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mercoledì 11 luglio 2012

LO STATO ITALIANO CONTRO L'INDIPENDENTISTA BRUNO BELLOMONTE

Caso Bellomonte. Dall’accusa una melodia stonata e fuori tempo




(IlMinuto) – Cagliari, 30 giugno – “Ogni aeromodello può essere zavorrato e taluni possono portare anche alcuni chilogrammi di peso”. Sono le considerazioni – riportate nei giorni scorsi dalla Nuova Sardegna – di un commesso di un negozio romano di aeromodelli. Parole, raccolte il 26 marzo 2012, che secondo la Procura potrebbero consentire di rovesciare la sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” che nel novembre 2011 ha restituito la libertà a Bruno Bellomonte, dopo 29 mesi di carcerazione preventiva. Il militante di a Manca pro s’Indipendentzia era stato accusato – senza prove – di avere partecipato a un tentativo di ricostruzione del brigatismo rosso in vista del G8 della Maddalena nel 2009, con l’obiettivo di assaltare gli otto grandi con modellini radiocomandati.

Ora la pubblica accusa non si limita a chiedere nuovamente, in fase di appello, la condanna per Bruno Bellomonte, ma propone alla Corte d’assise d’Appello la “rinnovazione” parziale del dibattimento con la nuova testimonianza. Le parole del commesso sarebbero cioè in grado di dimostrare che con un aeromodello telecomandato sarebbe stato possibile bombardare gli edifici sede del G8 a La Maddalena. E di certo queste considerazioni sono bastate al quotidiano di Sassari per titolare – come se niente fosse successo in questi anni – “Un aeromodello per bombardare il G8”. Ma ancora una volta è evidente il pressapochismo con cui è stata condotta questa caccia alle streghe. Le nuove note tracciate sullo spartito della pubblica accusa compongono infatti una melodia stonata e soprattutto fuori tempo.La pubblica accusa si preoccupa solo ora – e non prima di sbattere in galera Bruno Bellomonte, Luigi Fallico (morto in una cella del carcere di Viterbo il 23 maggio 2011, senza essere ricoverato nonostante avesse da almeno sei giorni – 144 ore – i sintomi dell’infarto) e gli altri – di verificare la fattibilità tecnica dell’eventuale assalto ai “grandi della Terra”.

“La Polizia – scrisse infatti qualche mese prima della sentenza di assoluzione la Nuova Sardegna – si è limitata ad assumere informazioni sulle potenzialità di un modellino telecomandato in un negozio specializzato, senza specificare il nome del titolare e soprattutto senza alcun conforto tecnico sulla fattibilità di un’operazione del genere”. Ma in effetti non risulta che la questione della eventuale – molto dubbia – fattibilità tecnica dell’operazione sia mai stata uno dei cavalli di battaglia dei difensori di Bellomonte e Fallico. La difesa infatti disponeva di carte ben più forti. Si pensi che di questi dannati modellini di aereo – modificati o meno – non è mai stata trovata traccia. Si pensi che Il presunto capo delle nuove Br Luigi Fallico – nella intercettazione ambientale della chiacchierata registrata nella trattoria romana la Suburra del dicembre 2008 – aveva confidato a Bellomonte i suoi progetti per le vacanze estive 2009: passare ben tre mesi a Cuba. E’ credibile pensare che il presunto capo di una presunta organizzazione terroristica – niente di meno che le nuove Br – che punta a colpire i capi di stato delle principali potenze capitalistiche mondiali riuniti in Sardegna nel luglio 2009 con aeromodellini radiocomandati decida di programmare nello stesso mese una lunga vacanza all’estero?

Eppure l’accusa decide di andare avanti sulla stessa linea, nell’evidente tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Nulla di solido si aggiunge infatti agli elementi inconsistenti presentati dalla accusa a carico del dirigente di aMpI in apertura del processo: frequenti viaggi a Roma (!), la confusa intercettazione della conversazione con Luigi Fallico alla Suburra e un numero di telefono di Fallico in un calzino. Per capire le ragioni di questo accanimento, di questo maccartismo in salsa tricolore, occorre una chiave di lettura politica. Di questo è profondamente convinto Bruno Bellomonte. “Per quanto riguarda chi abbia architettato questo processo – ha dichiarato l’esponente di aMpI al Minuto in un’intervista rilasciata nel dicembre 2011 – non c’è un unico responsabile o particolari soggetti, ma complessivamente è un’azione di repressione orchestrata, avente come obiettivo quello di colpire, annientare tutti coloro e tutto ciò che non è conforme agli interessi del potere costituito, e nel caso della Sardigna tutti quelli che non smettono di lottare per la sua indipendenza e sovranità. Nel caso di noi Sardi, la repressione ha un carattere coloniale, per la sua natura di oppressione e di sottomissione attraverso cui lo stato italiano continua a gestire il suo rapporto di colonizzatore in termini economici, politici, sociali, linguistici, culturali nei confronti della nostra terra”.

TESTO ORIGINALE

domenica 24 giugno 2012

LO STATO ITALIANO CONTRO L'INDIPENDENTISTA BRUNO BELLOMONTE, il ricorso in Appello ...un aeromodello per bombardare il G8

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno domenica 24 giugno 2012 alle ore 17.44 ·
 


La Procura di Roma non molla e rilancia: con un aeromodello telecomandato sarebbe stato possibile bombardare gli edifici sede del G8 a La Maddalena ed era questo il progetto sul quale lavoravano Bruno Bellomonte e il defunto presunto capo dell’organizzazione «Per il comunismo-Brigate rosse» Luigi Fallico in quell’ormai famosa cena a due al ristorante romano da Silvio alla Suburra il 16 dicembre del 2008.

Bocciata il 21 novembre 2011 dalla prima corte d’assise della capitale, la teoria del modellino ritorna nel ricorso in appello firmato dai pm Erminio Amelio e Luca Tescaroli occupando una buona parte delle 120 pagine in cui è articolato il documento. Ed è soprattutto a questo indizio, rafforzato da intercettazioni ambientali piuttosto confuse, che i due magistrati ancorano la nuova richiesta di condanna per Bellomonte, convinti che il ferroviere sassarese facesse parte a pieno titolo dell’organizzazione eversiva e che ne fosse lo stratega all’insaputa dei militanti di A Manca pro d’Indipendentzia, il partito legale per il quale è stato candidato a sindaco di Sassari.

Amelio e Tescaroli non si fermano alla richiesta di condanna, ma propongono alla corte d’assise d’appello la rinnovazione parziale del dibattimento, perché a supporto della tesi accusatoria basata sul modellino di velivolo venga esaminato in aula pubblica un commesso del negozio di aeromodelli Palazzoli, in via Oderisi da Gubbio a Roma.

Si chiama Egidio Andreini e sentito il 26 marzo 2012 - quindi dopo la sentenza di primo grado, in cui Bellomonte è stato assolto perché il fatto non sussiste - ha riferito «che ogni aeromodello può essere zavorrato e che taluni possono portare anche alcuni chilogrammi di peso». (m.l)

Da La Nuova Sardegna del 23 giugno 2012

venerdì 15 giugno 2012

IN SARDEGNA, PORTE APERTE AGLI STRANIERI … PER SFRUTTARLI MEGLIO !


pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno sabato 9 giugno 2012 alle ore 19.37 ·
 



Un blitz dei carabinieri e degli ispettori del lavoro in un cantiere a La Maddalena ha portato a 3 denunce e a quasi sessantamila euro di multa a causa di 74 violazioni accertate.

Nel villaggio turistico in costruzione a Punta Tegge, militari e ispettori hanno trovato tra i 75 dipendenti delle varie aziende edili, 15 operai completamente in nero, per la maggior parte romeni, siriani, tunisini, albanesi.

E fra le 22 ditte operanti nel cantiere, 12 sono risultate irregolari. I tre denunciati sono i responsabili dei lavori, del committente e dell'impresa affidataria.

Da Ansa del 9 giugno 2012

giovedì 7 giugno 2012

G8, la Corte dei conti chiede 40 milioni a Bertolaso



1 giugno 2012 - I tre inquirenti della Corte dei conti Marco Smiroldo, Ugo Montella e Massimiliano Minerva hanno chiuso la fase istruttoria avviata, dopo il mancato G8, sull’affidamento alla “Mita Resort” del Main Conference dell’isola di La Maddalena. E, come anticipato ieri dal Fatto Quotidiano, hanno inviato il conto da saldare a Guido Bertolaso e a 4 componenti della potente “Struttura di missione” che gestiva gli appalti per l’ex G8. Nell’invito a dedurre, notificato all’ex capo della Protezione civile, a Giacomo Aiello, Mauro Della Giovanpaola e a Irene Sallusti viene contestato un «danno erariale» pari a 40 milioni di euro
(addebitato all’ex capo del dipartimento Guido Bertolaso), mentre 24 milioni di euro sono stati richiesti, in solido, agli altri quattro membri della struttura di missione che affidò alla “Mita Resorts”, con un bando di gara contestatissimo, l’albergo a cinque stelle realizzato negli spazi dell’ex arsenale militare della Maddalena, compresa la gestione per lo specchio d’acqua (inquinato) davanti al Main Conference. Quella che si è conclusa la scorsa settimana è soltanto la prima delle tre istruttorie contabili avviate dalla Corte dei conti sulla gestione dei grandi eventi affidata alla Protezione civile guidata da Guido Bertolaso. Le altre due riguardano le somme spese negli appalti per la realizzazione delle strutture per accogliere i grandi della terra e le opere di bonifica effettuate dalla struttura di missione in terra e acque sarde.
A dare la stura alle inchieste penali e della Corte dei conti, oltre alle intercettazioni telefoniche sulla “cricca della Ferratella”, furono i ricorsi presentati da due holding delle vacanze che operano nell’isola, la “Marina di Porto Rotondo Srl” che fa capo alla famiglia Molinas (che si affidarono alle competenze del civilista Pietro Corda) e la “Delphina srl” degli imprenditori galluresi Peru e Muntoni i quali, davanti al consiglio di Stato, citarono in giudizio la Regione sarda, la Protezione civile, la Presidenza del consiglio dei ministri e la “Mita Resort” di Emma Marcegaglia. Chiedendo – per una sterminata serie di irregolarità sul piano civilistico e amministrativo – l’annullamento della gara d’appalto con la quale la struttura di missione, sostituendosi senza titoli alla Regione Sarda, affidò a “Mita Resort” il Main Center, l’area portuale e le altre strutture da completare dopo il mancato G8 per una offerta (l’unica presentata) di 40 milioni di euro e un canone annuo, per i 30 anni di concessione, di soli 60mila euro. Gli inquirenti della Corte dei conti (gli unici a mettere il naso tra le carte secretate del mancato G8) hanno rilevato che il danno erariale subito dallo Stato e dalla Regione Sarda – mai costituita parte civile – ammonta ad oltre 64 milioni di euro, e ne pretende il risarcimento. Questo è soltanto il primo atto notificato alla ex struttura di missione e al suo capo…
… ma la Corte dei conti ha ancora aperti due contenziosi contro Guido Bertolaso e il suo staff direttivo e riguardano i danni ambientali causati all’isola della Maddalena e le mancate bonifiche dello specchio d’acqua davanti al Main Center. I costi, anche in questo caso, lieviteranno, e speriamo che qualcuno, finalmente, li paghi. (La Nuova Sardegna)


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venerdì 4 maggio 2012

LA REGIONE SI COSTITUISCA PARTE CIVILE NEL PROCESSO SUL G8

“La Regione si costituisca parte civile nel processo sul G8″ della Maddalena. In Consiglio Regionale mozione di SardignaLibera e Sel

 

 E’ stato rinviato al prossimo mese di settembre il processo sull’affaire G8 ospitato dal Tribunale di Perugia. Dopo diverse battaglie e un ricorso al Tar del Lazio, la cui sentenza ha imposto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’accesso agli atti, su richiesta del consigliere regionale di SardignaLibera Claudia Zuncheddu e dei suoi avvocati, Luigi Azzena e Renato Margelli, è stato possibile rilevare gli abusi eseguiti da parte degli “uomini” del G8 della Maddalena.

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sabato 28 aprile 2012

la Regione Autonoma della Sardegna si costituisca parte civile nel procedimento penale che si aprirà presso il Tribunale di Perugia per la vicenda concernente il Grande Evento della Presidenza Italiana del G8

Mozione Zuncheddu – Uras – Sechi – Cocco D.- Cugusi sulla necessità che la Regione Autonoma della Sardegna si costituisca parte civile nel procedimento penale che si aprirà presso il Tribunale di Perugia per la vicenda concernente il Grande Evento della Presidenza Italiana del G8, anno 2009, presso l’ex Arsenale della Maddalena.
Premesso che:
-   Il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale Penale di Perugia, nel procedimento RGNR 1560\10, ha rinviato a giudizio ben 18 imputati a vario titolo per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione al favoreggiamento della prostituzione: si tratta di persone che sono tra quelle che, a vario titolo, si sono occupate della realizzazione dei lavori del G8 presso l’Isola della Maddalena ...

G8 a La Maddalena, milioni ai soliti noti con la scusa della ‘procedura d’urgenza’

Un esempio su tutti: per trasportare rifiuti inerti pagati 156 euro la tonnellata, mentre il prezzo di mercato si attesta sui 6 euro. Il Fatto ha spulciato le carte che la Protezione Civile ha rimosso dal suo sito

La formula magica c’è. Esiste. Semplice, quanto efficace. Basta dire: “Per cause non previste e non prevedibili”. Con l’aggiunta dell’ “urgenza”. E si aprono i forzieri. Milioni e milioni di euro, centinaia, quanti nessuno pensava di poterne ottenere. Subito, senza polemiche, alla faccia di chi parla di burocrazia lenta e ottusa. La formula è stata sperimentata, abusata e applicata nella bonifica e nei lavori de La Maddalena per il celeberrimo G8. Un evento fantasma: alla fine, l’allora premier Silvio Berlusconi, spostò tutto a L’Aquila “per stare vicino alle popolazioni terremotate”. Disse.

Ma i lavori non si fermarono. Il Fatto, grazie all’ostinazione di Claudia Zuncheddu, consigliere sardo di Sardigna Libera, e al supporto dei suoi legali (Luigi Azzena e Renato Margelli) ha potuto spulciare le carte desecretate della Protezione civile. Appalti, subappalti, accordi. Riaccordi. Aggiunte. Date ultime, irrevocabili, improvvisamente spostate di giorni e giorni con congrua aggiunta di soldi.

IL GIOCHINO era così: io responsabile indico un termine ultimo per la consegna del lavoro, tu azienda accetti l’incarico e fissi un prezzo (alto) per eseguirlo. Io accetto, anche se il preventivo è fuori mercato. A ridosso del “chiavi in mano”, ops, l’azienda scopre di non poter portare a termine “per cause non previste e non prevedibili”. Non c’è problema, ecco altro tempo e altrettanti soldi. Un esempio pratico? Sui lotti 8 e 9, i due interessati dalla procedura attivata dalla Zuncheddu, la tempistica la fa da padrone. Il 7 luglio 2008 la struttura mette a disposizione un progetto dell’opera, senza studio dei costi e computo metrico. Tre giorni dopo il progetto riceve l’approvazione tecnica; il 12 luglio arriva l’ok; il 14, una sola settimana dopo, viene “individuato” (come e perché non è dato sapere) un contraente che, dopo attento studio del progetto e sopralluogo, predispone un’offerta economica e lo invia alla Struttura di Missione. Bastano ventiquattr’ore e il tutto è approvato.

Attenzione: chi firma è Angelo Balducci (lui come tutti gli altri coinvolti, non è sotto processo per questi appalti che sono rimasti fuori dal processo di Perugia). Ma andiamo avanti: il 21 luglio c’è la consegna del cantiere; l’8 agosto si firma l’appalto, con un simbolico e generalizzato taglio del 5 per cento dell’ingente offerta. C’è un termine strettissimo per la consegna dei lavori. In fin dei conti va giustificata la famosa “urgenza”.

Poi però scatta la necessità dell’aggiuntina. E il 30 agosto si sottoscrive un atto con il quale, dopo poche settimane di lavori, viene concesso un notevolissimo allungamento dei tempi e un consistente aumento dei costi. I lavori che inizialmente dovevano terminare il 30 agosto, vengono posticipati a novembre una parte, marzo dell’anno successivo l’altra. Ovvio, nessuno ha chiesto soldi indietro. O un risarcimento. Anzi, arrivano ulteriori finanziamenti. Fino a raggiungere cifre che superano i 20 milioni di euro. Ma il giochino era applicabile a tutto, con un preziario nettamente superiore a quello di mercato. Se prendiamo come esempio lo smaltimento di una tonnellata di inerti, scopriamo che dai canonici 6 euro più trasporto, i nostri ne ottengono ben 156. Per oltre 60.000 tonnellate. Totale: 9.360.000 euro Il risultato? L’importo complessivo sugli interventi per i 14 lotti totali è stato incrementato del 44,2 per cento, raggiungendo la mirabolante somma di quasi 411 milioni di euro. Si partiva da 270. Con dati che ancora oggi non tornano. Dalle somme investite, al flusso dei trasporti, fino alle percentuali tra rifiuti pericolosi e meno nocivi. Guido Bertolaso, a capo della spedizione, ha sempre parlato di uno smaltimento pari a 63 mila tonnellate di scorie e veleni. Dai documenti ufficiali si scopre che sono 74 mila. Insomma, certezze poche. Dubbi troppi.

IN FIN DEI CONTI Bertolaso non doveva rispondere a nessuno. In una lettera di risposta alla Zuncheddu, dal ministero dell’Ambiente, scrivono: “Tutte le attività di bonifica a terra svolte nell’area sono state approvate ed eseguite prima che il sito fosse classificato come di interesse nazionale”. Abbreviato in “Sin”. La classificazione avrebbe comportato dei vincoli e la trasparenza del caso. Meglio assegnarla dopo. Meglio evitare ostacoli. “Non male per una struttura che poi non è servita – interviene la Zuncheddu –, una struttura che adesso la stessa Emma Marcegaglia (concessionaria e gestrice dell’impianto) fa fatica a tenere in piedi. E a noi, alla Sardegna, hanno sottratto circa 100 milioni di euro . Una vergogna totale, come dimostra la lettura delle carte. E Cappellacci cosa fa?”. Per ora niente. Per ora la regione presieduta dal pupillo isolano di Berlusconi, è rimasta immobile. Non si è costituita parte civile, a differenza del comune della Maddalena. Forse vogliono vedere più chiaro. Un consiglio alla giunta Cappellacci: non andate sul sito della Protezione civile per ottenere i dati sui lavori. Sarebbe inutile. Da qualche giorno, all’improvviso, sono stati cancellati. Con urgenza. Ma senza decreto…

da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2012

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ISOLA DI SANTO STEFANO, resta la servitù militare

L'isola di Santo Stefano resta prigioniera della servitù militare di Guardia del Moro. Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar presentata dal ministero della Difesa.

I giudici di Cagliari avevano dato ragione al Comune e annullato il provvedimento che imponeva un nuovo vincolo sul deposito interrato di munizioni di Guardia del Moro, esteso su 17 ettari. Una decisione congelata adesso dal Consiglio di Stato, che sospende l'esecutività della sentenza di primo grado fino al giudizio di merito. I giudici romani riconoscono l'interesse pubblico della comunità maddalenina e stabiliscono di valutarlo meglio nella fase di merito.

Ma al momento ritengono superiore l'interesse della difesa nazionale. «Ci aspettavamo una decisione di questo tipo – commenta l'avvocato Gian Comita Ragnedda che difende gli interessi del Comune –. Presenteremo subito istanza al Consiglio di Stato perché si pronunci in tempi rapidi con una sentenza. Non vorremmo che i giudici di Palazzo Spada con questa decisione abbiano voluto solo rimandare il problema. E che sfruttando la lentezza della giustizia il ministero possa continuare ad agire sul sito di Guardia del Moro nonostante la coraggiosa pronuncia del Tar.

Una nota positiva, seppur in un contesto a noi non favorevole, è che ancora una volta il Consiglio di Stato, con giudici e sezione diversi rispetto al passato, ha riconosciuto implicitamente che gli interessi pubblici sono degni di approfondimento in sede di merito». Solo qualche mese fa il Tar aveva dato ragione al Comune scrivendo una sentenza storica. Trenta pagine che annullavano il provvedimento del ministero della Difesa, ratificato dal Consiglio dei ministri, che imponeva una nuova servitù su Guardia del Moro.

Prima lo Stato aveva cercato di prorogare il vincolo che già per 30 anni aveva reso prigioniera Santo Stefano. Una decisione impugnata dalla giunta guidata dal sindaco Angelo Comiti. Una causa arrivata fino al Consiglio di Stato e poi decaduta, dopo un primo pronunciamento del Tar favorevole all'ente locale. Ma nel novembre 2008 lo Stato tenta di nuovo la conquista di Guardia del Moro e avvia l'iter per imporre un vincolo di servitù ex novo per cinque anni. Secondo il Tar il ministero avrebbe dovuto tenere conto dei cambiamenti in corso nell’isola e delle azioni in campo per passare da una economia statalista a una turistica. Sentenza appellata dal ministero e oggi temporaneamente sospesa. Fino al giudizio di merito.

Da La Nuova Sardegna del 27 aprile 2012


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LA MADDALENA: Bonifiche mai finite e tante incompiute

Il caso delle bonifiche mai finite nell’ex arsenale militare grida vendetta da anni e proprio per questo figura in primo piano nelle carte del processo che si apre a Perugia. Il costruttore Diego Anemone e il funzionario De Santis, oltre che per i lavori destinati a Caprera per i 150 anni dell’Unità d’Italia, devono rispondere d’irregolarità negli appalti sul 4°, sul 5° e sul 6° lotto a suo tempo previsti per la riconversione economica dell’arcipelago.

Sono gli interventi per palazzo della conferenza e area delegati, residenze e zona in origine destinata alla stampa e ai servizi in vista del summit tra i Grandi. Grosso modo le stesse accuse vengono mosse a Della Giovampaola e a Balducci. Per l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, del quale molti ricordano le visite alla Maddalena in compagnia dell’ex premier Berlusconi, gli inquirenti hanno raccolto una mole impressionante di prove.

Più defilate le posizioni degli imputati minori. Mentre nel decreto di rinvio a giudizio ci si sofferma sul ruolo di Bertolaso. Una posizione strettamente legata, negli atti dell’inchiesta, con quella di Anemone, alla cui famiglia la Procura di Roma ha di recente sequestrato durante indagini parallele beni per 32 milioni. Entrambi, scrive il gup,ni, «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso», sono accusati di aver concorso a determinare nell’arcipelago «scelte economiche svantaggiose per la pubblica amministrazione».

In particolare l’ex capo della Protezione civile avrebbe «illegittimamente operato per consentire che le imprese del gruppo Anemone risultassero aggiudicatarie degli appalti e e che il costo aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando». Anche, conclude il giudice, «con atti aggiuntivi e spese incongrue o eccessive».

Da La Nuova Sardegna del 23 aprile 2012

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LA MADDALENA: G8, la Cricca alla sbarra a Perugia

ERANO DELLA REGIONE SARDEGNA QUASI LA META' DEI SOLDI PUBBLICI INVESTITI NEL VORTICOSO GIRO DI CONTI ALLA MADDALENA: 280 MILIONI
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La doppia B (Bertolaso-Balducci) per gli inquirenti indica i cervelli delle operazioni tese a far lievitare i costi degli appalti, a cominciare dalla Maddalena. Ma c’è una grande A, l’iniziale di Anemone, che secondo gli investigatori avvicendatisi nelle indagini in questi anni proiettata un’ombra su tutti i versanti della complessa vicenda di corruzione. Il costruttore romano compirà 41 anni a luglio. Sarebbe stato lui il principale beneficiario degli intrallazzi nell’arcipelago e nel Lazio. Deve rispondere di aver agito in combutta con dirigenti pubblici e alti rappresentanti dei vertici ministeriali o dello Stato, secondo pm e gup pronti a sacrificare gli interessi collettivi per ottenere tornaconti personali.

PERUGIA Via in Umbria al processo dell’anno per corruzione. Gli ultimi rebus sulle incompiute e sugli appalti gonfiati per il G8 alla Maddalena troveranno presto soluzione. Da oggi a Perugia la Cricca è alla sbarra. Diciotto gli imputati: tutti eccellenti, e intoccabili sino a qualche anno fa, coinvolti nel filone principale dell'inchiesta sui Grandi eventi. A febbraio 2010 le manette scattarono per cinque di loro, ora nessuno è più in cella. Secondo la Procura di Perugia, Bertolaso e presunti complici in affari avrebbero agevolato imprenditori amici, in special modo Diego Anemone, anche lui rinviato a giudizio. Tutto in cambio di denaro, prestazioni sessuali, favori, prebende e regali. Con un danno gravissimo per la comunità dell’arcipelago sardo. Ma il sistema gelatinoso non riguarda soltanto i lavori alla Maddalena.

Nonostante gli accusati si proclamino innocenti, o addirittura estranei, il Gup Claudia Matteini si è convinta della loro responsabilità in parecchie faccende dai lati oscuri. Da qui le incriminazioni, che vanno dalla corruzione all’associazione per delinquere (non contestata, quest’ultima, all’ex capo della Protezione civile). Sono storie di traffici sospetti nell’esecuzione di lavori pubblici. Legate anche ai Campionati mondiali di nuoto (Roma 2009), allo stadio centrale del tennis al Foro italico, al Museo dello sport italiano a Tor Vergata, alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità. E, ancora, alla caserma Zignani dei servizi segreti, sempre nella capitale, per ristrutturazioni che si erano rese necessarie nel 2004. Tra le carte spunta persino la prostituzione. Alcune «professioniste» sarebbero infatti state reclutate da Anemone per offrire serate hard a Bertolaso, al provveditore delle opere pubbliche De Santis e al suo collega Della Giovampaola. Secondo l'accusa, in cambio dei vantaggi ricevuti dagli imprenditori, Bertolaso avrebbe ottenuto la disponibilità di un appartamento a Roma e quella di una massaggiatrice nel complesso sportivo del costruttore, il Salaria Village. Spicciolo più spicciolo meno, le imprese facenti capo ad Anemone avrebbero realizzato illecitamente utili per complessivi 75 milioni. Finora un solo indiziato è stato prosciolto nello scorso settembre, al termine della fase preliminare di lunghe indagini contrassegnate da pedinamenti, intercettazioni e messa a punto di una valanga di documenti a corredo delle prove: è l’ex vicepresidente dell'istituto per il credito sportivo ed ex senatore del Pd Alberto Covello. Non è detto che la prima udienza di stamane, davanti al tribunale di Perugia, superi la raffica di eccezioni e richieste di rinvio che molti legali si preparano a presentare. Se il processo non slitterà e sarà comunque avviato sul piano formale, potranno costituirsi parte civile i danneggiati. Il Gup ha individuato tra le istituzioni lese la presidenza del Consiglio e il ministero delle Infrastrutture, le stesse autorità che avrebbero dovuto vigilare sul sistema gelatinoso attribuito alla Cricca della Ferratella.

Ma il Comune della Maddalena ha già annunciato che intende a sua volta chiedere un risarcimento attraverso l’assistenza degli avvocati Tito Milella e Gian Comita Ragnedda. E non si esclude che faccia un passo verso questa direzione la stessa Regione Sardegna. Erano infatti suoi quasi la metà dei soldi pubblici investiti nel vorticoso giro di conti alla Maddalena: 280 dei 410 milioni spesi in tutto per le Grandi opere dal 2008 in Italia.
(Pier Giorgio Pinna e Antioco Fois)

Da La Nuova Sardegna del 23 aprile 2012


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giovedì 19 aprile 2012

G8 E GLI AFFARI DELLA “CRICCA DI BANDITI” ALLA MADDALENA.



G8 e gli affari della “cricca di banditi” alla Maddalena. Al Tribunale di Perugia il Presidente Cappellacci rivendichi il risarcimento degli ingenti danni ai sardi e alla Sardegna


Sulla necessità che la RAS si costituisca parte civile nel procedimento penale che si aprirà presso il Tribunale di Perugia il 23 Aprile per la vicenda concernente il Grande Evento della Presidenza Italiana del G8, anno 2009, presso l’ex Arsenale della Maddalena.


Egr Presidente

            nel silenzio ingiustificato e incomprensibile delle nostre istituzioni regionali, noi sardi e il nostro territorio abbiamo subito e continueremo a subire a lungo, gli ingenti danni economici, ambientali e di immagine, legati alle “operazioni criminose” condotte in occasione dei preparativi del G8 previsto per il 2009.
            Il senso di responsabilità, come consigliera regionale e come sarda, mi ha portato ad occuparmi già da diversi anni della “questione del G8”: una delle operazioni più criminose di questi ultimi tempi, ai danni della Sardegna. Un’operazione che ha visto il coinvolgimento di istituzioni dello Stato italiano, come la Protezione Civile con il suo massimo dirigente, il dott. Guido Bertolaso: Capo di Dipartimento.

mercoledì 18 aprile 2012

NORD SARDEGNA: Lo Stato italiano vuole istallare tre radar, nell’isola Bocca, Capo Testa a Santa Teresa e nell'isola di Razzoli


Lo Stato è pronto a calpestare la volontà della Gallura. Il ministero delle Infrastrutture porta avanti l’iter per installare tre radar, nell’isola Bocca, nel faro di Capo Testa a Santa Teresa, sull’isola di Razzoli nell’arcipelago della Maddalena.
La posizione contraria dei comuni non ha avuto alcun effetto sulle scelte romane. Dopo le rassicurazioni di qualche mese fa gli enti locali erano convinti di aver allontanato il pericolo di una nuova servitù. Invece in questi giorni i sindaci di Santa Teresa, Olbia e La Maddalena hanno avuto la conferma che la battaglia è tutta da combattere.

Il ministero ha presentato al Savi, l’organismo regionale che valuta la sostenibilità dei progetti, la valutazione di incidenza ambientale dei tre radar. Il parere del Savi è propedeutico alla conferenza di servizi che poi rilascia l’autorizzazione. È evidente che lo Stato non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro.

Uno schiaffo ai comuni, in particolare a quello di Santa Teresa che qualche mese fa aveva incontrato i vertici del comando generale delle Capitanerie di porto. «In quella occasione eravamo stati rassicurati – dice il sindaco Stefano Pisciottu –. Ci era stato detto che se il progetto del radar non fosse stato condiviso non era intenzione del ministero andare contro la volontà della popolazione locale. Mi sembra invece che si stia andando nella direzione contraria».
La giunta Pisciottu studia le contromosse. Ha già affidato l’incarico per preparare una valutazione di incidenza ambientale da contrapporre a quella del ministero. E se il progetto per installare un’antenna radar di tipo mercantile sul faro di Capo Testa dovesse passare in conferenza di servizi farà ricorso al Tar. «Lo Stato calpesta la volontà della popolazione – aggiunge –. Solo un mese fa il consiglio comunale, dopo aver incontrato la popolazione, ha votato all’unanimità un ordine del giorno in cui dice in modo chiaro che Santa Teresa non vuole il radar a Capo Testa. Una copia della delibera è stata inviata in Regione e anche al ministero. Non resteremo a guardare».
Pisciottu ribadisce i motivi del no al radar per sorvegliare le Bocche di Bonifacio. «Il faro di Capo Testa è il nostro piccolo Colosseo – sottolinea il primo cittadino –. È un monumento che rappresenta la nostra comunità, è una parte della nostra storia e si trova in un sito di interesse comunitario.

Per non parlare dei danni all’immagine turistica che la sua installazione provocherebbe. La percezione del pericolo delle emissioni elettromagnetiche metterebbe in fuga i vacanzieri».

Da La Nuova Sardegna del 14 aprile 2012


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domenica 15 aprile 2012

NOTIZIE DAL VENETO ...Sono 57 i cosiddetti Sinda disinquinare

NOTIZIE DAL VENETO ...
Sono 57 i cosiddetti Sin (siti di interesse nazionale) da disinquinare, tra cui ...SULCIS: polo di alluminio a Portovesme, PORTO TORRES: polo chimico (Eni e altri) (si segnala il progetto di investimenti nella chimica verde) e LA MADDALENA: la base Usa con sommergibili atomici.


Ambiente, bonifica e riqualificazione area industriale Venezia-Porto Marghera, accordo di programma con il ministro Clini

sabato 14 aprile 2012

CLAUDIA ZUNCHEDDU: "La Regione si costituisca parte civile"



G8 LA MADDALENA - CLAUDIA ZUNCHEDDU: 

"La Regione si costituisca parte civile"


"La Regione deve costituirsi parte civile per le vicende dell'ex arsenale della Maddalena e del G8 al procedimento penale che si aprirà al Tribunale di Perugia".
E' la richiesta presentata dalla consigliera regionale Indipendentistas Claudia Zuncheddu in una lettera al presidente della Regione, Ugo Cappellacci. "Chiediamo che rientrino in Sardegna - ha spiegato Zuncheddu questa mattina in una conferenza stampa - i 100 milioni usciti dalla Regione per l'operazione. E naturalmente che ci vengano riconosciuti i danni ambientali e di immagine. La Maddalena dal G8 poi spostato all'Aquila ha avuto tanti problemi. A partire dai guai subiti dagli imprenditori turistici che hanno investito tanti soldi, convinti dai possibili vantaggi che un grande evento come quello avrebbe potuto portare. E che invece ora si ritrovano pieni di debiti". Da qui la richiesta a Cappellacci: "Non c'è molto tempo, ci attendiamo da lui una presa di posizione nei prossimi giorni". Zuncheddu ha ricordato anche la sua battaglia personale per avere a disposizione tutti i documenti sul G8: "Ci siamo dovuti rivolgere al Tar del Lazio per ottenere gli atti e alla fine abbiamo vinto. Anche grazie a questa documentazione possiamo affermare che da questa operazione sono derivati notevoli danni alla Regione".

 Da L'Unione Sarda  del 14 aprile 2012


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