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mercoledì 11 luglio 2012

Ricordiamo ai Sindacati cosa sono i fumi di acciaieria

pubblicata da GlobalInfoAction SARDEGNA il giorno lunedì 9 luglio 2012 
 


Cosa sono i fumi di acciaieria
Sono le polveri metalliche altamente inquinanti e velenose che vengono raccolte filtrando i fumi dei forni elettrici che producono acciaio dai rottami ferrosi. L’acciaio viene ormai prodotto fondendo rottami ferrosi importati dai paesi dell’Est europeo o dagli stati dell’ex Unione Sovietica. Finiscono nel forno rottami d’ogni tipo che contengano ferro (tubature industriali, container, serbatoi di raffinerie e industrie obsolete, centrali nucleari dismesse, impianti petrolchimici,etc.).

Ma quante sostanze velenose ed altamente inquinanti vengono fuse o vaporizzate assieme ai rottami?
Cosa contengono i fumi di acciaieria e cosa determinano I fumi di acciaieria sono un distillato di sostanze chimiche e metalli pesanti ( Zinco, Piombo, Cadmio Mercurio, Nichel, Vanadio, Arsenico, Berillio, Rame e Cobalto) alcuni dei quali capaci di indurre lo sviluppo di tumori. Ad esempio il Cadmio e i suoi composti, per i quali, nell’ area del Sulcis, si registra il record Europeo di rilascio nelle acque, è conosciuto come causa di tumori polmonari, prostatici e vescicali. Possono inoltre causare neuropatie degenerative e anche malattie cardio-vascolari e polmonari che trovano importanti cause inducenti nelle emissioni inquinanti atmosferiche.

Cosa possono contenere o cosa possono aver contenuto
  Da un rapporto del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (NOE) il 6 ottobre 1999 si rileva: “Le considerevoli quantità di materiali radioattivi accumulate nelle strutture industriali tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 ed il concomitante dissesto delle organizzazione governative dei Paesi dell’est europeo, nonché i rilevanti incidenti nucleari verificatesi all’estero, sono fattori che hanno favorito la nascita e lo sviluppo di traffici illeciti di materiale contaminato da sorgenti radioattive. In particolare l'importazione di ingenti quantitativi di rottami metallici e materiale ferroso che entrano nel nostro territorio, destinati per buona parte alle fonderie del nord, diventa oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni criminali nazionali ed internazionali, al pari dei traffici abusivi di armi e stupefacenti.”Anche i nostri servizi di sicurezza conoscono bene il problema. Nel numero 19 (gennaio-aprile 2001) della Rivista del Servizio di informazioni e sicurezza democratica SISDE “Per Aspera ad Veritatem - Rivista di intelligence e di cultura professionale” si afferma: “Sono stati accertati 173 casi di traffico illecito di materiale nucleare dal 1992 al 1998. Su due milioni e 260 mila tonnellate di rottami ferrosi che passano attraverso i valichi doganali, sono stati rispediti al mittente, in quanto risultate contaminate, 15.000 tonnellate. Sono stati accertati e denunciati 66 responsabili di laboratorio, accertati 113 reati penali ed eseguiti 17 sequestri, tra il 1997 e il 1999, per un valore pari a 2.200 milioni. (… )”.


 In Sardegna non esistono industrie che producano acciaio, però sono presenti industrie che smaltiscono fumi d’acciaierie per ricavarne zinco. Se ne può recuperare fino al 10/15 %, mentre le altre sostanze tossiche che rimangono dopo il trattamento vengono emesse e disperse , parte in atmosfera e parte accumulate nel suolo e nelle acque. Dal punto di vista quantitativo questa prospettiva è tutt’altro che rosea per l’ambiente sardo. Infatti il 75-80% delle scorie residue rappresentano un quantitativo di 250.000 tonnellate/annue di scorie residue che in dieci anni risultano 2.500.000 tonnellate. Quantità e volumi enormi, soprattutto se tali scorie venissero vetrificate per la messa in sicurezza, cosa che, comunque, ancora non viene fatta. Nel caso, dove andrebbero a finire queste quantità e volumi di scorie?
http://web.tiscalinet.it/wwfgallura/allegati/referendum_scorie_12_06_05/articolo_referendum_colore.pdf

LA CATTIVA COSCIENZA DEI SINDACATI!

http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/06/27/ancora-fumi-di-acciaieria-radioattivi-a-portoscuso/

PANE AVVELENATO: Sostanze chimiche, metalli pesanti e tumori - I sindacati difendono i fumi d'acciaieria

pubblicata da SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE il giorno lunedì 9 luglio 2012 alle ore 20.02 ·
 



«Preoccupati per la criminalizzazione dei fumi di acciaieria, che sono una materia prima, l'alimentazione di una parte dell'impianto, soggetti a controlli e monitorati»: la Rsu della Portovesme srl risponde all'interpellanza presentata da Paolo Dessì, consigliere regionale del Psd'Az.

Al centro dell'atto presentato dal consigliere all'attenzione del presidente della Regione e dell'assessore all'Ambiente ci sono proprio i fumi di acciaieria, tornati alla ribalta dopo l'arrivo del carico greco contaminato da cesio 137 e rispedito al mittente. Dessì ha chiesto alla Regione quali iniziative intenda prendere per tutelare la popolazione e i lavoratori, sottolineando che i fumi contengono sostanze chimiche e metalli pesanti, alcuni dei quali capaci di indurre lo sviluppo dei tumori.

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE «Il Consiglio regionale - dicono i delegati sindacali - ha discusso più volte dei fumi di acciaieria. Sul tema c'è stato anche un referendum. Gli enti preposti ai controlli hanno tutte le informazioni sui fumi di acciaieria che sono una materia prima: alla Portovesme srl esistono professionalità e tecnologie per trattarli. È giusto che ci siano i controlli, ma diciamo no alla criminalizzazione dei fumi».

I residui di lavorazione delle acciaierie arrivano a Portovesme in grossi sacchi che devono superare i controlli del portale radiometrico. Negli impianti della Portovesme srl vengono trattati e trasformati in ossido di zinco.

Da L'Uniuone Sarda del  9 luglio 2012

A Portovesme è allarme radioattività. La denuncia di Sni, aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas




 Cagliari, 28 giugno – “Non solo i rifiuti speciali vengono fatti passare per materie prime ma dobbiamo vivere sotto una spada di Damocle radioattiva e consumare il nostro territorio disseminandolo di discariche speciali”. E’ quanto afferma Sni con un comunicato stampa seguito alla diffusione della notizia sulle sacche contaminate dal Cesio 137 e trasportate in un cargo arrivato dalla Grecia carico di fumi di acciaieria. Intanto a Portovesme è allarme radiottività. “Si tratta di un ulteriore episodio molto grave,” – commentano in una nota stampa unitaria a Manca pro s’Indipendentzia, i Carlofortini Preoccupati e l’ Associazione Adiquas – “ricordiamo, infatti, che per l’utilizzo dei fumi di acciaieria, nel ciclo produttivo della Portovesme S.r.l., era stata disposta, per poterli accogliere, una specifica deroga alla legge regionale, a patto di un rispetto rigoroso della normativa sui rifiuti speciali”.

Tuttavia, “tramite la Portovesme srl – spiega la nota di Sni – continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose, con sospetto fondato anche di radioattività, costituite dai residui delle acciaierie del nord Italia e di mezza Europa”. Il pretesto? Estrarre da questi rifiuti piccole quantità di materiali utili. Un vero e proprio business dello smaltimento delle scorie tossiche, che lascia nel suolo sardo residui altamente nocivi alla salute e al territorio. aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas denunciano con forza l’inadeguatezza del regime dei controlli rispetto all’ingresso di tutti i rifiuti in Sardegna chiedendo “che nei porti siano presenti e funzionanti le migliori attrezzature ad alta tecnologia”: visto “il ripetersi dell’arrivo di materiali radioattivi chiediamo che vengano controllate le discariche che accolgono i rifiuti industriali, in particolare quella de S’Acqua e Sa Canna, quella di Genne Luas e della Carbosulcis e chiediamo anche che vengano controllati e analizzati il contenuto di tutti i camion che trasportano il materiale nelle discariche”.

 Per bloccare il disastro è necessario “fermare le discariche speciali” – rincara Bustianu Cumpostu coordinatore di Sardigna Natzione – il che “significa fermare il business politico-affaristico che sta consumando il nostro territorio. A cominciare da quella prospettata a Decimomannu, dobbiamo iniziare una lotta ferma e dura contro le discariche speciali […]. Le comunità locali devono rendere indisponibile il loro territorio allo smaltimento degli escrementi dei nuovi barones”.
S.P.


TESTO ORIGINALE