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venerdì 15 giugno 2012

La storia di Quirra è così grave che non può passare sotto silenzio

A proposito di Quirra

Scritto da ilaria orrù   
Venerdì 08 Giugno 2012 00:00

quirra
quirra
Quella di Quirra è una storia di cui non si è ancora parlato abbastanza. Ci sono tutti gli ingredienti per un film hollywoodiano. Insolita insorgenza di tumori e leucemie, cadaveri riesumati su cui sono state rinvenute tracce di torio, bambini e animali malformati, zone dove non cresce più l'erba, smaltimento di materiali altamente pericolosi, fra cui il napalm. Ma soprattutto, ciò che è successo a Quirra nel corso di cinquant'anni (le esercitazioni sono andate avanti dal 1958 fino al 2008) è stato definito una”menzogna di Stato” dal procuratore della repubblica Domenico Fiordalisi. Insomma, chi sapeva ha taciuto o – peggio – ha coperto ciò che stava accadendo.  Ce n'è abbastanza per un film, si diceva. Ma questa è l'Ogliastra, e qui le luci dei riflettori non arrivano facilmente. Dopo la deposizione del procuratore Domenico Fiordalisi, definita scioccante dalla stessa commissione parlamentare, qualcosa ha cominciato a muoversi. Si è parlato di una possibile chiusura del poligono, poi di una sua riconversione in polo di ricerca che lo manterrà comunque operativo nell'ambito della Difesa e della sperimentazione di nuove armi.
Come se ciò non bastasse, è utile ricordare che in Sardegna si trova l'80% delle aree militari presenti in tutto il suolo italiano. Una percentuale schiacciante, che consegna all'isola il poco invidiabile primato di regione a più alta presenza di servitù militari di tutta la nazione. La storia di Quirra è così grave che non può passare sotto silenzio, non può concludersi senza dei colpevoli e scivolare via come se nulla fosse. Lascia un territorio violentato, contaminato nella sua acqua, nella sua terra, nella sua gente. La Sardegna ha bisogno di emanciparsi dalle servitù e di aprire un dibattito serio affinché questo possa accadere. Ma nonostante quello che è successo a Quirra, c'è chi ancora sarebbe disposto a barattare la propria terra per una manciata di posti di lavoro. O per una promessa di progresso che viene puntualmente disillusa.

sabato 2 giugno 2012

Poligoni in Sardegna sotto accusa.Raccolta delle testimonianze degli ex militari


pubblicata da GlobalInfoAction SARDEGNA il giorno mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 10.28 ·


Abbiamo voluto raccogliere in questa nota le testimonianze di chi per la prima volta, rompendo il muro del silenzio, rivela ciò che avviene in terra Sarda all'interno dei Poligoni .Piccoli tasselli, fondamentali per ricostruire il quadro. Decenni di esplosioni e bombardamenti in terra e mare hanno prodotto un risultato ormai sotto gli occhi di tutti, troppe vittime civili e militari e vaste aree della Sardegna contaminate,alcune irrimediabilmente perse PER SEMPRE.
La terra di Sardegna continua ancora oggi ad essere sacrificata in nome di una "Difesa Natzionale".




L'ex aviere: a Capo Frasca senza protezioni «Mi sono ammalato nella base»

Ignazio Porcedda ha chiesto i danni in base alla legge che parifica i poligoni sardi come Capo Frasca, Quirra e Teulada alle zone di guerra dove la Nato ha ammesso di aver usato armi all'uranio impoverito. Diagnosi: leucemia linfatica cronica. Certe volte il referto dei medici lascia senza parole. E il pensiero corre a cercare di capire come ci si possa essere ammalati. Ignazio Porcedda, 56 anni, cagliaritano, non ne ha le prove, ma è convinto che sia tutta colpa del periodo di leva trascorso a Capo Frasca, nel 1975 e 1976. «È vero, è trascorso tanto tempo, ma io stavo male da parecchio e soltanto quattro anni fa, dopo una lunga malattia di mia moglie, mi sono deciso a un check up, ad accurati controlli medici». Poligono sotto accusa: perché? «Perché noi giovani avieri eravamo utilizzati senza alcuna protezione per i compiti più pericolosi». Per esempio? «Io avevo la qualifica di autista e ogni giorno venivo impiegato al termine delle esercitazioni per la bonifica del poligono». In che modo? «Gli aerei degli americani, dei tedeschi, dei francesi, dei canadesi, di tutte le forze Nato, partivano da Decimomannu e prendevano di mira i bersagli sistemati a Capo Frasca. Sparavano con le armi usate poi nel resto del mondo». Il suo compito? «I tiri a fuoco cominciavano alle otto del mattino e finivano alle cinque del pomeriggio. C'era un'area grande come un campo da calcio, con la sabbia, dove erano sistemati i bersagli. A fine giornata, per due ore, con un camion dotato di elettrocalamita, dovevamo raccogliere proiettili e i bossoli, esplosi oppure ancora attivi». Mezzi di sicurezza? «Nessuno. D'estate faceva caldo, non c'era alcun controllo, lavoravo sul camion a torso nudo». Lei è convinto di essersi ammalato a Capo Frasca? «Sì. Sono uno dei tanti che ha chiesto il risarcimento dei danni in base al nuovo decreto legge che parifica poligoni di tiro sardi ai teatri di guerra del Kosovo, dell'Iraq, della Somalia e dell'Afghanistan, dove la Nato ha ammesso di aver usato armi all'uranio impoverito». A che punto è la pratica? «La sta seguendo il patronato Inca della Cgil. Ho già sostenuto le visite mediche presso una struttura militare. Siamo in tanti. Molti arrivano dalla zona di Quirra, altri da Teulada». Il decreto impone limiti di residenza (entro un chilometro e mezzo dalle basi militari) contestati dai civili che abitano a Villaputzu, Teulada e Arbus. «Per me il caso è diverso visto che ho prestato servizio militare nel poligono. Comunque mi sono deciso a rilasciare questa testimonianza anche per dare forza e sostegno ai tanti malati che non hanno ancora trovato il coraggio per intentare la causa di risarcimento alla Difesa. Nel caso si dovesse arrivare a mandare avanti un'azione risarcitoria collettiva, è giusto coinvolgere il maggior numero possibile di persone che possono aver contratto linfomi e leucemie a causa delle guerre simulate ospitate da cinquant'anni in Sardegna». A dare sostegno morale a Ignazio Porcedda c'è Bettina Pitzurra, attivista dell'Irs e componente del Comitato per la Salvaguardia ambientale del Sarrabus. «Da quando la Procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta sull'alta incidenza dei tumori nella zona attorno al poligono di Quirra e Perdasdefogu, tante persone finalmente hanno trovato il coraggio di denunciare pubblicamente la loro malattia. Tanti casi, prima sconosciuti, stanno venendo alla luce. E lo stesso è giusto che accada per Teulada e Capo Frasca: per tanti anni la Sardegna è stata teatro di test bellici dove neppure i militari italiani sapevano veramente quel che stava accadendo. E purtroppo temiamo che i dati delle Asl sui casi di tumore nella zona attorno al poligono di Quirra (10 pastori malati su 18) siano al ribasso. È ora che il popolo sardo si mobiliti chiedendo la chiusura delle basi causa di tante morti e la bonifica. Anche del mare». PAOLO CARTA
http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=491&s=159400&v=2&c=1489&t=1&aclang=it-it%2Cit%3Bq%3D0.8%2Cen-us%3Bq%3D0.5%2Cen%3Bq%3D0.

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«Quirra, veleni nell'acqua»Il superteste: 800 quintali di esplosivi al giorno
  "non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca"

«Così per anni e anni abbiamo fatto esplodere 800 chili di esplosivo al giorno nel poligono di Perdasdefogu, dopo aver scavato buche larghe trenta metri e profonde anche venti. Brillamenti capaci di sprigionare nubi nere e bianche, che raggiungevano Quirra o Escalaplano a seconda del vento. In quelle buche poi si raccoglieva l'acqua delle piogge, si abbeverava il bestiame, e poi i veleni filtravano nelle falde sotterranee». IL TESTE C'è un nuovo supertestimone nel procedimento giudiziario aperto dalla procura di Lanusei sull'eventuale rapporto tra attività del poligono militare del Salto di Quirra e l'insorgenza di malformazioni e tumori nella zona. È un ex soldato che nei giorni scorsi ha contattato il nostro giornale, L'Unione Sarda , per fornire fotografie inedite, per avere un contatto con gli inquirenti. «Voglio raccontare le cose come stanno, la magistratura deve sapere la verità e accertare quel che è avvenuto non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca. Nel poligono della costa di Arbus abbiamo contato diciotto morti di tumore, il nostro sospetto è che anche in quel caso le acque inquinate possano avere creato gravissimi problemi di salute a persone e animali». IL RISERBO Il nome resta top secret, per evidenti ragioni di riserbo investigativo, ma l'ex militare è già stato interrogato dagli uomini della Squadra mobile di Nuoro diretti da Fabrizio Mustaro e le sue parole sono già al vaglio del procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. I RICORDI «Per dieci anni - prosegue l'ex sottufficiale - ho lavorato proprio al brillamento delle armi da smaltire in arrivo da tutta Italia. Speciali convogli ferroviari trasportavano gli armamenti sino al porto di Genova, poi il viaggio in una nave speciale sino a Porto Torres, quindi sino al deposito di Serrenti. Le campagne di brillamenti a Perdasdefogu duravano venti giorni al mese per intere stagioni. C'era tutta una procedura per realizzare le buche, per far esplodere le munizioni. No, non sono un artificiere, non sono in grado di dire quali tipi di munizioni o bombe venivano distrutte a Perdasdefogu. Di sicuro dovevamo rifugiarci dentro i camion dopo il botto per evitare di respirare le polveri nere o bianche o grigie che oscuravano il sole. Un mio collega si è ammalato ed è morto di tumore. In quei terreni poi pioveva, si creavano pozze dove si abbeveravano gli animali. Tutto ciò avveniva a Perdasdefogu e anche a Capo Frasca, dove ho lavorato ugualmente per tanti anni. e dove ho assistito alla malattie di tanti amici, tanti colleghi, tanti lavoratori». L'INCHIESTA Secondo la Procura, queste attività erano tra le più pericolose per l'ambiente e potrebbero aver avvelenato suoli e falde acquifere del Salto di Quirra. Un piccolo impianto di potabilizzazione avrebbe poi mandato l'acqua contaminata sino ai rubinetti delle case di Quirra, soprattutto di una parte della frazione, quella dove si è registrato il più alto numero di tumori.
Paolo Carta
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=166801&v=2&c=1489&t=1

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ARBUS. Angelo Piras , ex aviere, racconta: BONIFICHE SENZA PROTEZIONI DOPO GLI SPARI DEI CACCIA USA PRONTI PER L'IRAQ

«Mi sento un sopravvissuto. Quel che accade nei poligoni sardi è fuori da ogni logica. Bisogna che venga infranto questo muro di omertà: basta con le morti di tanti giovani sani che lavorano o abitano attorno alle basi militari».

dall'inviato Paolo Carta
 SCANO MONTIFERRO «Piacere, ex aviere Piras Angelo, classe 1979, di Scano Montiferro. Sopravvissuto».
In che senso?
«Ho svolto il servizio militare nel poligono di Capo Frasca nel 1997, due miei compagni d'armi sono morti giovanissimi, per colpa di due tumori rarissimi. Sarebbe potuto succedere anche a me, ringrazio la fortuna e il cielo se io adesso posso raccontarlo. Lo faccio per i miei amici che non ci sono più».

Perché lei dà la colpa al poligono?
 «Innanzitutto non c'è nessun'altra spiegazione possibile per le malattie dei miei due ex commilitoni. Gianni Faedda di Campanedda (Sassari) e Maurizio Serra di Castelsardo avevano la mia età, hanno avuto un tumore alle parti genitali e al cervello. La malattia se li è portati via a vent'anni, subito dopo la leva. Erano giovani e forti e sono morti».

Sì, ma che colpa ha il poligono?
 «Allora, bisogna che racconti ciò che succedeva lì dentro».

Sì.
 «Gli aerei che decollavano dall'aeroporto di Decimomannu venivano a Capo Frasca a bombardare. Noi preparavamo i bersagli, seguivamo le traiettorie via radar e con i teodoliti, bonificavamo il territorio. Senza alcuna protezione».

Bombe finte, piene di cemento, secondo l'Aeronautica.
 «Il fumo usciva ugualmente. E poi di notte erano trattate con il fosforo rosso»

Sostanza innocua.
 «Facilmente infiammabile. C'erano piccole combustioni, anche quelle sono cancerogene, o no?».

Sì.
 «E poi mica si tiravano solo quelle bombe».

Cos'altro ancora?
«Gli aerei italiani, francesi, inglesi, tedeschi e statunitensi, cioè i cacciabombardieri, passavano a volo radente e mitragliavano i bersagli in alluminio, realizzati dall'Alcoa di Portovesme. Li trapassavano da parte a parte. E noi dovevamo poi ripulire il terreno dai proiettili».

A mani nude?
« Sempre. Eravamo soldati di leva, manodopera a costo zero. Ce n'erano tantissimi, come stradelle di ghiaia. Molti erano inesplosi, lunghi due palmi, li aprivamo e all'interno c'erano sostanze strane».

Operazioni pericolose.
«Nessuno ci controllava, nessuno sapeva niente. Neanche i nostri superiori. E anche alcuni marescialli si sono ammalati a Capo Frasca. Anche loro vittime».

Accuse deboli.
«Guardi, secondo me, all'insaputa dei vertici militari, in Sardegna le forze Nato hanno sperimentato i proiettili utilizzati poi nella guerra del Golfo».

Uranio impoverito?
«Io faccio l'imprenditore, dirigo l'azienda zootecnica di famiglia, non posso dirlo con certezza. Però...»

Però?
«Ho visto con i miei occhi esercitarsi e sparare gli stessi aerei americani, dipinti di giallo per mimetizzarsi nel deserto, che poi hanno partecipato alla Guerra in Iraq. Le armi le hanno testate in Sardegna, di questo ne sono sicuro, ne sono testimone».

Perché raccontare tutto ciò a distanza di anni?
«Ho letto le notizie da Quirra, i tumori, le leucemie, gli agnelli malformati. Io faccio l'allevatore, a Scano Montiferro, il mio paese, c'è stato un vitello nato con due teste in 50 anni. Ancora se ne parla. Non è una cosa normale. E poi...».

E poi?
«Ricordo i miei amici morti, ho presente la battaglia che stanno conducendo le loro famiglie per ottenere giustizia. Rompere questo muro di omertà è importante. Per arrivare alla verità, per evitare che tanti altri giovani, allevatori e soprattutto militari come Gianni e Maurizio, debbano morire per colpa delle esercitazioni di guerra».
Se avrà un figlio?
«Spero che quando verrà al mondo i poligoni saranno chiusi e bonificati da un pezzo».
http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110130&Categ=0&Voce=1&IdArticolo=2546484

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L'ex soldato Giovanni Madeddu: «Linfoma dopo Capo Frasca» 
anche tanti miei colleghi si sono ammalati

GUSPINI. Dal 1968 al 1987 Giovanni Madeddu ha lavorato nel poligono di Capo Frasca. Grado maresciallo. Incarico: armiere nelle guerre simulate ospitate nella base militare lungo la costa tra Arbus e l'Oristanese. Da qualche anno sta combattendo una battaglia personale ben più dura: contro un linfoma diffuso a grandi cellule. È un tumore al sistema emolinfatico e il pensiero inevitabilmente va ai tanti colleghi colpiti da malattie analoghe dopo aver prestato servizio nelle missioni all'Estero dove la Nato ha utilizzato armamenti all'uranio impoverito, ai tanti soldati e ai pastori che si sono ammalati nella zona del Salto di Quirra. I MALATI «Non ho nessuna certezza - dichiara dalla sua casa di Guspini Giovanni Madeddu, oggi 75enne, - posso soltanto dire che quello delle malattie è un argomento discusso molto spesso anche nel poligono di Capo Frasca. Un mio collega quattro anni fa è morto per un tumore al fegato, un altro non ce l'ha fatta dopo un tumore al pancreas, un superiore che lavorava con me ha avuto una rara forma neoplastica al cervelletto». L'INCHIESTA La Procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta che sta facendo luce su quanto è accaduto nel poligono di Perdasdefogu. Il procuratore Domenico Fiordalisi sta cercando di capire se esiste un nesso tra le attività svolte all'interno della base, l'inquinamento ambientale causato dalle guerre simulate e l'insorgenza di determinate patologie. IL TESTIMONE Un supertestimone ha raccontato nel dettaglio lo svolgimento dei brillamenti di ordigni provenienti da tutta Italia, avvenuti dagli anni 70 a oggi e sospettati di aver avvelenato pascoli e acque a Quirra. L'ex militare ha prestato servizio anche a Capo Frasca e ha raccontato agli inquirenti che 14 suoi commilitoni sono morti di tumori tra Arbus e l'Oristanese. NESSUNA BONIFICA «Un fatto è certo - interviene Madeddu - anche a Capo Frasca non è mai stata effettuata una vera bonifica del territorio, sono stati lasciati per venti-trent'anni i residui delle esercitazioni delle Forze armate di tutto il mondo. Ricordo soprattutto una radura, dove si accumulavano i proiettili. Quando pioveva si creavano dei pantani e l'acqua poi filtrava nel terreno. La stessa acqua che poi - attraverso un sistema di pozzi artesiani - veniva utilizzata per ogni uso nel poligono o nei vicini poderi. E in diversi casi l'Asl ha rilevato anomalie e impedito che venisse utilizzata per scopi alimentari». GLI USA Madeddu non se la sente di accusare esplicitamente il poligono di Capo Frasca per la sua malattia che lo ha costretto a interventi chirurgici, a cicli di chemioterapia, a controlli semestrali. «Ricordo però che in determinati periodi Capo Frasca funzionava a pieno regime, venivano a esercitarsi le forze Usa reduci dal Vietnam, si lavorava anche per tutta la notte con turni davvero massacranti. Non so se sia mai stato usato uranio impoverito ma sicuramente a Capo Frasca hanno sparato gli aerei Usa A 10 che possono montare quel tipo di armamento. Il dubbio c'è». Da anni le amministrazioni comunali della zona e adesso anche la nuova Provincia del Medio Campidano chiedono controlli ambientali e sanitari in grado di fare chiarezza. Sinora tutto è rimasto lettera morta.
 Paolo Carta
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=167575&v=2&c=1489&t=1

mercoledì 23 maggio 2012

QUIRRA, DISCARICA DI STATO DELLE ARMI E FABBRICA DI TUMORI


La premessa è d’obbligo: «Affronterò la questione in un quadro generale, visto che il mio ruolo di pm non mi consente di addentrarmi in aspetti specifici» dell’inchiesta sul Poligono di Quirra.
Ma non può fare a meno di descrivere quanto accaduto nell’area interdetta come «un’attività di smaltimento di Stato». Domenico Fiordalisi, il procuratore di Lanusei - da alcuni visto come «il giudice a Berlino» che squarcia il velo delle omertà, dai detrattori come magistrato sensibile alla ribalta - parla per la prima volta dall’inizio dell’inchiesta che ha fatto discutere.

E rischia di costringere lo Stato a rivedere il rapporto di forza tra la Sardegna e la sgradita presenza militare. A partire proprio da Quirra. Divenuto “Un caso emblematico”, il titolo scelto dal Gruppo di Impegno politico e sociale per il convegno sul rapporto tra ambiente, salute e giustizia, discusso ieri nell’aula magna dell’Università di Sassari, così affollata da sembrare un palazzetto dello sport. Ospite di punta, Fiordalisi ha ripercorso anni di legislazione «inadeguata» per tutelare la salute in relazione al diritto ad un ambiente salubre. Seguito poi da Vincenzo Migaleddu, il presidente dei Medici per l’Ambiente, e Riccardo Cerri, docente di Chimica farmaceutica, con l’introduzione di Piero Mannironi, giornalista de La Nuova Sardegna, che ha fatto da moderatore.

A una platea di cittadini, curiosi, operatori della Giustizia, ma soprattutto giovani studenti - alcuni dei quali prendevano appunti -, Fiordalisi ha fornito strumenti tecnici per comprendere come solo di recente, e grazie alla giurisprudenza delle allora preture, cioè dei giudici di provincia e di frontiera, la Legge si sia adeguata al sentire comune: la necessità, avvertita solo a metà anni Ottanta, di perseguire traffici di rifiuti, inquinamento di ogni tipo, avvelenamento delle falde. Per garantire un diritto che in realtà è tutelato dalla Costituzione. Ma non è riuscito a trattenere una valutazione, il magistrato calabrese, forse frutto dell’anno e mezzo di indagini sugli esperimenti bellici di Quirra, dal 20 giugno in un’aula di Tribunale.

Affrontando il tema delle carenze normative sull’inquinamento dell’aria, ha detto: «Adesso parliamo di nanoparticelle come possibile pericolo nel Salto di Quirra, dopo che venivano distrutte - poi si vedrà nel contradditorio - e smaltite tutte le bombe e le munizioni obsolete dell’Aeronautica militare.

Fatto non da poco. Se non avessi fatto intercettazioni o un’inchiesta, una vicenda così grossa, durata tra l’84 e il 2008, un’attività di smaltimento di Stato, fatto noto in alcuni ambienti istituzionali, forse non sarebbe emersa». Un fatto che nemmeno i primi giornalisti che avevano scoperto l’altissima incidenza di linfomi ad Escalaplano, ai primi del 2000, aveva immaginato. Mannironi ha ricordato come tutto sia nato proprio lì, da quel sindaco solo e inascoltato, Antonio Pili, medico e primo cittadino di Villaputzu, che per primo aveva denunciato pubblicamente «il 2 ottobre 2001, il caso dei linfomi di Quirra, poi attribuiti dalle istituzioni all’arsenico».

Una versione oggi smentita, che Mannironi non ha esitato a definire «una forma di depistaggio», per i silenzi e le omissioni di chi doveva invece garantire la salute dei cittadini. Di silenzi non ne può più Rita Tilocca di Porto Torres, moglie di Natalino Delrio, operaio del Petrolchimico morto dopo quattro tumori. Così ieri ha ricordato: «I colleghi di mio marito non possono parlare perché perderebbero il posto. Ma io sì: voglio giustizia. Mio marito portava a casa pane imbottito di cancro. A noi dava il pane, lui si è tenuto il cancro».

Da La Nuova  Sardegna del 23 maggio 2012

Quirra, il senatore Scanu sfida il generale

"Fa i conti: così prende i sardi per fame"

Quirra, il senatore Scanu sfida il generale "Fa i conti: così prende i sardi per fame"
Il generale fa i conti al senatore, ma non parla dei veleni di Quirra. Botta e risposta sui soldi che voleranno via col Poligono.

«L'arma della fame in una regione affamata», è questa la definzione usata dal senatore del Pd, Gian Piero Scanu, per leggere le dichiarazioni dell'ufficiale. Maurizio Lodovisi davanti alla commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito presenta il conto: il generale fa la stima del giro d'affari che la Sardegna potrebbe perdere se si decidesse di chiudere l'area militare: 150 milioni di euro.

QUIRRA: SCONTRO TRA IL SENATORE GIAN PIERO SCANU E IL GENERALE MAURIZIO LODOVISI

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 17 maggio 2012 alle ore 22.43 ·



L'ufficiale indispettisce la commissione.
Maurizio Lodovisi, generale dell'Aeronautica e responsabile del capitolo bonifica al Poligono di Perdasdefogu, ai senatori ha raccontato di strade e acquedotti costruiti grazie ai militari, di aiuti ai civili arrivati da terra e da mare e dei soldi che volerebbero via dall'Isola se il Poligono chiudesse.

BOTTA E RISPOSTA La risposta del senatore Pd, Gian Piero Scanu, unico sardo a far parte della commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, arriva un istante dopo. «Di certo non è per brandire l'arma della fame in una Regione che è già abbastanza affamata, che il generale ha voluto farci sapere quello che i sardi perderebbero se loro andassero via. Ma possibile che non abbia avuto una parola per ammettere che a Quirra ci siano state delle vergogne? Possibile che non ci sia stata una parola per ammettere che lo Stato debba chiedere scusa?».

IL RAPPORTO No, nella relazione dell'ufficiale non c'è nemmeno un parola sui veleni denunciati sette giorni prima dal procuratore capo della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Maurizio Lodovisi, prima ha spiegato cosa si fa nell'area militare, sottolineando che «tutte le attività sono note al Ministero», una chiara replica alla «bugia di Stato», di cui aveva parlato il pm. Il generale ha proseguito con una dissertazione sull'ottimo rapporto che lega i militari al territorio con «16 interventi di elitrasporto, 1.800 soccorsi a terra e a mare e 67 operazioni a sostegno dell'antincendio». Per concludere con le ripercussioni che la chiusura del Poligono avrebbe sull'economia dell'Isola. «La stima di massima è di 150 milioni di euro».

Pochi riferimenti alla bonifica per la quale assicura «è impossibile azzardare ipotesi sugli oneri per la messa in sicurezza. La caratterizzazione darà tempi e costi». Nessun preventivo, dunque, sul denaro che servirà a strappare via dalle terre di Escalaplano, Perdasdefogu e Quirra, il cadmio, il torio, l'amianto e tutti gli altri veleni disseminati, secondo la Procura di Lanusei, dalle guerre simulate, dai brillamenti e dalle esercitazioni militari.

LA CHIUSURA Il colloquio con l'ufficiale sembra non aver convinto neppure il presidente della commissione, Giorgio Costa, che con mille cortesie ha reso tutto più semplice, mettendo a fuoco il punto chiave della questione. «Servono ancora dei poligoni così grandi o bastano anche delle aree più piccine?». Lo spettro della chiusura del Poligono, insomma, non abbandona i lavori della commissione che ieri si è riunita ancora una volta. I senatori hanno discusso degli ultimi dati acquisiti e il presidente ha conferito ufficialmente l'incarico a Gian Piero Scanu di redigere una relazione intermedia che verrà esaminata durante gli incontri previsti per martedì e mercoledì prossimo.

IL FUTURO Già chiari gli aspetti sui quali si baserà la tesi del senatore del Pd. «Si partirà dall'interruzione di qualsiasi attività che possa recare un danno alle persone o all'ambiente. Verranno attivate immediatamente le procedure per una bonifica effettiva, radicale e completa e, solo quando l'area sarà del tutto sterilizzata e il territorio sarà tornato alla normalità, inizierà la riconversione del Poligono». Insomma, un piano che potrebbe cambiare il volto di quel quadrato da dodici mila ettari che per lunghissimi anni ha ospitato pastori e greggi. Pecore e vacche pascolavano lungo le sorgenti infestate di sostanze tossiche, nei formaggi prodotti con il loro latte, i periti della Procura hanno trovato i veleni di Quirra. Il futuro, però, sembra promettere tutt'altro. «La riconversione dell'area porterà allo sviluppo di attività di ricerca scientifica, di approfondimenti tecnologici e della strumentazione della protezione civile». La relazione sembra a buon punto, martedì prossimo i senatori si riuniranno di nuovo per il verdetto finale. Sul tavolo le due verità, quella del pm e quella del generale. In mezzo c'è il destino di un Poligono avvelenato nel quale lavorano centinaia di persone.
Mariella Careddu

Da L'Unione Sarda del 17 maggio 2012

giovedì 17 maggio 2012

QUIRRA: Dopo la relazione del sen. Scanu (Pd) la Commissione parlamentare deciderà se chiudere o meno il poligono militare




Un’ora e mezza di audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, ma l’argomento scottante, quello delle bonifiche del poligono di Quirra, è stato appena sfiorato e a quanto sembra non ha convinto i presenti.

Si è conclusa intorno alle 22.30 di ieri, l’audizione del generale di squadra aerea, Maurizio Lodovisi, responsabile della logistica dell’Aeronautica militare e delle bonifiche nel poligono di Quirra, ma a quanto pare non è servita a fugare tutti i dubbi che i senatori avevano sull’intera vicenda. E ha lasciato scoperti molti interrogativi sulle attuali condizioni di inquinamento o meno del poligono.

I componenti della commissione, probabilmente, si aspettavano risposte più precise, e un cronoprogramma delle bonifiche da fare, invece, sembra che dall’alto ufficiale abbiano avuto risposte solo su quanto era stato già fatto. Per questo, sin da ieri notte, la commissione ha deciso di cambiare il programma dei lavori previsti intorno alla vicenda. La scorsa settimana si era lasciato intendere che nelle due sedute di oggi la commissione in seduta plenaria avrebbe preso una decisione. Dopo l’audizione di ieri, invece, è stato deciso di cambiare la scaletta, tenere comunque le due sedute previste per oggi, ma rinviare ogni decisione attorno alle sorti del poligono alla prossima settimana.

La commissione, infatti, ha deciso di affidare all’unico suo componente sardo, il senatore Pd, Giampiero Scanu, nonché responsabile nazionale del gruppo di lavoro sui poligoni, il delicato compito di redigere una relazione intermedia sul caso Quirra. Una relazione che Scanu presenterà tra sette giorni durante una seduta plenaria. Solo dopo questo atto, la commissione deciderà se chiudere o meno la base, se sospenderne temporaneamente le attività, oppure se prendere un’altra decisione. È tutto, dunque, rinviato di sette giorni.

Da La Nuova Sardegna del 16 maggio 2012




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sabato 12 maggio 2012

QUELLI DEL PD INSISTONO - GIAN PIERO SCANU (PD): ...a Quirra, esercitazioni "leggere" dopo la bonifica



Settimana decisiva in Senato per la sorte del poligono militare
Gian Piero Scanu (PD): esercitazioni “leggere” dopo la bonifica Quirra, il futuro del poligono è adesso. Lo decideranno Parlamento e Governo la settimana prossima. Perché un futuro ci sarà. Diverso da quello attuale, senza spari, brillamenti, test di armi. Probabilmente soltanto con esercitazioni di Protezione civile e sperimentazioni non dannose per natura e salute: mai più brillamenti di munizioni, test di oleodotti e di motori di razzi. La commissione d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito è rimasta impressionata dalle parole del Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, promotore e titolare di un'inchiesta penale unica al mondo. Per la prima volta un poligono è sospettato di aver causato disastri ambientali e favorito l'insorgenza di tumori e malformazioni. Il magistrato, due giorni fa, ha illustrato le conclusioni, contenute nella richiesta di rinvio a giudizio contro venti indagati: inquinamento di acque, suolo e aria sopra i limiti, persino di sostanze radioattive come il torio contenuto nei missili testati a Quirra, diffuso nell'ambiente e trovato anche nella catena alimentare. Martedì i senatori sentiranno dalla viva voce del generale dell'Aeronautica Maurizio Lodovisi a che punto sono le bonifiche avviate tra Perdasdefogu e Villaputzu e poi deciderà che fare.

IL SENATORE «La fase conoscitiva è finita - annuncia Gian Piero Scanu, senatore olbiese del Pd, unico esponente sardo nella commissione d'inchiesta - adesso bisogna prendere le decisioni». Lo scenario è vario. Anche perché centoventi senatori, su proposta proprio di Scanu, hanno sottoscritto soltanto pochi mesi fa una mozione rivoluzionaria. Si chiede l'impegno del Governo a limitare il peso delle servitù militari che grava sulla Sardegna, concretamente. Cioè chiudendo immediatamente Teulada e Capo Frasca, avviando le bonifiche, estendendole anche a Quirra, poligono destinato secondo Scanu a diventare un centro di eccellenza per esercitazioni pacifiche e altamente tecnologiche.

LA CHIUSURA La commissione parlamentare d'inchiesta, che ha i poteri della magistratura, avrà anche la possibilità di proporre soluzioni.
Probabilmente è più urgente, stando alle parole di Domenico Fiordalisi, sospendere le attività, bonificare e riconvertire innanzitutto Quirra. Per passare poi a Teulada e Capo Frasca.

«La nostra intenzione - prosegue Scanu - non è quella di chiudere i poligoni punto e basta. Bisogna restituirli alla Sardegna dopo il ripristino ambientale, che deve essere a carico del Governo». La rivisitazione del destino delle aree militari sardi è legata anche ad altri argomenti importanti su scala nazionale ed europea. Il Governo Monti è impegnato in una revisione della spesa pubblica che riguarderà anche la Difesa. E poi si parla da anni di un futuro esercito europeo, a vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino.

«Sono uno dei relatori della proposta di legge di riordino della Difesa- prosegue il parlamentare olbiese - e personalmente, lo dimostrano gli atti in Senato, mi sono sempre battuto per l'annullamento dei contratti d'acquisto dei nuovi aerei da bombardamento F 35 e per una rivisitazione della partecipazione dell'Italia alle missioni internazionale di pace. La gestione di un solo poligono comporterebbe risparmi per lo Stato rispetto al mantenimento delle attuali tre aree per le esercitazioni».

ALL'ESTERO Ma il Governo in futuro dovrà anche valutare se un ulteriore risparmio possa arrivare da esercitazioni all'Estero, come per esempio in Turchia o in Giordania. Gli anti-militaristi del Comitato “Gettiamo le basi” nutrono dubbi importanti. «Ci chiediamo - dice la portavoce Mariella Cao - se il generale Lodovici, a capo delle bonifiche, essendo un pilota, abbia le cognizioni scientifiche per un lavoro così importante. Su disposizione dell'allora sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu, sei anni fa il Centro Nazionale per le Ricerche (Cnr) effettuò un sopralluogo a Teulada, concluso con un'osservazione importante: bonificare quel poligono è lavoro costosissimo che dovrà durare almeno trent'anni. Pretendiamo lo stesso rigore».

Da L'Unione Sarda del 11 maggio 2012 


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venerdì 11 maggio 2012

POLIGONO DI QUIRRA, BUGIE DI STATO




Audizione-choc del Procuratore di Lanusei Fiordalisi al Senato: «Non test ma smaltimento illecito di rifiuti bellici dentro la base»
I veleni di Quirra potrebbero uccidere il Poligono. La chiusura della base militare non è da escludere. Ci stanno pensando i parlamentari, all'indomani dell'audizione choc del procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi.

IL VERTICE Ieri pomeriggio, si è svolto il vertice d'urgenza della commissione di senatori che dovrà decidere cosa fare e dovrà farlo in fretta. Non si esclude nessuna ipotesi. Il magistrato ha parlato di «bugia di Stato», perché tra i confini della base isolana si «svolgeva un'attività diversa da quella dichiarata. Uno smaltimento di rifiuti bellici illecito». Una menzogna lunga decenni, secondo il pm, che per due ore ha riferito del grave inquinamento ambientale provocato da cadmio, amianto, uranio impoverito, torio e altre sostanze cancerogene sprigionate dai brillamenti e dalle esercitazioni avvenute in quel pezzo di Sardegna.

RELAZIONE CHOC La prima bugia starebbe già nel video mostrato dal pm ai commissari. Un filmato dell'esercito che nell'etichetta porta la scritta test , ma che in realtà mostra i brillamenti di bombe portate a Quirra da tutti i poligoni d'Italia. «I test sono un'altra cosa», assicura. Deflagrazioni che liberano nell'aria colonne di fumo e detriti alte diverse centinaia di metri, che il vento ha soffiato via verso i pascoli di Escalaplano e Perdasdefogu, verso fiumi e sorgenti, verso le aziende agricole che producono il miele e il formaggio nei quali i periti della Procura hanno trovato tracce di metalli pesanti. La relazione choc ha scosso i parlamentari: la commissione che indaga sulle morti e sulle malattie che hanno colpito personale militare impiegato nei poligoni in Italia e all'estero, dovrà fare in fretta. Dopo l'audizione di martedì è arrivata la convocazione d'urgenza nell'ufficio di presidenza. Ieri alle due del pomeriggio l'ultimo incontro. Un'ora per fare il punto della situazione e stabilire le tappe dell'intervento.

IL GENERALE Martedì prossimo a riferire davanti ai parlamentari sarà il generale Maurizio Lodovisi, responsabile della bonifica. L'ufficiale dovrà chiarire la situazione e presentare una relazione dettagliata che indichi l'importo necessario per ripulire l'area, il cronoprogramma e quello che già è stato fatto. «È importante che la commissione abbia deciso questo cambio di passo in seguito all'audizione del procuratore. Ora si passa da un livello cognitivo a un livello attivo», spiega Gian Piero Scanu, senatore del Pd e unico sardo a far parte del gruppo di lavoro.

L'AGENDA Dopo l'incontro con il generale, sono già in agenda altri due appuntamenti cruciali. Mercoledì la commissione farà gli straordinari: la prima seduta è fissata alle due del pomeriggio, servirà a tirare le somme, la seconda alle otto e mezza di sera, sarà quella decisiva. Il momento per decretare la morte o la vita del Poligono di Quirra. Ai parlamentari resta una settimana per ripensare alle foto mostrate loro dal magistrato.

Il ritratto dell'agnello polifemo nato in un allevamento a una decina di chilometri dai confini della base. Le immagini di vacche impegnate a strappare i fili d'erba a ridosso della discarica di Is Pibiris. E poi, ci sono le relazioni degli esperti dell'Arpas, le perizie dei ricercatori che mostrano tracce di sostanze cancerogene e metalli pesanti ben oltre il perimetro del poligono. Il resto è l'inchiesta della Procura che venerdì scorso ha chiesto venti rinvii a giudizio per il disastro provocato dalle esercitazioni militari. Nel registro degli indagati sono finiti nomi eccellenti dell'esercito, luminari del mondo accademico, medici, ricercatori e amministratori, tutti colpevoli, secondo il pubblico ministero, del disastro che ha seminato la terra e infestato l'aria con le scorie mortali.

Da l'Unione Sarda del 10 maggio 2012

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QUIRRA, 20 giugno udienza Gup su rinvii a giudizio. In commissione Senato decisione su chiusura Poligono




Il Gup del Tribunale di Lanusei, Nicola Clivo, ha fissato per mercoledi' 20 giugno la prima udienza preliminare per decidere sulla richiesta di 20 rinvii a giudizio formulata dal procuratore Domenico Fiordalisi al termine dell'inchiesta per presunto disastro ambientale nel Poligono di Quirra.
Gia' fissate anche le date delle successive udienze: 27 giugno e 11 luglio.

Intanto la Commissione d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito, che ieri ha sentito lo stesso Fiordalisi, potrebbe decidere gia' la prossima settimana sulla chiusura del Poligono.

Da ANSA del 10 maggio 2012

LA VERGOGNA E L’ORRORE DI QUIRRA




Le attività militari al poligono di Quirra proseguite per decenni hanno di fatto inquinato tutto il territorio circostante.
 Durante l’audizione nella Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, andata avanti per ore, sono stati descritti i danni causati all’ambiente. E alle persone. Dati che hanno lasciato di stucco i membri della commissione.

“Numerosi testimoni hanno raccontato di aver visto le nubi causate dalle esplosioni dirigersi, trasportati dal vento, sopra le zone abitate, soprattutto Escalaplano, causando molti danni alla popolazione. Il caso più emblematico riguarda una ragazza sorda, cieca e che non può camminare nata 23 anni fa. Una settimana dopo la sua nascita un altro bambino è nato con malformazioni. Nei periodi precedenti alle nascite si udivano le esplosioni e si vedevano le colonne di fumo che arrivavano sopra la loro casa, particolarmente esposta ai venti”.

“I brillamenti che hanno interessato un’area di 75mila metri quadrati hanno determinato situazioni particolari. Dalle foto aeree che abbiamo scattato si vedono distintamente alcune aree di colore bianco. Quelli sono i luoghi dove avvenivano le esplosioni, tanto che non cresce più erba” ha detto durante uno dei passaggi dell’audizione il dott. Fiordalisi.
Ma a lasciare di stucco i presenti sono stati i dati che hanno riguardato le malformazioni di neonati venuti al mondo nelle zone militari e degli animali

“Inoltre, è stata trovata una vera e propria discarica di proporzioni enormi. Un ettaro di estensione profonda dai 3 ai 5 metri completamente piena di rifiuti militari: rocchetti di filo per i missili anticarro filo-guidati, amianto e molti altri agenti inquinanti, ma anche parti di metallo, parti elettroniche e centinaia di gomme di camion. Questa discarica si trova a Ispibiris, un’area di un’asta fluviale di primo ordine. Il fiume Flumendosa diventa quindi una fonte inquinata” dice ancora il procuratore
“Ad avviso della procura le prove di scoppio effettuate nella zona interferiscono e molto con l’ambiente a causa dei residui di particelle sprigionati dal calore e dagli scoppi. Le particelle nocive prodotte dalla vaporizzazione dei metalli pesanti di ogni tipo contenute nelle bombe, tornano in circolo nell’aria sottoposte al circolo dei venti. Per la procura questo dato è stato molto importante. Possiamo dire che tutto ciò che si trova qui intorno è ricco di particelle di metalli pesanti, che possono essere inalate, e vanno più in profondità nel corpo rispetto all’inquinamento di città. Ecco questo potrebbe spiegare l’incidenza sui linfomi e sulle malattie del sangue nella zona” ha spiegato il procuratore Fiordalisi.

Ma c’è anche del materiale radioattivo all’interno della base di San Lorenzo che deve essere rimosso al più presto. “Il Cisam (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari), aveva già dato disposizioni per la sua rimozione. Il materiale è lì da un decennio e non è stato ancora rimosso”. Ha detto Fiordalisi

Fra le altre cose, è notizia di questi giorni, fra Cagliari e l’Ogliastra sono stati riesumati i corpi di 15 pastori che erano morti a causa di leucemie e linfomi. Su dodici corpi sono stati ritrovati livelli di Torio 232 oltre che di antimonio, piombo e cadmio. Dati altissimi e secondo alcuni studiosi molto più alti della norma.
(A.G.)

Da Eilmensile del 10 maggio 2012

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Audizione del procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi.


Commissione parlamentare di inchiesta sull'esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all'uso dell'uranio impoverito



AUDIZIONE DEL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI LANUSEI, DOMENICO FIORDALISI


QUIRRA - IL PM FIORDALISI: La bonifica dovrà andare oltre i confini catastali dell'area militare




Dopo l'audizione di ieri del pm Fiordalisi. Un vertice d'urgenza sui veleni del poligono di Quirra. La commissione parlamentare è sotto choc. Alle dieci e mezza di ieri sera, il procuratore capo della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, conclude la sua relazione sugli effetti delle esercitazioni militari nel salto di Quirra: i politici capiscono che non c'è un attimo da perdere. Questo pomeriggio alle due, si riunirà l'ufficio di presidenza del Senato per adottare determinazioni urgenti.

L'INCONTRO A ROMA Un fiume di parole iniziato alle otto e mezza di sera. Due ore di audizione e un faldone con centinaia di pagine che raccontano come il torio, l'amianto e le altre sostanze tossiche sprigionate dalle esercitazioni militari, abbiano impestato la terra e l'aria di quel quadrato grande più di dodicimila ettari, ma non solo. La bonifica dovrà andare oltre i confini catastali dell'area militare, perché l'inquinamento è più grave di quanto si potesse immaginare.

I DATI DEL DISASTRO Il pubblico ministero, che solo qualche giorno fa, ha chiesto il rinvio a giudizio per venti persone accusate di aver provocato il disastro e di aver omesso di denunciare la faccenda alle autorità competenti, ha sviscerato ogni aspetto della vicenda. I contenuti del colloquio sono stati secretati. Nel rapporto del procuratore, si va per capitoli. Si ripercorrono cronologicamente le tappe del disastro. Si elencano responsabilità e negligenze. Si evidenzia la pericolosità del torio, un metallo pesante, la cui incidenza è stata spesso sottovalutata. Più difficile da rintracciare attraverso i test, più difficile da smaltire, rispetto al ben più conosciuto uranio impoverito.

LA COMMISSIONE Ad ascoltare ogni dettaglio, c'erano i componenti della commissione parlamentare che deve fare chiarezza sui casi di morte e su quelli di malattia che hanno colpito il personale militare impiegato nei poligoni in Italia e all'estero. Tra i parlamentari, l'unico senatore sardo è Gian Piero Scanu del Pd. La relazione di Domenico Fiordalisi ha choccato tutti. Tanto che, alle dieci e mezza di sera, quando il pm si è congedato dai politici, è arrivata la decisione di non lasciar passare nemmeno un giorno in più. Bisogna fare in fretta, trovare una soluzione al più presto e far iniziare la bonifica per evitare che altri danni possano essere provocati in quell'area circondata da pascoli verdi, aziende agricole e centri abitati.

Da L'Unione Sarda del 9 maggio 2012

martedì 8 maggio 2012

http://www.facebook.com/notes/sardegna-unita-e-indipendente/quirra-procuratore-fiordalisi-ecco-lorigine-della-sindrome-di-quirra-da-troppo-t/376520535731462




«La sindrome di Quirra oggi non è più un fatto misterioso, perché finalmente si conoscono le fonti del pericolo per la pubblica incolumità che sonno rimaste ricoperte da un alone di mistero per tanto tempo». Non sembra aver dubbi il procuratore Domenico Fiordalisi. In sedici mesi di indagini e accertamenti che, nei giorni scorsi,hanno portato alla richiesta di 20 rinvii a giudizio tra militari, amministratori locali, professori e ricercatori universitari, la Procura di Lanusei ha ricostruito

«un quadro di evidente contaminazione da attività militari e di sperimentazione» svolte per decenni all’interno del Poligono del Salto di Quirra. Il tutto senza che militari o civili impegnati nel poligono, come gli allevatori che utilizzavano i pascoli nell’area militare, siano stati adeguatamente informati o protetti verso gravi rischi sanitari che potevano correre in determinate aree. Come non ha dubbi nel ribadire che l’azione della magistratura «va nella direzione della tutela di quella che è la difficile situazione che i pastori e le persone che abitano nei centri urbani intorno a quest’area demaniale militare, hanno vissuto e vivono».

«La Costituzione», aggiunge collocando la sua azione in un ambito più generale, «pone in modo centrale la questione della tutela della persona e della sua salute, due diritti collegati uno all’altro. Anche i pastori, che hanno subito danni come persone offese prima e poi come protagonisti passivi del sequestro preventivo delle aree che utilizzavano, ritengo abbiano capito che la magistratura ha agito soprattutto nel loro interesse, per salvaguardare la loro dignità e la loro salute». Il pericolo per la salute, l’inquinamento da sostanze radioattive come il tono e quello chimico fisico da diversi metalli pesanti, sarebbe anche aggravato dalle conseguenze cito-tossiche dell’attività dei numerosi radar operanti nel Poligono.

RADIOATTIVITÀ PER DECENNI
«La fonte di questo pericolo», spiega ancora il magistrato, supportando le sue argomentazioni con le conclusioni dei consulenti scientifici, «è costituita da una o più sostanze radioattive che creano, specialmente per le emissioni di radiazioni alfa, una pericolosità cosi lunga nei tempo che sono necessari 30/35 anni per esprimere tutta la loro potenzialità nociva. Significa che negli anni 2000 stiamo subendo i possibili effetti negativi in termini di danni al Dna delle persone viventi e degli animali, per condotte poste in essere negli anni 1970/1980»

«La fonte del torio», precisa ulteriormente, «la cui presenza è stata riscontrata in passato e in anni recenti da enti pubblici tra i quali anche l’Arpas. è un missile utilizzato in tutta Europa. il Missile Milan, nelle versioni fabbricate prima del 1999, che conteneva questa sostanza nel sistema di guida. A questo si aggiungono le attività di brillamento di materiale bellico obsoleto, che sinora erano indicate essere solo delle operazioni di esercitazione di artificieri o test di esplosivi, e invece si sono rivelati essere una forma di smaltimento di rifiuti militar i pericolosi che ha generato l’inquinamento da tungsteno, cromo e altre sostanze estremamente pericolose».

RIESUMAZIONI NECESSARIE.
Tutti contaminanti che, sommati a quelli rilasciati da alcune discariche di materiali pericolosi utilizzati dai militari, la pioggia e il vento hanno contribuito a portare ben oltre le aree interne al Poligono interessando anche ci fiumi e pozze in cui si abbeveravano mandrie e greggi di vari ovili dove si sono verificati purtroppo tanti casi di pastori deceduti. «Nelle ossa di questi pastori», aggiunge Fiordalisi riferendosi alla misura che, insieme all’iniziale sequestro dell’intero Poligono, è stata tra le più contestate, «è stato trovato il torio, in misura più elevata di chi non frequenta va quelle aree. Sono stati accertamenti molto complessi che purtroppo hanno reso necessaria la riesumazione e l’analisi delle salme di numerosi pastori, riesumazione fortemente criticata, ma che ha prodotto risultati estremamente utili per l’accertamento della verità». L’indagine, che nella prima fase aveva anche ipotizzato il reato di omicidio colposo con dolo eventuale poi caduta anche per l’estrema difficoltà di dimostrare il nesso di causa ed effetto tra le azioni che hanno portato al disastro ambientale e la morte di pastori e militari, è arrivata «ipotesi di reato concrete, chiare e verificate» che possono essere soggetto di una valutazione da parte del giudice per che, per esempio non coperte da prescrizione». »Quello che è fondamentale comprendere », prosegue Fiordalisi, «è che l’accertamento che il codice consente alla giustizia, per le conoscenze scientifiche che oggi si hanno, è in termini di pericolo ed esposizione al pericolo, e non di nesso di causalità».

IL RAPPORTO CON LA GENTE
Un argomento cui Fiordalisi tiene particolarmente, è importanza del “canale diretto” instaurato con decine di persone che si sono rivolte a lui per raccontare, testimoniare e denunciare alcune centinaia di casi di malattie e morti, «un legame tra magistratura e cittadino che non si è mai spezzato e ha permesso di acquisire informazioni che altrimenti non avremmo mai avuto».
«Non è stato semplice», conclude, «perché il clima che negli anni si è creato intorno a questa vicenda non favoriva una collaborazione della gente, ma in buona misura ci siamo riusciti. Si tratta di un percorso nuovo che va nella direzione di tutela della salute di tutti».
Carlo Porcedda

Da Sardegna Quotidano del 7 maggio 2012


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