i bandi per gli indigenti attraverso cui l’Unione Europea fa finta di aiutare i poveri ma in realtà consente di sostenere il prezzo del formaggio), verranno lavorate a Cremona, nonostante il contratto del gruppo appaltatore, il gruppo Tuo, prevedesse l’acquisto e la lavorazione in loco, e più precisamente a Macomer.

Fregature ‘estere’ al formaggio: soldi sardi, lavorazioni cremonesi

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA ...Il gruppo TUO non è sardo (è siciliano). Ha vinto la gara perché i sardi, che hanno il formaggio e gli impianti, non si sono associati per partecipare alla gara.
Perché? Perché i sardi non sanno difendere la loro ricchezza, non sanno rispettarsi reciprocamente, non sanno stringersi solidarmente nei momenti di difficoltà.

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 L’Appalto Agea per il Pecorino Romano Dop prevedeva che 5320 quintali di pecorino, fornito dai caseifici sardi, fossero confezionati dal Consorzio Latte di Macomer entro il 2 maggio 2012. Ha vinto il bando la società TUO (un nome, una certezza, nel senso che ‘io prendo, il resto è tuo’). Rispetto ai tempi previsti, si e’ avuto un ritardo nelle consegne da parte di TUO, il quale ha cominciato a portare il formaggio in lavorazione a marzo anziché a febbraio. Perché? Non si sa, ma è lecito pensare che magari TUO abbia aspettato un po’ cercando di far ababssare il prezzo del formaggio. Ora per poter terminare nel tempo previsto, il gruppo TUO, ha prima chiesto una proroga all’Agea, che gliel’ha negata, quindi ha deciso di trasferire la lavorazione di 1600 quintali in un centro del Nord Italia, Valex Cremona. Ciò vuol dire meno lavoro a Macomer e più Cassa integrazione. Non solo. Il gruppo TUO starebbe ora cercando disperatamente formaggio, ma non trova chi glielo dà senza una solida fideiussione di pagamento. Il gruppo TUO non è sardo. Ha vinto la gara perché i sardi, che hanno il formaggio e gli impianti, non si sono associati per partecipare alla gara.