In questo elenco sono presenti le basi americane vere e
proprie, insieme ad alcuni siti che sono esclusivamente sedi ripetitori
di segnali, e sedi Nato parallele a strutture delle Forze Armate
italiane
Trentino Alto Adige
Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'Usaf. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.
Friuli Venezia Giulia
Aviano
[Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di
telecomunicazioni dell'Usaf in Italia. Nella base sono dislocate le
forze operative pronte al combattimento dell'Usaf. Roveredo [Pn].
Deposito armi Usa. Rivolto [Ud]. Base USAF. Maniago [Ud]. Poligono di
tiro dell'Usaf. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell'Us Army.
Trieste. Base navale Usa.
Veneto
Camp
Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della
Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia.
Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Tormeno [San
Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni. Longare [Vi].
Importante deposito d'armamenti. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e
munizioni Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni Istrana [Tv]. Base
Usaf. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa. Verona. Air
Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud
Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf]. Affi [Vr]. Centro
telecomunicazioni Usa. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa. Erbezzo [Vr].
Antenna radar Nsa. Conselve [Pd ]. Base radar Usa. Monte Venda [Pd].
Antenna telecomunicazioni e radar Usa. Venezia. Base navale Usa.
Sant'Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa. Lame di Concordia [Ve]. Base
di telecomunicazioni e radar Usa. San Gottardo, Boscomantivo [Ve].
Centro telecomunicazioni Usa. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.
Lombardia
Ghedi
[Bs]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe.
Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ]. Remondò [Pv]. Base Us Army. Sorico
[Co]. Antenna Nsa.
Piemonte
Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.
Liguria
La
Spezia. Centro antisommergibili di Saclant. Finale Ligure [Sv].
Stazione di telecomunicazioni della Us Army. San Bartolomeo [Sp]: Centro
ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture: Saclant,
Maricocesco, Mariperman.
Emilia Romagna
Monte
San Damiano [Pc]. Base dell'Usaf con copertura Nato. Monte Cimone [Mo].
Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato. Parma. Deposito
dell'Usaf con copertura Nato. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del
Dipartimento di Stato. Rimini. Gruppo logistico Usa per l'attivazione
di bombe nucleari. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.
Marche
Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.
Toscana
Camp
Darby [Pi]. Il Setaf ha qui il più grande deposito logistico del
Mediterraneo, con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions
Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e' stoccata una riserva
strategica per l'esercito e l'aeronautica statunitensi, stimata in oltre
un milione e mezzo di munizioni. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa
per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni
raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito
munizioni Us Army; Base Nsa. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria
dell'Usaf. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell'Us Navy. Poggio Ballone
[Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa
con copertura Nato. Livorno. Base navale Usa. Monte Giogo [Ms]. Centro
di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sardegna
La
Maddalena - Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili,
squadra navale di supporto alla portaerei americana "Simon Lake". Monte
Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa. Sinis di
Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa]. Isola di Tavolara [Ss].
Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.
Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa. Monte Arci [Or]. Stazione di
telecomunicazioni Usa con copertura Nato. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed
impianto radar Usa. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf
con copertura Nato. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.
Capo Teulada [Ca]. Poligono di tiro per esercitazioni aeree ed
aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato. Cagliari. Base
navale Usa. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.
Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf. Salto di Quirra [Ca]. poligoni
missilistici. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta
flotta Usa. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.
Lazio
Roma.
Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento
logistico interforze Usa. Stazione Nato. Roma Ciampino [aeroporto
militare]. Base saltuaria Usaf. Rocca di Papa [Rm]. Stazione
telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con
le installazioni sotterranee di Monte Cavo Monte Romano [Vt]. Poligono
saltuario di tiro dell'Us Army. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta
flotta. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto
controllo Usa.
Campania
Napoli.
Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa.
Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Si calcola che da
Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di
materiale militare. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf. Monte
Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa. Ischia [Na]. Antenna
di telecomunicazioni Usa con copertura Nato. Nisida [Na]. Base Us Army.
Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell'Us Navy
di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del
Mediterraneo. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base
dell'Us Army. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa. Lago Patria
[Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa. Giugliano [vicinanze del lago
Patria, Na]. Comando Statcom. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.
Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico.
Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.
Basilicata
Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.
Puglia
Gioia
del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico. Brindisi. Base
navale Usa. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato. San
Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari
americani del 499° Expeditionary Squadron. Monte Iacotenente [Fg]. Base
del complesso radar Nadge. Otranto. Stazione radar Usa. Taranto. Base
navale Usa. Deposito Usa e Nato. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.
Calabria
Crotone.
Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato. Monte Mancuso [Cz].
Stazione di telecomunicazioni Usa. Sellia Marina [Cz]. Centro
telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sicilia
Sigonella
[Ct]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale,
supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e
civili americani ]. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di
telecomunicazioni Usa. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni
Usa. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'Usaf. Isola
delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato. Marina di Marza [Rg].
Stazione di telecomunicazioni Usa. Augusta [Sr]. Base della Sesta
flotta e deposito munizioni. Monte Lauro [Sr]. Stazione di
telecomunicazioni Usa. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni
Usa. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy].
Trapani. Base Usaf con copertura Nato. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro
telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato. Isola di Lampedusa
[Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d'ascolto e di
comunicazioni Nsa.
Da L'Espresso del 2 maggio 2012
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venerdì 4 maggio 2012
sabato 28 aprile 2012
TEMPIO PAUSANIA: la ex caserma Usa da quasi vent’anni in disarmo
Silenzio. Non c’è nessuno. Intorno non c’è niente. Un cancello chiuso con un lucchetto da motorino.
È semi-divelto e la rete attorno rabberciata alla meglio. Siamo a
quasi 1400 metri di altezza, sopra Tempio Pausania. Qui, in inverno,
arriva la neve. Anche se è Sardegna. Anche se poco lontano c’è il mare.
Oltre il cancello solo scheletri. Di radar. Di caserme. Di officine. Di generatori. E di tutto quello che serviva per comporre una base statunitense, inaccessibile, all’avanguardia, fondamentale per l’elaborazione di dati militari. La base è stata abbandonata dalle truppe stelle e strisce il 31 ottobre 1993. Non serviva più. L’avvento del satellitare aveva reso obsolete quelle enormi scodelle rivolte verso il Medio Oriente. “Il problema è che nessuno ha mai pensato a bonificare l’area. Nessuno ha chiesto agli americani conto della loro lunga permanenza” spiega Angelo Mavuli, giornalista, da tempo impegnato nella denuncia di quella che definisce “una bomba ecologica sopra le nostre teste”. Metafora sì, ma neanche troppo.
Tutto nasce nel 1968. Siamo in piena Guerra fredda. E con vari fronti (caldi) aperti nell’emisfero sud-est del pianeta. In questo periodo gli Stati Uniti piazzano, sparse per il mondo, nuove basi per monitorare il più possibile le aree sensibili. Uno dei punti scelti è proprio la Limbara. L’accordo con la maggioranza democristiana è semplice e veloce, grazie anche ai buoni offici di Giulio Andreotti, poco dopo nominato capogruppo alla Camera per lo scudo-crociato. Il prezzo per la locazione non è molto oneroso: la cifra richiesta è di cinque lire l’anno per quattro ettari di terreno. Terreno vergine.
La base nacque coperta da una serie infinita di omissis e accordi mai svelati. Segreto militare docet. In fin dei conti doveva comunicare con i sommergibili (ne giravano alcuni con la testata nucleare, specialmente intorno all’isola della Maddalena) e ascoltare ogni sussurro mediorientale. Leggenda vuole che da qui, attraverso le parabole, sono stati guidati i cacciabombardieri dell’aviazione degli Stati Uniti che nella notte del 15 aprile 1986 hanno attaccato Tripoli e Bengasi. Gheddafi era un nemico. Tutto fino a quel 31 ottobre 1993.
Altra verità o altra leggenda. Chi ha assistito alla “ritirata” di quasi vent’anni fa racconta di “caserme completamente intonse. Nelle cucine abbiamo trovato anche le forchette. Quindi lenzuola, piatti. Documenti sparsi. Tutto”. Chi è entrato ultimamente conferma che ancora oggi è possibile salire sopra dei macchinari, vedere centraline aperte, fili elettrici scoperti. Un odore acre che arriva direttamente al cervello. La ruggine che, lentamente, sta mangiando tutto. “Il dubbio non provato, ma angosciante lo stesso, è che ci sia l’eternit nelle strutture. Mentre ci sono quantità industriali di pannelli di lana di vetro” conferma un testimone. Anch’essa cancerogena.
E ancora cisterne piene di non si sa che cosa. Il rumore sordo è inequivocabile. Batterie esauste, l’incertezza delle strutture che sostengono le parabole. Chi ha toccato i tubi innocenti, non si è sentito molto rassicurato. A incidere, a corrodere tutto, l’acqua che scorre e zampilla dalle tre sorgenti utilizzate dagli americani. Quella stessa acqua si impregna della qualunque e torna nel terreno. “Lo inquina. E, ribadisco, da vent’anni”, incalza Mavuli.
Dopo l'addio dello zio Sam, la zona è stata assegnata all’Areonautica militare. Fino al 2009. Quindi alla Regione Sardegna. Un anno dopo la giunta Cappellacci ha “generosamente” proposto al comune di Tempio un affare: a voi i quattro ettari, a noi un solo euro. A carattere simbolico. La risposta è stato un “no” secco. “La questione non può essere solo nostra – spiega Nicola Luciano, consigliere comunale del Pdci – Ma dell’intera isola. Dobbiamo creare un movimento che metta insieme tutte le situazioni simili alla nostra, per porre il problema al governo nazionale”.
Questo perché ci vogliono soldi, molti, per riportare i quattro ettari allo stato iniziale. Se ancora possibile. “Abbiamo concesso servitù, senza mai ottenere niente in cambio – continua Elias Vacca, ex parlamentare comunista – Adesso, ci tocca anche l’onere per tentare il recupero”. Chissà quando e chissà come. Tanto, sono passati solo vent’anni.
Alessandro Ferrucci
Da Antimafia del 28 aprile 2012
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Oltre il cancello solo scheletri. Di radar. Di caserme. Di officine. Di generatori. E di tutto quello che serviva per comporre una base statunitense, inaccessibile, all’avanguardia, fondamentale per l’elaborazione di dati militari. La base è stata abbandonata dalle truppe stelle e strisce il 31 ottobre 1993. Non serviva più. L’avvento del satellitare aveva reso obsolete quelle enormi scodelle rivolte verso il Medio Oriente. “Il problema è che nessuno ha mai pensato a bonificare l’area. Nessuno ha chiesto agli americani conto della loro lunga permanenza” spiega Angelo Mavuli, giornalista, da tempo impegnato nella denuncia di quella che definisce “una bomba ecologica sopra le nostre teste”. Metafora sì, ma neanche troppo.
Tutto nasce nel 1968. Siamo in piena Guerra fredda. E con vari fronti (caldi) aperti nell’emisfero sud-est del pianeta. In questo periodo gli Stati Uniti piazzano, sparse per il mondo, nuove basi per monitorare il più possibile le aree sensibili. Uno dei punti scelti è proprio la Limbara. L’accordo con la maggioranza democristiana è semplice e veloce, grazie anche ai buoni offici di Giulio Andreotti, poco dopo nominato capogruppo alla Camera per lo scudo-crociato. Il prezzo per la locazione non è molto oneroso: la cifra richiesta è di cinque lire l’anno per quattro ettari di terreno. Terreno vergine.
La base nacque coperta da una serie infinita di omissis e accordi mai svelati. Segreto militare docet. In fin dei conti doveva comunicare con i sommergibili (ne giravano alcuni con la testata nucleare, specialmente intorno all’isola della Maddalena) e ascoltare ogni sussurro mediorientale. Leggenda vuole che da qui, attraverso le parabole, sono stati guidati i cacciabombardieri dell’aviazione degli Stati Uniti che nella notte del 15 aprile 1986 hanno attaccato Tripoli e Bengasi. Gheddafi era un nemico. Tutto fino a quel 31 ottobre 1993.
Altra verità o altra leggenda. Chi ha assistito alla “ritirata” di quasi vent’anni fa racconta di “caserme completamente intonse. Nelle cucine abbiamo trovato anche le forchette. Quindi lenzuola, piatti. Documenti sparsi. Tutto”. Chi è entrato ultimamente conferma che ancora oggi è possibile salire sopra dei macchinari, vedere centraline aperte, fili elettrici scoperti. Un odore acre che arriva direttamente al cervello. La ruggine che, lentamente, sta mangiando tutto. “Il dubbio non provato, ma angosciante lo stesso, è che ci sia l’eternit nelle strutture. Mentre ci sono quantità industriali di pannelli di lana di vetro” conferma un testimone. Anch’essa cancerogena.
E ancora cisterne piene di non si sa che cosa. Il rumore sordo è inequivocabile. Batterie esauste, l’incertezza delle strutture che sostengono le parabole. Chi ha toccato i tubi innocenti, non si è sentito molto rassicurato. A incidere, a corrodere tutto, l’acqua che scorre e zampilla dalle tre sorgenti utilizzate dagli americani. Quella stessa acqua si impregna della qualunque e torna nel terreno. “Lo inquina. E, ribadisco, da vent’anni”, incalza Mavuli.
Dopo l'addio dello zio Sam, la zona è stata assegnata all’Areonautica militare. Fino al 2009. Quindi alla Regione Sardegna. Un anno dopo la giunta Cappellacci ha “generosamente” proposto al comune di Tempio un affare: a voi i quattro ettari, a noi un solo euro. A carattere simbolico. La risposta è stato un “no” secco. “La questione non può essere solo nostra – spiega Nicola Luciano, consigliere comunale del Pdci – Ma dell’intera isola. Dobbiamo creare un movimento che metta insieme tutte le situazioni simili alla nostra, per porre il problema al governo nazionale”.
Questo perché ci vogliono soldi, molti, per riportare i quattro ettari allo stato iniziale. Se ancora possibile. “Abbiamo concesso servitù, senza mai ottenere niente in cambio – continua Elias Vacca, ex parlamentare comunista – Adesso, ci tocca anche l’onere per tentare il recupero”. Chissà quando e chissà come. Tanto, sono passati solo vent’anni.
Alessandro Ferrucci
Da Antimafia del 28 aprile 2012
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ISOLA DI SANTO STEFANO, resta la servitù militare
L'isola di Santo Stefano resta prigioniera della servitù militare di Guardia del Moro. Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar presentata dal ministero della Difesa.
I giudici di Cagliari avevano dato ragione al Comune e annullato il provvedimento che imponeva un nuovo vincolo sul deposito interrato di munizioni di Guardia del Moro, esteso su 17 ettari. Una decisione congelata adesso dal Consiglio di Stato, che sospende l'esecutività della sentenza di primo grado fino al giudizio di merito. I giudici romani riconoscono l'interesse pubblico della comunità maddalenina e stabiliscono di valutarlo meglio nella fase di merito.
Ma al momento ritengono superiore l'interesse della difesa nazionale. «Ci aspettavamo una decisione di questo tipo – commenta l'avvocato Gian Comita Ragnedda che difende gli interessi del Comune –. Presenteremo subito istanza al Consiglio di Stato perché si pronunci in tempi rapidi con una sentenza. Non vorremmo che i giudici di Palazzo Spada con questa decisione abbiano voluto solo rimandare il problema. E che sfruttando la lentezza della giustizia il ministero possa continuare ad agire sul sito di Guardia del Moro nonostante la coraggiosa pronuncia del Tar.
Una nota positiva, seppur in un contesto a noi non favorevole, è che ancora una volta il Consiglio di Stato, con giudici e sezione diversi rispetto al passato, ha riconosciuto implicitamente che gli interessi pubblici sono degni di approfondimento in sede di merito». Solo qualche mese fa il Tar aveva dato ragione al Comune scrivendo una sentenza storica. Trenta pagine che annullavano il provvedimento del ministero della Difesa, ratificato dal Consiglio dei ministri, che imponeva una nuova servitù su Guardia del Moro.
Prima lo Stato aveva cercato di prorogare il vincolo che già per 30 anni aveva reso prigioniera Santo Stefano. Una decisione impugnata dalla giunta guidata dal sindaco Angelo Comiti. Una causa arrivata fino al Consiglio di Stato e poi decaduta, dopo un primo pronunciamento del Tar favorevole all'ente locale. Ma nel novembre 2008 lo Stato tenta di nuovo la conquista di Guardia del Moro e avvia l'iter per imporre un vincolo di servitù ex novo per cinque anni. Secondo il Tar il ministero avrebbe dovuto tenere conto dei cambiamenti in corso nell’isola e delle azioni in campo per passare da una economia statalista a una turistica. Sentenza appellata dal ministero e oggi temporaneamente sospesa. Fino al giudizio di merito.
Da La Nuova Sardegna del 27 aprile 2012
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I giudici di Cagliari avevano dato ragione al Comune e annullato il provvedimento che imponeva un nuovo vincolo sul deposito interrato di munizioni di Guardia del Moro, esteso su 17 ettari. Una decisione congelata adesso dal Consiglio di Stato, che sospende l'esecutività della sentenza di primo grado fino al giudizio di merito. I giudici romani riconoscono l'interesse pubblico della comunità maddalenina e stabiliscono di valutarlo meglio nella fase di merito.
Ma al momento ritengono superiore l'interesse della difesa nazionale. «Ci aspettavamo una decisione di questo tipo – commenta l'avvocato Gian Comita Ragnedda che difende gli interessi del Comune –. Presenteremo subito istanza al Consiglio di Stato perché si pronunci in tempi rapidi con una sentenza. Non vorremmo che i giudici di Palazzo Spada con questa decisione abbiano voluto solo rimandare il problema. E che sfruttando la lentezza della giustizia il ministero possa continuare ad agire sul sito di Guardia del Moro nonostante la coraggiosa pronuncia del Tar.
Una nota positiva, seppur in un contesto a noi non favorevole, è che ancora una volta il Consiglio di Stato, con giudici e sezione diversi rispetto al passato, ha riconosciuto implicitamente che gli interessi pubblici sono degni di approfondimento in sede di merito». Solo qualche mese fa il Tar aveva dato ragione al Comune scrivendo una sentenza storica. Trenta pagine che annullavano il provvedimento del ministero della Difesa, ratificato dal Consiglio dei ministri, che imponeva una nuova servitù su Guardia del Moro.
Prima lo Stato aveva cercato di prorogare il vincolo che già per 30 anni aveva reso prigioniera Santo Stefano. Una decisione impugnata dalla giunta guidata dal sindaco Angelo Comiti. Una causa arrivata fino al Consiglio di Stato e poi decaduta, dopo un primo pronunciamento del Tar favorevole all'ente locale. Ma nel novembre 2008 lo Stato tenta di nuovo la conquista di Guardia del Moro e avvia l'iter per imporre un vincolo di servitù ex novo per cinque anni. Secondo il Tar il ministero avrebbe dovuto tenere conto dei cambiamenti in corso nell’isola e delle azioni in campo per passare da una economia statalista a una turistica. Sentenza appellata dal ministero e oggi temporaneamente sospesa. Fino al giudizio di merito.
Da La Nuova Sardegna del 27 aprile 2012
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TEULADA: Lo Stato italiano non dismette le aree militari, ma le concede ad una azienda per realizzare impianti fotovoltaici
LA DIFESA REPLICA AL COMUNE DI TEULADA E MANDA AVANTI IL CONTESTATO PROGETTO
La Difesa spa difende il progetto di parco fotovoltaico all’interno del poligono militare di Capo Teulada. L’iniziativa era stata contestata dal consiglio comunale per il mancato coinvolgimento della comunità locale e per le caratteristiche industriali e speculative dell’intervento. Attraverso una nota del generale Armando Novelli. presidente della società Difesa spa, la quale ha individuato in Enel Green Power l’azienda destinata a realizzare il progetto. arrivano alcune precisazioni e nuovi dati sull’ entità dell’impresa.
Gli impianti fotovoltaici previsti sono due per un utilizzo di 165 ettari di territorio, nell’area nord del Poligono Militare di Capo Teulada. Saranno prodotti 70 GWh all’anno di energia. sufficienti per il fabbisogno di almeno 30mila famiglie. L’investimento previsto è di 80 milioni di euro.
Il loro funzionamento dovrebbe durare intorno ai 20—25 anni .
Sin qui alcuni dati tecnici. Sul mancato coinvolgimento dell’amministrazione locale: «Non è stata coinvolta nella fase precedente la gara- si legge nella nota- in quanto non era nota la possibilità di successo. Ma ora potrà far valere il proprio punto di vista nel rispetto dei percorsi codificati dalle leggi e la propria capacità di azione rispetto all’impresa che ha vinto la gara. La procedura adottata, sulla valutazione dell’impatto ambientale, è stata scelta per coinvolgere le sensibilità locali e non per sottrarsi ai loro pareri».
Non ci sarà, inoltre, alcuna dismissione di queste aree militari, le quali resteranno pienamente nella proprietà delle Forze Armate.
(e.c.)
Da La Nuova del 23 aprile 2012
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La Difesa spa difende il progetto di parco fotovoltaico all’interno del poligono militare di Capo Teulada. L’iniziativa era stata contestata dal consiglio comunale per il mancato coinvolgimento della comunità locale e per le caratteristiche industriali e speculative dell’intervento. Attraverso una nota del generale Armando Novelli. presidente della società Difesa spa, la quale ha individuato in Enel Green Power l’azienda destinata a realizzare il progetto. arrivano alcune precisazioni e nuovi dati sull’ entità dell’impresa.
Gli impianti fotovoltaici previsti sono due per un utilizzo di 165 ettari di territorio, nell’area nord del Poligono Militare di Capo Teulada. Saranno prodotti 70 GWh all’anno di energia. sufficienti per il fabbisogno di almeno 30mila famiglie. L’investimento previsto è di 80 milioni di euro.
Il loro funzionamento dovrebbe durare intorno ai 20—25 anni .
Sin qui alcuni dati tecnici. Sul mancato coinvolgimento dell’amministrazione locale: «Non è stata coinvolta nella fase precedente la gara- si legge nella nota- in quanto non era nota la possibilità di successo. Ma ora potrà far valere il proprio punto di vista nel rispetto dei percorsi codificati dalle leggi e la propria capacità di azione rispetto all’impresa che ha vinto la gara. La procedura adottata, sulla valutazione dell’impatto ambientale, è stata scelta per coinvolgere le sensibilità locali e non per sottrarsi ai loro pareri».
Non ci sarà, inoltre, alcuna dismissione di queste aree militari, le quali resteranno pienamente nella proprietà delle Forze Armate.
(e.c.)
Da La Nuova del 23 aprile 2012
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domenica 22 aprile 2012
SERVITU' MILITARE (italiana), IMPRESA DI PULIZIE (continentale) E LAVORATORI SENZA STIPENDIO (sardi)
Nuova manifestazione di protesta questa mattina di fronte
all’ingresso del distaccamento a mare di Capo San Lorenzo dei trentadue
lavoratori della Alfiera 2001 , la società cooperativa di Campobasso,
che cura il servizio di pulizia all’interno del poligono sperimentale e
di addestramento interforze del Salto di Quirra. I lavoratori
, non percepiscono lo stipendio dal mese di gennaio, così come il loro
quaranta colleghi di Perdasdefogu, e da diverse settimane non riescono
a mettersi in contatto con i referenti della società.
Nonostante tutto anche ieri mattina hanno assicurato il servizio. «I telefoni della Alfiera 2001 squillano ma non risponde nessuno – dice Paola Pilia responsabile del cantiere – Sono tutti diventati uccelli di bosco. Siamo fortemente preoccupati. L’amministrazione militare ha, infatti, regolarmente pagato alla società molisana, le spettanze del bimestre gennaio – febbraio. A giorni dovrebbe mettere in pagamento anche quelle relative al bimestre marzo aprile. Abbiamo chiesto che il pagamento ( saldo ) venga bloccato sino a quando l’ Alfiera 2001 non provvederà a pagarci le mensilità maturate. Ci risulta pure che la società non ha pagato i contributi previdenziali a 13 dei 32 dipendenti ». La manifestazione di ieri mattina si è svolta senza l’egida delle organizzazioni sindacali nonostante la maggior parte dei lavoratori sia iscritta alla filcams cgil. «Dobbiamo mangiare adesso e non possiamo permetterci di aspettare i tempi del sindacato- dice Sonia Podda, 39 anni , vedova, madre di una bambina, una delle più determinate».
La donna ha piazzato una tenda canadese davanti all ‘ingresso del poligono. « Non mi muoverò da qui – dice – sino a quando non riceverò almeno un acconto». I lavoratori hanno ricevuto attestati di solidarietà da parte dei militari e degli amministratori comunali di Villaputzu.
(Gian Carlo Bulla)
Da La Nuova Sardegna del 21 aprile del 2012
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Nonostante tutto anche ieri mattina hanno assicurato il servizio. «I telefoni della Alfiera 2001 squillano ma non risponde nessuno – dice Paola Pilia responsabile del cantiere – Sono tutti diventati uccelli di bosco. Siamo fortemente preoccupati. L’amministrazione militare ha, infatti, regolarmente pagato alla società molisana, le spettanze del bimestre gennaio – febbraio. A giorni dovrebbe mettere in pagamento anche quelle relative al bimestre marzo aprile. Abbiamo chiesto che il pagamento ( saldo ) venga bloccato sino a quando l’ Alfiera 2001 non provvederà a pagarci le mensilità maturate. Ci risulta pure che la società non ha pagato i contributi previdenziali a 13 dei 32 dipendenti ». La manifestazione di ieri mattina si è svolta senza l’egida delle organizzazioni sindacali nonostante la maggior parte dei lavoratori sia iscritta alla filcams cgil. «Dobbiamo mangiare adesso e non possiamo permetterci di aspettare i tempi del sindacato- dice Sonia Podda, 39 anni , vedova, madre di una bambina, una delle più determinate».
La donna ha piazzato una tenda canadese davanti all ‘ingresso del poligono. « Non mi muoverò da qui – dice – sino a quando non riceverò almeno un acconto». I lavoratori hanno ricevuto attestati di solidarietà da parte dei militari e degli amministratori comunali di Villaputzu.
(Gian Carlo Bulla)
Da La Nuova Sardegna del 21 aprile del 2012
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sabato 14 aprile 2012
FERMARE la STRAGE di STATO - 15 APRILE SIT-IN MENSILE A CAGLIARI
Dopo anni di segreti, reticenze,
depistaggi, sopratutto grazie all’opera del Dr. Domenico Fiordalisi
della Procura di Lanusei, ormai il muro dell’omertà è stato squarciato
sui veleni di Quirra e sulle stragi consumate nelle basi e nelle
missioni militari.
Questo risultato, importante ma ancora parziale, è dovuto anche all’opera di sensibilizzazione svolta da alcuni comitati e dai parenti delle vittime. La mobilitazione continua…
Il Comitato sardo Gettiamo le Basi, Famiglie militari uccisi da tumore, il Comitato Amparu (Teulada) e il Comitato Su Sentidu (Decimo), organizzano per domenica
Questo risultato, importante ma ancora parziale, è dovuto anche all’opera di sensibilizzazione svolta da alcuni comitati e dai parenti delle vittime. La mobilitazione continua…
Il Comitato sardo Gettiamo le Basi, Famiglie militari uccisi da tumore, il Comitato Amparu (Teulada) e il Comitato Su Sentidu (Decimo), organizzano per domenica
15 aprile SIT-IN mensile a Cagliari, piazza del Carmine, ore 10
VERITA’ e GIUSTIZIA
per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono
FERMARE la STRAGE di STATO
per gli uccisi da veleni di guerra e di poligono
FERMARE la STRAGE di STATO
Dal 15 luglio 2011 il rappresentante del Governo ci offre molte parole di umana comprensione, il Governo permane in silenzio tombale.
LA VERITA’ sulla STRAGE di STATO, nota a tutti, è stata ormai dimostrata dalla Procura di Lanusei con prove inoppugnabili (rese note dai media a partire dal 24 marzo). Con un lavoro durato poco più di un anno ha risolto “il mistero” - che da 11 anni si vuole tale - del disastro ambientale e sanitario causato dal poligono Quirra-Perdasdefogu. Ha trovato alcune delle “armi del delitto”: lo smaltimento della spazzatura bellica Italia-Nato, sia in discariche fuorilegge, sia con i brillamenti fuorilegge, e conseguente contaminazione di aria, suolo, acque; le emissioni radar; il torio radioattivo sparso dai missili, accumulato e conservato nelle povere ossa degli uccisi. Ha messo sotto accusa:
* alcuni degli intoccabili in divisa, otto generali, un maggiore, due colonnelli, il tenente ex sindaco di Perdasdefogu;
* alcuni complici di alcuni dei depistaggi, i sei responsabili di due indagini “scientifiche” truffa approntate dal ministero della Difesa;
* due esponenti della vasta “zona grigia” dedita all’ostinata rimozione dell’evidenza. Il sindaco di Perdasdefogu e l’epidemiologo medico competente del poligono sono indagati per ostacolo aggravato alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato.
Nulla toglie alla dimostrazione oggettiva del nesso causale tra le attività militari e la strage l’ipotesi, purtroppo realistica, che “gli intoccabili” evitino l’accusa di omicidio plurimo volontario. I meandri e i mille rivoli della catena di comando, la distribuzione di responsabilità in un groviglio inestricabile di livelli (dal soldato che ha eseguito l’ordine al Capo Supremo delle Forze Armate Italiane, ai vertici Nato) garantiscono l’anonimato, rendono improbabile individuare gli assassini con nome e cognome, quindi procedere contro
BLOCCARE la STRAGE di STATO esige una decisione politica immediata, non è demandabile né subordinabile ai tempi biblici del sistema giudiziario dell’Italia, ripetutamente condannata dall’UE per questo motivo. Il Governo ha l’obbligo impellente di sospendere subito le attività dei poligoni che devastano la Sardegna, non solo in base al principio di precauzione, ma anche in osservanza degli atti parlamentari d’indirizzo per l’Esecutivo, datati 23/2/2011, che gli hanno impartito la direttiva di chiudere i poligoni “ove emergessero oggettive situazioni di rischio” o “qualora risultasse un collegamento con l’alta incidenza dei tumori registrata”. Le due mozioni complementari del centrodestra e del centrosinistra, approvate dal Senato all’unanimità, sono un punto fermo. L’indagine della Procura, con la forza dell’evidenza sostenuta da prove inconfutabili, ha fatto cadere “ogni ragionevole dubbio” sul nesso causa/effetto. Non esistono più scappatoie. Ricordiamo le parole pronunciate in aula il 23/2/11 dal firmatario della mozione della maggioranza Pdl a sostegno della chiusura dei poligoni in Sardegna: “C’è un dato ormai acclarato. In quei territori abbiamo un’incidenza particolarmente alta di tumori (..) vi sono anomalie nella nascita degli animali allevati. Insomma il nesso esiste ed ormai non possiamo procrastinare una decisione”..
Dal PARLAMENTO ESIGIAMO che:
* difenda le sue prerogative incalzando il governo affinché esegua le direttive impartite il 23/2/011 e rientri nell’ambito della legalità provvedendo all’equa distribuzione sul territorio nazionale dei gravami militari scaricati sulla Sardegna in misura abnorme (il 60% del demanio a terra, non ci sono termini di raffronto con le altre Regioni sull’enormità delle zone aeree e marittime militarizzate);
* si attivi per fugare il sospetto feroce di avere inteso affidare la “scoperta della verità indiscutibile” all’ennesima puntata della farsa ricerca scientifica infinita mirata a NON trovare. Il sospetto è avvalorato dalla scelta furbesca dello strumento inadeguato, l’indagine epidemiologica N°3 in programma e dall’ultima trovata bipartisan, entusiasticamente sostenuta dal sindaco indagato, di potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra in cambio della chimera della liberazione di Teulada e Capo Frasca;
Dalla REGIONE ESIGIAMO
che apra una vertenza forte con lo Stato e faccia valere in tutte le sedi e con tutti gli strumenti di sua competenza:
* la cessazione dei “giochi di morte” del ministero della Difesa e delle FF.AA.; * il diritto alla salute e all’ambiente salubre;
* il diritto all’equa distribuzione dei gravami militari; * l’obbligo di chi ha inquinato a disinquinare e farsi pieno carico dei danni.
Dal GOVERNO PRETENDIAMO
S Sospensione delle attività dei poligoni dove si sono registrate le patologie di guerra;
E Evacuazione dei militari esposti alla contaminazione dei poligoni di Teulada, Decimomanno-Capo Frasca, Quirra
R Ripristino ambientale, bonifica seria e credibile delle aree contaminate a terra e a mare;
R Risarcimento ai malati e alle famiglie degli uccisi,
R Risarcimento al popolo sardo del danno inferto all’isola.
A Annichilimento, ripudio della guerra e delle sue basi illegalmente concentrate in Sardegna in misura iniqua;
I Impiego delle risorse a fini di pace.
Notizia del 14 aprile 2012
Fonte:
Democraziaoggi.it
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