Da dove viene? Ben 22 sacconi senza protezione contenenti Cesio
137, principale sottoprodotto della fissione nucleare dell'uranio, si
trovavano su una motonave ellenica, la Eilsum. Ma il paese non ha
centrali nucleari, da dove provengono? Dovevano raggiungere gli
stabilimenti di una multinazionale svizzera che nell'Isola tratta piombo
e zinco
Francesca Puddu
La sede centrale in Svizzera della multinazionale
PORTOSCUSO (Carbonia) - Un carico contaminato da scorie
radioattive prodotte da centrali nucleari, è arrivato via mare sulla
motonave
Eilsum, battente bandiera ellenica. Destinazione: gli
stabilimenti della Portovesme srl di proprietà della multinazionale
svizzera Glencore, che nel sud ovest della Sardegna dovrebbe trattare
unicamente residui industriali per la produzione di piombo e zinco.
L’allarme è scattato il 25 giugno all’ingresso del cargo in
fabbrica, prima che i fumi di acciaieria contaminati finissero nel
processo di lavorazione. Ancora da accertare l’origine delle
scorie radioattive. È perlomeno strano, infatti, se non decisamente
inquitante, che giungano da un paese come la Grecia che non possiede
alcuna centrale nucleare, né l’ha mai possesuta. Da dove arrivano,
dunque quelle scorie? Quale paese le ha prodotte e con quali
autorizzazioni viaggiano per il mare Mediterraneo?
Fatto sta che il materiale pericoloso ha superato i controlli in
Grecia ed è arrivato senza problemi in Sardegna. Prima dell’ingresso in
fabbrica,
nessuno si era accorto che i 22 sacconi, in
similpelle senza protezione, erano pieni di residui da trattare e che
nascondevano un isotopo radioattivo, il Cesio 137,
principale sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio.
Nel cargo greco il metallo, principale fonte di sicura contaminazione
dopo l’incidente alla centrale di Chernobyl nel 1986, è stato rilevato
con una certa concentrazione di radioattività pari a 3.7 becquerel per
grammo,
come confermato dall’Istituto di Fisica dell’Università di Cagliari.
EMERGENZA CONTAMINAZIONE Sono le 8 quando il portale
radiometrico, sistemato all’ingresso sud dello stabilimento sardo,
segnala per la prima volta l’anomalia. Nel corso della giornata il
dispositivo di controllo scatta altre due volte, alle 17 e alle 17,30. E
così il cargo,
nonostante nessuna irregolarità fosse stata segnalata dalle bolle di accompagnamento, viene monitorato prima con dispositivi automatici, poi controllato manualmente. Alla fine
sono cinque i sacconi che risultano contaminati.
Tutto il materiale viene confinato in un’apposita area di controllo. Le
analisi dell’università di Cagliari confermano che si tratta di Cesio
137.
L’ULTIMO CASO RISALE A GENNAIO 2011 – Non è la prima volta che alla Portovesme srl arrivano carghi contaminati.
A
gennaio del 2011 tre autoarticolati in arrivo da Brescia sono stati
fermati con 70 tonnellate di materiali contaminati. Un altro episodio
viene registrato nel 2007. Il sospetto di molti è che gli
scarti
contaminati possano arrivare dall’Ucraina, dove nell’aprile del 1986 a
Chernobyl si consumò il più grave incidente mai registrato a un impianto
civile nucleare.
ALLARME DEGLI INDIPENDENTISTI Nel frattempo gli
esponenti del movimento indipendentista Sardigna Natzione, che si erano
battuti contro il nucleare nell’isola, parlano di «inganno delle scorie
fatte passare per materie prime» e aggiungono:
«Tramite la Portovesme srl continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose
con sospetto fondato anche di fumi radioattivi residui delle
acciaierie del nord Italia e di mezza Europa». «Con la scusa di estrarre
da essi piccole quantità di materiali utili – sostiene il coordinatore
Bustianu Cumpostu – di fatto
si smaltiscono in Sardegna rifiuti speciali pericolosi prodotti da altri».
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