
Stavo
preparando un dossier su Equitalia. Rinuncio al dossier e sintetizzo i
risultati perché è urgente una questione che mi preoccupa molto.
Un’organizzazione mastodontica e costosissima
Una premessa: Equitalia Sardegna non ha centri decisori nell’isola.
Tutto dipende da Equitalia Centro, una delle tre società in cui è stata
organizzata Equitalia (Equitalia Nord, Equitalia Sud, Equitalia Centro
che comprende la Sardegna). Qui cominciano i pasticci e i costi che
vengono sostenuti con l’aggio al 9%, perché, ovviamente, oltre alle tre
società di cui sopra, c’è la Holding Equitalia, quindi le società sono
quattro.
La quadruplicazione dei costi
Le tre società, oltre la holding sono dotate di
• Consiglio di amministrazione composto di cinque membri
• Collegio sindacale
• Società di revisione
• Organismo di vigilanza
• Amministratore delegato
• Direttore generale
Ho fatto un po’ di conti: il costo totale di questi organismi è di
circa 3,5 milioni di euro. Si pensi che ogni AD costa intorno ai 250.000
euro ed ogni DG circa 200.000. Peraltro risulta che un AD ed un DG
siano stati reclutati tra dirigenti in pensione, quindi altri dirigenti
sono a spasso. Ulteriormente risulta che numerosi consulenti siano stati
reclutati dalle quattro società tra i dipendenti già pensionati per
svolgere funzioni già attribuite ai dipendenti.
Ognuna delle tre società operative in fase di start up ha reclutato
dall’esterno dirigenti (tra le società che avevano eseguito le
revisioni contabili) per l’organizzazione. Tutto ciò per impostare un
modello organizzativo similare a quello dell’Agenzia delle Entrate
(nelle intenzioni) messo in mano ai consulenti/organizzatori che hanno
fornito un modello per la cui definizione e divulgazione sono stati
spesi milioni di euro. Ad oggi il modello non somiglia nemmeno da
lontano all’Agenzia delle Entrate. E comunque avrebbe potuto e dovuto
essere predisposto dalla società controllante in unica versione.
Ogni società, poi, è dotata di servizi generali:
• Informatica (ancorché questa sia stata appaltata a SOGEI)
• Organizzazione
• Personale (paghe e gestione)
• Contabilità
• Acquisti
• sicurezza
• Servizi ispettivi
In totale oltre millecinquecento persone che fanno le stesse cose,
spesso con modalità diverse, di carattere generale, al servizio delle
restanti 6.500 unità operative. Considerata una media di costo per
addetto (e per difetto) di circa 40.000 euro annui si ha una spesa di
oltre
60 milioni di euro per soggetti non operativi.
Aggi e costi
Con il Decreto Salva Italia del 6 dicembre 2011 l’aggio propriamente
detto è stato sostituito con l’attribuzione a Equitalia, principale
agente della ricossione, di un rimborso dei costi fissi risultanti dal
bilancio certificato. Si capisce dunque perché ho fatto i conti dei
costi e degli sprechi: il nuovo ‘aggio’ è determinato dal costo della
struttura e la struttura è un pachiderma burocratico costosissimo in cui
si annida, qui sì, una vera casta.
Sultanati e fallimenti
Ognuna delle tre società di Equitalia è autonoma e si comporta come meglio crede. Peraltro ogni società è autoreferenziale
poiché esercita il controllo ispettivo su se stessa (roba da pazzi!)
, non garantendo la necessaria trasparenza.
Si assiste così a comportamenti difformi sul territorio nazionale, con
una gestione di Equitalia Centro fortemente indifferente alle situazioni
contingenti, in particolare quelle della Sardegna. Infatti solo i
contribuenti delle regioni rientranti nel perimetro di Equitalia Centro
(come noi sardi) sono stati sommersi da solleciti di pagamento per
cartelle notificate nel 2000 recanti tributi e sanzioni risalenti anche
al 1994 e ormai prescritte e per importi risibili (anche 4 euro). Al
contrario, nelle regioni ricadenti nella competenza di Equitalia Sud i
solleciti non retroagiscono oltre il 2006, ed ugualmente si comporta
Equitalia Nord (addirittura in Piemonte nemmeno si parla di solleciti).
Insomma si va da un estremo all’altro senza omogeneità sul territorio
nazionale.
Ed ancora (senza disposizioni interne) vi sono regioni che applicano la
normativa sulla cessione volontaria degli immobili ipotecati da
Equitalia, ed altre che non la applicano, ovvero ogni regione (se non
ogni provincia) applica diversamente (o non applica per niente) le nuove
norme sulla riprogrammazione delle rateazioni, per non parlare della
confusione operativa su ogni singola procedura, a partire dalle
notifiche, gestite in maniera difforme in tutto il territorio nazionale.
C’è più di un motivo per chiedere l’immediata chiusura delle tre
società, facendo confluire il coordinamento su un unico soggetto
(l’attuale holding) lasciando il governo del territorio alle direzioni
regionali e provinciali, così come avviene per INPS ed Agenzia delle
Entrate. Tutto ciò deve avvenire entro il 2012, diversamente gli aggi
non potranno diminuire come richiesto a gran voce da tutti. Ma c’è di
più. C’è una grande minaccia incombente.
Un nuovo incubo
Oltre dieci anni fa l’INPS ha concesso sgravi contributivi a fronte
dell’assunzione di personale: si tratta dei celebri contratti di
formazione-lavoro (al suo posto, dopo la legge Biasi, entrò in vigore il
contratto di inserimento). Cito dal sito dell’Inps: «La Commissione
dell’U.E., con decisione del 11/5/1999, ha dichiarato illegittimi i
benefici superiori al 25% se non sono destinati a favorire l’occupazione
giovanile, il reinserimento lavorativo o a creare nuova occupazione».
Per queste aziende, adesso, inizia un incubo simile a quello della legge
44 per le aziende agricole. Infatti «La Commissione Europea ha sancito
l’obbligo per lo Stato italiano di adeguarsi alle nuove disposizioni e
di provvedere a recuperare gli importi conguagliati dai datori di lavoro
secondo i vecchi parametri. Per quanto sopra le aziende che risultano
aver fruito di agevolazioni contributive non rispondenti agli
orientamenti comunitari per un importo superiore a € 250.000,00 hanno
ricevuto di recente apposita lettera di richiesta di pagamento dei
contributi conguagliati indebitamente Come per la famigerata 44
regionale, ad un certo punto l’UE determinò che trattavasi di aiuti di
stato non consentiti. Di conseguenza ha ordinato all’Italia il
recupero».
Che cosa è successo dopo? L’INPS, con qualche ritardo, ha proceduto ai
recuperi, generando contenziosi con le imprese che, sententosi prese
in giro, quantomeno, hanno chiesto l’abbuono delle sanzioni (o delle
somme aggiuntive). I recuperi, peraltro, erano inficiati anche da errori
di calcolo, ovvero, in alcuni casi si interveniva sulla quota
consentita de minimis sulla quale, invece, non era necessario né legale
intervenire. Nel corso dei contenziosi (e con molto ritardo) l’INPS ha
proceduto a recuperi coattivi a mezzo Equitalia, che in ragione dei
numerosi contenziosi, ovvero per insussistenza patrimoniale non ha
potuto procedere.
bisogna sapere che, comunque e drammaticamente, l’UE pretende che:
1.
Il recupero sia eseguito in unica soluzione (quindi nessuna rateazione a fronte di somme ingenti)
2.
le imprese insolventi siano eliminate dal sistema produttivo. Ciò significa (in Italia) fallimento (per le imprese soggette a questa procedura)
Ebbene, spaventati dalle sanzioni già irrogate dalla UE all’Italia (si
parla già di 30 milioni) e quindi di esserne ritenuti responsabili, i
burocrati del ministero delle Finanze e dell’INPS hanno premuto sui
vertici di Equitalia affinchè si eseguissero i recuperi e per gli
insolventi si dichiarasse fallimento.
Ora, nella situazione delineata, (contenziosi e difficoltà di rientro in
unica soluzione) è arrivato il diktat romano di chiedere il fallimento
di queste imprese, la maggior parte delle quali ancora attive e con
dipendenti. Mentre al Nord e al Sud si ragiona, Equitalia Centro ha
proceduto anche ad arrivare alla richiesta del fallimento di alcune
imprese sarde.
Manca, evidentemente, la possibilità di poter incidere sul centro
decisionale di Roma (a causa del filtro opposto da Equitalia Centro alle
Regioni), quindi non solo nessuno ascolta i sardi che peraltro sono
muti a livello istituzionale (giacché nessuna istituzione sta seguendo
questi eventi, tantomeno la Regione Dormiente), ma addirittura si
incentiva l’azione irresponsabile di Equitalia perché si dà la
sensazione di subirla passivamente.
L’unico vero modo di opporsi a questa incoscienza burocratica,
dissipatrice e dannosa, non ostacolata in alcun modo da alcuna
istituzione, tanto meno da una Regione distratta, inconcludente e
incapace, è far girare le informazioni, aumentare la censura morale
della vergogna Equitalia, censurare il Governo Monti che difende questa
società senza controllarne i comportamenti col dovuto rigore.
http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4456