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sabato 2 giugno 2012

Poligoni in Sardegna sotto accusa.Raccolta delle testimonianze degli ex militari


pubblicata da GlobalInfoAction SARDEGNA il giorno mercoledì 30 maggio 2012 alle ore 10.28 ·


Abbiamo voluto raccogliere in questa nota le testimonianze di chi per la prima volta, rompendo il muro del silenzio, rivela ciò che avviene in terra Sarda all'interno dei Poligoni .Piccoli tasselli, fondamentali per ricostruire il quadro. Decenni di esplosioni e bombardamenti in terra e mare hanno prodotto un risultato ormai sotto gli occhi di tutti, troppe vittime civili e militari e vaste aree della Sardegna contaminate,alcune irrimediabilmente perse PER SEMPRE.
La terra di Sardegna continua ancora oggi ad essere sacrificata in nome di una "Difesa Natzionale".




L'ex aviere: a Capo Frasca senza protezioni «Mi sono ammalato nella base»

Ignazio Porcedda ha chiesto i danni in base alla legge che parifica i poligoni sardi come Capo Frasca, Quirra e Teulada alle zone di guerra dove la Nato ha ammesso di aver usato armi all'uranio impoverito. Diagnosi: leucemia linfatica cronica. Certe volte il referto dei medici lascia senza parole. E il pensiero corre a cercare di capire come ci si possa essere ammalati. Ignazio Porcedda, 56 anni, cagliaritano, non ne ha le prove, ma è convinto che sia tutta colpa del periodo di leva trascorso a Capo Frasca, nel 1975 e 1976. «È vero, è trascorso tanto tempo, ma io stavo male da parecchio e soltanto quattro anni fa, dopo una lunga malattia di mia moglie, mi sono deciso a un check up, ad accurati controlli medici». Poligono sotto accusa: perché? «Perché noi giovani avieri eravamo utilizzati senza alcuna protezione per i compiti più pericolosi». Per esempio? «Io avevo la qualifica di autista e ogni giorno venivo impiegato al termine delle esercitazioni per la bonifica del poligono». In che modo? «Gli aerei degli americani, dei tedeschi, dei francesi, dei canadesi, di tutte le forze Nato, partivano da Decimomannu e prendevano di mira i bersagli sistemati a Capo Frasca. Sparavano con le armi usate poi nel resto del mondo». Il suo compito? «I tiri a fuoco cominciavano alle otto del mattino e finivano alle cinque del pomeriggio. C'era un'area grande come un campo da calcio, con la sabbia, dove erano sistemati i bersagli. A fine giornata, per due ore, con un camion dotato di elettrocalamita, dovevamo raccogliere proiettili e i bossoli, esplosi oppure ancora attivi». Mezzi di sicurezza? «Nessuno. D'estate faceva caldo, non c'era alcun controllo, lavoravo sul camion a torso nudo». Lei è convinto di essersi ammalato a Capo Frasca? «Sì. Sono uno dei tanti che ha chiesto il risarcimento dei danni in base al nuovo decreto legge che parifica poligoni di tiro sardi ai teatri di guerra del Kosovo, dell'Iraq, della Somalia e dell'Afghanistan, dove la Nato ha ammesso di aver usato armi all'uranio impoverito». A che punto è la pratica? «La sta seguendo il patronato Inca della Cgil. Ho già sostenuto le visite mediche presso una struttura militare. Siamo in tanti. Molti arrivano dalla zona di Quirra, altri da Teulada». Il decreto impone limiti di residenza (entro un chilometro e mezzo dalle basi militari) contestati dai civili che abitano a Villaputzu, Teulada e Arbus. «Per me il caso è diverso visto che ho prestato servizio militare nel poligono. Comunque mi sono deciso a rilasciare questa testimonianza anche per dare forza e sostegno ai tanti malati che non hanno ancora trovato il coraggio per intentare la causa di risarcimento alla Difesa. Nel caso si dovesse arrivare a mandare avanti un'azione risarcitoria collettiva, è giusto coinvolgere il maggior numero possibile di persone che possono aver contratto linfomi e leucemie a causa delle guerre simulate ospitate da cinquant'anni in Sardegna». A dare sostegno morale a Ignazio Porcedda c'è Bettina Pitzurra, attivista dell'Irs e componente del Comitato per la Salvaguardia ambientale del Sarrabus. «Da quando la Procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta sull'alta incidenza dei tumori nella zona attorno al poligono di Quirra e Perdasdefogu, tante persone finalmente hanno trovato il coraggio di denunciare pubblicamente la loro malattia. Tanti casi, prima sconosciuti, stanno venendo alla luce. E lo stesso è giusto che accada per Teulada e Capo Frasca: per tanti anni la Sardegna è stata teatro di test bellici dove neppure i militari italiani sapevano veramente quel che stava accadendo. E purtroppo temiamo che i dati delle Asl sui casi di tumore nella zona attorno al poligono di Quirra (10 pastori malati su 18) siano al ribasso. È ora che il popolo sardo si mobiliti chiedendo la chiusura delle basi causa di tante morti e la bonifica. Anche del mare». PAOLO CARTA
http://www.regione.sardegna.it/index.php?xsl=491&s=159400&v=2&c=1489&t=1&aclang=it-it%2Cit%3Bq%3D0.8%2Cen-us%3Bq%3D0.5%2Cen%3Bq%3D0.

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«Quirra, veleni nell'acqua»Il superteste: 800 quintali di esplosivi al giorno
  "non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca"

«Così per anni e anni abbiamo fatto esplodere 800 chili di esplosivo al giorno nel poligono di Perdasdefogu, dopo aver scavato buche larghe trenta metri e profonde anche venti. Brillamenti capaci di sprigionare nubi nere e bianche, che raggiungevano Quirra o Escalaplano a seconda del vento. In quelle buche poi si raccoglieva l'acqua delle piogge, si abbeverava il bestiame, e poi i veleni filtravano nelle falde sotterranee». IL TESTE C'è un nuovo supertestimone nel procedimento giudiziario aperto dalla procura di Lanusei sull'eventuale rapporto tra attività del poligono militare del Salto di Quirra e l'insorgenza di malformazioni e tumori nella zona. È un ex soldato che nei giorni scorsi ha contattato il nostro giornale, L'Unione Sarda , per fornire fotografie inedite, per avere un contatto con gli inquirenti. «Voglio raccontare le cose come stanno, la magistratura deve sapere la verità e accertare quel che è avvenuto non solo a Perdasdefogu ma anche a Capo Frasca. Nel poligono della costa di Arbus abbiamo contato diciotto morti di tumore, il nostro sospetto è che anche in quel caso le acque inquinate possano avere creato gravissimi problemi di salute a persone e animali». IL RISERBO Il nome resta top secret, per evidenti ragioni di riserbo investigativo, ma l'ex militare è già stato interrogato dagli uomini della Squadra mobile di Nuoro diretti da Fabrizio Mustaro e le sue parole sono già al vaglio del procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. I RICORDI «Per dieci anni - prosegue l'ex sottufficiale - ho lavorato proprio al brillamento delle armi da smaltire in arrivo da tutta Italia. Speciali convogli ferroviari trasportavano gli armamenti sino al porto di Genova, poi il viaggio in una nave speciale sino a Porto Torres, quindi sino al deposito di Serrenti. Le campagne di brillamenti a Perdasdefogu duravano venti giorni al mese per intere stagioni. C'era tutta una procedura per realizzare le buche, per far esplodere le munizioni. No, non sono un artificiere, non sono in grado di dire quali tipi di munizioni o bombe venivano distrutte a Perdasdefogu. Di sicuro dovevamo rifugiarci dentro i camion dopo il botto per evitare di respirare le polveri nere o bianche o grigie che oscuravano il sole. Un mio collega si è ammalato ed è morto di tumore. In quei terreni poi pioveva, si creavano pozze dove si abbeveravano gli animali. Tutto ciò avveniva a Perdasdefogu e anche a Capo Frasca, dove ho lavorato ugualmente per tanti anni. e dove ho assistito alla malattie di tanti amici, tanti colleghi, tanti lavoratori». L'INCHIESTA Secondo la Procura, queste attività erano tra le più pericolose per l'ambiente e potrebbero aver avvelenato suoli e falde acquifere del Salto di Quirra. Un piccolo impianto di potabilizzazione avrebbe poi mandato l'acqua contaminata sino ai rubinetti delle case di Quirra, soprattutto di una parte della frazione, quella dove si è registrato il più alto numero di tumori.
Paolo Carta
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=166801&v=2&c=1489&t=1

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ARBUS. Angelo Piras , ex aviere, racconta: BONIFICHE SENZA PROTEZIONI DOPO GLI SPARI DEI CACCIA USA PRONTI PER L'IRAQ

«Mi sento un sopravvissuto. Quel che accade nei poligoni sardi è fuori da ogni logica. Bisogna che venga infranto questo muro di omertà: basta con le morti di tanti giovani sani che lavorano o abitano attorno alle basi militari».

dall'inviato Paolo Carta
 SCANO MONTIFERRO «Piacere, ex aviere Piras Angelo, classe 1979, di Scano Montiferro. Sopravvissuto».
In che senso?
«Ho svolto il servizio militare nel poligono di Capo Frasca nel 1997, due miei compagni d'armi sono morti giovanissimi, per colpa di due tumori rarissimi. Sarebbe potuto succedere anche a me, ringrazio la fortuna e il cielo se io adesso posso raccontarlo. Lo faccio per i miei amici che non ci sono più».

Perché lei dà la colpa al poligono?
 «Innanzitutto non c'è nessun'altra spiegazione possibile per le malattie dei miei due ex commilitoni. Gianni Faedda di Campanedda (Sassari) e Maurizio Serra di Castelsardo avevano la mia età, hanno avuto un tumore alle parti genitali e al cervello. La malattia se li è portati via a vent'anni, subito dopo la leva. Erano giovani e forti e sono morti».

Sì, ma che colpa ha il poligono?
 «Allora, bisogna che racconti ciò che succedeva lì dentro».

Sì.
 «Gli aerei che decollavano dall'aeroporto di Decimomannu venivano a Capo Frasca a bombardare. Noi preparavamo i bersagli, seguivamo le traiettorie via radar e con i teodoliti, bonificavamo il territorio. Senza alcuna protezione».

Bombe finte, piene di cemento, secondo l'Aeronautica.
 «Il fumo usciva ugualmente. E poi di notte erano trattate con il fosforo rosso»

Sostanza innocua.
 «Facilmente infiammabile. C'erano piccole combustioni, anche quelle sono cancerogene, o no?».

Sì.
 «E poi mica si tiravano solo quelle bombe».

Cos'altro ancora?
«Gli aerei italiani, francesi, inglesi, tedeschi e statunitensi, cioè i cacciabombardieri, passavano a volo radente e mitragliavano i bersagli in alluminio, realizzati dall'Alcoa di Portovesme. Li trapassavano da parte a parte. E noi dovevamo poi ripulire il terreno dai proiettili».

A mani nude?
« Sempre. Eravamo soldati di leva, manodopera a costo zero. Ce n'erano tantissimi, come stradelle di ghiaia. Molti erano inesplosi, lunghi due palmi, li aprivamo e all'interno c'erano sostanze strane».

Operazioni pericolose.
«Nessuno ci controllava, nessuno sapeva niente. Neanche i nostri superiori. E anche alcuni marescialli si sono ammalati a Capo Frasca. Anche loro vittime».

Accuse deboli.
«Guardi, secondo me, all'insaputa dei vertici militari, in Sardegna le forze Nato hanno sperimentato i proiettili utilizzati poi nella guerra del Golfo».

Uranio impoverito?
«Io faccio l'imprenditore, dirigo l'azienda zootecnica di famiglia, non posso dirlo con certezza. Però...»

Però?
«Ho visto con i miei occhi esercitarsi e sparare gli stessi aerei americani, dipinti di giallo per mimetizzarsi nel deserto, che poi hanno partecipato alla Guerra in Iraq. Le armi le hanno testate in Sardegna, di questo ne sono sicuro, ne sono testimone».

Perché raccontare tutto ciò a distanza di anni?
«Ho letto le notizie da Quirra, i tumori, le leucemie, gli agnelli malformati. Io faccio l'allevatore, a Scano Montiferro, il mio paese, c'è stato un vitello nato con due teste in 50 anni. Ancora se ne parla. Non è una cosa normale. E poi...».

E poi?
«Ricordo i miei amici morti, ho presente la battaglia che stanno conducendo le loro famiglie per ottenere giustizia. Rompere questo muro di omertà è importante. Per arrivare alla verità, per evitare che tanti altri giovani, allevatori e soprattutto militari come Gianni e Maurizio, debbano morire per colpa delle esercitazioni di guerra».
Se avrà un figlio?
«Spero che quando verrà al mondo i poligoni saranno chiusi e bonificati da un pezzo».
http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20110130&Categ=0&Voce=1&IdArticolo=2546484

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L'ex soldato Giovanni Madeddu: «Linfoma dopo Capo Frasca» 
anche tanti miei colleghi si sono ammalati

GUSPINI. Dal 1968 al 1987 Giovanni Madeddu ha lavorato nel poligono di Capo Frasca. Grado maresciallo. Incarico: armiere nelle guerre simulate ospitate nella base militare lungo la costa tra Arbus e l'Oristanese. Da qualche anno sta combattendo una battaglia personale ben più dura: contro un linfoma diffuso a grandi cellule. È un tumore al sistema emolinfatico e il pensiero inevitabilmente va ai tanti colleghi colpiti da malattie analoghe dopo aver prestato servizio nelle missioni all'Estero dove la Nato ha utilizzato armamenti all'uranio impoverito, ai tanti soldati e ai pastori che si sono ammalati nella zona del Salto di Quirra. I MALATI «Non ho nessuna certezza - dichiara dalla sua casa di Guspini Giovanni Madeddu, oggi 75enne, - posso soltanto dire che quello delle malattie è un argomento discusso molto spesso anche nel poligono di Capo Frasca. Un mio collega quattro anni fa è morto per un tumore al fegato, un altro non ce l'ha fatta dopo un tumore al pancreas, un superiore che lavorava con me ha avuto una rara forma neoplastica al cervelletto». L'INCHIESTA La Procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta che sta facendo luce su quanto è accaduto nel poligono di Perdasdefogu. Il procuratore Domenico Fiordalisi sta cercando di capire se esiste un nesso tra le attività svolte all'interno della base, l'inquinamento ambientale causato dalle guerre simulate e l'insorgenza di determinate patologie. IL TESTIMONE Un supertestimone ha raccontato nel dettaglio lo svolgimento dei brillamenti di ordigni provenienti da tutta Italia, avvenuti dagli anni 70 a oggi e sospettati di aver avvelenato pascoli e acque a Quirra. L'ex militare ha prestato servizio anche a Capo Frasca e ha raccontato agli inquirenti che 14 suoi commilitoni sono morti di tumori tra Arbus e l'Oristanese. NESSUNA BONIFICA «Un fatto è certo - interviene Madeddu - anche a Capo Frasca non è mai stata effettuata una vera bonifica del territorio, sono stati lasciati per venti-trent'anni i residui delle esercitazioni delle Forze armate di tutto il mondo. Ricordo soprattutto una radura, dove si accumulavano i proiettili. Quando pioveva si creavano dei pantani e l'acqua poi filtrava nel terreno. La stessa acqua che poi - attraverso un sistema di pozzi artesiani - veniva utilizzata per ogni uso nel poligono o nei vicini poderi. E in diversi casi l'Asl ha rilevato anomalie e impedito che venisse utilizzata per scopi alimentari». GLI USA Madeddu non se la sente di accusare esplicitamente il poligono di Capo Frasca per la sua malattia che lo ha costretto a interventi chirurgici, a cicli di chemioterapia, a controlli semestrali. «Ricordo però che in determinati periodi Capo Frasca funzionava a pieno regime, venivano a esercitarsi le forze Usa reduci dal Vietnam, si lavorava anche per tutta la notte con turni davvero massacranti. Non so se sia mai stato usato uranio impoverito ma sicuramente a Capo Frasca hanno sparato gli aerei Usa A 10 che possono montare quel tipo di armamento. Il dubbio c'è». Da anni le amministrazioni comunali della zona e adesso anche la nuova Provincia del Medio Campidano chiedono controlli ambientali e sanitari in grado di fare chiarezza. Sinora tutto è rimasto lettera morta.
 Paolo Carta
http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=167575&v=2&c=1489&t=1

giovedì 17 maggio 2012

NOTIZIE DALLA FRANCIA ...URANIO IMPOVERITO



In contenitori di trafficanti d'armi
Agnello con due teste in Sardegna, leucemie disturbare vicino a Bourges in Francia, i residenti di poligoni di tiro militari sarebbero altre vittime indirette delle guerre in preparazione.

Ogni anno migliaia di armi sono stati testati sulle aree militari in Europa. Vicino a Bourges nel Cher, l'esercito francese e fatto saltare in aria migliaia di proiettili con uranio impoverito. In Sardegna, decine di migliaia di missili sono stati lanciati, all'aria aperta, dagli eserciti della NATO e l'industria delle armi.

Se l'esercito in Francia è la grande silenzio e si rifiuta di informare le persone, in Italia, lo scandalo ora sta scoppiando. Una Sardegna procuratore ha aperto due inchieste per capire il tasso anomalo di tumori tra i pastori e svelare il mistero di un gran numero di malformazioni negli animali, ma anche tra la gente del posto.
Nel mirino del giudice, i componenti di armi, come l'uranio impoverito, contenuto torio franco-tedesca missile Milan e le microparticelle sono stati distribuiti in natura.

E se le armi chiamata "armi convenzionali" sono stati principalmente bombe sporche per i civili che vivono vicino a campi militari?

Un'indagine esclusiva di Sophie Le Gall, e Linda Pascale Pascariello Bendali

martedì 8 maggio 2012

http://www.facebook.com/notes/sardegna-unita-e-indipendente/quirra-procuratore-fiordalisi-ecco-lorigine-della-sindrome-di-quirra-da-troppo-t/376520535731462




«La sindrome di Quirra oggi non è più un fatto misterioso, perché finalmente si conoscono le fonti del pericolo per la pubblica incolumità che sonno rimaste ricoperte da un alone di mistero per tanto tempo». Non sembra aver dubbi il procuratore Domenico Fiordalisi. In sedici mesi di indagini e accertamenti che, nei giorni scorsi,hanno portato alla richiesta di 20 rinvii a giudizio tra militari, amministratori locali, professori e ricercatori universitari, la Procura di Lanusei ha ricostruito

«un quadro di evidente contaminazione da attività militari e di sperimentazione» svolte per decenni all’interno del Poligono del Salto di Quirra. Il tutto senza che militari o civili impegnati nel poligono, come gli allevatori che utilizzavano i pascoli nell’area militare, siano stati adeguatamente informati o protetti verso gravi rischi sanitari che potevano correre in determinate aree. Come non ha dubbi nel ribadire che l’azione della magistratura «va nella direzione della tutela di quella che è la difficile situazione che i pastori e le persone che abitano nei centri urbani intorno a quest’area demaniale militare, hanno vissuto e vivono».

«La Costituzione», aggiunge collocando la sua azione in un ambito più generale, «pone in modo centrale la questione della tutela della persona e della sua salute, due diritti collegati uno all’altro. Anche i pastori, che hanno subito danni come persone offese prima e poi come protagonisti passivi del sequestro preventivo delle aree che utilizzavano, ritengo abbiano capito che la magistratura ha agito soprattutto nel loro interesse, per salvaguardare la loro dignità e la loro salute». Il pericolo per la salute, l’inquinamento da sostanze radioattive come il tono e quello chimico fisico da diversi metalli pesanti, sarebbe anche aggravato dalle conseguenze cito-tossiche dell’attività dei numerosi radar operanti nel Poligono.

RADIOATTIVITÀ PER DECENNI
«La fonte di questo pericolo», spiega ancora il magistrato, supportando le sue argomentazioni con le conclusioni dei consulenti scientifici, «è costituita da una o più sostanze radioattive che creano, specialmente per le emissioni di radiazioni alfa, una pericolosità cosi lunga nei tempo che sono necessari 30/35 anni per esprimere tutta la loro potenzialità nociva. Significa che negli anni 2000 stiamo subendo i possibili effetti negativi in termini di danni al Dna delle persone viventi e degli animali, per condotte poste in essere negli anni 1970/1980»

«La fonte del torio», precisa ulteriormente, «la cui presenza è stata riscontrata in passato e in anni recenti da enti pubblici tra i quali anche l’Arpas. è un missile utilizzato in tutta Europa. il Missile Milan, nelle versioni fabbricate prima del 1999, che conteneva questa sostanza nel sistema di guida. A questo si aggiungono le attività di brillamento di materiale bellico obsoleto, che sinora erano indicate essere solo delle operazioni di esercitazione di artificieri o test di esplosivi, e invece si sono rivelati essere una forma di smaltimento di rifiuti militar i pericolosi che ha generato l’inquinamento da tungsteno, cromo e altre sostanze estremamente pericolose».

RIESUMAZIONI NECESSARIE.
Tutti contaminanti che, sommati a quelli rilasciati da alcune discariche di materiali pericolosi utilizzati dai militari, la pioggia e il vento hanno contribuito a portare ben oltre le aree interne al Poligono interessando anche ci fiumi e pozze in cui si abbeveravano mandrie e greggi di vari ovili dove si sono verificati purtroppo tanti casi di pastori deceduti. «Nelle ossa di questi pastori», aggiunge Fiordalisi riferendosi alla misura che, insieme all’iniziale sequestro dell’intero Poligono, è stata tra le più contestate, «è stato trovato il torio, in misura più elevata di chi non frequenta va quelle aree. Sono stati accertamenti molto complessi che purtroppo hanno reso necessaria la riesumazione e l’analisi delle salme di numerosi pastori, riesumazione fortemente criticata, ma che ha prodotto risultati estremamente utili per l’accertamento della verità». L’indagine, che nella prima fase aveva anche ipotizzato il reato di omicidio colposo con dolo eventuale poi caduta anche per l’estrema difficoltà di dimostrare il nesso di causa ed effetto tra le azioni che hanno portato al disastro ambientale e la morte di pastori e militari, è arrivata «ipotesi di reato concrete, chiare e verificate» che possono essere soggetto di una valutazione da parte del giudice per che, per esempio non coperte da prescrizione». »Quello che è fondamentale comprendere », prosegue Fiordalisi, «è che l’accertamento che il codice consente alla giustizia, per le conoscenze scientifiche che oggi si hanno, è in termini di pericolo ed esposizione al pericolo, e non di nesso di causalità».

IL RAPPORTO CON LA GENTE
Un argomento cui Fiordalisi tiene particolarmente, è importanza del “canale diretto” instaurato con decine di persone che si sono rivolte a lui per raccontare, testimoniare e denunciare alcune centinaia di casi di malattie e morti, «un legame tra magistratura e cittadino che non si è mai spezzato e ha permesso di acquisire informazioni che altrimenti non avremmo mai avuto».
«Non è stato semplice», conclude, «perché il clima che negli anni si è creato intorno a questa vicenda non favoriva una collaborazione della gente, ma in buona misura ci siamo riusciti. Si tratta di un percorso nuovo che va nella direzione di tutela della salute di tutti».
Carlo Porcedda

Da Sardegna Quotidano del 7 maggio 2012


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domenica 6 maggio 2012

MOZIONE ALLA CAMERA SU VITTIME "DELL'URANIO" dal capogruppo IDV in Commissione Difesa Augusto Di Stanislao

"Sconcertante è continuare ad assistere ad una superficialità e ad una inadeguatezza da parte degli organi competenti nell'affrontare la questione dei risarcimenti alle vittime dell'esposizione all'uranio impoverito e ai loro familiari. Le questioni da risolvere che girano intorno all'uranio impoverito e ai poligoni sono tante e complesse, con la mozione a mia prima firma auspico che il Governo faccia chiarezza e giustizia per tutti i militari coinvolti." lo dichiara in una nota Augusto Di Stanislao, capogruppo IDV in Commissione Difesa.

"Il 27 marzo scorso, dopo 16 anni di attesa, è arrivato l'ennesimo diniego ai risarcimenti per i familiari di Roberto Buonincontro, militare di leva presso il Poligono di Quirra dal luglio 1992 al luglio 1993, deceduto nel marzo 1996 di linfoma di Hodgking, dopo una sofferenza di quasi due anni.

Lo stesso identico caso e diagnosi del lanciere Fulvio Pazzi, un altro gravissimo caso di trascuratezza sul quale dopo cinque dinieghi di risarcimento e 9 anni di tempo ci si è accorti che i dinieghi dei risarcimenti erano errati.

Si tratta, del resto, di un caso molto simile a quello del capitano Antonino Caruso, per il quale caso sono trascorsi 11 anni di dinieghi per accorgersi solo dopo 12 anni, che questi dinieghi erano errati” aggiunge Di Stanislao. “E' evidente dunque che non si può continuare a giocare sulla pelle di chi ha già perso un caro in una circostanza drammatica e in maniera così rapida e violenta.

Secondo l'Anavafaf sono centinaia i dinieghi di risarcimenti che risultano errati. Tra l'altro, per tutti questi casi non è stato neppure rispettato il criterio di probabilità, che esclude a priori, in fatto di risarcimenti, la formulazione di drastiche affermazioni di diniego, ma solo maggiore o minore probabilità. Ancora oggi continuano a verificarsi casi di persone gravemente ammalate in Sardegna, sono casi di persone che hanno operato in zone a rischio senza essere informate dei pericoli e senza essere muniti di adeguate misure di protezione” conclude il capogruppo di IDV in commissione difesa alla Camera.

Da Info parlamentare del 3 maggio 2012


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