Pagine

Visualizzazione post con etichetta congiura di palabanda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta congiura di palabanda. Mostra tutti i post

domenica 22 aprile 2012

MOTI DI PALABANDA: Congiurati ? No, sono martiri

Rievocata in un convegno la sommossa anti piemontese del 1794 soffocata nel sangue.Intitolare via Palabanda ai cagliaritani che si ribellarono ai soprusi.

Rendere giustizia a chi, nei moti rivoluzionari del 1812, non l’ebbe. A distanza di quasi 200 anni dalla famosa “congiura di Palabanda”, l’associazione culturale ‘Riprendiamoci la Sardegna” intende commemorano i rivoluzionari bloccati nel tentativo di ripetere la sommossa del 1794 contro i piemontesi: lo ha fatto ieri mattina al convegno in Biblioteca Universitaria dal titolo “28 aprile 1794 - 31 ottobre 1812. Da.”sa Die de sa Sardigna” alla “congiura di Palabanda”, presentando la richiesta al Comune di modificare l’attuale “via Palabanda” in “via dei Martiri di Palabanda”.

«Si tratta di una esplicitazione della delibera del ‘64 in cui già si faceva cenno, con la denominazione, non al toponimo geografico ma all’avvenimento storico» ha ricordato Riccardo Lana, presidente dell’associazione: ovvero all’episodio di repressione, la notte fra il 30 e il 31 ottobre, della lotta di numerosi cagliaritani contro i soprusi della classe dirigente.

Almeno dieci di loro furono mandati al patibolo, mentre un numero imprecisato di uomini (non esistono fascicoli processuali se non manomessi) venne imprigionato o esiliato.

Presenti al convegno il direttore della Biblioteca Universitaria Ester Gessa, il docente di diritto amministrativo Andrea Pubusa, la storica Vittoria Del Piano, il saggista Federico Francioni, una rappresentanza dell’istituto tecnico Martini e del linguistico Deledda e, dal Comune, l’assessore al Personale Luisa Sassu.

«Modificare il nome di una via è una procedura lunga e complessa, in quanto implica anche l’intervento della Prefettura - ha precisato - ma è nostra intenzione mobilitarci in tal senso. E’ un modo per valorizzare la nostra città. per raccontarla attraverso i fatti che l’hanno caratterizzata».
Michela Seu

Da L'Unione Sarda del 21 aprile 2012

SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK

sabato 21 aprile 2012

SA DIE DE SA SARDIGNA ...PERCHE' I SAVOIA TORNARONO?

LE CINQUE DOMANDE DEGLI STAMENTI

20 marzo 1793 – Dopo la sconfitta dei francesi, il re vuole premiare i sardi che gli hanno conservato il regno, ma nell’assegnazione delle ricompense sono favoriti i piemontesi, ciò che suscita molto malumore.

26 marzo 1793- Il viceré invita i tre Stamenti, e cioè le assemblee della nobiltà, dell’alto clero e delle sette città reali (Cagliari, Sassari, Iglesias, Oristano, Bosa, Alghero e Castelsardo) a formulare le richieste da presentare al re. Gli Stamenti, riuniti in seduta comune, prendevano il nome di bracci, e formavano il Parlamento o, con termine spagnolo, le Cortes.

Aprile - maggio 1793-I tre Stamenti, che aspirano ad una certa autonomia da Torino, dopo numerose riunioni, concordano queste cinque domande:
1) la convocazione ogni dieci anni del Parlamento;
2) l’osservanza e la conferma di privilegi e delle leggi fondamentali del regno;
3) la riserva degli impieghi civili e militari ai sardi, esclusa la carica di viceré;
4) l’istituzione di una terza sala della Reale Udienza, suprema magistratura isolana, con funzioni di Consiglio di Stato, che dovrà esprimere pareri sulle suppliche rivolte al viceré;
5) l’istituzione a Torino di un ministero, o Segreteria di Stato, per gli affari di Sardegna.

17 agosto 1793 - Partono da Cagliari i deputati dello Stamento ecclesiastico monsignor Aymerich ed il canonico Pietro Maria Sisternes; in precedenza erano partiti gli avvocati don Girolamo Pitzolo e don Domenico Simon dello Stamento militare, e gli avvocati Francesco Maria Ramasso ed Antonio Sircana dello Stamento reale; i deputati sono incaricati di presentare al re le cinque domande. Si riuniranno a Torino ai primi di settembre, dove predisporranno i documenti illustrativi delle cinque domande. I rappresentanti degli Stamenti sono ricevuti da Vittorio Amedeo III solo dopo tre mesi di permanenza a Torino, al ritorno del sovrano dal quartiere generale di Tenda. Il ministro Graneri, influenzato dal viceré Balbiano, ed anche i reazionari sardi residenti in Piemonte, si oppongono all’accoglimento delle cinque domande.

10 dicembre 1793- Il re nomina una commissione che dovrà trattare “amichevolmente” la controversia tra le comunità di Ittiri, Uri ed Ossi ed i rispettivi feudatari per l’esazione dei diritti feudali.

1 aprile 1794 - Vittorio Amedeo III firma una prima risposta alle cinque domande che viene inviata al Balbiano e non comunicata subito ai deputati sardi. Il re prende in considerazione solo la quarta domanda, uno smacco per i deputati, che vedono fallire la loro missione; il più irritato è Pitzolo che comunica agli amici sardi che nulla si sarebbe ottenuto fino a che i piemontesi fossero rimasti nell’isola.

SA DIE DE SA SARDIGNA

Aprile 1794- A Cagliari si prepara l’espulsione degli impiegati e militari piemontesi, nizzardi e savoiardi, come suggerito da Pitzolo. La data della sollevazione, fissata per la sera del 4maggio, al ritorno in città della processione di Sant’Efisio, è anticipata alla notte fra il 28 ed il 29 aprile. All’organizzazione della sommossa partecipano magistrati, ecclesiastici, nobili, artigiani, popolani.

28 aprile 1794- Il viceré, avuta notizia della progettata sommossa, decide di intervenire e, senza chiedere il parere della Reale Udienza, ordina l’arresto degli avvocati Vincenzo Cabras e del genero Efisio Luigi Pintor che riesce però a fuggire; per errore è arrestato il fratello Bernardo, anch’egli genero del Cabras.
La popolazione immediatamente insorge, sollecitata da Efisio Luigi Pintor che percorre a cavallo le vie del quartiere di Stampace e fa suonare a martello prima le campane della chiesa di Sant’Anna, poi quelle delle chiese degli altri quartieri. Bruciata la porta di Sant’Agostino e forzate le altre, il popolo si ammassa di fronte alla porta Cagliari, che sarà bruciata anch’essa, chiedendo la liberazione dei due prigionieri.
Dilaga poi in Castello e s’impossessa delle armi della truppa che reagisce fiaccamente, e dei cannoni che vengono trascinati dai forzati liberati dagli ergastoli. Il palazzo viceregio è invaso dopo qualche scambio di fucilate ed il viceré si rifugia nell’arcivescovado dove un portavoce degli insorti, interrogato sui motivi dell’insurrezione, risponde che è desiderio del popolo che i piemontesi, viceré compreso, abbandonino la Sardegna.
La Reale Udienza assume la suprema autorità di governo ed i piemontesi sono sistemati, senza che nessuna offesa venga loro fatta, nei conventi di Santa Rosalia, San Michele e San Francesco da Paola. Fra i soldati e i miliziani si contano complessivamente una decina di morti e un centinaio di feriti.

30 aprile 1794- I piemontesi residenti a Cagliari, comprese le mogli, alcune delle quali sarde, e i figli, in tutto 514 persone, vengono imbarcati. Quando i carri con le loro masserizie arrivano alla porta di Vilanova il popolo vorrebbe impossessarsene, ma il macellaio Francesco Leccis riesce a dissuaderlo dicendo che i sardi avevano scacciato i piemontesi per la loro tracotanza e non per depredarli dei loro beni.

3 maggio 1794-Il barone di Saint Amour, sul quale gravava ancora qualche sospetto per la sua condotta nella guerra dell’anno precedente, è fatto sbarcare e potrà partire solo il 16 luglio dopo aver mostrato alla Reale Udienza gli ordini ricevuti dal generale delle armi barone La Fléchère, ai quali si era attenuto. Altri piemontesi sono trattenuti in ostaggio.

7 maggio 1794 - Tutte le navi lasciano il porto di Cagliari; nei giorni successivi vengono espulsi anche i piemontesi residenti in altre città e paesi dell’isola.
Dopo la cacciata dei piemontesi gli Stamenti inviano al re un “Manifesto giustificativo”, nel quale attribuiscono la responsabilità dell’accaduto non a determinate persone, ma genericamente al popolo, che pur avendo agito così per liberarsi “dai ministri perfidi”, professa piena devozione al suo sovrano.

19 maggio 1794 Torna a Cagliari Girolamo Pitzolo, accolto come un trionfatore. Non risparmia critiche al ministro Graneri, ai colleghi ed ai democratici di Cagliari.

30 maggio 1794-Come risulta da una memoria inedita del Pitzolo, gli Stamenti attribuiscono la decisione del re di far processare gli avvocati Cabras e Pintor  agli ambienti reazionari torinesi ed al ministro Graneri, del quale chiedono la rimozione. Domandano inoltre un’amnistia per i fatti del 28 aprile e l’accoglimento delle cinque domande.

25 giugno 1794- Il re approva l’istituzione del Consiglio di Stato ed accorda, sebbene parzialmente, la riserva degli impieghi per i sardi.

25 giugno 1794- Pitzolo è nominato intendente generale, carica che, a detta degli avversari, avrebbe sollecitato a Torino.Nella stessa data sono nominati Cavino Cocco reggente la Reale Cancelleria, Gavino Paliaccio marchese della Planargia generale delle armi e governatore della città e Capo di Cagliari, il cavalier Santuccio governatore di Sassari e don Giovanni Battista Carroz governatore di Alghero.

1 luglio 1794- Arrivano a Cagliari le patenti con le nomine di Pitzolo, Cocco, Paliaccio, Santuccio e Carroz che provocano malcontento in quanto non è stato richiesto il parere preventivo della Reale Udienza che non ha potuto presentare, come d’uso, le terne dei candidati. Pitzolo si allontana sempre più dai democratici e accusa il giudice Giovanni Maria Angioy di essere il promotore dei disordini e di aver inviato nella sua casa alcuni sicari per ucciderlo. L’odio di Pitzolo verso Angioy aumenta di giorno in giorno. Lo storico Manno attribuisce a quest’odio la congiura, tutta da dimostrare, organizzata contro lo stesso Pitzolo.

8 luglio 1794- Il re concede il condono per la sollevazione del 28 aprile. Gli Stamenti danno il nulla osta per l’arrivo in Sardegna del nuovo viceré marchese Filippo Vivalda.

22 lugLio 1794- E’ accolta la domanda che riguarda la convocazione delle Corti. Questa decisione sarà tuttavia revocata il 31 marzo del 1795.

27luglio 1794-A Parigi è arrestato Robespierre, che viene decapitato il giorno dopo. Con la fine del Terrore si schiude alla borghesia la via del potere.

18agosto 1794- Tumulti per la mancanza di pane e di altri generi alimentari si verificano ad Oristano, Milis, San Vero, Bauladu.
Ad Iglesias è inviato come altemos Giovanni Maria Angioy che riesce a comporre i dissidi tra le varie autorità locali.

L’ASSASSINIO DI GIROLAMO PITZOLO E DEL MARCHESE DELLA PLANARGIA

6 settembre 1794 - Arrivano a Cagliari il viceré Vivalda ed il marchese della Planargia.

31 marzo 1795 - Nei sobborghi di Cagliari scoppia un tumulto per la mancanza di pane. Il viceré riceve i manifestanti e promette di destituire alcuni consiglieri civici.

31 marzo 1795- Il ministro Galli comunica a Cagliari che il Parlamento non sarà più convocato. Il viceré, per attenuare il fermento provocato da tale notizia, chiede a Torino la sospensione delle patenti conferite ai giudici sassaresi Flores, Fontana e Sircana senza tener conto del parere espresso dalla Reale Udienza.

30 giugno 1795- Arriva a Cagliari l’ordine di far prendere immediatamente servizio ai tre giudici sassaresi; la tensione in città è altissima e il generale delle armi, per prevenire una possibile sollevazione popolare, dà ordine di puntare i cannoni del Castello contro i sobborghi. Gli esponenti del partito progressista, e successivamente gli Stamenti, per evitare che la situazione precipiti, chiedono la sospensione dalle cariche del Pitzolo e del Paliaccio, entrambi molto malvisti, ma il viceré temporeggia.

6 luglio 1795- Dopo pranzo scoppia la rivolta: gli insorti in Castello disarmano la truppa, smontano i cannoni, chiamano a raccolta la gente. Un gruppo di popolani si reca a casa di Pitzolo che si consegna agli insorti dopo aver ricevuto dal viceré l’ordine di arrendersi. L’intendente, lasciato dal Vivalda nelle mani dei popolani, viene avviato al carcere di San Pancrazio, ma dopo il portico di Santa Lucia è ucciso ed il cadavere è abbandonato nella piazza antistante la torre. Nello stesso giorno è arrestato anche il generale che viene rinchiuso nel carcere del Fossario.

7 luglio 1795- Sono arrestati alcuni amici del Pitzolo e del marchese della Planargia, mentre altri fuggono dalla città.

22 luglio 1795 - Il marchese della Planargia è ucciso all’interno della Torre dell’Elefante, dove era stato trasferito, mentre durante la seduta degli Stamenti l’avvocato Efisio Luigi Pintor legge pubblicamente i documenti sequestrati dopo l’arresto in casa sua; fra i documenti vi sono le liste delle persone considerate pericolose, e quindi da sorvegliare, perché avevano preso parte all’espulsione dei piemontesi.

L’AVVOCATO VINCENZO CABRAS

L’avvocato Cabras  promette all’arcivescovo che avrebbe fatto il possibile per far cessare le ribellioni sempre latenti e si reca più volte a parlare con Mons.Melano, cercando di non contrariare troppo l’aristocrazia con l’abolizione dei feudi, la cui scomparsa cagionerebbe una diminuzione dei guadagni degli avvocati, i quali traggono vantaggio economico dalle cause dibatute presso la Reale Udienza, e pensa che l’avvicinamento alla Corte possa essergli utile per ottenere una sistemazione per la sua numerosa famiglia.

Architetta col genero e con Sisternes, a quanto scrive quest’ultimo nel suo memoriale, l’allontanamento da Cagliari di Giovanni Maria Angioy.
Intorno al Cabras si rafforza il partito dei “ravveduti”e combatte apertamene Angioy.

Il 30 agosto 1796 riceve le patenti di reggente “l’Intendenza generale e la Conservatoria dell’insinuazione nel Regno di Sardegna con stipendio annuo di lire 3.500 di Piemonte”, e presta giuramento il 14 settembre, divenendo così uno dei principali funzionari pubblici.

Come sempre la Sardegna viene tradita …per un piatto di lenticchie!


Tratto da:
SA DIE DE SA SARDIGNA
La cacciata dei piemontesi del 28 aprile 1794 nel quadro del periodo rivoluzionario sardo
Autori: Vittoria e Lorenzo Del Piano
Edizioni Castello-Cagliari 1997

SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK

martedì 17 aprile 2012

CONVEGNO: Da "sa Die de sa Sardigna" alla "congiura di Palabanda"


L’Associazione Culturale 
Riprendiamoci la Sardegna
in occasione dell’anniversario de Sa Die de sa Sardigna 2012 organizza il: 

         Convegno         
         
  28 aprile 1794 - 31 ottobre 1812

   Da "sa Die de sa Sardigna"  alla "congiura di Palabanda"
 20 Aprile 2012
Biblioteca Universitaria di Cagliari - Sala Settecentesca
Via Università 32/A
- Cagliari 


Ore 10
 
Presentazione:
Dr. Ester Gessa Direttore Biblioteca Universitaria
Saluto del Rettore dell’Università di Cagliari
Prof. Giovanni Melis
Saluto dell’Assessore Regionale Beni Culturali
Pubblica Istruzione, Informazione, Spettacolo e Sport
On. Sergio Milia
Saluto del Sindaco di Cagliari
Dr. Massimo Zedda
Introduzione e Moderatore:
Dr. Riccardo Lana Presidente A. C Riprendiarnoci la Sardegna
Relatori:
Prof. Vittoria Del Piano
Prof. Federico Francioni
Prof. Avv. Andrea Pubusa
con la partecipazione degli studenti di alcuni istituti scolastici di Cagliari coordinati dai rispettivi docenti
e con la partecipazione di: Nicola Agus (Launeddas) 


Nel corso del Convegno sarà inoltrata ai Comune di Cagliari la proposta di modificare la denominazione di Via Palabanda in ‘Via Martiri di Palabanda 


REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

Progetto realizzato con la partecipazione della Regione Autonoma della Sardegna L. R. 44/93 - Sa Die de sa Sardigna
Progeta realizadu cun sa partetzipatzione de sa Regione Autonoma de Sardigna L R. 44/93 - Sa Die de sa Sardigna 




Cronaca di un ventennio rivoluzionario
nella Sardegna sabauda.

Il ventennio che intercorre dal 1793 al 1812 è caratterizzato in Sardegna dalle influenze esterne - rappresentate principalmente dagli echi della rivoluzione francese e dei similari fermenti serpeggianti nel continente europeo che trovano terreno fertile tra gli intellettuali sardi capaci di cogliere il malcontento popolare e di indirizzarlo verso soluzioni già sperimentate con successo altrove.
Lo scenario sardo è rappresentato da un popolo stremato, ancora regolato dai codici d’Arborea sopravvissuti al passaggio dalla plurisecolare dominazione Spagnola ai nuovi arrivati governatori della Casa Savoia. Questi nel 1827 imporranno autoritariamente il codice Feliciano ai sudditi isolani del Regno di Sardegna, calpestando con arroganza differenze culturali e di costume consolidate da secoli, nel progettare la “perfetta fusione” del 1847, alimentando ulteriori tensioni e resistenze tra i sardi.
Superato l’assedio della flotta Francese al Golfo di Cagliari nel 1793, l’offerta di quella “eroica resistenza” rivendicata come atto di fedeltà ai principi piemontesi fu l’occasione per inoltrare le famose cinque richieste, sdegnosamente respinte dal re Vittorio Amedeo III che a mala pena accettò di ricevere la delegazione degli Stamenti dopo tre mesi di attesa. La misura era colma per garantire il successo della sollevazione popolare contro il vicere Balbiano, precipitosamente “accompagnato” all’imbarco con tutto il suo seguito nei giorni seguenti il 28 aprile 1794.
La scintilla fu rappresentata dall’arresto dell’avvocato Vincenzo Cabras, ritenuto il principale responsabile dell’organizzazione della sommossa con il genero avvocato Efisio Pintor. Questo momentaneo successo determinò nei mesi seguenti l’accoglimento parziale delle richieste inoltrate dagli Stamenti, il che spianò la strada al ritorno, nel settembre dello stesso anno 1794, del nuovo vicere Filippo Vivalda.
Tra i protagonisti delle tormentate vicende di quel periodo, ricco di continui colpi di scena,un ruolo di spicco spetta a Giovanni Maria Angioy, giudice della Reale Udienza, che sarà poi nel 1796 inviato a Sassari come Alternos, ufficialmente per ristabilire l’ordine nel Capo di Sopra, ma in realtà per allontanarlo dalla scena operativa cagliaritana dove esercitava un’indiscussa influenza.
Già dal 1795 infatti nella sua casa si riuniva uno dei tre club giacobini sorti in città, gli altri erano quello del Collegio dei nobili e quello presso il giardino dell’avvocato Salvatore Cadeddu, nell’Orto di Palabanda. Molti dei protagonisti della vittoriosa quanto effimera impresa del 28 aprile 1794 assisteranno da questi club,in semiclandestinità, alle vicissitudini che si succederanno dalla fine del secolo fino al 1812: dall’arrivo dei reali in Sardegna nel 1799 a seguito dell’occupazione di Torino da parte di Napoleone, alla revoca del Regio Diploma che accoglieva parte delle cinque richieste ordita dal canonico Pietro Maria Sisternes de Oblites per conto del partito reazionario, alla successione sul trono dei tre fratelli Carlo Emanuele IV, Vittorio Emanuele I e, dal 1821, Carlo Felice che nel 1812 sarà in Sardegna come vicere.
Non ci sarà più Giomaria Angioy, morto nel frattempo esule a Parigi nel 1808, ma gli altri, con in testa l’avvocato Salvatore Cadeddu, si ritroveranno ancora a fronteggiare le stesse difficoltà, lo stesso malcontento ancor più diffuso ed accresciuto da una crisi economica culminata nella carestia del 1812, divenuta proverbiale nella memoria dei Sardi come “su fammi de s’annu doxi”.
In questo clima nei patrioti superstiti matura la convinzione di poter ripetere la sommossa del 1794 contro i piemontesi, magari conseguendo un successo più duraturo. Gli storici in seguito adombreranno il sospetto che addirittura la via al successo fosse stata spianata da dissapori dinastici tra i fratelli Vittorio Emanuele e Carlo Felice con il coinvolgimento dei rispettivi scudieri locali Giacomo Pes di Villamarina e Stefano Manca di Villahermosa. Ma evidentemente, aldilà dei particolari che fecero abortire il tentativo nella notte tra il 30 ed il 31 ottobre 1812, l’organizzazione doveva aver trascurato non pochi dettagli se non riuscì ad ottenere quella partecipazione popolare che era stata l’arma vincente del vagheggiato precedente. 

La congiura si afflosciò senza battere un colpo, i congiurati processati sbrigativamente e condannati chi al patibolo, chi all’esilio e chi al carcere a vita; le stesse prove processuali contraffatte e fatte sparire (a tutt’oggi quel poco che è stato rinvenuto è volutamente indecifrabile). Due secoli dopo la storia ci consegna alla commemorazione un manipolo di patrioti martirizzati per un golpe sventato sul nascere, estremo epilogo a distanza de sa Die de sa Sardigna.
SARDEGNA UNITA E INDIPENDENTE - FACEBOOK