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mercoledì 11 luglio 2012

Per la Sardegna costa il doppio


di Stefano Vergine
Calcoli alla mano: la nave Civitavecchia-Olbia viene 114 euro, mentre il Nizza-bastia (stessa distanza) la metà. Colpa del monopolio di Tirrenia, una specie di Alitalia dei mari, che fa i prezzi un po' come gli pare
(04 luglio 2012)
Una biglietteria Tirrenia  
 
Una biglietteria TirreniaTratta Civitavecchia-Olbia, una delle più battute con oltre 1.300.000 passeggeri trasportati nel 2011. Prenotando il 21 giugno, il biglietto più economico di andata e ritorno (18-28 agosto), con passaggio-ponte, costa 114 euro. E' troppo caro il prezzo proposto dalla Tirrenia? Molti turisti e frequentatori della Sardegna se ne lamentano. Per capire se hanno ragione abbiamo cercato all'estero un viaggio con caratteristiche simili. Il più adatto al confronto è il Nizza-Bastia, dalla Francia alla Corsica. Cinque ore e mezza di durata. Proprio come da Civitavecchia a Olbia. Un'andata e ritorno in passaggio-ponte, con la compagnia Corsica Ferries, costa 70,10 euro. La differenza è di quasi 45 euro. Anche considerando il costo per miglio il raffronto è impietoso: 54 centesimi sulla Nizza-Bastia, 78 centesimi sulla Civitavecchia-Olbia. Potrebbe essere una questione di rotta, invece no. Paragonando la Civitavecchia-Olbia ad altre tratte europee, il distacco, sebbene a volte più contenuto, rimane evidente (vedere la tabella).

Perché i traghetti in Italia sono così cari? Dice Marco Bulfon, di Altroconsumo: "Dal 2010 al 2011 i prezzi da e per la Sardegna hanno segnato aumenti variabili dal 90 al 110 per cento". Colpa del caro bunker (olio combustibile), si difendono gli armatori. Una giustificazione che per alcuni non regge. "Il costo del carburante è aumentato, ma negli altri paesi i prezzi dei biglietti non sono cresciuti così", ricorda Carlo Scarpa, docente di Economia politica all'Università di Brescia. Il caso della Francia lo dimostra. Qual è la differenza tra noi e i transalpini? Spiega Vincenzo Onorato, patron di Moby Lines: "Parigi ha affrontato il problema del caro carburante, mentre in Italia si è preferito far ricadere la responsabilità sugli armatori. Lì qualsiasi compagnia che serve la tratta isola-continente percepisce circa 15 euro a passeggero. In cambio, deve garantire il servizio per tutto l'anno e mantenere i prezzi all'interno di una fascia predeterminata. Se applicassimo questo criterio alla Sardegna, noi incasseremmo 30 milioni di euro all'anno e così potremmo abbassare i prezzi. Ma all'orizzonte non ci sono provvedimenti simili e dunque anche sui prezzi dei biglietti non ci saranno variazioni particolari".

Per come vanno le cose, la situazione potrebbe persino peggiorare. L'azienda di Stato Tirrenia, una specie di Alitalia dei mari, rimasta in piedi nel corso degli anni solo grazie a sovvenzioni pubbliche (un euro ogni tre di incasso), sta per essere privatizzata. Ad acquistarla dovrebbe essere la Cin, il cui socio di maggioranza è proprio Onorato, proprietario pure della Moby Lines, altra linea di traghetti tricolore. Effetti per i consumatori? Sostiene Carlo Scarpa: "La Tirrenia era un carrozzone statale che poteva permettersi di andare regolarmente in perdita. Passando nelle mani di un privato dovrà fare profitti e ci sono solo due modi possibili: tagliare i costi o aumentare i prezzi. La prima via è più faticosa, perché comporta conflitti con dipendenti e sindacati. La seconda è invece molto più semplice".

Quest'anno i prezzi dei traghetti per la Sardegna non hanno subìto variazioni evidenti rispetto al 2011. "In qualche caso si sono leggermente ridotti", spiegano da Altroconsumo, "ma se confrontati con il 2010 restano comunque maggiori in media del 60 per cento". Per l'associazione il motivo è semplice: le compagnie che operano da e verso la Sardegna hanno formato un cartello. Per questo nei loro confronti è stata avviata una class action: "Vogliamo che siano rimborsati del 50 per cento i passeggeri che hanno acquistato finora i biglietti".

A decidere sull'ammissibilità dell'azione collettiva sarà il tribunale di Genova, che per esprimersi aspetta il parere dell'Antitrust. Lo scorso 30 maggio l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha infatti avviato un'istruttoria nei confronti della Cin. L'obiettivo, si legge nel documento, è capire se con l'acquisto di Tirrenia da parte di Moby si creerà un caso di posizione dominante. Secondo i dati riportati dalla stessa Autorità sembra proprio di sì. Sulla Civitavecchia-Olbia, per esempio, la quota di mercato-passeggeri appannaggio di Onorato dopo l'acquisizione di Tirrenia salirebbe al 70-80 per cento. Peggio ancora se si guarda al traffico merci. Sulla Civitavecchia-Olbia e sulla Livorno-Cagliari il patron di Moby sfiorerebbe il monopolio assoluto.

TESTO ORIGINALE

QUESTI POLITICI ITALIANI SONO PROPRIO DEI PEZZENTI !


Se la Regione sarda rinuncia alle azioni legali contro lo Stato (italiano), il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano solleciterà il Governo a rispettare gli impegni sulla vertenza Sardegna e a versare all'Isola il miliardo e mezzo dovuto per le entrate tributarie.

QUIRRA: POLIGONI MILITARI, AMBIENTALISTI CONTESTANO NORMA CHE EVITA BONIFICHE

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno giovedì 5 luglio 2012 alle ore 1.04 ·
 



Una modifica al codice ambientale inserita dal governo nel cosiddetto "decreto sviluppo" che consente di evitare le bonifiche nei poligoni e nelle basi militari con un risparmio stimato in 100 milioni di euro, è stata contestata oggi da Legambiente, che l'ha definita "scandalosa".

"Abbiamo riscontrato con grande sorpresa e sgomento che nel decreto Sviluppo messo a punto dal ministro dello Sviluppo Economico è stato introdotto all'ultimo momento un comma che modifica il Codice Ambientale (Decreto 152/2006), dando la possibilità di stabilire valori di soglia per gli inquinanti più elevati e di bonificare, quindi, solo parzialmente le aree militari e quelle ad uso esclusivo delle forze armate", ha detto in un comunicato il presidente dell'associazione ambientalista, Vittorio Cogliati Dezza.

La modifica compare nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, all'articolo 35, riguardante "Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi".
"Per avviare il necessario processo di bonifica ambientale per tutte le aree militari contaminate in Italia - prosegue Cogliati Dezza - serve un adeguato piano di finanziamenti e non un escamotage che per limitare costi e tempi rinuncia al corretto risanamento del territorio".

Per la Sardegna e per il Poligono di Quirra in particolare - aggiunge il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana - si tratterebbe di una norma "offensiva, perché attraverso questo 'trucco' si elude l'impegno assunto dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulle basi militari, che aveva quantificato in 100 milioni di euro una prima valutazione dei costi delle bonifiche delle aree".

"A questo quadro negativo - conclude Vincenzo Tiana - si aggiunge il timore per le misure ipotizzate dal provvedimento di revisione di spesa pubblica che prevedono un forte ridimensionamento delle risorse per il risanamento sull'uranio impoverito".

Da reuters.it del 4 luglio 2012

Non sembra possibile!! La Giunta sostiene la concorrenza alla Sardegna delle zone franche in Bielorussia


pubblicata da Mario Carboni il giorno martedì 3 luglio 2012 alle ore 19.43 ·

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Incredibile! Non senbra Vero! Ma è uno scherzo?
La giunta regionale fa la promozione per le Zone franche in Bielorussia per invitare gli imprenditori sardi a delocalizzare ed investire nella Repubblica di Belarus!
Tutto vero! La Direzione generale della Presidenza della Giunta sta organizzando un seminario informativo per illustrare le opportunità d'investimento nelle Zone economiche speciali e nei Parchi tecnologici bielorussi.
In particolare si illustreranno le opportunità della Zona franca di Brest.
Nell'invito a partecipare, in concomitanza alla visita del Presidente del Parco Scientifico di Minsk, si fa intravvedere la possibilità di emigrazione di imprese High Tech sarde .
Invece di operare perchè il Parco scientifico della Sardegna venga compreso nell'ipotesi di Zona franca di Cagliari, per farlo uscire dallo stato di non concorrenzialità e consumatore di investimenti pubblici, si opera in favore della concorrenza per spingere le imprese sarde ad emigrare nel Parco scientifico Bielorusso.
L'incontro si terrà nella Sala riunioni della Presidenza della Giunta regionale il 24 luglio.
Niente da dire se le imprese sarde, di loro sponte vogliono investire nelle zone franche bielorusse, dove governa il peggior regime tirannico e dispotico d'Europa, ma che sia la Giunta regionale che ancora non ha delimitato le zone franche sarde e non opera per l'attuazione del nostro Statuto che le prevede, a promuovere la concorrenza alla Sardegna è veramente il colmo!!

In questo lungo periodo di putrefazione dell'Autonomia sarda, la realtà a volte supera ogni più azzardata fantasia.
Mentre la Sardegna affonda nei fanghi del crollo dell'ultimo sistema colonialistico petrolchimico-mineralmetallurgico ed energetico, vengono meno le iniezioni di capitale pubblico che ha tenuto in piedi un sistema politico ed economico compradore che ha alimentato i partiti, il ceto politico, imprenditoriale, sindacale, culturale ed universitario intermediario del colonialismo.
 Lo Stato stesso si rifiuta di restituire oltre un miliardo e mezzo di euro di tasse dovure ai sardi per diritto statutario e che s'aggiungono agli oltre 10 miliardi di euro di tasse scippati alla Sardegna negli ultimi dieci anni.
Sarebbe il caso di operare per la sovranità fiscale che inizia con un sistema di fiscalità di vantaggio, ottenibile a Statuto vigente, attuando l'Art.12 dello Statuto e il decreto legislativod'attuazione 10 marzo 1998 n. 75. che recita:

D.Lgs. 10 marzo 1998, n. 75.
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna concernenti l'istituzione di
zone franche.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 aprile 1998, n. 81.



 Articolo 1.


1. In attuazione dell'articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.


2. La delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività viene effettuata, su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.
3. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari è quella di cui all'allegato dell'atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell'accordo di programma dell'8 agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti.

Mentre siamo in attesa da oltre 10 anni delle delimitazioni territoriali da parte della Regione, cioè della Giunta, non si trova di meglio che favorire le zone franche di altri paesi...sono proprio alla frutta...






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Da: "Andrea Duranti" <duranti></duranti>
Data: 03 luglio 2012 10:40:01 CEST
A: "Andrea Duranti " <duranti></duranti>
Oggetto: Seminario informativo regionale per le imprese sarde - opportunità di investimento in Bielorussia (24 luglio 2012)

Gentilissimi,

Vi informiamo che la Direzione Generale della Presidenza della Regione Autonoma della Sardegna sta organizzando un seminario informativo durante il quale saranno presentate le opportunità di investimento in Bielorussia (Repubblica di Belarus) da parte delle imprese operative sul territorio regionale. L’incontro si terrà martedì 24 luglio 2012, a partire dalle ore 10:30, presso la sala riunioni della Presidenza della Regione Autonoma della Sardegna (Cagliari, viale Trento, 69).

La Direzione Generale della Presidenza ha infatti intenzione di avviare un “Tavolo Paese” dedicato alla Repubblica di Belarus, con la quale è stato di recente stipulato un accordo internazionale per promuovere interventi di cooperazione in un’ampia gamma di settori che includono, tra gli altri, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica.

Come segnalato dalla Presidenza, si evidenzia che la Bielorussia presenta molteplici fattori di contesto di particolare interesse ai fini dell’avvio di processi di internazionalizzazione, tra i quali si possono sinteticamente citare:

l’adesione della Bielorussia alla Unione Doganale e allo Spazio Economico Comune con la Federazione Russa e il Kazakistan che permette l’ingresso nel più ampio mercato russo senza l’imposizione di alcuna imposta doganale;

l’adozione di una politica di incentivi e agevolazioni fiscali a favore degli investimenti in centri urbani di piccole e medie dimensioni, nelle Zone Economiche Speciali e nei Parchi scientifico-tecnologici, dove peraltro si concentrano servizi di sostegno per gli investitori che operano nel campo dell’Information Technology;

l’attuazione di un vasto piano di privatizzazione che interessa circa il 90% delle imprese attualmente gestite dallo Stato;

l’attuazione di un processo di semplificazione amministrativa, mediante il “Codice degli Investimenti”, che garantisce tempi certi e più celeri per i procedimenti burocratici;

l’esistenza di un contesto consolidato di rapporti istituzionali che ha portato alla stipula di accordi economico-commerciali tra l’Italia e la Repubblica di Belarus volti a intensificare la collaborazione tra imprese;

la presenza di un centro “Sardegna Global” accreditato presso il Ministero dell’Istruzione della Repubblica di Belarus che garantisce la necessaria assistenza agli operatori sardi in Belarus;

la presenza, nella Regione di Brest, di un distretto industriale dove operano diverse aziende italiane e in cui esiste dal 1996 una Zona Franca, caratterizzata da significative agevolazioni fiscali ed amministrative;

un mercato caratterizzato da un altissimo potenziale di crescita in virtù della scarsa competizione nei vari settori economici.

Il seminario si svolgerà in concomitanza con la visita nell’Isola del Presidente del Belarus High Technologies Park di Minsk.

Qualora foste interessati a partecipare al seminario informativo, Vi preghiamo cortesemente di dare conferma della Vostra partecipazione all’indirizzo e-mail duranti@sardegnaricerche.it entro e non oltre le ore 13:00 di venerdì 6 luglio 2012.

RingraziandoVi per la Vostra attenzione, si coglie l’occasione per porgere i più


Cordiali saluti


Andrea Duranti



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Dott. Andrea Duranti

Servizio Relazioni Esterne e Sviluppo

Sardegna Ricerche

Edificio 2

Loc. Piscinamanna

09010 Pula (CA)

E-mail: duranti@sardegnaricerche.it










TESTO ORIGINALE







A Quirra si muore. Lo dicono anche la TV e il PD

I veleni di Quirra

Un intervento di Cristiano Sabino, portavoce nazionale di A Manca Pro S'Indipendéntzia



A Quirra si muore. Ora anche le TV e i giornali lo dicono, anche se gli angoli vengono smussati e le radici del problema tenute ben nascoste sotto terra. Penso a questo mentre vado a Padria dove l’associazione Isperas ha organizzato un dibattito di presentazione del libro Lo sa il vento scritto da carlo Porcedda e Maddale Brunetti. Un libro lucido e tagliente che racconta le cose come stanno sui poligoni di tiro e sulla presenza militare italiana ed internazionale in Sardigna.


Una verità che l’indipendentismo e gli antimilitaristi conoscono bene e denunciano da anni mettendoci la faccia e a volta subendo anche pesanti atti repressivi. A Padria è invitato anche un signore beneducato dal tono rassicurante e mite che inizia il suo intervento da lontano, fermandosi sulla mentalità utilitaristica che i sardi avrebbero acquisito e sul valore dell’essere “tutti uniti”. Questo signore è un senatore del PD, membro della commissione del Senato sulle armi all’uranio impoverito che ha chiesto la chiusura di alcuni poligoni di tiro e la riconversione del PISQ. Un “atto d’amore verso la nostra terra”, ha detto riferendosi alla sua relazione.


Tutti vissero felici e contenti. Finalmente la Casta è scesa dall’olimpo, si occupa di problemi reali, ascolta i comitati e la gente che ha qualcosa da dire e si fa tramite delle istanze di cambiamento. Ci sarebbe da dire questo leggendo i giornali e ascoltando dal vivo la versione del senatore Scanu. Purtroppo però non è così.
Ricordate il referendum promosso dal comitato “Firma sas Bombas” guidato da Sardigna Natzione che avrebbe dovuto chiamare i sardi a pronunciarsi in via consultuva contro le basi militari e in particolare contro quelle nucleari? Quel referendum, esattamente come il precedente nel 1989, venne bocciato con la motivazione che il quesito violava i principi costituzionali. Dove era il suo partito senatore? E lei dov’era?
Ricordate le manifestazioni popolari contro le basi militari, da Villaputzu a Cagliari, dai mari di Teulada al cielo pieno del gas lacrimogeno a La Maddalena? Dov’era il suo partito senatore? E lei dov’era?
Si è parlato, anche in questa occasione di inquinamento industriale, soprattutto in relazione alle discariche abusive dei fumi di acciaieria e di rifiuti tossici industriali illegalmente e clandestinamente sotterrati nei nostri territori. È un bene che si ricordi questi misfatti e che ci si interroghi sull’etica della responsabilità verso le nuove generazioni come ha tenuto a precisare lei signor Senatore. Ma dov’era lei, il suo partito e i sindacati a lei vicini quando è stato fatto fallire il referndum contro le scorie industriali che avrebbe vietato per legge ogni stoccaggio di questo tipo e avrebbe garantito controlli più efficienti?

Dov’era quando nel 2008 Guido Melis, Caterina Pes e tutti gli altri deputati del gruppo parlamentare del PD votavano in blocco la richiesta di accelerazione della pista di atterraggio per droni militari proprio all’interno del PISQ e quindi un suo ampliamento e potenziamento?
Un atto di amore verso questa nostra terra martoriata dal colonialismo militare e industriale italiano sarebbe quello di stracciare la sua tessera del PD, nel chiedere umilmente scusa al popolo sardo per i crimini commessi dal suo partito e dal sistema di potere all’interno di cui esso è inserito e nel mettersi a disposizione del movimento di liberazioine nazionale. Questo sarebbe l’unico reale atto d’amore e di dignità che ci si aspetterebbe da lei.



Le favole non sono tutte belle e soprattutto spesso hanno la morbosa qualità di farci parteggiare per i personaggi sbagliati, piché li scambiamo per retti e posivi quando non lo sono affatto, se non nell’apparenza. Le favole purtroppo a volte nascondono personaggi distopici, miti e saggi in apparenza, ma ben diversi nella loro natura. In realtà Giampiero Scanu non si è convertito sulla via di Damasco. Del resto in più occasioni ha tenuto a precisare che “il poligono di Quirra non chiuderà, ci sarà una riconversione radicale e le bonifiche partiranno all’inizio del prossimo anno”.
Anche a Padria, a tutte le mie considerazioni, ha magistralmente chiosato puntando il dito sulla mia interperanza di “giovane idealista” che non sa quello che dice e che rompe le uova nel paniere all’ “unità di tutti i sardi”.

Peccato che il signor Scanu non abbia risposto affermando che le mie non erano domande, ma “considerazioni e epiteti inappropriati”. Cosa si intende precisamente quando si parla di “riconversione”? Scanu a Padria non lo dice, ma il suo documento parla chiaro: “destinando le aree non più soggette a vincolo ad usi civili o di tipo duale, con particolare riferimento allo sviluppo di attività attinenti alla protezione civile, alla ricerca scientifica e tecnologica in settori innovativi, ivi compresa l’elettronica, alla sperimentazione di aerei UAV, alla ricerca per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei militari impegnati nelle missioni internazionali, alla tutela delle iniziative imprenditoriali e delle competenze tecniche e professionali sviluppati nei territori interessati”.

Lo stesso programma dell’esercito del 2007 che, per bocca del generale Camporini, parlava di un “processo che si è messo in moto e che punta a trasformare il poligono interforze del Salto di Quirra. Un cambiamento quasi genetico. Si studia infatti una nuova formula che nel progetto viene definita: «Società mista Difesa-Industria» che procedesse a una ricerca di tipologie innovative di collaborazione tra l’Amministrazione Difesa e l’Industria nell’ottica della costituzione di una “Società partecipata Difesa-Industria” (NewCo), cui affidare la conduzione dei servizi tecnici del poligono». (Piero Mannironi, la Nuova Sardegna, Ottobre 2007).
Il medesimo programma elettorale del sindaco di Perdasdefogu (anche lui, non a caso, PD) Walter Mura che basava la sua ultima campagna elettorale “su un utilizzo meno impattante, sull’alta tecnologia, sulla professionalità. a ricerche sugli aerei senza pilota” (Unione Sarda 27/5/2012).

Che casi, che coincidenze! Mi spiace aver rotto l’atmosfera di serenità in una bella serata organizzata dagli amici e dai compagni di Padria. Ma non capita spesso a noi mortali di poter accedere al paradiso dei nostri benefattori, dirigenti della politica che conta per poter ricordare loro chi sono, che interessi difendono e soprattutto che non tutti i lavoratori sardi soffrono di amnesia.

TESTO ORIGINALE

LA SARDEGNA E' AMMINISTRATA DA POLITICI INCAPACI E SOTTOMESSI


Ugo Cappellacci a Napolitano: «Intervenga sulla vertenza entrate»


A SU MOLENTI SARDU CANTU OTTAS DU FRIGAS ?
http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2012/07/03/news/cappellacci-a-napolitano-intervenga-sulla-vertenza-entrate-1.5354058

CHIUDE LA BASE MILITARE DI ELMAS: FUTURO INCERTO PER OLTRE 400 LAVORATORI

 Entro il 2015 il distaccamento aeroportuale di Elmas chiuderà. Lo ha comunicato l'aeronautica la scorsa settimana. Preoccupazione per oltre 400 posti di lavoro dal futuro incerto.


GUARDA IL VIDEO

....L'IMPORTANTE SONO LE BRICIOLE !