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mercoledì 11 luglio 2012

BATTAGLIA FISCALE E SOVRANITA'


Ficchiamoci in testa che le prossime elezioni politiche sono strategiche per la Sardegna, perché la battaglia fiscale, che è il primo cuore di una nuova stagione indipendentista, si combatte a Roma.

Più si tarda a mettere in campo una proposta seria, sovranista, che metta al centro la questione fiscale e tutte le questioni legate a concessioni e tariffe pubbliche, più si spreca anche la prossima legislatura come occasione per cacciare i padroni occulti che infiltrano largamente Pd e Pdl.

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4520

giovedì 7 giugno 2012

Equitalia: la casta delle riscossioni e i nuovi fallimenti delle imprese sarde


2 giugno 2012  
pesciStavo preparando un dossier su Equitalia. Rinuncio al dossier e sintetizzo i risultati perché è urgente una questione che mi preoccupa molto.

Un’organizzazione mastodontica e costosissima

Una premessa: Equitalia Sardegna non ha centri decisori nell’isola. Tutto dipende da Equitalia Centro, una delle tre società in cui è stata organizzata Equitalia (Equitalia Nord, Equitalia Sud, Equitalia Centro che comprende la Sardegna). Qui cominciano i pasticci e i costi che vengono sostenuti con l’aggio al 9%, perché, ovviamente, oltre alle tre società di cui sopra, c’è la Holding Equitalia, quindi le società sono quattro.

La quadruplicazione dei costi

Le tre società, oltre la holding sono dotate di
• Consiglio di amministrazione composto di cinque membri
• Collegio sindacale
• Società di revisione
• Organismo di vigilanza
• Amministratore delegato
• Direttore generale
Ho fatto un po’ di conti: il costo totale di questi organismi è di circa 3,5 milioni di euro. Si pensi che ogni AD costa intorno ai 250.000 euro ed ogni DG circa 200.000. Peraltro risulta che un AD ed un DG siano stati reclutati tra dirigenti in pensione, quindi altri dirigenti sono a spasso. Ulteriormente risulta che numerosi consulenti siano stati reclutati dalle quattro società tra i dipendenti già pensionati per svolgere funzioni già attribuite ai dipendenti.
Ognuna delle tre società operative in fase di start up ha reclutato dall’esterno dirigenti (tra le società che avevano eseguito le revisioni contabili) per l’organizzazione. Tutto ciò per impostare un modello organizzativo similare a quello dell’Agenzia delle Entrate (nelle intenzioni) messo in mano ai consulenti/organizzatori che hanno fornito un modello per la cui definizione e divulgazione sono stati spesi milioni di euro. Ad oggi il modello non somiglia nemmeno da lontano all’Agenzia delle Entrate. E comunque avrebbe potuto e dovuto essere predisposto dalla società controllante in unica versione.
Ogni società, poi, è dotata di servizi generali:
• Informatica (ancorché questa sia stata appaltata a SOGEI)
• Organizzazione
• Personale (paghe e gestione)
• Contabilità
• Acquisti
• sicurezza
• Servizi ispettivi
In totale oltre millecinquecento persone che fanno le stesse cose, spesso con modalità diverse, di carattere generale, al servizio delle restanti 6.500 unità operative. Considerata una media di costo per addetto (e per difetto) di circa 40.000 euro annui si ha una spesa di oltre 60 milioni di euro per soggetti non operativi.
Aggi e costi
Con il Decreto Salva Italia del 6 dicembre 2011 l’aggio propriamente detto è stato sostituito con l’attribuzione a Equitalia, principale agente della ricossione, di un rimborso dei costi fissi risultanti dal bilancio certificato. Si capisce dunque perché ho fatto i conti dei costi e degli sprechi: il nuovo ‘aggio’ è determinato dal costo della struttura e la struttura è un pachiderma burocratico costosissimo in cui si annida, qui sì, una vera casta.
Sultanati e fallimenti
Ognuna delle tre società di Equitalia è autonoma e si comporta come meglio crede. Peraltro ogni società è autoreferenziale poiché esercita il controllo ispettivo su se stessa (roba da pazzi!), non garantendo la necessaria trasparenza.
Si assiste così a comportamenti difformi sul territorio nazionale, con una gestione di Equitalia Centro fortemente indifferente alle situazioni contingenti, in particolare quelle della Sardegna. Infatti solo i contribuenti delle regioni rientranti nel perimetro di Equitalia Centro (come noi sardi) sono stati sommersi da solleciti di pagamento per cartelle notificate nel 2000 recanti tributi e sanzioni risalenti anche al 1994 e ormai prescritte e per importi risibili (anche 4 euro). Al contrario, nelle regioni ricadenti nella competenza di Equitalia Sud i solleciti non retroagiscono oltre il 2006, ed ugualmente si comporta Equitalia Nord (addirittura in Piemonte nemmeno si parla di solleciti). Insomma si va da un estremo all’altro senza omogeneità sul territorio nazionale.
Ed ancora (senza disposizioni interne) vi sono regioni che applicano la normativa sulla cessione volontaria degli immobili ipotecati da Equitalia, ed altre che non la applicano, ovvero ogni regione (se non ogni provincia) applica diversamente (o non applica per niente) le nuove norme sulla riprogrammazione delle rateazioni, per non parlare della confusione operativa su ogni singola procedura, a partire dalle notifiche, gestite in maniera difforme in tutto il territorio nazionale.
C’è più di un motivo per chiedere l’immediata chiusura delle tre società, facendo confluire il coordinamento su un unico soggetto (l’attuale holding) lasciando il governo del territorio alle direzioni regionali e provinciali, così come avviene per INPS ed Agenzia delle Entrate. Tutto ciò deve avvenire entro il 2012, diversamente gli aggi non potranno diminuire come richiesto a gran voce da tutti. Ma c’è di più. C’è una grande minaccia incombente.

Un nuovo incubo

Oltre dieci anni fa l’INPS ha concesso sgravi contributivi a fronte dell’assunzione di personale: si tratta dei celebri contratti di formazione-lavoro (al suo posto, dopo la legge Biasi, entrò in vigore il contratto di inserimento). Cito dal sito dell’Inps: «La Commissione dell’U.E., con decisione del 11/5/1999, ha dichiarato illegittimi i benefici superiori al 25% se non sono destinati a favorire l’occupazione giovanile, il reinserimento lavorativo o a creare nuova occupazione». Per queste aziende, adesso, inizia un incubo simile a quello della legge 44 per le aziende agricole. Infatti «La Commissione Europea ha sancito l’obbligo per lo Stato italiano di adeguarsi alle nuove disposizioni e di provvedere a recuperare gli importi conguagliati dai datori di lavoro secondo i vecchi parametri. Per quanto sopra le aziende che risultano aver fruito di agevolazioni contributive non rispondenti agli orientamenti comunitari per un importo superiore a € 250.000,00 hanno ricevuto di recente apposita lettera di richiesta di pagamento dei contributi conguagliati indebitamente Come per la famigerata 44 regionale, ad un certo punto l’UE determinò che trattavasi di aiuti di stato non consentiti. Di conseguenza ha ordinato all’Italia il recupero».
Che cosa è successo dopo? L’INPS, con qualche ritardo, ha proceduto ai recuperi, generando contenziosi con le imprese che, sententosi prese in giro, quantomeno, hanno chiesto l’abbuono delle sanzioni (o delle somme aggiuntive). I recuperi, peraltro, erano inficiati anche da errori di calcolo, ovvero, in alcuni casi si interveniva sulla quota consentita  de minimis sulla quale, invece, non era necessario né legale intervenire. Nel corso dei contenziosi (e con molto ritardo) l’INPS ha proceduto a recuperi coattivi a mezzo Equitalia, che in ragione dei numerosi contenziosi, ovvero per insussistenza patrimoniale non ha potuto procedere.
bisogna sapere che, comunque e drammaticamente, l’UE pretende che:
1. Il recupero sia eseguito in unica soluzione (quindi nessuna rateazione a fronte di somme ingenti)
2. le imprese insolventi siano eliminate dal sistema produttivo. Ciò significa (in Italia) fallimento (per le imprese soggette a questa procedura)
Ebbene, spaventati dalle sanzioni già irrogate dalla UE all’Italia (si parla già di 30 milioni) e quindi di esserne ritenuti responsabili, i burocrati del ministero delle Finanze e dell’INPS hanno premuto sui vertici di Equitalia affinchè si eseguissero i recuperi e per gli insolventi si dichiarasse fallimento.
Ora, nella situazione delineata, (contenziosi e difficoltà di rientro in unica soluzione) è arrivato il diktat romano di chiedere il fallimento di queste imprese, la maggior parte delle quali ancora attive e con dipendenti. Mentre al Nord e al Sud si ragiona, Equitalia Centro ha proceduto anche ad arrivare alla richiesta del fallimento di alcune imprese sarde.
Manca, evidentemente, la possibilità di poter incidere sul centro decisionale di Roma (a causa del filtro opposto da Equitalia Centro alle Regioni), quindi non solo nessuno ascolta i sardi che peraltro sono muti a livello istituzionale (giacché nessuna istituzione sta seguendo questi eventi, tantomeno la Regione Dormiente), ma addirittura si incentiva  l’azione irresponsabile di Equitalia perché si dà la sensazione di subirla passivamente.
L’unico vero modo di opporsi a questa incoscienza burocratica, dissipatrice e dannosa, non ostacolata in alcun modo da alcuna istituzione, tanto meno da una Regione distratta, inconcludente e incapace, è far girare le informazioni, aumentare la censura morale della vergogna Equitalia, censurare il Governo Monti che difende questa società senza controllarne i comportamenti col dovuto rigore.

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4456

sabato 2 giugno 2012

IL VINO E' SARDO, I SOLDI VANNO AGLI "AMICI" DI ROMA

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno domenica 27 maggio 2012 alle ore 2.06 ·



In questo contesto, verrebbe voglia di tacere sul merito dei problemi per dedicarsi solo alle alchimie italiane dei partiti italiani. Ma io penso che l’antidoto alla politica italiana consista nell’occuparsi dei problemi della Sardegna (totalmente abbandonati dalla Giunta e da molte forze politiche), per cui oggi mi occupo di una questione che seguo da tempo: il vino sardo.

Tempo fa, le Camere di Commercio di Nuoro e di Sassari hanno scritto all’Assessore all’Agricoltura su un tema molto importante per noi: i vini D.O della Sardegna, che sono: Cannonau di Sardegna, Vermentino di Sardegna, Monica di Sardegna, Moscato di Sardegna, Alghero, Vermentino di Gallura, Moscato di Sorso Sennori, Mandrolisai, Girò di Cagliari, Nasco di Cagliari, Nuragus di Cagliari, Moscato di Cagliari, Monica di Cagliari, Malvasia di Cagliari, Carignano del Sulcis.
La lettera è vecchia, ma molto importante. Eccola.

Le due camere dicono che “le Camere di Commercio sarde, che per anni hanno gestito in primis il controllo e la certificazione dei vini D.O. ai sensi della legge 164/92, pur creando un clima di stima e fiducia nelle istituzioni, sono state volutamente escluse per dare spazio a strutture private, senza il preventivo coinvolgimento della filiera. Con nota n. 24357/VII.5.2. del 27.09.2011, codesto Assessorato ha comunicato la modifica delle competenze e le modalità di rivendicazione delle produzioni D.O. e IGT attribuite alle Camere di Commercio ai sensi della citata legge 164/92, abrogata dal Decreto Legislativo 61/2010″.

Questa espropriazione di ruolo è avvenuta nonostante le due Camere abbiano tutti i requisiti di legge, nonché l’organizzazione e il corredo logistico per svolgere i controlli.

Invece, l’Assessore di allora all’agricoltura, Andrea Prato, a chi attribuì i controlli D.O. sui vini sardi? Alla società Valoritalia, nata nel 2009. Ecco il decreto. Che cosa scrivono le due Camere di Commercio sul lavoro di Valoritalia? Ecco qua:
“Valoritalia, a due anni dall’incarico conferitogli dal ministero, non risulta aver istituito sedi operative nell’isola, incassando dalla filiera D.O. controllata, centinaia di migliaia di euro per dare risposte al telefono ed effettuare sommari controlli in campagna e in cantina, con conseguenze immaginabili per gli operatori del settore, le garanzie sulla qualità del prodotto e l’immagine del territorio”.

Personalmente non so se debbano essere oppure le Camere di Commercio a occuparsi di filiera vitivinicola; so però che, quando abbiamo competenze e strutture qui da noi, dobbiamo usarle; e quando non le abbiamo, dobbiamo farcele, non buttare i nostri soldi nelle burocrazie italiane.
L’affidamento di Valoritalia scade quest’anno. Li mandiamo via?

Da Sardegna e libertà magazine del 26 maggio 2012

sabato 21 aprile 2012

Le responsabilità sul formaggio. Bandi Agea e prezzo del latte. Magistrati, sveglia!

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA ...Bandi Agea, seconda puntata.

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 Come tutti sanno, io non ho alcuna fiducia nella magistratura italiana, la temo (nonostante il referendum sulal responsabilità civile dei magistrati, averne uno solo contro rende possibile la galera), non la frequento e la evito (quasi quanto evito il Corpo Forestale). La vicenda che segue, che è sotto gli occhi di tutti e che incide non poco sulla distorsione del prezzo del latte in Sardegna (ma mi sto mordendo la lingua in questi giorni sulle mafie dell’energia) ne è una buona riprova.
Riprendo ciò che ho raccontato ieri.
Milleseicento quintali su 5320 di Pecorino Romano prodotto in Sardegna, acquistato con risorse pubbliche secondo un bando Agea (sono i bandi per gli indigenti attraverso cui l’Unione Europea fa finta di aiutare i poveri ma in realtà consente di sostenere il prezzo del formaggio), verranno lavorate a Cremona, nonostante il contratto del gruppo appaltatore, il gruppo Tuo, prevedesse l’acquisto e la lavorazione in loco, e più precisamente a Macomer.

Fregature ‘estere’ al formaggio: soldi sardi, lavorazioni cremonesi

DAL BLOG DI PAOLO MANINCHEDDA ...Il gruppo TUO non è sardo (è siciliano). Ha vinto la gara perché i sardi, che hanno il formaggio e gli impianti, non si sono associati per partecipare alla gara.
Perché? Perché i sardi non sanno difendere la loro ricchezza, non sanno rispettarsi reciprocamente, non sanno stringersi solidarmente nei momenti di difficoltà.

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 L’Appalto Agea per il Pecorino Romano Dop prevedeva che 5320 quintali di pecorino, fornito dai caseifici sardi, fossero confezionati dal Consorzio Latte di Macomer entro il 2 maggio 2012. Ha vinto il bando la società TUO (un nome, una certezza, nel senso che ‘io prendo, il resto è tuo’). Rispetto ai tempi previsti, si e’ avuto un ritardo nelle consegne da parte di TUO, il quale ha cominciato a portare il formaggio in lavorazione a marzo anziché a febbraio. Perché? Non si sa, ma è lecito pensare che magari TUO abbia aspettato un po’ cercando di far ababssare il prezzo del formaggio. Ora per poter terminare nel tempo previsto, il gruppo TUO, ha prima chiesto una proroga all’Agea, che gliel’ha negata, quindi ha deciso di trasferire la lavorazione di 1600 quintali in un centro del Nord Italia, Valex Cremona. Ciò vuol dire meno lavoro a Macomer e più Cassa integrazione. Non solo. Il gruppo TUO starebbe ora cercando disperatamente formaggio, ma non trova chi glielo dà senza una solida fideiussione di pagamento. Il gruppo TUO non è sardo. Ha vinto la gara perché i sardi, che hanno il formaggio e gli impianti, non si sono associati per partecipare alla gara.