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giovedì 26 luglio 2012

DACCI OGGI IL NOSTRO VELENO QUOTIDIANO

Dacci oggi il nostro veleno quotidianoApprendiamo attraverso le televisioni locali, che oggi, 14 luglio 2012, è avvenuto un incidente negli stabilimenti della Portovesme srl. Si tratterebbe di una fuga di anidride solforosa che ha poi formato una grossa nube bianca mettendo così in allarme i cittadini del paese di Portoscuso e tutti gli abitanti delle zone limitrofe. I vigili del fuoco ed i tecnici dell’Arpas sarebbero al lavoro; il sindaco di Portoscuso, Giorgio Alimonda, avrebbe tranquillizzato la popolazione sostenendo di “aver avviato tutte le procedure del caso”. A noi però viene spontaneo chiedere quali sarebbero e che peso avrebbero “le procedure del caso” quando la produzione di veleni è quotidiana e lo stoccaggio illegale di materiali di scarto è la normalità?

Ricordiamo che la Portovesme srl, azienda del gruppo svizzero Glencore che produce piombo e zinco, è stata inquisita per aver stoccato abusivamente diecimila metri cubi di scarti industriali tossico nocivi nelle zone di Settimo San Pietro, Serramanna e nei sottofondi stradali dell' ospedale Businco di Cagliari. Non dimentichiamo inoltre il trasferimento in Sardigna, sempre per conto della Portovesme S.r.l., di camion carichi di materiale radioattivo del tipo Cesio 137 e provenienti dall' Alfa Acciai di Brescia.

A Manca pro s'Indipendentzia coglie oggi l’occasione per ribadire non solo le responsabilità della Portvesme srl ma anche e soprattutto le responsabilità delle amministrazioni locali e dei sindacati che, con la scusa di tutelare una manciata di posti di lavoro, tacciono sui reali danni causati al territorio, alla sua economia ed alla salute di coloro che vi abitano.
Sottolineiamo, inoltre, anche alla luce di questo nuovo gravissimo episodio, definito strumentalmente “incidente”, come queste fabbriche coloniali non possano costituire in nessun modo un modello economico sostenibile ma una reale minaccia sia per la nostra salute che per la costruzione di qualsiasi alternativa economica nazionale sarda.

Direttivo Politico Nazionale
A Manca pro s’Indipendentzia

TESTO ORIGINALE 

Perdita gas da Portovesme srl, allarme per nube bianca



PORTOVESME, 14 LUG - Incidente allo stabilimento della Portovesme Srl, azienda del gruppo Glencore che produce piombo e zinco, per la fuoriuscita da un impianto di anidride solforosa che nell'aria ha formato una grossa nube bianca.

Nessuno e' rimasto ferito, ma la nube ha provocato allarme tra la popolazione mentre i vertici dell'azienda stanno valutando se sospendere temporaneamente la produzione. Al lavoro la squadra speciale dei vigili del fuoco e i tecnici dell'Arpas. La situazione, assicura il sindaco Giorgio Alimonda, e' ora sotto controllo: "Abbiamo avviato tutte le procedure del caso".(ANSA).

mercoledì 11 luglio 2012

Ricordiamo ai Sindacati cosa sono i fumi di acciaieria

pubblicata da GlobalInfoAction SARDEGNA il giorno lunedì 9 luglio 2012 
 


Cosa sono i fumi di acciaieria
Sono le polveri metalliche altamente inquinanti e velenose che vengono raccolte filtrando i fumi dei forni elettrici che producono acciaio dai rottami ferrosi. L’acciaio viene ormai prodotto fondendo rottami ferrosi importati dai paesi dell’Est europeo o dagli stati dell’ex Unione Sovietica. Finiscono nel forno rottami d’ogni tipo che contengano ferro (tubature industriali, container, serbatoi di raffinerie e industrie obsolete, centrali nucleari dismesse, impianti petrolchimici,etc.).

Ma quante sostanze velenose ed altamente inquinanti vengono fuse o vaporizzate assieme ai rottami?
Cosa contengono i fumi di acciaieria e cosa determinano I fumi di acciaieria sono un distillato di sostanze chimiche e metalli pesanti ( Zinco, Piombo, Cadmio Mercurio, Nichel, Vanadio, Arsenico, Berillio, Rame e Cobalto) alcuni dei quali capaci di indurre lo sviluppo di tumori. Ad esempio il Cadmio e i suoi composti, per i quali, nell’ area del Sulcis, si registra il record Europeo di rilascio nelle acque, è conosciuto come causa di tumori polmonari, prostatici e vescicali. Possono inoltre causare neuropatie degenerative e anche malattie cardio-vascolari e polmonari che trovano importanti cause inducenti nelle emissioni inquinanti atmosferiche.

Cosa possono contenere o cosa possono aver contenuto
  Da un rapporto del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (NOE) il 6 ottobre 1999 si rileva: “Le considerevoli quantità di materiali radioattivi accumulate nelle strutture industriali tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 ed il concomitante dissesto delle organizzazione governative dei Paesi dell’est europeo, nonché i rilevanti incidenti nucleari verificatesi all’estero, sono fattori che hanno favorito la nascita e lo sviluppo di traffici illeciti di materiale contaminato da sorgenti radioattive. In particolare l'importazione di ingenti quantitativi di rottami metallici e materiale ferroso che entrano nel nostro territorio, destinati per buona parte alle fonderie del nord, diventa oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni criminali nazionali ed internazionali, al pari dei traffici abusivi di armi e stupefacenti.”Anche i nostri servizi di sicurezza conoscono bene il problema. Nel numero 19 (gennaio-aprile 2001) della Rivista del Servizio di informazioni e sicurezza democratica SISDE “Per Aspera ad Veritatem - Rivista di intelligence e di cultura professionale” si afferma: “Sono stati accertati 173 casi di traffico illecito di materiale nucleare dal 1992 al 1998. Su due milioni e 260 mila tonnellate di rottami ferrosi che passano attraverso i valichi doganali, sono stati rispediti al mittente, in quanto risultate contaminate, 15.000 tonnellate. Sono stati accertati e denunciati 66 responsabili di laboratorio, accertati 113 reati penali ed eseguiti 17 sequestri, tra il 1997 e il 1999, per un valore pari a 2.200 milioni. (… )”.


 In Sardegna non esistono industrie che producano acciaio, però sono presenti industrie che smaltiscono fumi d’acciaierie per ricavarne zinco. Se ne può recuperare fino al 10/15 %, mentre le altre sostanze tossiche che rimangono dopo il trattamento vengono emesse e disperse , parte in atmosfera e parte accumulate nel suolo e nelle acque. Dal punto di vista quantitativo questa prospettiva è tutt’altro che rosea per l’ambiente sardo. Infatti il 75-80% delle scorie residue rappresentano un quantitativo di 250.000 tonnellate/annue di scorie residue che in dieci anni risultano 2.500.000 tonnellate. Quantità e volumi enormi, soprattutto se tali scorie venissero vetrificate per la messa in sicurezza, cosa che, comunque, ancora non viene fatta. Nel caso, dove andrebbero a finire queste quantità e volumi di scorie?
http://web.tiscalinet.it/wwfgallura/allegati/referendum_scorie_12_06_05/articolo_referendum_colore.pdf

LA CATTIVA COSCIENZA DEI SINDACATI!

http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/06/27/ancora-fumi-di-acciaieria-radioattivi-a-portoscuso/

PANE AVVELENATO: Sostanze chimiche, metalli pesanti e tumori - I sindacati difendono i fumi d'acciaieria

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 9 luglio 2012 alle ore 20.02 ·
 



«Preoccupati per la criminalizzazione dei fumi di acciaieria, che sono una materia prima, l'alimentazione di una parte dell'impianto, soggetti a controlli e monitorati»: la Rsu della Portovesme srl risponde all'interpellanza presentata da Paolo Dessì, consigliere regionale del Psd'Az.

Al centro dell'atto presentato dal consigliere all'attenzione del presidente della Regione e dell'assessore all'Ambiente ci sono proprio i fumi di acciaieria, tornati alla ribalta dopo l'arrivo del carico greco contaminato da cesio 137 e rispedito al mittente. Dessì ha chiesto alla Regione quali iniziative intenda prendere per tutelare la popolazione e i lavoratori, sottolineando che i fumi contengono sostanze chimiche e metalli pesanti, alcuni dei quali capaci di indurre lo sviluppo dei tumori.

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE «Il Consiglio regionale - dicono i delegati sindacali - ha discusso più volte dei fumi di acciaieria. Sul tema c'è stato anche un referendum. Gli enti preposti ai controlli hanno tutte le informazioni sui fumi di acciaieria che sono una materia prima: alla Portovesme srl esistono professionalità e tecnologie per trattarli. È giusto che ci siano i controlli, ma diciamo no alla criminalizzazione dei fumi».

I residui di lavorazione delle acciaierie arrivano a Portovesme in grossi sacchi che devono superare i controlli del portale radiometrico. Negli impianti della Portovesme srl vengono trattati e trasformati in ossido di zinco.

Da L'Uniuone Sarda del  9 luglio 2012

A Portovesme è allarme radioattività. La denuncia di Sni, aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas




 Cagliari, 28 giugno – “Non solo i rifiuti speciali vengono fatti passare per materie prime ma dobbiamo vivere sotto una spada di Damocle radioattiva e consumare il nostro territorio disseminandolo di discariche speciali”. E’ quanto afferma Sni con un comunicato stampa seguito alla diffusione della notizia sulle sacche contaminate dal Cesio 137 e trasportate in un cargo arrivato dalla Grecia carico di fumi di acciaieria. Intanto a Portovesme è allarme radiottività. “Si tratta di un ulteriore episodio molto grave,” – commentano in una nota stampa unitaria a Manca pro s’Indipendentzia, i Carlofortini Preoccupati e l’ Associazione Adiquas – “ricordiamo, infatti, che per l’utilizzo dei fumi di acciaieria, nel ciclo produttivo della Portovesme S.r.l., era stata disposta, per poterli accogliere, una specifica deroga alla legge regionale, a patto di un rispetto rigoroso della normativa sui rifiuti speciali”.

Tuttavia, “tramite la Portovesme srl – spiega la nota di Sni – continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose, con sospetto fondato anche di radioattività, costituite dai residui delle acciaierie del nord Italia e di mezza Europa”. Il pretesto? Estrarre da questi rifiuti piccole quantità di materiali utili. Un vero e proprio business dello smaltimento delle scorie tossiche, che lascia nel suolo sardo residui altamente nocivi alla salute e al territorio. aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas denunciano con forza l’inadeguatezza del regime dei controlli rispetto all’ingresso di tutti i rifiuti in Sardegna chiedendo “che nei porti siano presenti e funzionanti le migliori attrezzature ad alta tecnologia”: visto “il ripetersi dell’arrivo di materiali radioattivi chiediamo che vengano controllate le discariche che accolgono i rifiuti industriali, in particolare quella de S’Acqua e Sa Canna, quella di Genne Luas e della Carbosulcis e chiediamo anche che vengano controllati e analizzati il contenuto di tutti i camion che trasportano il materiale nelle discariche”.

 Per bloccare il disastro è necessario “fermare le discariche speciali” – rincara Bustianu Cumpostu coordinatore di Sardigna Natzione – il che “significa fermare il business politico-affaristico che sta consumando il nostro territorio. A cominciare da quella prospettata a Decimomannu, dobbiamo iniziare una lotta ferma e dura contro le discariche speciali […]. Le comunità locali devono rendere indisponibile il loro territorio allo smaltimento degli escrementi dei nuovi barones”.
S.P.


TESTO ORIGINALE

domenica 1 luglio 2012

Sardegna, dalla Grecia misterioso carico di scorie radioattive

Da dove viene? Ben 22 sacconi senza protezione contenenti Cesio 137, principale sottoprodotto della fissione nucleare dell'uranio, si trovavano su una motonave  ellenica, la Eilsum. Ma il paese non ha centrali nucleari, da dove provengono? Dovevano raggiungere gli stabilimenti di una multinazionale svizzera che nell'Isola tratta piombo e zinco

Francesca Puddu
La sede centrale in Svizzera della multinazionale 
 La sede centrale in Svizzera della multinazionale
 
 

PORTOSCUSO (Carbonia) - Un carico contaminato da scorie radioattive prodotte da centrali nucleari, è arrivato via mare sulla motonave Eilsum, battente bandiera ellenica. Destinazione: gli stabilimenti della Portovesme srl di proprietà della multinazionale svizzera Glencore, che nel sud ovest della Sardegna dovrebbe trattare unicamente residui industriali per la produzione di piombo e zinco.

L’allarme è scattato il 25 giugno all’ingresso del cargo in fabbrica, prima che i fumi di acciaieria contaminati finissero nel processo di lavorazione. Ancora da accertare l’origine delle scorie radioattive. È perlomeno strano, infatti, se non decisamente inquitante, che giungano da un paese come la Grecia che non possiede alcuna centrale nucleare, né l’ha mai possesuta. Da dove arrivano, dunque quelle scorie? Quale paese le ha prodotte e con quali autorizzazioni viaggiano per il mare Mediterraneo?

Fatto sta che il materiale pericoloso ha superato i controlli in Grecia ed è arrivato senza problemi in Sardegna. Prima dell’ingresso in fabbrica, nessuno si era accorto che  i 22 sacconi, in similpelle senza protezione, erano pieni di residui da trattare e che nascondevano un isotopo radioattivo, il Cesio 137, principale sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio. Nel cargo greco il metallo, principale fonte di sicura contaminazione dopo l’incidente alla centrale di Chernobyl nel 1986, è stato rilevato con una certa concentrazione di radioattività pari a 3.7 becquerel per grammo, come confermato dall’Istituto di Fisica dell’Università di Cagliari.

EMERGENZA CONTAMINAZIONE Sono le 8 quando il portale radiometrico, sistemato all’ingresso sud dello stabilimento sardo, segnala per la prima volta l’anomalia. Nel corso della giornata il dispositivo di controllo scatta altre due volte, alle 17 e alle 17,30. E così il cargo, nonostante nessuna irregolarità fosse stata segnalata dalle bolle di accompagnamento, viene monitorato prima con dispositivi automatici, poi controllato manualmente. Alla fine sono cinque i sacconi che risultano contaminati. Tutto il materiale viene confinato in un’apposita area di controllo. Le analisi dell’università di Cagliari confermano che si tratta di Cesio 137.

L’ULTIMO CASO RISALE A GENNAIO 2011 – Non è la prima volta che alla Portovesme srl arrivano carghi contaminati. A gennaio del 2011 tre autoarticolati in arrivo da Brescia sono stati fermati con 70 tonnellate di materiali contaminati. Un altro episodio viene registrato nel 2007. Il sospetto di molti è che gli scarti contaminati possano arrivare dall’Ucraina, dove nell’aprile del 1986 a Chernobyl si consumò il più grave incidente mai registrato a un impianto civile nucleare.

ALLARME DEGLI INDIPENDENTISTI Nel frattempo gli esponenti del movimento indipendentista Sardigna Natzione, che si erano battuti contro il nucleare nell’isola, parlano di «inganno delle scorie fatte passare per materie prime» e aggiungono: «Tramite la Portovesme srl continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose con sospetto fondato anche di  fumi radioattivi residui delle acciaierie del nord Italia e di mezza Europa». «Con la scusa di estrarre da essi piccole quantità di materiali utili – sostiene il coordinatore Bustianu Cumpostu – di fatto si smaltiscono in Sardegna rifiuti speciali pericolosi prodotti da altri».

TESTO ORIGINALE

Il colonialismo industriale italiano uccide! Liberiamocene




Alla cortese attenzione degli organi di stampa,

Oggetto: Materiale radioattivo a Portovesme

 
E’ inconcepibile che ancora una volta un carico di materiale tanto
pericoloso abbia viaggiato indisturbato dalla Grecia fino a Portovesme.
Già nel 2007 e nel 2011 carichi radioattivi erano diretti verso
Portovesme provenienti dalla Alfa Acciai di Brescia,  è evidente che i
controlli sulla filiera dei rifiuti speciali è del tutto inadeguato, in
particolare, per quelli più pericolosi come i radioattivi. Si tratta di
un ulteriore episodio molto grave,  e ricordiamo che per l’utilizzo dei
fumi di acciaieria, nel ciclo produttivo della Portovesme S.r.l., era
stata disposta, per poterli accogliere, una specifica deroga alla legge
regionale, a patto di un rispetto rigoroso della normativa sui rifiuti
speciali. Denunciamo l’inadeguatezza del regime dei controlli rispetto
all’ingresso di tutti i rifiuti in Sardegna e chiediamo che nei porti
siano presenti e funzionanti le migliori attrezzature ad alta tecnologia
ad oggi disponibili e che i rifiuti in arrivo vengano controllati con
rigide ispezioni ambientali prima che vengano scaricati. I controlli
sulla radioattività alla Portovesme Srl sono in regime di autocontrollo,
il portale radiometrico è controllato dalla stessa azienda, in pratica la
Portovesme S.R.L. è il controllore di stessa. Invochiamo il passaggio del portale
radiometrico a enti pubblici, quali Asl, Arpas, Provincia e Comuni.
Non è accettabile che materiali pericolosi possano essere scaricati
dalle navi e possano raggiungere la loro destinazione finale, in questo
caso la Portovesme s.r.l., senza che venga rilevata la presenza del
cesio 137. Da sottolineare che dal porto  dove sono scaricate le scorie
partono i traghetti per i residenti che in questi mesi sono pieni di turisti
diretti per Carloforte .
Ci chiediamo anche quanto materiale abbia raggiunto la Sardegna. E’ inaccettabile che un materiale così pericoloso per la salute non prenda immediatamente la via del mare per essere
rispedito al porto di provenienza anziché finire in quarantena sul
nostro territorio.Dato il ripetersi dell’arrivo di materiali radioattivi chiediamo che vengano controllate le discariche che accolgono i rifiuti industriali, in particolare quella de S’Acqua e Sa Canna, quella di Genne Luas e della Carbosulcis e chiediamo anche che vengano controllati  e analizzati il contenuto di tutti i camion  che trasportano il materiale nelle discariche.


Associazione Adiquas
A Manca pro s’Indipendentzia
Carlofortini Preoccupati!


TESTO ORIGINALE