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giovedì 26 luglio 2012

A MANCA PRO S'INDIPENDENTZIA: «È LA CONFERMA CHE IL GALSI È UN BIDONE COLONIALE»

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 13 luglio 2012 alle ore 12.03 ·
 



Nuove ombre sul futuro del Galsi. Per sapere se il gasdotto sarà realizzato bisognerà aspettare novembre, quando Sonatrach, il gruppo energetico algerino, chiarirà se investire o meno nel progetto.

IL RINVIO La novità è arrivata ieri quando il presidente e direttore generale della società nordafricana, Abdelhamid Zerguine, ha annunciato di voler rinviare a novembre qualsiasi decisione sull'opportunità di abbandonare o sviluppare il progetto sul metanodotto che dovrebbe collegare Algeria e Italia, passando per la Sardegna. Zerguine ha infatti detto che gli investitori, compresa Sonatrach (che ha il 41,6% di Galsi), non hanno ritenuto utile, al momento, impegnarsi nell'opera che, a regime, dovrebbe fare arrivare in Italia circa otto miliardi di metri cubi di gas. Gli investitori vogliono certezze sull'investimento. La Regione però ridimensiona la notizia e spiega che «la decisione risale allo scorso marzo ed è stata obbligata vista la mancanza dell'autorizzazione unica italiana», ha sottolineato Tonino Tilocca, presidente della Sfirs (che ha quasi l'11% del capitale di Galsi spa, la società che deve realizzare il gasdotto). Il ministro alle Infrastrutture, Corrado Passera, aveva però assicurato alla Regione che il documento sarebbe arrivato entro l'estate.

MOTIVI La decisione di Sonatrach potrebbe ora allontanare la realizzazione dell'opera che soltanto un mese fa sembrava molto vicina a diventare realtà. Ai primi di giugno era stato il ministro del petrolio algerino, Youcef Yousfi, a sottolineare la volontà del governo africano di voler andare avanti col progetto, tanto da dettare addirittura i tempi: un anno per la conclusione degli studi esecutivi e altri tre per la realizzazione dell'opera. Il cambio di rotta, per Zerguine, ora deriva da contrasti tra gli investitori, in particolare sulla «formula del prezzo che», ha spiegato, «gli altri soci vogliono imporre al suo gruppo». «Possiamo impegnarci», ha proseguito, «se abbiamo dei contratti chiusi», auspicando che cessino le pressioni sui prezzi. I contrasti sarebbero legati soprattutto al meccanismo di indicizzazione dei prezzi in base alle quotazioni del petrolio che da parte algerina non viene considerata praticabile. «Pensiamo», ha aggiunto ancora Zerguine, «che non dobbiamo investire senza che tali investimenti non siano garantiti e protetti».

REAZIONE Per la sinistra indipendentista la decisione «è la conferma che il Galsi è un bidone coloniale», si legge in una nota di A Manca pro s'Indipendentzia. «Abbiamo sempre denunciato il carattere propagandistico del progetto e smascherato come non sia prevista la metanizzazione dell'Isola».
(Annalisa Bernardini)

Da L'Unione Sarda del 13 luglio 2012

GALSI: GLI ALGERINI VOGLIONO VENDERE IL GAS AD UN PREZZO FISSO, NON REGALANO NIENTE!

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno venerdì 13 luglio 2012 alle ore 11.47 ·
 



Nell’ovattato linguaggio della diplomazia energetica è una condanna senza appello, sia per il tono che per le ragioni scelte. Sonatrach, la società dello stato algerino che detiene il 41,6 per cento del Galsi, il gasdotto che dovrebbe collegare l’Africa con l’Italia passando per la Sardegna, ha deciso di rinviare a novembre ogni decisione sull’opportunità di abbandonare o sviluppare il progetto. Abdelhamid Zerguine, presidente e direttore generale di Sonatrach, ha «rivelato per la prima volta» (parole citate dall’agenzia di Stato algerina) che «la decisione di avviare l’intervento è stata ritardata in ragione delle formule di prezzo che i soci volevano imporre a Sonatrach.

Non faremo alcun progresso sino a che la decisione sui prezzi non sarà assunta». Uno stop preoccupante. Sonatrach, peso massimo (11°) nel mercato mondiale degli idrocarburi, con un giro d’affari di 77 miliardi di dollari nel 2011, con il nuovo presidente da dicembre sta, lentamente ma decisamente, modificando le sue strategie. Una riprova si ha con i progetti nei prossimi anni per due rigassificatori con una capacità di 12 miliardi di metri cubi l’anno, un terzo superiore alla capacità dello stesso Galsi.

Il gas trasportato via mare, rispetto alle condotte fisse, ha il vantaggio di poter essere immesso su un mercato senza barriere e con prezzi variabili. I retroscena. La scelta di Sonatrach fa emergere un contrasto allo stato attuale non risolvibile.

Gli algerini vogliono vendere il gas ad un prezzo fisso, con contratti, con la formula protetta del take or pay, anche decennali. I soci commerciali e industriali di Sonatrach in Galsi (Enel, Edison ed Hera) viste le oscillazioni e il ribasso progressivo del prezzo del gas vogliono invece un prezzo libero, ancorato ad alcuni parametri, come il prezzo del petrolio, il costo del kilowatora prodotto dalle centrali a ciclo combinato, il prezzo medio del gas trasportato via nave. Gli algerini, per i quali il gas rappresenta l’unica consistente fonte di reddito sui mercati mondiali, sono però avversari tenaci e ribadiscono che il sistema dei prezzi fissi a lungo termine è per loro l’unica garanzia.

Ma perché novembre è il mese delle decisioni definitive? Una lettura ottimista lega quel periodo al possibile arrivo dell’autorizzazione finale sui lavori; solo dopo quel passaggio si potrà ufficialmente avviare il progetto. Ma c’è una diversa versione che lega novembre ad altre scelte. La Russia. A irrompere sulla scena, con la sua dirompente capacità persuasiva, è stato il presidente russo Putin. Lo scorso marzo Putin è atterrato ad Algeri per chiudere un accordo miliardario di compravendita di armi all’esercito algerino: 7 miliardi di dollari, pagati però non direttamente ma con un accordo energetico che vede Mosca nel settore gas algerino e collaboratrice con la stessa Algeria per operare al meglio nel mercato europeo.
 Secondo indiscrezioni tra gli accordi ci sarebbe stata anche la cessione di una quota di Sonatrach in Galsi, ma solo per fermare il progetto.
E sempre a novembre, ha annunciato Putin lo scorso giugno, partiranno i lavori per la realizzazione del South Stream, il gasdotto che dalla Russia passando per il mar Nero arriverà nei Balcani e poi toccherà Trieste.

Questo gasdotto vede la attiva, radicata e decisiva partecipazione di Eni. L’Eni. Il cane a sei zampe in questi anni ha percorso una propria politica energetica di diversificazione delle fonti e di presenza sui principali bacini estrattivi e commerciali. Una politica molto oculata, da sempre parallela alla diplomazia ufficiale, che non ha mai considerato il Galsi come strategico, sia per le dimensioni del progetto che per lo spirito con cui il Galsi è nato. Ma tutto ciò non significa che Eni non abbia ottimi rapporti con gli algerini, che riforniscono il nostro paese con il gasdotto che dalla Tunisia arriva alla Sicilia. Il punto è che il Galsi (primo metanodotto non controllato dall’Eni che potrebbe approdare nel nostro territorio), sia per le ridotte capacità che per gli squilibrati rapporti di forza nella compagine azionaria non ha mai trovato favorevole l’Eni, decisa nel procedere con il South Stream, strategico più del Galsi.

La Regione. In questo scontro di pesi massimi, la Regione recita il ruolo della formica. E aspetta che altri prendano le decisioni finali. Il suo peso in Galsi è limitato, solo il 10 per cento con la Sfirs, ma soprattutto è ridotta la sua capacità politica per spostare gli equilibri tra gli interlocutori. Così si spiegano le parole prudenti e accorte del presidente della Sfirs Antonio Tilocca: «Tecnicamente la scelta degli algerini, partner capacissimi e scrupolosi, è corretta: solo dopo novembre si potrà prendere la decisione definitiva sul Galsi. Certo le dinamiche sui criteri per la scelta dei prezzi fanno parte delle relazioni tra le parti, ma ritengo che se i nostri principali partner avessero voluto lasciare il tavolo lo avrebbero già fatto. Sono ancora seduti e stanno trattando. Già questo è un buon segno». Sarà.
(Giuseppe Centore)

Da La Nuova Sardegna del 13 luglio 2012

giovedì 12 luglio 2012

La Regione Sardegna ancora 'assente eccellente'

DISTRETTO PRODUTTIVO DELLA PESCA E SULLA VALORIZZAZIONE DEL PESCATO NEL BACINO DEL MEDITERRANEO
L’assenza della Sardegna, visto anche la sua posizione geografica strategica, è stata interpretata dagli operatori internazionali del settore come una mancanza di interesse alle problematiche economiche e sociali legate al comparto della pesca nel Mediterraneo e quindi anche nella nostra isola

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Interrogazione Zuncheddu con richiesta di risposta scritta in merito alla mancata partecipazione dell’Assessore all’Agricoltura e di referenti della RAS all’incontro sul “Distretto produttivo della Pesca e sulla valorizzazione del pescato nel bacino del Mediterraneo” tenutosi a Mazara del Vallo all’interno dell’evento internazionale SLOW SEA LAND nel giugno 2012

 Premesso che
- in data 8, 9 e 10 Giugno 2012 si è tenuto a Mazara del Vallo “Slow Sea Land”, un importantissimo evento a livello internazionale sul Distretto Produttivo della Pesca  e sulla valorizzazione del pescato nel bacino del Mediterraneo;
- a tale evento hanno partecipato soggetti pubblici, privati e scientifici di tutti gli Stati che si affacciano nel bacino del Mediterraneo, dai Paesi del Nord Africa, a quelli della fascia sub-Sahariana, dal Medio Oriente, alla Turchia e al Mozambico, nonché numerose regioni italiane, di cui non tutte sul mare

- Quest’appuntamento internazionale nasce come una grande opportunità di confronto tra i Paesi del Mediterraneo che si contraddistinguono in quanto eccellenze sul piano delle produzioni della filiera ittica, inoltre per promuovere il dialogo e le relazioni interculturali ed economiche fra i Paesi partecipanti;

- purtroppo risulta che seppure a fronte di numerosi inviti istituzionali e sollecitazioni da parte delle Istituzioni, che hanno organizzato la manifestazione, la Regione Autonoma della Sardegna, non ha mai dato alcuna risposta manifestando il totale disinteresse su un tema che dovrebbe essere di prioritaria importanza nel contesto dello sviluppo e della conservazione delle risorse naturali della nostra isola;

- l’assenza della Sardegna, visto anche la sua posizione geografica strategica, è stata interpretata dagli operatori internazionali del settore come una mancanza di interesse alle problematiche economiche e sociali legate al comparto della pesca nel Mediterraneo e quindi anche nella nostra isola;

- la partecipazione della RAS a tale evento era non solo necessaria, ma dovuta soprattutto alla luce del “caos”, anche normativo, che si registra a tutt’oggi nel settore della pesca in Sardegna: si pensi ad esempio alle criticità che anno dopo anno penalizzano il distretto del tonno, in particolare quello Rosso; al blocco delle concessioni demaniali; all’assenza di iniziative che mirino alla valorizzazione delle professionalità scientifiche del settore; alla gestione delle Lagune e alla tutela e alla conservazione delle specie e delle risorse ittiche, soprattutto quelle mediterranee ed esclusivamente locali che popolano i nostri mari. Un esempio è la Pinna Nobilis con la tradizionale lavorazione del suo filato, il bisso, che pur essendo una eccellenza economica e culturale, rischia di scomparire. Inoltre manca ogni controllo reale sulle operazioni di pesca, tendenti a salvaguardare il patrimonio ittico e occupazionale dei nostri mari, vedi ad esempio i recentissimi casi sulla pesca al “cianciolo” effettuata dalla “predazione” da parte di pescherecci toscani in prossimità di Bosa. Tutto ciò richiede da parte delle autorità politiche e universitarie l’avvio di studi mirati in questo settore per proteggere, conservare e sviluppare la risorsa ittica e i posti di lavoro in questo settore della nostra economia tradizionale;

- La Sardegna, pur presentando tutti i requisiti per potersi confermare all’interno dell’area del Mediterraneo come una realtà d’eccellenza nel comparto della pesca si ritrova purtroppo ad oggi, nonostante le continue sollecitazioni da parte di consorzi, comitati, associazioni e addetti del settore, in uno stato di arretratezza e di impreparazione totale che pone a repentaglio questa grande risorsa; 

- Purtroppo le autorità regionali competenti, a tutt’oggi si dimostrano inefficienti e inadeguate a portare avanti iniziative mirate a valorizzare e tutelare le ricchezze peculiari dei nostri mari;
- proprio a fronte di tali problematiche la partecipazione dei rappresentanti delle Istituzioni sarde a tale manifestazione, avrebbe sicuramente portato ad un confronto positivo con gli altri Paese del Bacino del Mediterraneo. Inoltre avrebbe permesso alle nostre istituzioni di essere tra i componenti dell’Osservatorio del Mediterraneo al quale risulta invece facciano parte operatori del settore ma non rappresentanti delle Istituzioni;

Tutto ciò premesso,
Si interroga l’Assessore alla Agricoltura e alla Riforma Agropastorale per sapere  

- quali siano stati i motivi che hanno impedito la Sua partecipazione all’evento organizzato a Mazara del Vallo;

- perché non abbia provveduto a farsi sostituire da tecnici competenti e accreditati;

- se non ritenga grave l’assenza della RAS all’interno dell’Osservatorio del Mediterraneo, nato al termine della manifestazione in oggetto e del quale fanno parte altre regioni italiane.

Cagliari, 10/07/2012

TESTO ORIGINALE 

SU PROGETTO GALSI ALGERINA SONATRACH DECIDERA' A NOVEMBRE

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 12 luglio 2012 alle ore 0.28 ·
 



Decisione socio maggioritario in funzione dei prezzi del gas

Il gruppo pubblico algerino Sonatrach ha fatto sapere che decidera' in novembre se mantenere o abbandonare il progetto di gasdotto Galsi che nei programmi dovrebbe collegare l'Algeria all'Italia passando dalla Sardegna, in funzione delle discussioni sui prezzi del gas a lungo termine (contratti take or pay).

Il progetto, oltre alla Sonatrach con il 41,6%, vede fra i soci il gruppo Edison con il 20,8%, Enel con il 15,6%, Hera con il 10,4% e la finanziaria regionale sarda Sfirs con l'11,6%.

"La decisione finale per la realizzazione del Galsi sara' presa a novembre" ha dichiarato Abdelhamid Zerguine, numero uno del gruppo algerino.

Da T. L. it  del 11 luglio 2012

mercoledì 11 luglio 2012

NUOVA COMPOSIZIONE DELL’OSSERVATORIO REGIONALE PER LA CULTURA E LA LINGUA SARDA

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno martedì 10 luglio 2012 alle ore 23.48 ·
 



Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26, artt. 5 e 6 – Promozione e valorizzazione
della cultura e della lingua della Sardegna.

 PRESIDENTE:
- Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

COMPONENTI:
- Mario Carboni (designato dal Consiglio Regionale)
- Francesco Cesare Casula (designato dal Consiglio Regionale)
- Antonio Nughes (designato dal Consiglio Regionale)
- Michele Pinna (designato dal Consiglio Regionale)
- Renato Sanna (designato dal Consiglio Regionale)

- Giovanni Lupinu (designato dall’Università degli Studi di Sassari)
- Antonietta Dettori (designata dall’Università degli Studi di Cagliari)

- Diego Salvatore Corraine (eletto dal Consiglio Provinciale dell’Ogliastra)
- Mariantonietta Piga (eletta da Consiglio Provinciale di Nuoro)
- Pierpaolo Pisu (eletto da Consiglio Provinciale di Oristano)
- Fernando Pisu (eletto da Consiglio Provinciale di Cagliari)
- Bartolomeo Porcheddu (eletto da Consiglio Provinciale di Sassari)
- Pantaleo Talloru (eletto da Consiglio Provinciale del Medio Campidano)
- Massimiliano Spano (designato dalla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna)

- il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna
- il Direttore scolastico regionale per la Sardegna
- il Rappresentante legale dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica
- il Direttore Generale dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico.

 TESTO ORIGINALE

 21 giugno 2012

BATTAGLIA FISCALE E SOVRANITA'


Ficchiamoci in testa che le prossime elezioni politiche sono strategiche per la Sardegna, perché la battaglia fiscale, che è il primo cuore di una nuova stagione indipendentista, si combatte a Roma.

Più si tarda a mettere in campo una proposta seria, sovranista, che metta al centro la questione fiscale e tutte le questioni legate a concessioni e tariffe pubbliche, più si spreca anche la prossima legislatura come occasione per cacciare i padroni occulti che infiltrano largamente Pd e Pdl.

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4520

PARTITO DEMOCRATICO & ANTONELLO CABRAS: Proseguire il lavoro del Governo Monti oltre il 2013

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno mercoledì 11 luglio 2012 alle ore 0.49 ·
 



Con un documento-appello pubblicato oggi sul Corriere della sera, 15 esponenti del Partito Democratico chiedono al partito di farsi interprete fedele della cosiddetta Agenda Monti, cosi' da poter proseguire il lavoro cominciato dai tecnici oltre il 2013.

La lettera e' firmata da Alessandro Maran, Antonello Cabras, Claudia Mancina, Enrico Morando, Giorgio Tonini, Magda Negri, Marco Follini, Marilena Adamo, Paolo Gentiloni, Paolo Giaretta, Pietro Ichino, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Umberto Ranieri e Vinicio Peluffo.

Il testo, spiegano i firmatari, sara' oggetto di discussione a Roma, in occasione dell'assemblea convocata venerdi' 20 luglio alle 16,30 presso le scuderie di Palazzo Ruspoli. "Vogliamo operare per il pieno superamento, nel Partito Democratico, di ogni residua ambiguita' sul giudizio circa l'azione svolta fino ad oggi dal Governo Monti", spiegano gli esponenti democratici: "Intendiamo promuovere nel Pd una seria discussione sulle strade che vanno intraprese perche' obiettivi e principi ispiratori del governo dell'agenda Monti possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di se' anche la prossima".

Da AGI del 10 luglio 2012